tempo demanio

finite le scuole,
la vecchia e il cracker delle Cinque
osservano il traffico

una coppia trasloca:
lui già stanco, lei già grassa
i bambini chiusi dentro i cassetti

non si sa cosa farà il tempo
nell’imminente fine settimana.
certo passerà

tempo demanio

Ascolta & Leggi: Brad Mehldau e Anna Leone

A me è rimasto un cantare,
una manciata di speranza alla vista
della verità, che conosce soltanto me e
non può essere la verità di nessun altro.
(Mariella Mehr)

Chiariamo subito, Anna Leone ha una scrittura capace, fluida, emotiva, ma non è poeta nel senso più conclamato e formale del termine. Infatti non se la tira semplicemente perché scrive poesie, e per fortuna. Il mondo non ha bisogno di poeti in alamari, ha bisogno di buoni versi e buone letture, tutte caratteristiche precise e preziose nella scrittura di questa Donna “prestata” alla Poesia. D’altra parte Anna Leone, autrice totalmente inedita su libro, vive una vita come tante, con la sua famiglia, il suo lavoro, a volte ha bisogno di poesia e scrittura. Certamente Anna non è una letterata, malgrado la sua formazione culturale e il suo bagaglio di letture dicano esattamente il contrario. Il riserbo che la trattiene non le impedisce tuttavia di condividere il suo sentire attraverso un’ottima scrittura in versi. Quando ne ha necessità, quando qualcosa le esce, prepotente, e non vuole rimanere dentro. Una poesia di carne e sangue, che non insegue estetiche o scuole finalizzate al vuoto e all’omogeneità, e che spesso regala a chi la legge attimi unici di vera profondità ed emozione.

Poesia

Lasciami scivolare
lungo i pensieri
lascia che io vada
nei sogni.

Per te dò ombra
alle mie illusioni
e trasparenza
a cristalli sbiaditi
d’incanto.

Sei il fiato
in questa vicinanza
di specchi,
il respiro che risuona
nel delirio di un soffio.

Lascia che mi perda così,
mentre mi sopravvivi negli occhi
senza domanda.

*

Da lontano

Sembra quasi bastare un verso per far dimora da
scrivanie di disordini, senza fogli.

Viaggiare dietro retine sole con un’aporia d`orizzonti,
ma, d`amblee, farsi fronte di baci, palmi scoscesi in
tenerezze.

Come tutto fa ampolla
da lontano e si tira dentro luna e stelle e sussulti di
maree

Come da vicino è uno squittio di carenze necessarie,
mentre il cuore duole.

*

*

Oltre l’Ultima Thule

È stato nella notte,
non ancora di maggio,
una voce, forse una Luce,
mi chiamava.

Mi rividi con tutti, voi tutti,
e già mi sognavo sogno.

Mentre tornavo dalla culla
al ventre di mia madre
che non sa, non può saperlo, e mi piange.

Schiuso nel tepore di Lei
sono già, oltre l’Ultima Thule,
carezza tra rossi baleni d’immenso.

*

Pesah (Passaggio)

Sicuro oro il triduo raggio:
grigio pesah di nubi meste santifica giorni
parimenti bestemmiati.

Brunito il bronzo muto dell’ultimo rintocco.
Rosso anemico il labbro al bacio dei giuda, già dopo colazione.
Verde ulivo, più bandiera, la mano, tesa al giubilo,
per l’ultimo venuto senza mulo.

Rosa frammisto all’avorio le bocche aperte nell’osanna .
Chiaro scuro d’ala, spiegata al presagio di morte.
Pellucido l’ocra punteggiato di rosso vivo,
combinato alla polvere, man mano, suppurando, per tanto blu
precipitato, rapprendersi; crosta d’obbedienza
su ginocchi pesti.

Ebano di lignea corona allo scherno proclama.
Certo , violaverde la pelle abrasa
nel breve grido di orgasmo animale.

Grigio opalescente che irrora, non irida,
irride innocenza.
Vero nera la fame, alabastrino il freddo, diamantina
la sete, più buia del buio la notte sola.

Ditelo, almeno, ai poveri cristi,
che sarà un graduale liquefarsi nel fiato di fiele,
giallo di bile la fine.
Trasmutazione lenta, lenta, fino al bianco dell’osso,
mentre ancora e ancora acclameranno il risorto.

