dentro l’appartenenza

accoccolato sull’ombra
il desiderio turgido e afono
attende refrigerio
dalla tua seta, trovando
dentro l’appartenenza
essenza vera d’amore,
della stessa natura di figli,
comune destino senza riserve

lo stesso ogni giorno,
da quando il seno ti libera
il cuore rosso,
malgrado scarti improvvisi,
il meglio
dell’intero esistere

Altre voci – Alberto Rizzi. (Monstra e Una distanza immane) Scambio di vedute con l’autore.

Colloquio di Anna Leone con l’Autore Alberto Rizzi con un video tratto dalla presentazione di Monstra a Ferrara lo scorso maggio.

https://www.youtube.com/watch?v=wGPLTR65pYc

intermittenze- scritture di anna leone -altre voci-

Di Alberto Rizzi ho a disposizione alcune sue raccolte da lui inviatomi, per esattezza: Poesie incitanti all’odio sociale, Monstra, Annuario, Una distanza immane. Questo mio non vuole essere una critica letteraria, non avendo titolo, né strumenti per poter avvallare appartenenza e aderenza a stili o negare eventuali  velleità stilistiche, capovolgimenti e innovazioni  linguistiche in campo poetico. Ho la fortuna di poter interloquire con Alberto e questo mi rende più facile la comprensione dei suoi testi, proprio per quello scambio di vedute che va oltre le questioni puramente linguistiche .

Mi appresto, qui, a farvi parte di una serie di e-mail che attestano quanto sopra detto.  Vi lascio anche le coordinate  perché possiate leggere note biografiche e bibliografiche dell’autore, perché non avrebbe senso fare io un copia e incolla da altri siti. Di mio metto il parere positivo per un autore che fin dalla metà degli anni settanta si è…

View original post 3.591 altre parole

Soluzione di continuità

Nell’aria miserere fin dal mattino.
Gli uccelli tornano a saziarsi, trovano il balcone vuoto
da cui pende un desiderio risolto sul prato sottostante,
e se ne vanno coi loro piumaggi grigio novembre,
lo stesso umido, stesso miserere.
La voglia di pianto è in tutto quanto non trova risposta,
siamo immediati, catatonici, ecologici:
ad esempio, faccio il caffè ogni giorno
nello stesso bicchierino, senza per altro aver risolto
l’incognita della plastica intrusa nella catena alimentare.
Senza avere soddisfatto nessun senso,
e non c’è significante in tutto questo.
La voce garrula, lontana, appena pronunciata, parla
e dice le stesse cose senza soluzione di continuità,
innocue risate, puntuali domande
con lo stesso livore stanco di chi non vorrebbe ascoltare.
Rassicurante banalità,
i singoli estivi ballano una stagione sola.

Ascolta & Leggi: Pezzi di vetro – Francesco De Gregori e poesie di Andrea Burato

“tra demoni di cemento in versi appago una sete” potrebbe essere questa, mescolando un paio di suoi versi, l’intenzione poetica di Andrea Burato, una voce che si fa largo tra le tante voci che sempre più frequentemente appaiono sui social, proponendo nuova poesia. Apprezzo questa voce, perché con la dovuta attenzione sa cantare e la musica è buona, certo i margini di miglioramento ci sono, ma sono convinto che questo autore riuscirà a maturare e a farsi strada nel coro, nella cacofonia, delle tante voci che appaiono e scompaiono ogni giorno in rete, quanto meno perché riesce a farsi ricordare. Le poesie sono state pubblicate su Instagram, tra esse ho scelto alcune tra le più recenti.

