Ascolta & Leggi: A gift – Lou Reed, Undici Dicembre – Anne Sexton

December 11th

Then I think of you in bed,
your tongue half chocolate, half ocean,
of the houses that you swing into,
of the steel wool hair on your head,
of your persistent hands and then
how we gnaw at the barrier because we are two.

How you come and take my blood cup
and link me together and take my brine.
We are bare. We are stripped to the bone
and we swim in tandem and go up and up
the river, the identical river called Mine
and we enter together. No one’s alone.

Undici dicembre

Ed è a te che penso, a letto,
alla tua lingua d’oceano e cioccolato,
alle case in cui svicoli via,
a quei capelli che hai di lana d’acciaio,
così alle tue mani onnipresenti, e poi
a come in due erodiamo la barriera di essere due.

A come vieni e impugni la mia coppa di sangue,
riunendomi a me, bevendo il mio mare.
Nudi. Siamo nudi fino all’osso
e nuotiamo insieme, su sempre più
su per il fiume, per l’identico fiume di me stessa
in cui insieme ci inoltriamo. Nessuno da sé.

(trad. Chiara Serani)
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per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lou_Reed

https://it.wikipedia.org/wiki/Anne_Sexton

Scrivi Poesie

Scrivi poesie, sì,
scrivine senza far rumore.
Dedica a chiunque voglia leggere,
ma non imporre.

Scrivere non è emozione
per fermare il tempo,
è modo di ricordarne le corde.
Se credi nella tua bravura,
anzitutto leggiti
poi lascia decantare.

Non consegnarti a scuole o accademie,
scriverai come tanti,
poiché è migliore
la birra non filtrata.

Splendi le parole,
sapendo bene, se pur le stesse,
quanto siano diverse
quando non racconti.

Lasciale brillare
poi falle asciugare, in modo
da fare invidia al silenzio.
Non ripeterti,
spezza bene il tuo verso.
Risparmia sui che, sui fili,
sui come, ogni dondolio
e lascia in pace i gabbiani.

Scrivi poesia, leggine
seduto sulle spalle dei giganti.
Non darti al già visto,
già sentito. Facci l’amore,
accorgiti quando viene.
Amala, stringila ancor più,
sia mai dare per avere.

Gioielli Rubati 56: Rosario Bocchino – Simone Cattaneo – Daniele Corbo – Anna Leone – mimi – Cosimo Ortesta – Cristina Alziati – Lucio Data.

ho scelto il vento

Ho scelto il vento
per rubare immagini alle vetrine,
oltre l’usura degli autobus
un ultimo viaggio di grandezza.

Per chiusure e lampioni
la ruvida grazia della vita,
quando distrae
e si abbandona ad ogni inchiostro.

Ora che il cielo è una pioggia strana
i passi capitano rari
e una piccola, goffa, discesa d’estasi
esiste senza strada.

Dentro un singolo ricordo di vastità
e in nessun luogo,
dentro gli occhi per muovere cammino,
in odore alla notte e per lune di rado avvistate.

Al silenzio confesso la mia voce,
al mare l’affanno delle onde.
E senza esperienza di pronuncia
questa stanca poesia.

di Rosario Bocchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2017/09/19/ho-scelto-il-vento/

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Ho incontrato un mio vecchio compagno di calcio
alcuni mesi fa in un ristorante di Torino, abbiamo giocato insieme
per circa dieci anni, da altrettanti non ci si vedeva
ci siamo abbracciati e abbiamo ordinato da bere. Vive lì adesso, almeno
così mi ha detto, genitori e fratelli morti, una zia a Garbagnate e
qualche cugino vicino a Napoli, gli unici suoi gioielli.
Era già ubriaco. Nessuna donna, lavoro interinale e monolocale.
Poi mi ha domandato come me la passavo. A quel punto è caduto
dallo sgabello del bancone e si è fratturato femore e umore.
Ho pagato il conto, chiamato una autoambulanza e me ne sono andato
sapendo che non avrei potuto fare niente di più
quella notte, né per lui né per me. Quando giocavamo
insieme, entrambi difensori, non provavamo pietà per nessuno.

di Simone Cattaneo, qui:
https://vertigine.wordpress.com/2013/06/24/simone-cattaneo-lultimo-maledetto-poeta-italiano-poesie-tratta-da-peace-love-il-ponte-del-sale-2012/

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Fragile presenza

Fantasma del quartiere
vago chiedendo una cortesia
una moneta che mi possa far volare via,
nessun Caronte a cui dare un obolo
ma denaro per paradiso endovena
veleno per sparire di scena
abbandonare una vita che non mi piace
sfuggire nell’oblio di una realtà fallace,
scarno in viso e passo incerto
avanzo come in un deserto,
e la desolazione è nell’anima mia
fiore delicato mai curato
annego nel mio inferno privato.

di Daniele Corbo, qui:
Fragile presenza

*

Diaspora d’ombre controvento.

