Quindici anni quattro volte

Quindici anni quattro volte
da essere chiamato a memoria:
come stai?

Ferite e pesi a parte,
e altri meno ancora,
la scena non m’inghiotte.
Ogni giorno a disputare futuro
voluto o non immaginato
in luoghi mai visti.

Vivere è ispirazione.

Una donna mi tiene il cuore,
stringe le cosce
per mia fortuna.
Non esca gemito
a scandire il banale, oggi,
domani e dopodomani.

Risalgo la corrente:
la mia casa è ovunque.

Ascolti amArgine – Pink Floyd: Summer of ’68 (1970)

Il cosidetto “disco della mucca”, Atom Heart Mother, non ha un pezzo sbagliato. Uno dei dischi fondamentali della mia vita, buon ascolto.

Estate ’68

Vorresti dire qualcosa prima di partire?
Forse ti piacerebbe spiegarmi esattamente come ti senti
Ci diciamo addio prima di avere detto ciao
Neanche so se mi piaci,
non dovrei prendermela
Ci incontrammo sei ore fa,
con la musica troppo alta
Ora vengo dal tuo letto e mi sono perso un anno dannato
E vorrei sapere
come ti senti?

Non ci siamo detti una parola,
le luci rimangono accese senza timore
Di tanto in tanto facevi un sorriso,
che bisogno c’era?
Ho sentito il freddo lontano troppo presto
Nel vento dei novantacinque.
Amici miei che sono nel sole, vorrei esser là
Domani porta un ‘altra città, un ‘altra ragazza come te
Hai tempo, prima di andartene, di salutare un altro uomo?
Solo fammi sapere
come ti senti?

Addio a te
Anche a Charlotte Kringles
Ne ho avute abbastanza per un giorno

TESTO ORIGINALE

Would you like to say something before you leave?
Perhaps you’d care to state exactly how you feel
We said goodbye before we said hello
I hardly even like you
I shouldn’t care at all
We met just six hours ago
The music was too loud
From your bed I gained a day and lost a bloody year
And I would like to know
How do you feel?
How do you feel?

Not a single word we said
Delights still without fears
Occasinally you showed a smile
But what was the need
I felt the cold far too soon
The wind of ’95
My friends are lying in the sun
I wish that I was there
Tomorrow brings another town
Another girl like you
Have you time before you leave to greet another man?
Just you let me know
How do you feel?
How do you feel?

Goodbye to you
Charlotte Kringles too
I’ve had enough for one day

Ascolta e Leggi: John Zorn e qualcosa da Isole (Ensemble, 2018).

ISOLE è la mia ultima pubblicazione su carta, risale a circa due anni fa. Qui sotto alcuni estratti dal libro, reperibile qui:

Isole

L’ora vuota

Conosci le ragazze?
Le ho dimenticate a tal punto
da crescerne una nella scatola degli spilli.

Sono l’uomo sull’atrio urtato per caso,
amo l’intervallo di un cono da passeggio,
mi accorcio svellendo parole insolite.

Mulini senza pane volano via,
passata l’ora vuota tornano
con impazienza curvilinea di rondini.

Laika per evitarmi si nascose nell’androne
fece carriera e diventò una stella,
ma il mondo non aspetta l’ora vuota
ha voglia di mettersi in affari
rientrare nelle medie stagionali.

Nero stellato badante di chimere
alzo la fronte dalla mia stanza
verso la premura più illesa mai scoperta
sala parto di ogni teologia,
meraviglia e panno steso
alla mercé del respiro
arrugginito in gola

*

Cozzolino Benedetto (1914 – 1989)

Cozzolino Benedetto faceva il muratore
in gessato grigio e un foularino alla Battisti,
tanto bastava per i colpi d’aria
inservibile contro una lupara bianca,
dolce con la zazzera da drudo.

A sera, bello in faccia
e con le mani rotte, volava risoluto
sul ventre della fidanzata
un po’ aspro, dolcemente più boscoso a sud.

Lei, un poco rigida, si chiedeva
di chi fosse il sangue
poi, dopo aver finto di godere,
copriva Benedetto
di nomignoli preziosi.

Infine si rendeva conto, tutto il sangue era suo.

