Ascolta & Leggi: Enrico Ruggeri & Marco Amore

In questo caso posso esprimere la mia perplessità sui lavori di Marco Amore facendo mie le parole di Mario Lunetta, scritte per commentare certa poesia nostrana di trent’anni fa. In questo caso è poesia molto più recente, purtroppo.

«La stupidità organizzata è volgare, ci fa orrore. La ideologia attualmente diffusa in gloria di quella recentissima specie zoo(il)logica che sarebbe il poeta da spiaggia o da stadio […] che ‘canta’ al grado zero le sue passioni le sue frustrazioni le sue esaltazioni in versi intrisi di ‘incantevole’ primitivismo semianalfabetico, è l’ultima invenzione del mercato delle lettere (insomma, del mercato) perfettamente omologa al presente del gusto medio radiotelevisivo/rotocalchesco. È l’ultima mistificazione in letteratura, in poesia».

Le poesie sono tratte dal libro Farragine per Samuele Editore
http://www.laboratoripoesia.it/marco-amore/

Calembour

Prescelto dal sogno, ti vedo ruzzolare nel fango della lizza;
lo stendardo piegato, reciso da un colpo di lancia
mentre muore inerme sulla fronte
Come una triste epigrafe d’argilla
si sgretola ai raggi della noia
spiando il sole liturgico,
ammanetti le gioie sulla leggenda più falsa
alla maniera degli artisti
Non per scolpire il marmo con le gesta
in onore dell’unificazione a fin di bene,
sperperando un mondo altrui
dove i cibi saziano vendette
attuate alla luce dell’inganno,
ma per il piatto pronto col fiorito di menta
e l’ossatura chiassosa in cassoulet

*

ore ventitré in punto. Manca poco a mezzanotte e tre quarti

Al centro del suo ufficio legale appese il quadro con le ninfe
di Jan Vermeer: quelle intorno a Diana, col manto in tinta
unita, sembravano sorelle accapigliate

«Testa o croce», disse la sorella maggiore
Non erano convinte di niente né pronte a farla finita
ma purtroppo il fucile
regalò una martire alla notte
senza che nessuno disse addio

*

mentre tesseva le ninfe dei boschi la fissavano
celate dalle piante arbustive

si liberava delle proprie passioni
con l’ingegno,
le fragili mani sulla tela creata di recente
non producevano niente di nuovo

Il filo del discorso
un proverbiale coltello nella piaga
un fiore sul filo del rasoio
elettrico
(una colpa che non mancheresti di cogliere,
se avessi intenzione di trovarla)

scendendo al Terminal
ogni giorno per sempre
si ripeteva mai più.

*

sul pullman non poteva stare in piedi
né poggiare i piedi sulla sbarra

era un bozzolo metallizzato in cui mutare
per un percorso di vita limitrofo

la ragazza immaginaria
sparsa nel cortile
aveva l’abbonamento mensile
per studenti

aveva il lucidalabbra di Estée Lauder

*

Farràgine

Fuori le fronde degli alberi aggrovigliate su se stesse da un
vento ferino d’estate
(le foglie svolazzanti da parte a parte realizzavano vortici
vivaci, variopinti)
Accompagnata da un adulto
che interrogava i declivi durante uno spettacolo Tv,
la ragazza bruna con gli occhi in orbita
per la luna piena che seguiva lo stesso itinerario

Allora la ragazza bruna con gli occhi in orbita
non si poteva cogliere
dentro l’urlo di una bambina supina con le mani esili
protese a difendersi la testa
Il suo grido era il patatrac abbastanza chiaro
di una brocca in frantumi

Per cui tre volte al mese gli accadeva di essere in pigiama. la
luna che maculava gli alberi le friniva ininterrottamente tra le
trecce
*******************************

per saperne di più:
http://www.laboratoripoesia.it/marco-amore/

35 pensieri su “Ascolta & Leggi: Enrico Ruggeri & Marco Amore

  1. “e caso volle che mio fratello possedesse una collezione di libri del Re sul pensile sopra la testiera.” Che caso!! E che ca..o !! Sfortunato per la letteratura, anche se lei è forte e sa resistere a tutti gli attacchi di certi autori, con la complicità vergognosa e venale di certi editori.
    Ma toglimi una curiosità: pubblicare di questo signore sul tuo blog non è anche, pur se non voluto, un attacco ai fianchi di chi scrive seriamente? Gente che non ha ” avuto la fortuna/sfortuna di entrare nel mondo editoriale troppo presto” ?

    • no, perché altrimenti mi sarei mosso diversamente scrivendo quello che penso realmente e senza diplomazia, preferisco porre ai lettori i testi, poi dicano loro, e il ragazzo per la cronaca ha 28 anni o giù di lì, quindi probabilmente ci è entrato troppo presto

      • vedi, ho saggiato il mondo della poesia nazionale, frequentando anche giri cosidetti “importanti”; ho organizzato eventi, pubblicato libri, però me ne sono ritratto, perché è un mondo in cui si da un’immagine falsissima della Poesia, preferisco gente vera e autori come sei anche tu, che fanno di onestà, discrezione e talento un metodo di lavoro, e trovo tantissime perle di poesia

  2. Eccomi!
    Allora, parto con queste mie considerazioni:
    – andare a capo prima della fine del foglio, non fa di un testo una poesia;
    – scrivere poesie e tantomeno vedersele pubblicate non fa di una persona un poeta.
    Detto ciò, prendo spunto dal tuo articolo per dire quanto segue:
    La poesia è termometro della società, è la nostra è una società “fast food”, usa e getta, veloce e superficiale; non c’è da stupirsi se leggiamo testi che non portano da nessuna parte, che non fanno riflettere e che sono una semplice descrizione prosaica della prima polluzione che viene in mente all’autore. Se ci aggiungiamo l’abbassamento culturale, la facilità di scrivere “leggero”, la spettacolarizzazione della poesia (che non è altro che il catalizzatore di tutto ciò che ho scritto in questo post) e la diffusione sui social, il risultato è questo.

