Ascolta & Leggi: Parole d’amore scritte a macchina con Paolo Conte e alcuni altri poeti.

Pierluigi Cappello

Una rosa

Che cos’è quella rosa sul tavolo
ferma nella sua freschezza come un lago alpino
alta nel suo silenzio più del fragore
dei quotidiani affastellati lì accanto
più del disordine dei notiziari,
la concitazione delle chiavi di casa.
Che cos’è questa parola verdeggiante d’amore
se non il suolo dove lasciarsi cadere
la penombra di un bosco da attraversare
e la mano che apre e prende la mia
e mi conduce a me.

*

Juan Sánchez Peláez

Le lettere d’amore che scrissi nella mia infanzia erano
memoria
Di un futuro paradiso perduto. La rotta incerta della mia
Speranza stava segnata sulle colline musicali del mio
Paese natale. Quello che io inseguivo era la cerva fragile,
il levriero
Effimero, la bellezza della pietra che si trasforma in angelo.
(…)

Traduzione di Jordi Valentini

*

William Butler Yeats

Non dare mai tutto il tuo cuore

Non dare mai tutto il tuo cuore,
perché alle donne passionali l’amore
difficilmente sembrerà degno di cura
se è cosa certa,e non pensano mai
ch’esso di bacio in bacio si consuma;
perché ogni cosa bella
non è che un breve, sognante, delicato piacere.
Oh, non dare mai il tuo cuore tutto intero,
perché il loro, per quanto possano dire
labbra melliflue, l’hanno dato al gioco.
E come potrebbe giocare bene il suo
chi è sordo e muto e cieco per amore?
Chi ha scritto questo sa quello che costa,
perché lo ha dato tutto, e ha perduto.

Traduzione di Ariodante Marianni

*

Osip Mandel’stam

103.

A Pietroburgo c’incontreremo di nuovo
quasi vi avessimo sepolto il sole dentro,
e la beata parola insensata
proferiremo per la prima volta.

Nella nera felpa della notte sovietica,
nella felpa del vuoto universale,
cantano tuttora gli occhi diletti delle beate consorti,
fioriscono tuttora i fiori immortali.

Da gatta selvatica s’inarca la capitale,
sul ponte sta di guardia una pattuglia,
solo un motore funesto sfreccerà nella tenebra
levando il suo canto da cuculo.

Non mi occorre il lasciapassare notturno,
io non le temo le sentinelle:
per la beata parola insensata
leverò la mia preghiera nella notte sovietica.

Odo un lieve fruscio teatrale
e un virgineo “ah”,
e un mazzo smisurato di rose immortali
regge la Ciprigna tra le mani.

Al falò ci scaldiamo dalla noia,
trascorreranno i secoli forse
e le mani dilette delle consorti beate
raccoglieranno le ceneri lievi.

Da qualche parte le vermiglie aiuole del parterre,
esuberanti e spiumacciati gli stipi dei palchi,
la bambola a molla dell’ufficiale
non è per le anime nere e i farisei volgari…

E allora spegnile le nostre fiammelle
nella nera felpa del vuoto universale.
Cantano tuttora le spalle vigorose delle consorti beate
ma al sole nero non farai più caso.

Traduzione di Gario Zappi

*

Vicente Huidobro

Giorno e notte ti ho cercato

Giorno e notte ti ho cercato
Senza trovare il luogo dove canti
Ti ho cercato nel tempo sopra e nel fiume
Ti sei perduta tra le lacrime

Notti e notti ti ho cercato
Senza trovare il luogo dove piangi
Perché io so che stai piangendo
Basta guardarmi in uno specchio
Per sapere che stai piangendo e mi hai pianto

Solo tu salvi il pianto
E da oscuro mendicante diventa re coronato dalla tua mano

Traduzione di Gabriele Morelli
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2 pensieri su “Ascolta & Leggi: Parole d’amore scritte a macchina con Paolo Conte e alcuni altri poeti.

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