*

disunirsi e dissolvere

Il sole risale lento il cementificio.
Il suo abbraccio un’oscura ferita.
Non mi meraviglia la stella di passaggio,
basta che eviti di farci soffrire
albe da macellai e agenti di commercio.

Figlia, lascia le pietre al loro destino.
Guardale disunirsi e dissolvere.
E siano abbandonate in fretta.

Dimentica tutto l’armamentario
da lasciare ai poveri di spirito.
Tu non sei nata da un flauto di mare
abbandonato alle onde.

Lascia gli scogli, guarda verso casa.

*

Hart Island

L’uomo ha conquistato la terra.
Invaghito della luna
risoluto l’ha sottomessa.
Gli amori, lontanissimi nell’aria,
sono appannati da un lampo.

Troppo tardi per ripartire
il prossimo vapore è domattina.

Avrei preferito trovare sereno
tutti in sonno e ben vestiti.
Nessuna pietà invece,
malgrado il gioco di pazienza
delle mani unite.

Fra tanta sterpaglia e veloci sussurri
chissà, forse,
fuggirà la voglia di essere terra.

Una a una vedo braccia
e foglie autunnali fermarsi,
colare a picco quest’isola

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Ascolti amArgine: Time is on my side (1964, 1965) Rolling Stones

Durante il film Il tocco del male (Titolo originale Fallen) – con Denzel Washington, Donald Sutherland, John Goodman, Embeth Davidtz e James Gandolfini – al demone Azazel piace cantare Time Is on My Side dei Rolling Stones e lo fa ripetutamente. Spostandosi di corpo in corpo la fa infatti cantare a diversi personaggi, compresi John Goodman e James Gandolfini.
Time Is on My Side è una canzone scritta da Jerry Ragovoy (con lo pseudonimo di Norman Meade). Registrata una prima volta nel 1963 da Kai Winding e la sua Orchestra è stata ripresa poi dai Rolling Stones che ne hanno registrato due versioni, una nel 1964 e una seconda nel 1965.

il tempo è dalla mia parte

il tempo è dalla mia parte, sì lo è

Ora tu dici sempre
che vuoi essere libera
ma tornerai correndo (ho detto che lo avresti fatto)
tornerai correndo (l’ho detto un sacco di volte)
tornerai correndo da me

oh, il tempo è dalla mia parte
il tempo è dalla mia parte, sì lo è

Stai cercando svaghi
ma aspetta e vedrai
tornerai correndo (non mi preoccuperò cara)
tornerai correndo (passerò il resto dei miei giorni con te, bimba)
tornerai correndo da me

Vai avanti, vai avanti e accendi la città
e, bimba, fai tutto ciò che il tuo cuore desidera
ricordati, io ci sarò sempre
e so, so
come ti ho detto tante volte ormai tu tornerai
tu tornerai bimba a bussare alla mia porta
si, a bussare proprio alla mia porta

bene, il tempo è dalla mia parte, sì lo è
il tempo è dalla mia parte, sì lo è

Perché io possiedo il vero amore
sono il tipo di cui hai bisogno
tu tornerai correndo (ti ho detto che l’avresti fatto, bimba)
tu tornerai correndo (ti ho sempre detto che l’avresti fatto)
tu tornerai di corsa da me
si il tempo, tempo, tempo è dalla mia parte, sì lo è

Testo originale

Time is on my side, yes it is
Time is on my side, yes it is
Now you all were saying that you want to be free
But you’ll come runnin’ back (I said you would baby)
You’ll come runnin’ back (like I told you so many times before)
You’ll come runnin’ back to me, yeah

Time is on my side, yes it is
Time is on my side, yes it is
You’re searching for good times but just wait and see
You’ll come runnin’ back (I said you would darling)
You’ll come runnin back (spend the rest of life with ya baby)
You’ll come runnin’ back to me

Go ahead baby, go ahead, go ahead and light up the town
And baby, do anything your heart desires
Remember, I’ll always be around
And I know, I know like I told you so many times before
You’re gonna come back
Yeah you’re going to come back baby
Knockin’, yeah knockin’ right on my door, yeah

Time is on my side, yes it is
Time is on my side, yes it is
‘Cause I got the real love, the kind that you need
You’ll come runnin’ back (I knew you would one day)
You’ll come runnin’ back (baby I told you before)
You’ll come runnin’ back to me, yeah
Time, time, time is on my side, yes it is, I said
Time, time, time is on my side, yes it is, I said
Time, time, time is on my side

il sole

Stamane il sole ha voglia
di scartavetrare i muri.
Potesse dedicarsi
anche a lenzuola dense
di sogni e velleità!

