Ascolta e leggi: … a proposito di culo (con Diaframma, Carlos Drummond De Andrade, Franz Krauspenhaar)

IL CULO, CHE MERAVIGLIA

Il culo, che meraviglia.
E’ tutto un sorriso, non é mai tragico.

Non gli importa cosa c’é
sul davanti del corpo. Il culo si basta.
Esiste dell’altro? Chissà, forse i seni.
Mah! – sussurra il culo – quei marmocchi
ne hanno ancora di cose da imparare.

Il culo sono due lune gemelle
in tondo dondolio. Va da solo
con cadenza elegante, nel miracolo
d’essere due in uno, pienamente.

Il culo si diverte
per conto suo. E ama.
A letto si agita. Montagne
s’innalzano, scendono. Onde che battono
su una spiaggia infinita.

Eccolo che sorride il culo. E’ felice
nella carezza di essere e ondeggiare.
Sfere armoniose sul caos.

Il culo é il culo,
fuori misura.

di Carlos Drummond De Andrade

*

LA POESIA E’ UN CULO

La poesia è un culo.
Un semicerchio attorno alla cravatta del signore
giovedi, al centro, che ha finito di scavarsi i vermi
dal culo.

La poesia è un culo. I vermi si staccano, arbitrari
pensieri che prevendono parole silenziose,
alberi dove soffrire mentre la nostra morte
attira i vermi. Nel culo. Anche nel culo depositano
i vermi le ali delle loro fatiche, la bellezza strana
del definirsi per un povero privo, avio, avioprivo,
come fosse saltato su una mina, al vecchio formicaio.

E la poesia, soprattutto negl’istanti cucinati,
e la ventola spaccata e l’odore delle mense
degli ospedali che spiccano voli derratici:
ebbene, lì la poesia è un culo. Che fa rumore
sul cesso e che si bagna in un bidet stanco
ma levigato, prima di salire il nostro culo su,
alla vestizione della nostra giornata.

E la poesia è sempre più un culo, sempre più
essa viene coperta dai vestiti, dalle fodere
che ci fanno civili, timorati, cittadini onorati.
E’ come un morbo, perversione rattusa;
e più il culo è coperto da pantaloni e gonne
e jeans e tute ginnastiche, più è poetico.

Il viaggio del culo da una quasi prosa alla poesia
è compiuto soprattutto sui tram. Nelle nostre
malsane voglie di misurare tutto, stabiliamo
metri e misure con la strettezza del tessuto,
l’aderenza sul culo. La poesia più alta si rileva
in un culo femminile pieno di tonda grazia
preso a sé, come in abbraccio, da stoffa di seta.

di Franz Krauspenhaar

*

3 pensieri su “Ascolta e leggi: … a proposito di culo (con Diaframma, Carlos Drummond De Andrade, Franz Krauspenhaar)

  1. ve bene, io ti passo questa…

    Cantèda Vintiquàtar

    La figa l’è una telaragna
    un pidriùl ad sàida
    é sgarzùl ad tòtt i fiéur;
    la figa l’è una pòrta
    ch’la dà chissà duvò
    o una muràia
    ch’u t tòca buté zò.

    U i è dal fighi alìgri
    dal fighi mati s-cènti
    dal fighi lèrghi e stretti,
    fighi de caz
    ciacaròuni ch’al tartàia
    e quèlli ch’al sbadàia
    e a n dòi una parola
    gnènca s’ta li amàzz.

    La figa l’è una muntagna
    biènca ad zòcar
    una forèsta in dò ch’e’ pasa i lop
    l’è la caròza ch’la tòira i caval;
    la figa l’é una balèna svòita
    pina ad aria nira e ad lòzzli,
    l’è la bascòza dl’usèl
    la su còffia da nota,
    un fòuran ch’e’ brèusa inquèl.

    La figa quand ch’e’ tòcca
    l’è la faza de’ Signour,
    la su bòcca.
    L’è da la figa ch’l’è avnèu fura
    e’ mond sa i èlbar, al novli, e’ mèr
    e i òman éun a la vòlta
    e at tòtt al razi.
    Da la figa l’è avnù fura ènca la figa.
    Os-cia la figa!

    Tonino Guerra

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