    Poi, perché un editore pubblichi o meno certe cose boh, questo non lo so. O lo posso immaginare, ma qui bisognerebbe aprire un altro post chilometrico…
    Spero di non essere stato troppo lungo e noioso, e di aver centrato il nocciolo del discorso 🙂

  3. Mi sento di darti piena ragione circo il mondo della poesia Flavio Almerighi. Un mondo dove non si esprimono opinioni sulle scritture altrui perché “non si fa”. Un mondo dove non si esprimono opinioni in genere perché “chi te lo fa fare” . E questo anche su cose che non riguardano la poesie. Un mondo piatto, omologato. Quando leggo mi sembra di leggere sempre la stessa cosa. Sai , quando in un commento, mi hai espresso un dubbio su un dettaglio ne sono stato felice, e da allora ti seguo molto più di prima. Ho 65 anni e 35 anni di scrittura alle spalle. Ma fino a due anni fa di questo mondo non facevo parte. Non ho mai partecipato a premi, mai sono stato in giurie di premi,non ho parrocchia, e fino a tre anni fa non ero nemmeno sui social. E ti confesso che sono spaesato.

    • Secondo me quel “non si fa” è un eccesso di buonismo, il quale è molto deleterio per la poesia (e per l’arte in generale).
      Se cominciassimo davvero a criticare anche in maniera cattiva, forse avremmo meno poesie scadenti in giro. Dico forse eh…

  4. Da tempo, ormai provo una profonda avversione verso certa scrittura che predilige la forma ai contenuti, ma in questo caso posso dire, senza tema di essere smentita, che questi testi sono la prova di un io destrutturato in una scrittura frammentaria. Ne viene fuori una babilonia di esistenze fuori campo, senza storia e senza insegnamento. In questi testi, oltretutto, non si salva neppure la forma e si possono notare anche errori grammaticali. Mi chiedo se l’editore, li abbia letti o semplicemente editati sulla fiducia. Dico che è ora di finirla di spacciare testi per poesia pur di sbarcare il lunario. I lettori non sono così sprovveduti da non saper distinguere una poesia da una ciofeca. L:autore è un giovane uomo ed avrà modo è tempo di migliorarsi e potrà farlo se molto onestamente vgli verrà detto: no, non ci siamo, non basta pescare dal bussolotto parole, metterle in fila, per farne poesia.

  5. Due cose, ma veramente sono strutturate cosi? Punto e a capo come capita. E poi mi “piacciono” molto i nomi buttati li, quasi a caso, per dare un’impronta da letteratura di nicchia. È stata curata più la parte d’impatto, quella più “trap”, diciamo, a scapito della sostanza, anche se alcune immagini o figure mi piacciono anche. Ma più che all’autore una cosa chiederei all’editore, veramente crede in queste poesie?

    • Gli editori puntano quasi sempre al guadagno. La rima cuore-amore funziona sempre coi più, le grandi case editrici sono sempre più attratte dai numeri che dalla sostanza. Questo è molto triste
      Un caro abbraccio, Sarino.

    • comunque questa sonora sgrammaticatura:

      “mentre tesseva le ninfe dei boschi la fissavano”

      dove sembra che il soggetto non stia tessendo tessuti, ma le ninfe dei boschi che, nel mentre che le tessi ti fissano, è proprio strutturato così: in caso l’autore intendesse questo, ma ne dubito, posso supporre che abbia un buon pusher

  6. Le poesie – da cui Flavio ha tratto alcuni testi – sono edite nella raccolta “Farràgine”, prefata da Giovanna Frene. Anche a me queste poesie non convincono. Non vi trovo un contenuto preciso ma un affastellamento sfocato di motivi, allusioni, riferimenti a termini e aspetti di varie discipline che non si condensa intorno a precisi nuclei tematici. Anche i versi, è vero, sembrano spesso andare a capo senza una ragione precisa e il linguaggio, fortemente composito e ibridato, sembra quasi “inseguire”, voler definire un suo contenuto. Insomma, anche a me queste poesie dicono molto poco. Ma è pur sempre un giudizio soggettivo. La raccolta ora è risultata Finalista al Premio “Camaiore” che è un premio serio. Altri lettori, Editore compreso, avranno visto qualcosa che a me sfugge, tutto qui. Ciò che conta, alla fine, credo sia poter esprimere liberamente il proprio apprezzamento o meno per un’opera, senza essere tacciati di malevolenze aprioristiche. Per me questo libro rimane un “laboratorio” (l’autore l’ha scritto a 20 anni!) su cui sarebbe stato preferibile, a mio avviso, lavorare ancora per precisare e definire linguaggio, stile e contenuti. Un caro saluto a tutti!

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