8 Aprile 2019

Invischiato in patemi di catrame
Milano inghiotte pensieri e bestemmie
scorre tra i clacson intrisa di luci
e una casa solinga brama presenze
mi so lontano e assente
presente tra chi conosco e non ancora
un eccesso del senso come detto
e non so che piangerti nei rivoli di sale
un fiume incerto di parole e nero
d’Avola adorna le voci dei poeti
Milano oleosa e aperta tra mani
amiche sui navigli e una coca
quanto sanno di me e del male
quanto sa Milano di Via Stefini
nulla o non importa
a Milano siamo chiacchiere da bar
brusio perso tra demoni di cemento

*

18 marzo 2019

Anche se ora vedo non ho occhi
lo scoppio d’un fucile non passa
smarrito nei silenzi della nebbia
muore senza timore di ferire
non ha mani per raccogliere
un senso perduto che sfugge
questa sera è chiara la mia voce
le sue spalle nervose e lisce
la paura di venti denari persi
sparsi sul tavolo di una vita
ma anche se ora ti vedo
non ho più occhi per guardare

*

19 febbraio 2019

Il guizzo di una biscia d’acqua
balena in un attimo sullo specchio
poche increspature ricordano
la vita in un baleno si piega
alle lamiere e pezzi di cristallo
dal pozzo guardavo la luna
non l’alto e un fragore di ferro
e lame mi desta subitaneo
Il mio guizzo per un attimo
è diventato contorta carcassa

*

2 gennaio 2019

La notte è una sarta
certosina cuce orli
cogitabondi in linee curve
al passo incerto dà filo
a fioriti turchese dei pensieri
è tarda quando mi lascia esausto
ho un sentore di rimpianto
stretto tra le cuciture
di parole tra le trame
non pago cerco
un nuovo risvolto
in versi appago una sete

*

Andrea Burato nasce 44 anni fa in provincia di Verona e sin da piccolo manifesta una profonda attrazione per tutto ciò che è lettura e scrittura. La sensibilità che lo accompagna è oggetto di scherno e bullismo finché a 16 anni dà una svolta drammaticamente opposta al suo modo di essere, inizia a frequentare un dojo di Arti Marziali e per i successivi anni non esiterà a mettere in atto ciò che impara. Raggiunge i livelli di allenatore, istruttore e infine Maestro di Karate, ottiene parecchie affermazioni sportive, tra cui il primo posto ai Nazionali di Kumite 2009 FEKAM finché nel 2015 un grave terremoto emotivo letteralmente lo travolge, spaccando l’involucro di pietra di cui si era circondato e riportando all’esterno la scrittura, elemento che lo aveva caratterizzato sin di primi anni delle scuole e che si incanala verso lo sfogo ideale della scrittura poetica. Nel 2017 trova in internet il luogo ideale per pubblicare le sue prime liriche: attraverso la piattaforma Instagram conoscerà molti poeti di valore sino ad approdare nel gruppo poetico “Versipelle” del quale fa parte dal 2018. Ad oggi ha scritto oltre 200 poesie centrate principalmente sul tema emotivo del sentimento, dell’abbandono e del vuoto esistenziale, ha partecipato a svariate manifestazioni poetiche e fa parte di rinomati gruppi poetici su internet. Alcune sue liriche sono state pubblicate nell’antologia “Nel corpo della voce” curata e commentata da Elena Deserventi ed edita da Controluna.

Il seno di Augusta Liszt

Non si abituerà,
Augusta non è Ada.
Porta in petto il vampiro,
uomo murato vivo e fratto.
Il mondo non interpreta
l’incomprensibile quando
tutti hanno oltre vent’anni…

… e Tom Waits non ha più
la sua bella voce copernicana
di vampiro etilico.

Adattamento truccato da esperienza,
sarà utile in futuro.
La gemella di Augusta Liszt,
Ada, trent’anni in meno,
ha lo stesso seno, stesso uomo
e molte sfrontatissime ragioni
a sostenerlo.

Le forme non lasciano pensare,
qualcuno finirà
col perdere la testa.
Resta sensazionale l’idea
che il più sia fatto.

Ascolta & Leggi: Via con me – Paolo Conte; Le perle di Loch Ness – Cristina Annino.