Sotto, gli avventori del bar
chiacchierano garbatamente
con buonsenso e sottovoce.
Al solito, prendono appunti
di fisica elementare.

Innamorarsi non è
prestare a strozzo, niente
sarà mai più come prima.

Bel coccio
da ripararci il cuore.

Fiumani gracchia,
rende assai bene l’idea
di un portacenere pompeiano.
Faccio appello alle gambe,
perché mi lascino uscire.

Ascolta & Leggi: Kraftwerk e Poesie di Primo Levi

L’addio

Ho colto questo filo di brughiera
Ricordati che l’autunno è morto
Non ci vedremo più sulla terra
Odore del tempo filo di brughiera
Ricorda ancora che io ti aspetto

*
Le pratiche inevase

Signore, a fare data dal mese prossimo
voglia accettare le mie dimissioni.
E provvedere, se crede, a sostituirmi.
Lascio molto lavoro non compiuto,
Sia per ignavia, sia per difficoltà obiettive.
Dovevo dire qualcosa a qualcuno,
ma non so più che cosa e a chi: l’ho scordato.
Dovevo anche dare qualcosa,
una parola saggia, un dono, un bacio;
ho rimandato da un giorno all’altro. Mi scusi,
Provvederò nel poco tempo che resta.
Ho trascurato, temo, clienti di riguardo.
Dovevo visitare città lontane, isole, terre deserte;
le dovrà depennare dal programma
o affidarle alle cure del successore.
Dovevo piantare alberi e non l’ho fatto;
costruirmi una casa, forse non bella, ma conforme a un disegno.
Principalmente, avevo in animo un libro meraviglioso, caro signore,
che avrebbe rivelato molti segreti, alleviato dolori e paure,
Sciolto dubbi, donato a molta gente
Il beneficio del pianto e del riso.
Ne troverà traccia nel mio cassetto,
in fondo, tra le pratiche inevase;
Non ho avuto tempo per svolgerla.
È peccato, sarebbe stata un’opera fondamentale.

*
Canto dei morti invano

Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purché trattiate e contrattiate
Le vite dei nostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L’esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino,
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d’Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl’innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perché siamo i vinti.
Invulnerabili perché già spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finché la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.

*
Hotels

La camera è sola
Ognuno per sé
Presenza nuova
Si paga a mese

Il padrone dubita
Pagheranno
Giro per strada
Come una trottola

Il rumore delle carrozze
Il mio brutto vicino
Che fuma un acre
Tabacco inglese

O La Vallière
Che zoppica e ride
Delle mie preghiere
Tavolo da notte

E tutti insieme
In questo hotel
Sappiamo la lingua
Come a Babele

Serriamo le porte
A doppia mandata
Ognuno porta
Il suo solo amore

******************

Primo Michele Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987) è stato uno scrittore, partigiano e chimico italiano, autore di racconti, memorie, poesie, saggi e romanzi.
Partigiano antifascista, il 13 dicembre 1943 venne arrestato dai fascisti in Valle d’Aosta, venendo prima mandato in un campo di raccolta a Fossoli e, nel febbraio dell’anno successivo, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo. Scampato al lager, tornò avventurosamente in Italia, dove si dedicò con impegno al compito di raccontare le atrocità viste e subite.
La sua opera più famosa, oltre che quella d’esordio, di genere memorialistico, Se questo è un uomo, racconta le sue terribili esperienze nel campo di sterminio nazista ed è considerato un classico della letteratura mondiale. Laureato in chimica, in alcune delle sue opere appaiono riferimenti diretti e indiretti a questa branca della scienza.

