Ascolta & Leggi: La Batteria & Giuliano Mesa


Non posso, né intendo, essere esaustivo sulla poesia e sulla figura di Giuliano Mesa, anche perché non ne ho i mezzi critici. Ritengo tuttavia vada letto, riletto, non dimenticato. Qui una breve selezione per invogliarvi ad approfondirlo, e qui trovate un ottimo contributo (sempre grazie alle iniziative di Francesco Marotta)

https://rebstein.files.wordpress.com/2017/05/elisabetta-perissinotto-lenciclopedia-greca-del-_tiresia_-di-giuliano-mesa.pdf

e qui un ottimo blog di approfondimento

https://giulianomesa.wordpress.com/

*

cosa frammischia –
cenere (sempre cenere)
e vento (sempre, da sempre)
se non il vuoto, Lucrezio,
il vuoto –
lì possiamo costruire, c’è spazio,
per fare un’orma
e fare un segno di passaggio
(noi siamo, passeggeri,
come argini,
muschi sulla sponda del fossato,
chiocciole ciottoli lucertole
e questo è molto,
a farsene una ragione,
è molto tempo, e spazio,
molta necessità)

*

considera che questo non è più questo
che fuori non è rimasto nulla
fuori più nulla
la strada l’asfalto la polvere
dentro la culla vecchia vuota
immagina che questo non può tornare
nemmeno come un’immagine
dentro più nulla
le ciglia le palpebre l’occhio
fuori la luce calda vuota
considera che questo non è più questo
fuori non è rimasto nulla
dentro più nulla
breve lunga breve, breve lunga breve,
lunga breve breve, breve breve breve
(1997)

*

fa paura la lingua quando fa
tutti quegli schiocchi o si attorce
(si sloga come per sé, sola, e invece
cosparge di richiami, di vecchie ossa gialle,
giovani vagine, gengive gonfie d’alcool)
la mente – come la chiamano –
teme di assordarsi, che la sfondi
un timpano percosso così forte –
“morte, oh tu che poni mente a noi
dacché noi siamo” –
(e via! anche un fiato di vaniglia,
lo scroto rattrappito e quello enfiato,
le mammelle delle maestrine,
delle cugine, delle nonnine stanche) –
tutto si fa così, poi, non è vero?
a scappa e fuggi, a perdisenso,
in lembi di tempo rugginosi,
soprattutto, infine,
dopo che molto pulsa sempre meno.
mentre la lingua
fa tutti i suoi rumori strani –
shrapnel crachat – i suoi
stordimenti, i suoi fuochi
e ghiacci
e tutto senza mai guarire,
pensa, non si guarisce mai

12 febbraio 1996
per Amelia Rosselli

*

dire il vero, inoltre. pensa, pensate.
c’erano giorni come questo, ad esempio,
lasciando perdere i particolari, le parti,
fatte all’incirca, rifatte per durare di più.
(argomento è una certa fatalità, come dire
che ci saranno ore dedicate a ricordarli,
con metodo, con un fascio di artriti,

di rughe, a stringere il foglio.)

*******************************************

Giuliano Mesa. 1957 – 2011

7 pensieri su “Ascolta & Leggi: La Batteria & Giuliano Mesa

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