ascolti amArgine: C.F.F. e il Nomade Venerabile (2005)

Ho scoperto questa band per puro caso, eppure c’è da almeno oltre vent’anni. Essere già in pensione e sentirmi un pivello, ma ora ho tempo per ricercare. Condivido questa scoperta con voi: soprattutto i testi, bellissimi, del loro album 2005 “Ghiaccio”.

1-FIUMANI

Vi ha mai sorpreso la secca compagnia scolpita
dal suono dello sfregare delle vostre suole
sull’asfalto di strade notturne?
Di frequente mi ridesto da dinamiche in pensiero,
nel desolante strapiombo reale.
Attorniato dall’apnea di sorrisi sociali e feste edulcorate
scuoto
polveri residui del viaggio.
O, trasandato, le rigetto a ritmi industriali.
Nello specchio opaco di un cesso pubblico
cerco un gesto d’istinto, smorfie epidermiche, il crimine, la malattia.
Strizzo da me liquami emozionali
e, storpio nei modi e nella bocca, studio da murena.
Ho le vene ingarbugliate, la testa rasa al suolo
e un umore come diciannove punk nei conventi di febbraio.
Mentre scarnifico i momenti
offendi
il mio decoro spalmato sotto quintali di treni in collisione.
Ci incastriamo alla meno peggio.
Il meno è combustione.

2-SATORI

Vieni a rompere il silenzio
vieni a fendere lo spazio
vieni ed aprimi una breccia
da cui sgorga una parola
che rinfresca
che risana
e che salva…
Silenti barbagli di luce
mi trafiggono gli occhi
spietato come cristallo
mi lasci in terra accecato
Come un’ombra in una casa deserta…
See the frost around the clothes
leave your picture by the wall
like a shadow in a desert home
if I dream I’ll walk
Mi aiuti il bardo a ricordare
che siamo della sostanza
di cui sono fatti i sogni
e la nostra piccola vita
è cinta di sonno
Nel solco dei lustri miei
scorgo gli strappi e cadute che
restano a dirmi che
fertile schianto è l’incedere
come se polvere
fosse l’essenza d’esistere
See the frost around the clothes
leave your picture by the wall
like a shadow in a desert home
if I dream I’ll walk
Sperando di destarci dal torpore che sovente ci assale…
dal mediocre che ci scorre nelle vene…

3-ROVISTO NEI TEMPI SGRETOLATI

Mi faccio equilibrista, Salomone mascherato
uso l’occorrenza, ho la pancia dei silenzi
voglio la pensione cromata bricolage,
nel letto la carogna di un uomo saccheggiato.
D’idiozie, fuori c’è la guerra
per un posto nel mercato intellettuale
per nascondersi l’inetto che macera
fuori c’è una guerra accomodata
Lo schiaffo che dà l’onda alla battigia
spezza la cornice di dense passeggiate
seduce, annienta, sublima
la scelta impopolare
ma non ci bado perché il popolo si omette da sé.
Mentre riscaldo brodino vegetale
inghiottisco i profumi dell’aria piovosa
ingaggio coraggio, fiero m’equipaggio
ortica fra le cosce di sguatteri blindati:
solo lo sono fra molti se sono isolato da quello che sono.
Dentro c’è una guerra a quella guerra
pace in all’erta…
Al guado d’amate correnti alternate
odio la pensione e quel fottuto bricolage.

4-DEL DECORO

Come quando resto
mani nelle mani
come quando sciolgo
neve e sette nani
Come quando sfrego
ruggine fra i denti
come quando cadi
curvo e sedimenti
Come quando lavo
gli occhi con il vento
come quando sogno
di chi non ha volto
Come quando cerco
ghiaccio che ribolle
come quando strazio
la mia muta pelle
C’est alors que je mets mes habits de fête
que j’arrache des secrets et mon coeur s’arrête
Come quando vesto
l’anima di incanto
come quando svendo
il mio sonno al pianto
Come quando m’armo
di curve apparenze
come quando brindo
alle mie tre mancanze
Come quando lecco
al midollo i miei dissesti
Nietzsche intese il sesso
assecondo iconoclasti
Come quando presto
ascolto alla mia amica
non con le parole
abbracci in fondo al cuore.

5-SUL SE

Il punto è al principio di frase.
Meglio per me.
Oltre mani tese
oltre i bisogni impastati d’ordinario
tentativi rinnovati finchè fiacchi.
Finchè la materia.
Nulla di più spirituale
se è dove conservo manciate d’iridio
se è tinta di gioie
per cui ancora ricerco parole
cerco invano gli agguati e catture in ampolle.
La verità frana
se ammessa.
Sa di pane troppo cotto
di lenzuola stropicciate.
Nella custodia degli attimi
divampa la vita
nelle attese frementi.
In perfetto fuori tempo.
Se il profilo schiacciato sotto lastre in una stanza
tossisse vetro
scivolando via tra le architetture berlinesi…
…potessi rinascere stella cadente
esalerei nel desiderio suadente
di un desiderio svelato…
…talora mi pressa un pensiero di morte
spirare tra spettri più forti di me
in questi anni di ghiaccio.
****************************

per saperne di più:
https://www.rockit.it/cffeilnomadevenerabile/biografia

9 pensieri su “ascolti amArgine: C.F.F. e il Nomade Venerabile (2005)

  1. i testi sono illegibili e presuppone un attenzione particolare quando la cantante, che non sa cantare ed interpretare le parole poetiche futuriste, ma solo recitarle in in mono-tono alla Punk, il tutto le trasforma il lamento o lagna. La musica spesso perde il senso della musicalità diventando danza industriale. Il batterista domina troppo il tema musicale sovrapponendosi come una macchina a vapore sempre alla stessa velocita (batteria motorica). La cantante quando alza la voce, ma non ha accenti, itimbri e i colori musicali, ad un certo punto canta per niente in quanto, il recitativo schizzofrenico e scompaginato si salva da delicati accenti muti, dove la musicalità priva di concettualità letterarie cerca di emergere. I ragazzi avrebbero bisogno di una regia che li coordini in quanto sono ancora tutti solisti. Troppa soggettività e poca collettività bel gruppo. Finale melodico buono.

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