Profanare il silenzio equivale, anche, a scrivere; ci stiamo abituando a gridare
maiuscole ostinate, a sboccare spettacoli inediti senza meraviglia.

Pagine deturpate da fonemi dimessi a segni accesi d’interpunzioni e suoni
rimarcati in spettanza di as-senso.

Proprio come , appena, sopra, a spillare con-senso, ecco: ancora!

C’è chi ha imparato la parte, il dentrofuori vita e la ripete ad astanti muti,
disposti a lasciare in pegno gli occhi, in cambio, anche solo, di un e-statico clik
in finitudine di dita.

Oh, qualche emblema ancora resiste, ma non si orienta a suoi richiami.

L’intimo del dramma è diaspora di ombre controvento: nonostante, si allungano
frastagliando in finte movenze.

L`unica indulgenza, per chi, per nulla, davvero resta, è che le ombre non seducono, non
più di tanto, almeno.

Credo.

*

Ci fosse ancora un nascondiglio.2

Il nascondiglio é liscio
il nascondiglio é fresco

il nascondiglio é nei prima
e ancora prima
è nei dopo
negli altrove
negli sguardi altri
di altre stagioni

quando gli spazi vuoti
diventeranno solo spazio
ed i silenzi
racconteranno altro.

di mimi, qui:
Ci fosse ancora un nascondiglio.2

*

Nel progetto di un freddo perenne
lenimento si sveglia inerme
a severa distanza un lamento all’orecchio.
Tra le crepe nel suo stesso odore
ancora cresce illusione non desiderata
dentro un cerchio antico di due forme una forma
che accresciuta non grida non vuole
venire fuori
lì per un accesso di dolore
inosservata chiedendo più attenzione
a eccesso di colore.

Cosimo Ortesta da “Nel progetto di un freddo perenne” (1985-1988), qui:
http://poesiamondiale.blogspot.com/2015/08/cosimo-ortesta.html

*

Ora tu credi che basterebbe un niente,
sedere ad un tavolo sgombro
in un’ora propizia, e lavorare ai versi
lavorare ai frammenti. Io sono fatta invece
di questo non scrivere giorno per giorno;
dentro il sedimentarsi delle piccole
cose, e delle grandi, sono
l’anima ingombra del loro farsi mute.

di Cristina Alziati, qui:

Appunti di poesia: Cristina Alziati | L'Altrove

*

Carta da fumo.

Fumo di carta sulle labbra xx +
dire boschi / in modo silenzioso …
Accarezzato dalla punta della lingua
il suo bordo di colla.

Uva nera / -be scuro …- silenzio,
latte di fico nel sangue /
Uno è …
e poi
ciò che evoca lo annulla.

di Lucio Data, qui:
Papel de fumar

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Lalli I Gatti lo Sapranno – Cesare Pavese The Cats Will Know

The Cats Will Know (Cesare Pavese)

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole-
viso di primavera;
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.

(10 aprile 1950)

senza condizioni

la corrente è elettrica
i vinili assottigliati.
frammentato in più parti
sulla camminata a cercarmi
tra nuvole basse, senza fortuna
né rinuncia al profumo,
alla fotografia dove ti trovi
abbracciata ogni momento.
voluta
amata
senza condizioni,
oltre la profondità del mare
dove ogni oggetto si apparta.
tienimi con te,
allontana la battaglia
pronta a spegnermi,
da questa notte la guerra è finita.
avrò i tuoi occhi
per vedere ogni cosa.
rimani sui tuoi passi, amore.
siano alba, tramonto, stessa luce,
opposte direzioni;
dammi la mano, tu sai di miele,
non esisterà più ieri:
sarà sempre oggi e poi domani

Ascolta & Leggi: Parole d’amore scritte a macchina con Paolo Conte e alcuni altri poeti.

Pierluigi Cappello

Una rosa

Che cos’è quella rosa sul tavolo
ferma nella sua freschezza come un lago alpino
alta nel suo silenzio più del fragore
dei quotidiani affastellati lì accanto
più del disordine dei notiziari,
la concitazione delle chiavi di casa.
Che cos’è questa parola verdeggiante d’amore
se non il suolo dove lasciarsi cadere
la penombra di un bosco da attraversare
e la mano che apre e prende la mia
e mi conduce a me.

