dimmi tu, invece

dimmi tu, invece,
teca di pudori elastici,
della carne morta che spingi
ogni giorno, senza meta,
augurandole altra morte:
credi nelle tue licenze
solo perché femmina?

dell’incapacità di vivere
sfornata a coppie,
il doppelganger giace
dove la pietà non duole,

sulla tua seduttività passita,
altrimenti incapace
di raccattare debolezze?

parla, ma non apparire,
parla senza pontificare
delle tue tante parrucche
mal digerite, impara a scriverne,
non desidero gettare
altro tempo, altra vita,
nel sussiego di una fogna

27 pensieri su “dimmi tu, invece

  1. la forza della poesia è proprio questa: gettare (o urlare) le parole verso chi se le merita, e probabilmente sono sempre queste le liriche che riescono meglio, perché trasmettono al lettore la potenza (o la ferocia) dell’animo, quando, come hai detto tu, ne abbiamo pieno il c…

  2. per quanto riguarda “i lustrascarpe leccaculo”, il mondo è pieno di personaggi di questo tipo: bisogna sempre saper scegliere….. A proposito, desideri qualcosa di forte? Vuoi un Poitìn irlandese o una Vodka Spirytus polacca? 🙂

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