Credetemi, esisto

Voce fintamente sveglia
di chi vuol penare un altro po’,
unire nuovi grani di compassione.
La testa soffre, fa male, gira.
Stropicciata se ne infischia,
vorrebbe riuscire a spacciare
il vuoto per non detto.
Credetemi, esisto.
Non sono quel che leggete:
sono altro, un maiale coi denti marci,
il ventre è un barile.
Guardo il culo alle donne
con intensità da guastarli
e subito scordare con tre Ave Maria.
Se visto, distolgo gli occhi
poi li getto a terra.
Forse sono fascista.
E quando dormo, russo, sbavo.
So mentire, fingere, unica mia arte.
Puzzo, non mi lavo, rubo anche,
mi masturbo, tanto da stupirmi
di non essere ancora cieco.
A volte provo a scappare,
ma annodo male le lenzuola
peggio di un albatro con ali triturate.
Vedete? La bellezza non è mia parente
nemmeno alla lontana.

Esploratore o avventuriero
del linguaggio e anche ladro,
il tuo compito
come segno distintivo
sarà quello di carpire
nel labirinto, le parole
piegandole con dolce violenza
al tuo volere
con umiltà orgogliosa
rapinandole
del senso misterioso della vita.

(Gianni Fucci)

24 pensieri su “Credetemi, esisto

  1. Prescindendo dai commenti piuttosto inadeguati qui sopra (ce vo’ pazienza, ce vo’…) mi sembra una bella confessione, con un bel ritmo e termini scelti con cura.

    Però…fascista no, dai!😉

  2. qualcuno ha detto che l’elevata bellezza e l’estrema bruttezza, sono altrettanto comparabili, perché ambedue racchiudono la sintesi della creazione, così come un artista, il quale nella genesi delle sue opere raggiungerà sempre vette estreme nell’esprimere le sue emozioni. La tua poesia mi è piaciuta proprio perché racchiude questi concetti in cui, un’amara ironia, si prende in giro con molto coraggio di un modo di essere, e nonostante sia tutta una metafora, tutti noi dovremmo fare un po’ di autocritica, proprio per esistere. Bello il passaggio delle lenzuola…..

  3. guarda, solo per te ho recuperato questa mia:

    il sesto senso

    mi sento gonfio
    ho l’alito cattivo, sono grasso
    i piedi piatti
    sono orbo

    ho un’unghia incarnita

    punti neri, ernia, carie
    sono sereno
    e insoddisfatto
    sono sconvolto
    da quanto
    s’è inadeguati
    circo inguaiati

    inguainati nelle maniere buone
    anche se saremmo di spalle due
    per campi e miniere rubati
    le buone maniere ci debbono
    educandi
    trafficanti d’incanti

    e indicibili bassezze
    poche vette
    meglio sopravvivendo
    scuotere l’albero
    una mela cadrà
    di sicuro

    lontano dal buio.

  4. trovo coraggioso questo mettersi a nudo, andare oltre il convenuto e il convenzionale ed esporre quello che di sé ognuno vorrebbe non vedere o non essere, lo capisco per averne avuto esperienza, e so che non è cercare un riconoscimento dagli altri, o una carezza per compensare, è, credo, il bisogno di di trovare la propria dimensione in cui anche i limiti e l’imperfezione siano accettati, leggo l’esasperazione della poesia come il tentativo di coinvolgere il lettore… molto apprezzata, Flavio

  5. vivaddio qualcuno che non si incensa e parla dei propri difetti, chi non ne ha è perchè non se li vede o finge di non vederli. un po’ di autoironia non guasta, anzi aumenta la simpatia. Ciao

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