Cristina Annino ha una coerenza di fondo e una capacità profonda di tradurre la creatività in quadri, poetici e non solo, ben fuori dal comune. Una poesia, la sua, che continua a trarre linfa vitale dai grandi filoni del Novecento poetico, ricca di sarcasmo, umanità, personalità e, mi si perdoni l’ossimoro, impersonalità (nel senso di non invadenza dell’Io). Chi penserebbe mai che l’oscuro, inquietante e misterioso Lochness dalle acque d’inchiostro, possa partorire perle? Anche qui una poesia brillante, mai ripiegata e mai banale. “Le perle di Loch Ness” (Arcipelago Itaca, 2019), è più che mai la conferma dell’inquieto che agita la creatività del Poeta, della sua capacità di rigenerarsi, anche andando oltre la mera forma della poetica ermetica. Ed è, come sempre, una prova brillante, interessante, da leggere e soppesare. Il brano di Paolo Conte mi è stato indicato dall’Autrice del libro.

Mosche

Chi può capire che girarsi così, sullo
zucchero! passare i muri con
le palme… Si gonfia
un personale sigillo di mestizia.
Neppure
l’esercito della Salvezza ci usò
per la banda, avanti tutte con
i corni, volando
da guardiani notturni. Noi,
l’olfatto si trasforma in lavoro.
Che fiato non abbiamo per dire
l’ingiustizia! L’anima dell’uomo
ricopia tutto, ma scorda
spesso lo spirito che esiste
ovunque vaga. Si incarna
nel luogo di se stesso. La prego
mi risponda…

*

Il giorno fa giornata

Viene avanti così, col torace a carati
che gli gonfia l’oro dei denti; brilla
di luce propria. Cresce a ogni
pedata che da, floscio, potente,
dal lato destro gli casca ogni cosa.
Col bacino, sede d’uccelli, rimette
in moto il mondo meschinamente.
Quale ossigeno beve? impiegato
postale o carro armato che inchina
le ruote per abbagliare, poi di colpo,
tira via le coperte con le
persone, la fauna pendente dalla foglie. E
corre, corrente ma dove va? l’esistenza
ogni giorno sbattendola come un polpo.

*

Che dire? Anche fuori dall’universo,
Céline tossico in astinenza, palleggia
occhi a terra, due mine. L’aurora
l’aveva con sé, tra le mani, come pure
la paglia. Con quei pigiami di notte,
ogni volta un canestro.

*

La notte del diluvio

Mi perseguitò, non dava
tregua: un tacco lesbico che
girava con me, dormiva
insieme. Mai la volli, la misi
all’angolo parecchie volte, e
le chiesi perché, se la vita è una
carità … (fischiava sempre per
trasferito senso della grammatica).
**
Diventò
tossica, poi rupestre, poi niente. Molle
rientrava in me. Alla fine rese
il mio corpo una stirpe. E fece
quel che poté, torcendosi le dita; più
delle Alpi, Appennini, le Ande!
Ogni notte così. Pioveva
su noi colossalmente, cascava
nella camera tutto: monti, vivi, piante,
che io scacciavo come Cristo dal
tempio i mercanti.

*

Bernini impura beatitudine

Quell’anima che sta sopra e rapina
di brutto, quel sasso caduto in corpo
più della neve che inclina
velocemente la schiena, tutto asfalto
insieme, poi
ponte di godimento. Quel solitario
atto, quell’abside di traverso sopra
tele di marmo, ovunque sia
il desiderio. È cieco
piacere misericordioso fraterno,
non odora di niente, di vene forse
immense come una pala di chiese
con rapimenti unici e anche
preghiere nelle dita scosse per
conto loro.

******************************************************
qui qualche notizia biografica su Cristina Annino

https://it.wikipedia.org/wiki/Cristina_Annino

il libro è reperibile qui:

Libri in uscita

Spot Rizzoli

televisore acceso,
fame curiosa di Adriano,
la tovaglia avanzata
col pane di Mezzogiorno

dormi da tua madre per vendetta

e, per volermi meglio,
aggiungo una fettina d’anguria
di cui si era persa memoria,
apro una scatoletta
di acciughe in salsa

Rizzoli, vera marca

Gioielli Rubati 49: Idoia Arbillaga – Davide Castiglione – Matteo Rusconi – Alexandra Bastari – Emilia Barbato – Klaus Miser – Mariella Tafuto – Jonathan Varani.