*

Nuda così

E’ mostrar la grazia
che non esibisce; in similitudine di voli leggeri
di ampiezza e profondità.

Per te sarò nuda così,
come il trasparire dell’aria.

Ad entrarti negli occhi,
piano, senza fretta,
maggiormente nel cuore.

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Pillole di felicità

Anche le onde non hanno storia.
Vivono del solo momento in cui spirarono.
Non rimane più nulla,
oltre il piede sulla battigia,
mano a mano sepolto nella sabbia.
Avanza il ricordo, avanzano gli anni,
tralasciati da un vivere senza memoria.

Molti avvoltoi campano
puntando ai tempi di prescrizione,
squalo mangia uomo. L’uomo mangia avanzi:
concede eternità solo alla plastica,
a giudizi sputati in favore di vento.
L’essenziale è tutto quanto perduto,
inaspettatamente, prima non era.

Ci si accorse di Battisti non più giovane
soltanto il giorno della sua morte.
Si torna alla disperata felicità del mondo
con bravura, adulti in balia delle correnti,
confidando nei silenzi radio.

Gioielli Rubati 45: Gentilino Cipriano – Alessandra Solina – Matt Taggart – Rosario “Sarino” Bocchino – Cristina Bove – Roberto Nicolini – Marco G. Maggi – Pier Maria Galli.

LUCIANA

Nel nome del tuo dio consueto
e dei tuoi figli non contemplati
degli spiriti furtivi nel grembo,
con mani arrugginite tenti specchi
frastagliati dei tuoi volti e denti
vuoti sorridono ebeti alle scarpe
rattoppate, ai libri lisi al testardo
orgoglio tarlato dei padri futili, e
mi allucini ad ogni Natale per un
figlio già nato e non lo sapevamo.
E così sia.

ⒸCipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2019/06/05/luciana/

*

Potere femminile

Siamo donne dell’attimo.
Ci inchiniamo al sole del mattino,
alla luna che sorge.
Lo sguardo indietro
solo
per non dimenticare.
La nostra energia è al domani,
al vento
che odora di cambiamento.
Non siamo ferme al crocevia,
ma protese
al divenire,
allo scorrere rapido del torrente
che con pazienza e determinazione
si disperde
nelle turbolenze marine.
Siamo onde noi,
così vicine da
abbracciare
l’energia che fa palpitare
l’universo.
Siamo forza che crea,
che disvela l’arcano.
Non calpestare
quel minuscolo fiore di donna.
Racchiuso in lui
l’amore che muove il mondo.

di Alessandra Solina, qui:
https://alessandrasolina.wordpress.com/2019/06/05/potere-femminile/

*

REGOLARE

Sono stato inadeguato con Gavin questa mattina.
Stavo pensando a ciò che dovevo
realizzare durante il giorno
invece del suo miglior interesse.
Quando me ne resi conto, mi voltai
verso Gavin e dissi: “Gavin,
sei arrabbiato con me?”
Gavin annuì, sì.
Poi ho chiesto: “Sei arrabbiato con me?”
Lui scosse la testa, sì.
Gli ho detto che ho capito perché.
Poi ho detto che mi stavo
calmando, parlando più dolcemente
e che mi dispiaceva.
Ho chiesto se gli piacerebbe sedersi sul
divano con me per qualche minuto.
Gli piace sedersi accanto a me e posare
la testa sulla mia spalla mentre bevo il
caffè. È la prima cosa che facciamo ogni mattina.
Mi resi conto che avevo bisogno di resettare la mattina,
mettere a margine ciò di cui avevo bisogno e concentrarmi su Gavin.
Credo che il modo migliore per migliorare la
nostra vita sia riconoscere quando è il momento di
guardarci allo specchio e adattarci.

