Ascolta & Leggi: Maria Margotti, donna di valore

Maria Margotti (Alfonsine, 9 settembre 1915 – Molinella, 17 maggio 1949) giovanissima, dopo la morte del padre, diventa mondina. Partecipa attivamente alla Resistenza e dopo la Liberazione, nel 1946 entra come operaia in una fornace della cooperativa di Filo d’Argenta. Partecipa alle lotte sindacali per le sette ore di lavoro, il miglioramento del vitto, il rispetto della legge di collocamento, l’assistenza in caso di malattia.
Il 16 maggio 1949 oltre seimila braccianti e mondine si concentrarono nelle campagne presso Molinella, provenienti dai vicini paesi delle province di Bologna, Ravenna, Ferrara cercando di dissuadere i crumiri, che rendevano vane le proteste operaie. Intervenne la polizia con un’azione di repressione particolarmente dura e violenta ed il giorno dopo venne organizzata una manifestazione di protesta. Maria Margotti venne falciata da una raffica di mitra sparata dal carabiniere Francesco Galeati nei pressi di Marmorta di Molinella, mentre altre 30 persone rimasero ferite.

Su alzati, alzati Maria andiamo a casa
Maria resta lì abbracciata alla terra
Non sanno le compagne se sogna o riposa
Non vogliono che sia di nuovo come in guerra
Pedala ogni donna il vento sulla camicetta
Quant’è alto il ponte al Reno stamattina
Pedalano veloci le donne in bicicletta
Sussulta la pianura la lotta si avvicina
Maggio diciassette anno quarantanove
La lotta dei braccianti quanto sarà dura?
Le donne vanno allegre nulla le smuove
Oggi è il Grande sciopero non si ha paura
Le donne del collettivo, quando passano loro
Sembra che passi la campagna intera
Del fieno e della terra senti l’odore
È il respiro di questo sole che le bagna
Su alzati Maria, torniamo dalla via maestra
Quella che i fascisti presidiavano sempre
Era sporca la loro paura temevano la vita
La nostra lo sgomento la teneva pulita
Su alzati Maria andiamo a casa
Maria non si alza abbraccia ancora la sua terra
Lo sparo, quello sparo ci ha colte di sorpresa
Chi l’avrebbe immaginato così anche il dopoguerra
Maria adagiata sulla tavola eri muta
Le tue figlie sgomente, ti lavano il viso
La Pina dodici anni la Berta quattordici
Che strazio diventare donne senza preavviso
Le donne del collettivo, quando passano loro
Sembra che passi la campagna intera
Del fieno e della terra senti l’odore
È il respiro di questo sole che le bagna
Maria hanno scritto che sembravi vecchia
Che stupidaggine eri bella eri una di noi
Non volevano tornassimo dove ti hanno uccisa
Siamo andate lo stesso piangevano anche i fiori
Maria a ciascuna di noi poteva toccare
La Biagia, la Elva, la Alves, la Leda,
La Edma, la Fernanda, la Teresa, la Rina
Li senti come sono belli i nostri nomi
Dicevi “Vengo con voi lo faccio per le figlie”
Ora vai Maria, davvero puoi andare
In centomila a salutarti piange anche il cielo
Torniamo a casa con questo vuoto addosso
Le donne del collettivo, quando passano loro
Sembra che passi la campagna intera
Del fieno e della terra senti l’odore
È il respiro di questo sole che le bagna
Su alzati, alzati Maria andiamo a casa
Maria resta lì abbracciata alla terra

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