passione o maltempo

nuvole rosse su ogni rotta,
passione o maltempo
nessuno è indovino,
non so perché ci si perda
a guadagnar l’uscita
pensandola un salario

bocche aperte, urlanti,
imbavagliate dal finto diritto
di non essere ascoltate.
riprendono conoscenza scalciando,
o morendo.
alcune ritrovano la luce
tra colpi di tosse

non c’è stadio capace
di contenerli tutti.
il nuovo presidente annuncia,
come fosse tutto fatto:
oggi sei cileno, domani italiano

i ceppi sono già nell’aria,
la mafia gioca
a guardie e ladri,
chi tace acconsente,
tutti dalla stessa parte

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ascolti amArgine: I Ritorni – Lucio Battisti e Pasquale Panella (1990)

La Sposa Occidentale fa parte dei cosidetti “dischi bianchi” di Battisti con le parole di Pasquale Panella. Li ho consumati quei cinque dischi, otto canzoni ogni due anni, da Don Giovanni a Hegel. Dischi in cui Battisti, superstar del popo anni Settanta, si mise volutamente a margine. Canzoni geniali, ancora modernissime. Il genio di Battisti fu tutto nel musicare e interpretare parole apparentemente stralunate, la grande poesia di Panella. E poi ho una predilezione per le canzoni senza ritornello. Gustatevi appieno la bellezza di questo testo, grandissima canzone d’amore che avrei voluto scrivere io.

I RITORNI

E da quel punto in poi
sentimmo sotto di noi
svolgersi il sentimento,
largo e intento
ad una tutta sua meditazione,
non curante
che sopra la sua pelle si ballasse.
Le foglie coi barattoli, le casse
con i tronchi senza cuore.
E lo scandaglio calava dalle prore,
poi ritornava su
chiedendosi “Perché, perché il ritorno?”.
È sempre per prova che
sulle labbra torna
la parola “amore”,
per prove d’esercizio
perché si sa che poi non si sa mai
che potrebbe tornare utile.
Tornare, per raccontare
il furore e il gelo
delle notti aurore.
Bianca e assai provata,
scampata per un pelo per poter ritornare,
come dalle crociate, a un futile
sopravvissuto a tutto,
che ritorna più utile che vivo,
quindi innamorato ancora.
E torna, torna, lei gli ha detto torna
ed era una bambina, finalmente,
e gli diceva torna.
Abbiamo un solo limite:
l’amore che ci divide.
Come la ragione,
perché con la ragione
si sopravvive a tutto,
si distrugge il distrutto,
ricostruendo a intarsi la copia fedele
dell’innamorarsi,
e un tassello alla fine
o è dell’uno o è dell’altro.
E i sogni si allontanano
come i cavalli scossi,
caduti i sognatori;
bocconi tra le fragole, ma
più dolci e più rossi,
ridotti a dolenti spifferi.
E docili incompetenti
nella lotta incerta
tra il ridire e il fare
l’amore colloquiale.
E lei continua a dirsi:
“Si sopravvive a tutto per innamorarsi”.
Amarsi è questo: escludere
d’essere i soli al mondo,
i soli ad esser soli amando,
sterminandola l’invincibile armata.

I miei padri: Peter Sinfield (musica dei King Crimson)

“No man is an island, entire of itself
every man is a piece of the continent, a part of the main
if a clod be washed away by the sea,
Europe is the less, as well as if a promontory were,
as well as if a manor of thy friends or of thine own were
any man’s death diminishes me, because I am involved in mankind
and therefore never send to know for whom the bell tolls
it tolls for thee”. (John Donne)

Non fosse esistito, probabilmente da ragazzo non mi sarei messo a tradurre in italiano (in modo rudimentale in verità) i testi di Genesis e King Crimson. Peter Sinfield è stato l’iniziatore vero della mia passione per la poesia e, non a caso, la mia ultima raccolta pubblicata su carta porta come titolo Isole. Passione autodidatta che è arrivata fin qui, isole che si saldano a nuove isole per ritrovare itsmo, contatto, con la terra ferma. Un doveroso omaggio a questo grandissimo, quattro testi da Island (King Crimson, 1971) nella traduzione di Marco Salzano.