di Matt Taggart, qui:
https://mtaggartwriter.wordpress.com/2019/05/29/adjust/

*

Si potrebbe stare in un momento

si potrebbe stare in un momento
senza nemmeno il tempo tra le mani
con qualche splendore in terra
e probabilmente lasciando tutto

come promesse di rose stanche
o per la luna sofferta in luce,
ancora nel dipinto di una sera
a tratteggiare il giallo senza meta

e solo per essere lì,
con tutto il mondo indietro
di traverso alla notte
magari in ogni frase sul mare in odore

ma le parole sono qualcosa senza più usanza,
leggende di un’alba insonne
per questo viaggio che teme la scadenza
e la fotografia fatta di silenzio

forse con qualche eternità al vento
si potrebbero difendere le porte,
più o meno in discesa gettando altrove
gli anni che non danno tregua

e anche se nati in solitudine
dentro tutti i passi salvati alle ruote,
di ogni verso almeno il barlume nella voce
e della vita un frastuono di radici

di Rosario Bocchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2019/06/04/si-potrebbe-stare-in-un-momento/

*

Alter ego dell’alter ego

Venire ai versi corti
con me che mi tampino
in terza persona
_mi faccia i complimenti il revisore_
lei è una bozza di poesia incompiuta
direi malriuscita
lei si defila
sostiene il rogo senza fumo
la fossa del cestino

a me non resta che una via di fuga
assenteismo da mancata voce
un foglio vuoto

lei finge di collaborare
chiude persiane e porte
_guarda i miei piedi andare via da soli_
le strofe non asfaltano la strada
fosse per loro andremmo a farci vivi
da un’altra parte
lei annuisce
io per addormentarmi prendo un libro
e mi faccio sparire tra le pagine

di Cristina Bove, qui:
Alter ego dell’alter ego

*

INIZIO

Nell’ora della nascita
freddo
sulla pelle calda
contrasto con la vita,
già lotta inquieta
contro il tramonto del senso.
L’inizio c’è mai stato?
Si appare e scompare,
si viaggia,
si costruisce nel senso
un percorso che cammina
nel nulla
e la meta… fine sospesa
nel vuoto del reale\irreale
eppure…
chiudo gli occhi
e non c’è più il buio
del divenire incessante,
chiudo gli occhi e vedo,
vedo me stesso pulsare nel tutto
un enorme cuore
che scandisce la vita
e si stringe
e freme
e piange
e ride d’amore.

di Roberto Nicolini, qui:
Inizio

*

Porto Maurizio

Siamo scesi dai colori tenui
oltre la morbidezza degli angoli
a questo bar di Borgo Foce
col suo poggiolo sul mare
-la pretenziosa “terrazza”-
nel lancinante riverbero
il primo sole di giugno
dischiude nuovi orizzonti.

Ricorderai questo giorno
lo sfavillio sulle onde
quando sarò tra le ombre?

Oggi, Alberto, quasi mi manchi
come se io già fossi nell’oltre
ma se, per un fato improbabile,
potessi donarti l’immortalità
non rinuncerei a rincontrarti

di questo egoismo io mi cruccio
e di non avere molto da darti.

Porto Maurizio (Imperia) 1 giugno 2019
di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2019/06/06/porto-maurizio/

*

questa mattina di pioggia il giardino è un tremato di seni,
foglia a foglia, o se preferisci magre spogliarelliste in bilico
che somigliano a qualcosa di bach che ora non ricordo.

(solo per dirti che
artisticamente è il cielo fuori luogo, quel cielo che corre incontro alle cose
quando tu smetti la mattina e ti rivesti senza scrivermi perché)

di Pier Maria Galli, qui:
https://piermariagalli.wordpress.com/2017/05/10/702/

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ascolti amArgine: Annie’s Song – John Denver (1974)

Questa canzone d’amore, scritta per sua moglie Anna, ci porta ancora a considerare il tema del “tu” come all’unica realtà che possa corrispondere all’oggetto proprio del desiderio umano. Si apre così la ricerca del “Tu” ultimo; solo in questo modo il “tu” umano non viene ridotto a oggetto da possedere.

CANZONE DI ANNA

Tu mi riempi i sensi
come una notte nella foresta
come le montagne a primavera
come una passeggiata sotto la pioggia
una tempesta di sabbia nel deserto
come un placido blu oceano
tu MI riempi i sensi
vieni a riempirli di nuovo

Vieni, lascia che ti ami
lascia che ti doni la mia vita
lasciami annegare nel tuo sorriso
fammi morire fra le tue braccia
lascia che mi distenda al tuo fianco
fammi stare sempre con te
vieni, lascia che ti ami
e amami ancora

