il coltello sotto il cuscino

Qui, anche un fosso
è più antico dell’America,
le nostre donne
prima del sonno
si concedono un sospiro
dopo aver consultato la sibilla
dentro lo specchio

qui, bestemmiamo come santi,
i nostri sogni brillano, mancano,
costretti e beati

al risveglio spuntano
girasoli incendiati tra l’erba
coperta di bianco:
anche una pietra focaia
comincia a sentir freddo

qui, vorremmo essere tutti uguali,
il coltello sotto il cuscino,
il cuore gonfio d’amore e rispetto

12 pensieri su “il coltello sotto il cuscino

  1. Passo ogni tanto di qui, mi piace sentire la voce che ogni giorno si mette alla prova, mi incuriosisce vedere come ci sia chi sistematicamente cerca in sè e fuori di sè un’intonazione, come se staccarsi dalla scrittura potesse significare, in qualche misura, rischiare di perderla. Eppure, Flavio, credo sia vero che la poesia, come dice il mio caro amico Ivano Ferrari, “non ha i nostri tempi”. Ci vuole il coraggio di stare in silenzio anche quando la voce preme per uscire, perchè la scrittura poetica nasce da una distillazione lentissima più che dall’assecondare il flusso. Non è una critica, sia chiaro, perché il tuo sentire è autentico, ma questo bisogno di misurarsi ogni giorno con la scrittura e il giudizio dei lettori trovo sia, per quanto ci sia indubbia qualità, sia in parte alimentato dalla paura di perdere l’ispirazione, il cui effetto, paradossalmente, rischia di contribuire a incrementare il livello del fiume di “inflazione scrittoria” che ogni giorno invade la rete. È evidente che stare in silenzio è controcorrente rispetto alla dinamica dei blog letterari, ma credo sia necessario riflettere sul bisogno di dilatare il tempo di riflessione che deve intercorrere tra la mente e la scrittura, come tra la mente e il pensiero. Spero di non essere frainteso e che sia limpido l’intento di questo intervento. Un abbraccio.

    • Certo che lo è, e ti ringrazio. In realtà non scrivo tutti i giorni, ma nella media riesco a farlo ogni giorno, fintanto che quel “qualcosa” continuerà a sostenermi. Capisco il tuo punto di vista. Ricambio il tuo abbraccio (così come spero che la tua congiunta stia molto meglio)

      • Grazie Flavio, anche per l’attenzione privata. Mai come in questi giorni sento l’importanza del gesto più che della parola, che mi sembra un orpello quasi fastidioso. In ogni caso, è più importante quello che non si può dire di quello che si tenta di dire, in poesia come in filosofia.

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