Isole (Islands)

Terra ruscelli ed alberi avvolti dal mare
onde strappano la sabbia dalla mia isola.
I miei tramonti svaniscono.
Prato e palude aspettano solo la pioggia.
Granello dopo granello l’amore corrode
le mie alte consunte mura
che tengono a bada la marea
e culla il vento sulla mia isola.
Aride scogliere di granito
dove i gabbiani volteggiano
e dolentemente planano sulla mia isola.

La bruma della mia alba umida e pallida
evapora al sole.
La rete dell’amore è lanciata.
I gatti vagano, i topi scappano
Intreccio i rovi come mani spinose
dove le civette riconoscono i miei occhi.
Cieli viola, abbracciano la mia isola,
abbracciano me.

Sotto al vento fattosi onda
infinita pace
le isole si stringono le mani
sotto il mare del paradiso.

Scure banchine del porto
come dita di pietra
si allungano bramose dalla mia isola.
Carpiscono le parole dei marinai.
Perle ed angurie
sono sparse sulla mia riva.
Come innamorati, legate in cerchio.
Terra ruscelli ed alberi ritornano al mare.
Onde lambiscono la mia isola
portando la sabbia
lontano da me.

*

Signore di strada (Ladies of the road)

La figlia di una fioraia
fresca come l’acqua santa
disse “Sono la reporter della scuola,
ti prego istruiscimi”,
bene, io l’ho istruita.

Una sorella con due dita alzate
Disse “Pace”, mi son fermato e l’ho baciata.
Disse “So resistere agli uomini”,
io ho sorriso e l’ho spogliata.

Una tuffatrice cinese
capelli e reggicalze neri,
disse “Per favore, non mi lasciare
voglio solo sentirti”.
Voi tutti sapete che le ragazze di strada
sono come le mele che coglieste in gioventù.
Voi tutti sapete che le ragazze di strada
sono state in giro ma sono disponibili alla verità.

Una strafatta di San Francisco
mangiò tutta la carne che le diedi
disse se volevo assaggiare la sua
e se desideravo anche sentirne il sapore:

”Come spine di pesce glassato!
oh signora sparisci!”.

Voi tutti sapete che le ragazze di strada
sono come le mele che coglieste in gioventù.
Voi tutti sapete che le ragazze di strada
sono state in giro ma sono disponibili alla verità.

*

Le lettere (The letters)

Con piuma d’oca e pugnale d’argento
intagliò una penna avvelenata
e scrisse alla sposa del suo amante:
”Il seme di tuo marito ha nutrito la mia carne”.

Come il viso di un lebbroso
quella lettera infetta provocò
un nodo in gola alla moglie
che passò il giorno con gli occhi ciechi di lacrime

Trafitta da aculei di ghiaccio
e arsa da una fiamma color smeraldo
la moglie dall’anima candida come la neve
con mano ferma cominciò a scrivere:

“Sono tranquilla, non ho bisogno di una vita
di devozione a ragazzi ed uomini.
Ciò che fu tuo è mio ora è morto.
Dico addio alla mia carne mortale”.

*

Signora di Formentera (Formentera Lady)

Case impietrite nell’intonaco bianco
sorvegliano una pallida spiaggia
cinta da cactus e pini.
Qui vago dove crescono la dolce salvia e strane piante
attraverso una tortuosa ed assolata calle pietrosa
Sudice ruote abbandonate arrugginiscono al sole
Mura color tabacco dove scappano lucertole spagnole
Qui all’ombra delle fronde di un albero del drago,
circondato dalle formiche, sto meditando sull’uomo.
Avvolgerò le mie vecchie corde quando tramonterà il sole
Non scalerò nessuna cima fintanto che il sole splende.
Signora di Formentera
canta per me
Signora di Formentera
Tenera amante.
Le torce ardono sulle vecchie chitarre pizzicate dai viandanti
Bambini profumati di incenso danzano al suono di un tamburo indiano
Qui Ulisse cadde ammaliato dalla bruna Circe
ed ancora aleggiano il suo profumo ed il suo incantesimo.
La grigia mano del tempo non mi afferrerà
Fintanto che il sole splende
Non mi slegherà e scioglierà
finchè splendono le stelle.
Signora di Formentera
danza per me
Signora di Formentera
oscura amante.
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Per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Sinfield