Ascolta & Leggi: Battisti/Panella e sei poesie ermetiche.

Marcello Comitini – Il Gelsomino

I fine settimana estivi sono giorni
colmi di silenzio. Sono partiti
e i loro passi riempiono ancora la strada
di quell’andare avanti e indietro
per stipare la roba, e le brevi risate,
qualche sillaba gridata, gli schianti soffocati
delle portiere, le scie colorate
che si allontanano
come un film muto di altri tempi.
Ad ogni angolo il vuoto che il sole scandaglia
e nel contrasto duro tra luce e ombra
tutto muta in bianco e nero.
Rade figure camminano solitarie.
Un vecchio in canottiera
siede all’ombra di un albero, un gatto
disteso al centro della strada lecca
con dolcezza le zampe davanti. Nessun bambino
gioca, nessun latrato di cane
in lontananza. La polvere e le foglie
riarse giacciono tra muro e asfalto.
Il gelsomino acuisce il suo profumo, infuria
nei ricordi di chi è solo.

*

Giuseppe Ungaretti – Veglia

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

*

Mario Luzi – Canto notturno per le ragazze fiorentine

Lasciate il vostro peso alla terra
il nome dentro il vostro cuore
e volate via,
quaggiù non è vostro l’amore.

Nella sua profondità si libra il biancore notturno,
le ore passano senz’orme
e ovunque una dolce carità
di voi, d’ogni bellezza parla del vostro corpo che dorme,

e dormendo naviga senza dondolare al suo porto,
lascia consumare il suo volto
il suo tenue colore ed il fiore
del viso dove odoran le giovani pene, il desiderio raccolto.

Come acque di un fiume sepolto rampollano dalla notte
le immagini addormentate
di voi, dei vostri occhi assenti;
senza forma, senza calore passan sul cuore degli adolescenti.

Dalla terra volano via gli eventi, le dolci passioni
escono dai corpi spenti,
la povertà le illusioni,
i sorrisi profondi delle umane consolazioni.

Noi non amiamo che quella vanità che ci addolora,
vi porta di ora in ora leggere
come un lume che non si può tenere
ma solo morirne. Come cere colano intorno le stagioni,

e noi andiamo con la volontà di Dio dentro al cuore
per le strade nel lieve afrore
delle vostre stanze socchiuse,
nell’ombra che sommerge le vostre pupille deluse.

Lasciate il vostro peso alla terra
il nome dentro il nostro cuore
e volate via,
quaggiù non è vostro l’amore.

*

Alfonso Gatto – Nello spazio lunare

Nello spazio lunare
pesa il silenzio dei morti.
Ai carri eternamente remoti
il cigolìo dei lumi
improvvisa perduti e beati
villaggi di sonno.

Come un tepore troveranno l’alba
gli zingari di neve,
come un tepore sotto l’ala i nidi.

Così lontano a trasparire il mondo
ricorda che fu d’erba, una pianura.

*

Salvatore Quasimodo – Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
tra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese:
oscillavano lievi al triste vento.

*

Eugenio Montale – Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

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22 pensieri su “Ascolta & Leggi: Battisti/Panella e sei poesie ermetiche.

  1. Quello che qui salta agli occhi non è il vedere il nome di Marcello fra grandi poeti del 900, ma il suo assunto secondo cui la sua poesia non sfigurerebbe. Questo non è autocelebrarsi? Proprio Marcello che, sui social, se ne lamenta. Scusami, Flavio, ma trovo sia di pessimo gusto andare incontro a velleità di questo tipo, quando tu sei il primo a voler restituire dignità al fare poesia. Oltretutto avevi postato l’articolo con cinque testi di grandi, immensi,direi, poeti e su velata richiesta ne hai aggiunto un sesto. Non lo trovo corretto ; diverso, anche se discutibile, sarebbe stato se per tua scelta avessi messo subito i sei testi. Che Marcello sia un’ottima penna non è messo in dubbio, ma salverei, con un minimo di volontà l’ineccepibilita’ delle scelte nel proprio spazio e soprattutto il non sentirsi chiamati da niente e da nessuno a cambiare di una sola virgola quanto si è già pubblicato. Niente di personale e non intendo prestarmi a polemiche. Ho espresso il mio parere come lettrice di questo, che ho sempre creduto essere uno spazio indenne da servilismi e opportunismo che con la poesia non hanno nulla a che vedere.

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