ODE A EROS

Se si trattasse solo del battito,
membranoso e fugace, della carne e delle ossa,
o della rischiosa chimica
che si scatena a causa di incerti referenti
(ricordi, chissà, di un padre o di una madre,
ricordi puerili di un bambino dell’infanzia).
Se tu fossi l’istinto che portai da una grotta,
dono di femmine inquiete in cerca di un marito,
o fossi il residuo della natura che cerca di procreare;
se fossi solo, Amore,
un regalo senza magia che cerca i nostri amplessi
per forgiare futuri,
se solo fossi questo e non lo sciroppo bianco
che si accende nelle mie vene ogni volta che lo guardo.
Anche se solo questo fossi, Eros,
e non le cento api che brulicano nella mia anima
ogni volta che lui mi bacia,
io continuerei nel mondo a percorrere le sue strade
con la speranza cucita nelle pieghe della mia gonna
io continuerei a bere l’acqua dalle mani
che fecero di questo corpo una donna innamorata.

di Idoia Arbillaga (trad. Emilio Coco), qui:
https://perigeion.wordpress.com/2019/06/15/idoia-arbillaga-poesie/

*

Quello che non c’è

Ho deciso per me un segnale, un camion
svoltare dove c’è l’insegna gialla.
Di scatto, quindi, la mente – fermarla.
Ma non su noi che ci sopravviviamo
intuendo il fiorire da lontano,
solo e caparbio, dell’uno e dell’altra.
Scusate, ma in autunno ci si ammala
d’intimismo, si indugia nel malanno
del verso che si appoggia con dolcezza
al verso precedente. Uno il bene
che viene dalla lama, dall’accetta,
la forza che ne brilla, lo risente.
Uno il bene, due diviso, poi brezza
che non c’è. Svolta il camion, banalmente.

di Davide Castiglione, qui:
https://perigeion.wordpress.com/2019/06/10/castiglione-fortuna/

*

Le Cento Città

Il mare non bagna i tuoi piedi
li lambisce, si insinua
tra le loro pieghe, sotto pelle.
Le nuvole e le stelle non ti guardano le spalle,
restano distratte
da un jet che passa
dal blues in un locale in cui si suona
da una busta di plastica bianca
in un angolo, lasciata sola.
I gatti non si strusciano sulle tue caviglie
si inseguono tra i bidoni fuori dai ristoranti
e mi dici che sono falsi
e si lasciano accarezzare solo per riempirti di peli.
È la città che mi esplode nello sterno
con il suo cemento liquido
a guardarti e toccarti
a lambirti e spettinarti,
è una città
con il deserto di Gobi e i parchi di Londra
con le sete di Damasco e le nubi dell’isola di Terranova
e con tutti i sali e scendi di San Francisco.
Il mare non bagna i tuoi piedi
li lambisce, si insinua
tra le loro pieghe, sotto pelle.
Le nuvole e le stelle non ti guardano le spalle,
restano distratte.
Ma sui muri di questa metropoli
ci sono occhi e orecchie, bocche e marmi
ci sono le mie mani che scrivono
che sei città dentro la mia città,
che sei città fatta di altre cento città.
Ogni senso ha come direzione il tuo centro
quando distratto
mi perdo con incedere lento, incerto
tra mostre di manichini spenti e portici dormienti
prima di salire sul quattordici, a mezzanotte.

di Matteo Rusconi, qui:
Le Cento Città

*

IL VESTITO VERDE

Ho rimesso nell’armadio
il vestito verde con cui
ti sono venuta a trovare
appeso in piedi, disteso
non piegato
assediato ancora dalle tue forme.