*

Juan Sánchez Peláez

Le lettere d’amore che scrissi nella mia infanzia erano
memoria
Di un futuro paradiso perduto. La rotta incerta della mia
Speranza stava segnata sulle colline musicali del mio
Paese natale. Quello che io inseguivo era la cerva fragile,
il levriero
Effimero, la bellezza della pietra che si trasforma in angelo.
(…)

Traduzione di Jordi Valentini

*

William Butler Yeats

Non dare mai tutto il tuo cuore

Non dare mai tutto il tuo cuore,
perché alle donne passionali l’amore
difficilmente sembrerà degno di cura
se è cosa certa,e non pensano mai
ch’esso di bacio in bacio si consuma;
perché ogni cosa bella
non è che un breve, sognante, delicato piacere.
Oh, non dare mai il tuo cuore tutto intero,
perché il loro, per quanto possano dire
labbra melliflue, l’hanno dato al gioco.
E come potrebbe giocare bene il suo
chi è sordo e muto e cieco per amore?
Chi ha scritto questo sa quello che costa,
perché lo ha dato tutto, e ha perduto.

Traduzione di Ariodante Marianni

*

Osip Mandel’stam

103.

A Pietroburgo c’incontreremo di nuovo
quasi vi avessimo sepolto il sole dentro,
e la beata parola insensata
proferiremo per la prima volta.

Nella nera felpa della notte sovietica,
nella felpa del vuoto universale,
cantano tuttora gli occhi diletti delle beate consorti,
fioriscono tuttora i fiori immortali.

Da gatta selvatica s’inarca la capitale,
sul ponte sta di guardia una pattuglia,
solo un motore funesto sfreccerà nella tenebra
levando il suo canto da cuculo.

Non mi occorre il lasciapassare notturno,
io non le temo le sentinelle:
per la beata parola insensata
leverò la mia preghiera nella notte sovietica.

Odo un lieve fruscio teatrale
e un virgineo “ah”,
e un mazzo smisurato di rose immortali
regge la Ciprigna tra le mani.

Al falò ci scaldiamo dalla noia,
trascorreranno i secoli forse
e le mani dilette delle consorti beate
raccoglieranno le ceneri lievi.

Da qualche parte le vermiglie aiuole del parterre,
esuberanti e spiumacciati gli stipi dei palchi,
la bambola a molla dell’ufficiale
non è per le anime nere e i farisei volgari…

E allora spegnile le nostre fiammelle
nella nera felpa del vuoto universale.
Cantano tuttora le spalle vigorose delle consorti beate
ma al sole nero non farai più caso.

Traduzione di Gario Zappi

*

Vicente Huidobro

Giorno e notte ti ho cercato

Giorno e notte ti ho cercato
Senza trovare il luogo dove canti
Ti ho cercato nel tempo sopra e nel fiume
Ti sei perduta tra le lacrime

Notti e notti ti ho cercato
Senza trovare il luogo dove piangi
Perché io so che stai piangendo
Basta guardarmi in uno specchio
Per sapere che stai piangendo e mi hai pianto

Solo tu salvi il pianto
E da oscuro mendicante diventa re coronato dalla tua mano

Traduzione di Gabriele Morelli
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Il colloquio.

Raggiungere un giardino dove
dimora tutto il silenzio del mondo
non è stato facile, forse
indossavi scarpe sbagliate
ma il tuo cuore è giusto.
Lo stesso di lui che pulsa in te.
Ho portato il tuo respiro
come tu porti il suo cuore,
specie dove la salita sembra
non voglia più terminare.
I fiorellini sistemati sulla pietra
hanno conservato il sapore
della pagina di Danilo Dolci
letta poco dopo.
Il commiato non esiste,
quando il bene più prezioso
salva la vita e non chiude
il colloquio.

Tanto non succederà

Avanti Tutti,
Fedeli alla Linea di mezzeria,
risoluti, nessuno guardi indietro!
Bruci pure la Foresta, poco importa,
lavorino senza quartiere i più piccoli,
né pane né rimedio,
non si faccia caso agli steli di donna
recisi e gettati nel deserto dell’uomo.
Sia metodico, continuo impegno,
bruci d’allegria
questo tempo fuori controllo
che nessun imperatore potrà sanare.
Tanto non succederà. – Dite??