Lascia che ti doni la mia vita
lascia che ti ami
e amami ancora

TESTO ORIGINALE

You fill up my senses
like a night in the forest
like the mountains in springtime
like a walk in the rain
like a storm in the desert
like a sleepy blue ocean
you fill up my senses
come fill me again

Come let me love you
let me give my life to you
let me drown in your laughter
let me die in your arms
let me lay down beside you
let me always be with you
come let me love you
come love me again

Let me give my life to you
come let me love you
come love me again

You fill up my senses
like a night in the forest
like the mountains in springtime
like a walk in the rain
like a storm in the desert
like a sleepy blue ocean
you fill up my senses
come fill me again”.

e se ne vanno

illogico, va e viene,
mentre sognava, si è visto
sognare dentro uno spicchio di mela;
il destino corre verde
i cavi della centrale elettrica
durante ogni vita
straordinariamente piatta

per verità o difetto
è accaduto,
inconsapevole di vuoti d’aria
più o meno frequenti;
nessuno sa raccontare l’attimo preciso
in cui sente mancare
la terra sotto i piedi

i geni accorti
fabbricano risposte, assegnano colpe,
si perdono dentro occhi
mai avuti,
ma raccontano di avere posseduto:
il loro quarto d’ora termina
e se ne vanno

ascolti amArgine: Zombie – Cramberries (1994)

È la canzone più celebre dei Cranberries, e una delle più celebri in assoluto degli anni ’90 che, con il suo enorme impatto, ha probabilmente contribuito al cessate il fuoco in Irlanda del Nord (nel 1994, cioè nello stesso anno di composizione di “Zombie”, Belfast era ancora squassata da sanguinosi attentati). È la canzone, tra le altre cose, che ha rivelato le straordinarie doti vocali della compianta cantante del gruppo irlandese, Dolores O’Riordan.

ZOMBIE

Un’altra testa cade lentamente,
un bambino muore
E la violenza sparge silenzio
Siamo stati noi a sbagliare?

Ma come puoi vedi non sono io, non è la mia famiglia
È nella tua testa che stanno combattendo
Con i loro carri armati, le loro bombe
i loro fucili
Nella tua testa, nella testa stanno piangendo.
Nella tua testa, cosa hai nella testa, zombie?

Ad un’altra madre stanno frantumando il cuore
Quando la violenza sparge silenzio
Noi probabilmente stiamo sbagliando.
È sempre la solita vecchia musica sin dal 1916

È nella tua testa che stanno ancora combattendo
Con i loro carri armati, e le loro bombe
e i loro fucili
Nella tua testa, nella testa stanno morendo.
Nella tua testa, cosa hai nella testa, zombie?

TESTO ORIGINALE

Another head hangs lowly
Child is slowly taken
And the violence causes silence
Who are we mistaken?

But you see, it’s not me
It’s not my family
In your head, in your head, they are fighting
With their tanks, and their bombs
And their bombs, and their drones
In your head, in your head, they are crying

What’s in your head, in your head
Zombie, zombie, zombie-ie-ie
What’s in your head, in your head?
Zombie, zombie, zombie-ie-ie, oh

Another mother’s breaking
Heart is taking over
When the violence causes silence
We must be mistaken

It’s the same old theme
In two thousand eighteen
In your head, in your head, they’re still fighting
With their tanks, and their bombs
And their guns, and their drones
In your head, in your head, they are dying

What’s in your head, in your head?
Zombie, zombie, zombie-ie-ie
What’s in your head, in your head?
Zombie, zombie, zombie-ie-ie-ie, oh

It’s the same old theme
In two thousand eighteen
In your head, in your head, they are dying

What’s in your head, in your head?
Zombie, zombie, zombie-ie-ie
What’s in your head, in your head?
Zombie, zombie, zombie-ie-ie-ie, oh

Edith

che tanto amore sia defluito
e diventato scorso
in così pochi momenti,
specie di marea senza Luna,
ne definisce l’umanità

conchiglia lasciata persa
da chi o cosa non è stato,
sola, atterrita, infelice,
certo il bisogno dell’abbraccio
così come non è mai stato

dopo tutto
è accaduto niente,
l’acqua manterrà il suo nome,
i figli scorderanno i padri,
i maschi a coprirsi di ridicolo

fumando
penso questa beffa
di te nemmeno l’ombra,
una rondine si racconta in volo.
poi tre