È un geroglifico che dovrò
invitare ad uscire altre volte
forzarlo, magari
un cane che si tira per il guinzaglio
per macchiarsi la reputazione
e l’immagine e l’incarnato
d’infanzia.

L’irriverente verità
sta nella preziosità con cui mi curo
per disobbedire alle regole
della vecchia donna esangue
e bianca
accasata nel mio usuale riserbo
che per te, oggi
ha messo un vestito verde.

di Alexandra Bastari, qui:
https://alexandrabastariscrive.wordpress.com/2019/07/12/il-vestito-verde/

*

LEOPOLI

Leggo andare a Leopoli, poesia
miraggio, sento la città farsi
irraggiungibile, mutevole
nel clangore delle forbici,
delle cesoie, come di spade
un esercito raschia il troppo
ingovernabile, di certo
inguaribile e inspiegabile
la donna regge un hula-hoop
con il cappello trovato
sulle orme di Leopoli, poesia
lunghissima, per certi versi
rovinosa, fiume, con suoni
acque e versi canne, pericolosa
dicevo, dove nuotano pesci
verde opaco dai dentini
aguzzi, pensieri e qualche
cattivo maestro a cui chiedere
corruzione per una scrittura
pacata che vuole molestie
da una certa isteria, che si dice
sia mia! Ragione, la bocca
disseccata, gli occhi
dilavati nell’esitazione del sole,
avanza nel vuoto, un disastro!

di Emilia Barbato, qui:
https://emiliabarbato.wordpress.com/2019/07/11/leopoli/

*

l’amore finisce
dentro il suo spazzolino quasi nuovo
una domenica fredda
un biglietto con scritto novembre

l’amore si scioglie
dentro un nevischio di parole
sporche come la neve per strada
dieci giorni dopo

correva in quei mesi una ballata struggente
ora che la morte ci ha vinto

non ti rimborsano nè il biglietto, né la neve
ma ho riavuto un bagaglio smarrito
pieno di nuvole guardate in volo
pieno di neve come quando ho suonato il tuo campanello
pieno di brace, la vostra, che scalda i miei denti neri

l’amore ricomincia tutte le volte
che infilo le mani nel tuo maglione
tutte le volte che mi dite
non usare quello spazzolino
per ricordarti il sapore di un bacio

di Klaus Miser, qui:
Klaus Miser: la poesia (post di natàlia castaldi)

*

Notturno

Voglio pensare che invento uno sbadiglio

Finché non smetto di scompaginare i sogni
posso guardare il letto e dirgli di aspettare.
Tanto sta sempre fisso alla parete – il letto
– indifferente a tutto. Finché non finisco
le sigarette, posso sempre fumare, e voglio.
Posso annodare gli occhi a questo buio
che non conosce l’alba. Finché immobile
aspetto, posso fasciare il pianto col silenzio.

serro questo dolore nel dolore

di Mariella Tafuto, qui:
https://mariellatafuto.wordpress.com/2010/11/03/notturno/

*

[l’ultima cena]

All’ultima cena, -mio signore
ho portato tredici pensieri
tutti intinti nel vino buono.
Ho apparecchiato la tavola
per ogni peccato che non abbiamo
commesso e disposto lame e candele
per ogni notte invocata
sulla pelle lontana.
All’ultima cena -mio signore
ho offerto ciò che non potevo e in quell’atmosfera ho designato
la tua fine:
il mio boccone avvelenato
tra le cosce che osannavi,
il mio dolore che sormontava
la verga della tua potenza, il mio unico e fedele bacio
sulla tua ultima parola.

E così è stato.

Così sono stata il fato che hai
costruito tra una fuga e l’altra,
al riparo da occhi indiscreti,
nel rifugio che pensiamo invincibile
e che di colpo si rovescia quando il tempo singhiozza e confonde il sangue col tramonto,
quando l’amore si confida e noi seguiamo sordamente
il labile volo di farfalle
senz’ ali.

di Jonathan Varani, qui:
https://tremoridinchiostro.wordpress.com/2019/07/16/lultima-cena-2/

*************************