Gioielli Rubati 53: Daniela Cerrato – Alessandro Chiesurin – Alexandra Bastari – Giuseppe La Mura – “Poesia Proletaria” – Francesco Marotta – Silvia De Angelis – Nadia Alberici.

desti(ni)amoci

Accadrà? ci si sveglierà
da una balenga pseudoipnosi
dal rammollimento di overdosi
di auto fitness e tecnologia,
ritroveremo orme perdute
di chi con palle quadrate
ha lottato per pronipoti indegni
di vite eroiche partigiane?
Con che spirito si vive
tradendo il proprio dna
che offrì la vita per la libertà?
Vita autentica fu quella che crebbe
con una medaglia già nel cuore
e il valore di fermi ideali,
ma noi mica siamo uguali,
persi gli onori e il laico credo
di zii e nonni ci restano le foto
e una tomba neppur di proprietà.
Drogati di modernità crediamo
di essere felicemente realizzati
messaggiando sull’ultimo modello
di un oggetto che ci ha sbolognato
il grande occhio che tutto controlla,
ma siamo pastafrolla da plasmare
burattini del Mangiafuoco di turno,
fratelli di schiere di Lucignoli
con cui urlare allo stadio
tutto l’astio soffocato.
Se quell’energia sprecata in curva
fosse altrove incanalata,
magari in una rivolta furba,
saremmo già sulla buona strada
per liberarci di una losca mansnada.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/08/26/destiniamoci/

*

LA RICERCA DELL’INFINITO

Scrutai alberi spogli
protrarsi all’infinito,
disperati; morenti.
Udii le foglie avvizzite
adagiarsi al suolo,
gelido; compatto.
Era grigio Novembre,
diradato e depresso,
l’istante in cui percepii
la greve ricerca dell’infinito.

di Alessandro Chiesurin, qui:
https://sporepoetiche.wordpress.com/2019/06/12/la-ricerca-dellinfinito/

*

IL VIAGGIO DI CHI RESTA

Il buon viaggio è sempre per chi parte
nessuno definisce il viaggio di chi resta
non dico che non sia buono
dico che è pur sempre un viaggio che parte
dal minidiario di cose che mancano
come una sostanza stupefacente
di percezioni di voci in lagune vuote
calcoli sbagliati di coltelli sulla tovaglia
c’è lo spazio sconfinato di una foresta
nell’armadio
lo zucchero dei caffè si calcifica nel barattolo
i capelli nella vasca e altri accessori trascurabili;
– le avventure, amore, sono mammelle avvelenate
tante sono le vie, ma la fortuna conosce
una fila sola del pallottoliere
e io ora non voglio scrivere lettere patetiche
ma chi resta impasta difese ermetiche
io nel nostro letto continuo a dormirci bene
– chi se ne va soffre di insonnia i primi giorni
i primi giorni rimango scalza sull’orlo dei cocci
che hai spaccato tu.

Che l’Eterno voglia che un giorno ti cercherò
camminando col dito su un glossario di nomi
come una cosa asciutta e quasi dimenticata.

di Alexandra Bastari, qui:
https://alexandrabastariscrive.wordpress.com/2019/08/25/il-viaggio-di-chi-resta/

*

Siamo parole
Siamo mari di parole
Sospese nel cielo
Posate sulle nuvole
Sprofondate negli abissi più reconditi del cuore.
Siamo parole scritte nei nostri occhi
Sulle mani
Sui libri che scriviamo
Che raccontano dei nostri anni
Che parlano di errori, di dolori.
Siamo parole non dette
Gesti incompiuti
Di amori nati, cresciuti e poi andati.
Siamo parole nuove
Parole di cambiamento,
Non tutti possiamo leggere bene,
Le parole che hanno scritto per se stessi, gli altri.
È destino,
Quello di non comprenderci
Di non tenerci
È destino amarsi
E di leggersi dentro e poi lasciarsi,
Di frugarsi tra pagine incomprensibili
Senza aver mai paura di stancarsi
Senza mai lasciarsi.
E’ Amore la voglia di lasciarsi leggere
Spogliarsi per raccontarsi.
E io amavo leggerti, spogliarti,
Vederti spogliare per lasciarmi leggere
Tutto ciò che tenevi segretamente nascosto dentro.

di Giuseppe La Mura, qui:
https://giuseppelamura.wordpress.com/2019/08/

*

Bambina

Dove vai bambina vestita di bianco,dove vai lungo quel sentiero, mentre petali di rose
danzando come ninfe cadono ai tuoi piedi.
Vaghi, vaghi sono i tuoi ricordi
Vaghi sono i tuoi pensieri,
Dove vai bambina vestita di bianco.
Entri ora in una casa, non ci sono finestre, il pavimento è fatto di germogli il soffitto di
cera.
Non vedi bambina vestita di bianco è un labirinto vai e cerca l’alba

di “Poesia Proletaria”, qui:
https://wordpress.com/read/blogs/156436272/posts/87

*

(Fluxus)

Nessun fiore
nello spazio sabbioso
di urne di canto – solo la polvere
dice di un astro venuto a lambire
per strade di fiamma
la sorgente dove lo stelo
si veste d’immenso
e s’affila nell’orbita
di cieli scoperti per caso.
Nessun fiore racconta alla voce
le sue storie di un giorno
covate tra febbri e radici –
quando sporge oltre i bordi
bagnati di luce
a contemplare la chiarità
di una morte sapiente,
il colore dissolto nell’onda
di un’acqua ormai cieca.

di Francesco Marotta, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/08/25/fluxus/

*

IL TUO SGUARDO

Un pugno nel vuoto
in quella notte
quando la cometa
volgeva
altrove
il suo lucido impatto
Il riflesso rinchiuso
nel buio pennellato d’ogni lontano
tesseva il suo muto involucro
nella scansione d’un ricordo
Assilla
mentre ricalca un brivido
che viaggia su tacchi alti
nell’attenzione a non scivolare
su quella vorticosa giravolta
del tuo sguardo

di Silvia De Angelis, qui:
http://deangelissilvia.blogspot.com/2019/03/il-tuo-sguardo.html

*

ZUCCHERO FILATO

Cessare quel me nel ventre d’autunno
Sigillare le bocche e gli sfiati
Il dolore si serba freddo nei fondali
il suo sedimento a lungo alimenta i seni

ti ho dimenticato stamattina
dopo il caffè e osservando le briciole sulla tovaglia
il giorno mi ha aperto il sentiero dietro le case
dove stanno gl’intimi segreti della gente
le linde facciate esaltano lo sforzo
Il cambiamento è incertezza di alimenti

e sovrappensiero si scrostava il passato come l’intonaco
un refolo e qualunque cosa tu fossi in quel momento
mi riprendeva per i capelli
un gioco d’opposizione e il trasognare fiorito
l’intonaco dei polsi è nuvole
e il cedimento è zucchero filato.

di Nadia Alberici, qui:
https://wordpress.com/read/blogs/84674730/posts/2900

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