Gioielli Rubati 41: Sara Provasi – Jen – Manuela Maroli – Marco G. Maggi – Alfonsina Caterino – Anna Leone – Luca Crastolla – Italo Bonassi.

Un fiore sotto terra è cieco
prima di nascere
e torna cieco
e sotto terra
quando muore
appassito o calpestato.
Mentre era vivo, vedeva?
Cosa vedeva?
È rilevante?

di Sara provasi, qui:
https://attieffimeri.wordpress.com/2019/04/23/un-fiore/

*

Le mani mi sono grigio argento
rivestite di polvere lunare
pronte per la guerra
per combattere le mie paure
Lume di luna scorre dalle mie dita
ruscelli di luce antica
correndo di nuovo verso di te
sono io
tirata per le mani del tempo
di nuovo tra le tue braccia stanotte
venuta ad accettare
il tranquillo invito dei tuoi occhi …

di Jen, qui:
https://wired4more.wordpress.com/2019/05/13/25368/

*

LA CHIAVE DI VOLTA

Sposto i quaderni neri dalla polvere
Erro, erravi, erratum
accartoccio le pagine
poi le lancio all’inferno,
sfinimento dei giorni.
Nessuna ferita brucia più dell’assenza
avrei voluto omaggiarti con dei versi
ma non sono parole d’amore.
Tutto filerà liscio.
Aggiungo la chiave di volta, è definitiva.

di Manuela Maroli, Poesie impossibili, qui:
https://poesieimpossibili.wordpress.com/2019/04/23/la-chiave-di-volta-poesie-impossibili-di-manuela-maroli/

*

Corporeo

Cuspidi di pelle e di ossa
sono ormai acqua passata
su scheletri cresciuti in fretta
con la spocchia adolescente
di chi vuole arrivare lontano
senza mai pensare al dopo.

Quanti acquazzoni sulle parole
e sotto il cielo di quei giorni
restano gli sguardi reduci
nel setaccio dello specchio
ad affrontare quel peso
lasciato loro dal destino:
quanto faticoso è stato crescere!

Poi quello scatto delle membra
un luccicore da fuoco fatuo
che come la scia di una lumaca
svanisce alla prima pioggia

così la nostra luce franta, alle
prime avvisaglie della vecchiaia.

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2019/05/12/corporeo/

*
…LUNGO IL FIUME AVOR

ho camminato l’imponderabile. D’altra
parte l’incontro che unisce le rive
sono estraneità congiunte
in forza dell’incanto
inverso destino
dell’universo
smontato in mano ai giochi
Refuso abusivo tra langhe
il latte infesta lagune
d’occhi e semina
ingrigita carne
di poesia
negli interrogativi
E non smette istante assoluto
la croce. Riverbera quarzi
di prodigi e primizie
assetate d’assenzio
tra colpi al vento
biondi che stende sull’Avor un
gomitolo di stelle appeso
ai fili
fuori dalla visione
di Angeli
e demoni…
… LUNGO IL FIUME AVOR

di Alfonsina Caterino, qui:
https://www.facebook.com/titti.barbato.3?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDVXaEBSHdYXrps7h8Uhf5d_9HzMUGqFowKGX_JnIgUsV05RdUIn4L-6VkMDl8Yg46WwKVADoyc7a3p&hc_ref=ARQ6Z3o6EvWC_pUduOuN0fKE8tc37868KfTJfHhKO4xAWRSIwQyk1DHl1C4MZeIA2no&fref=nf

*
Dissolvenze

Il tutto lì composto,
il tutto coincidente;
linea fedele all’orizzonte.

Poi l’occhio crea dissolvenze
spogliando atomi di verità.

E così nei tramonti si intravedono aurore,
nidi rassicuranti di luminose albe.

La pioggia nella pozza si svapora e, già,
l`iride si volge verso il sole.

La chiave ruota nella toppa ed è già casa,
già il dentro le consuetudini che rassicurano.

Posticcia funzione nell’esiguo spazio,
gesto minimo che s’apre
su rispondenze che verranno.

Di giorno in giorno,
contro venti o bonacce talvolta disperate.

*

riguarda la carne la solitudine

Per esempio anche nelle belle sere
bagnate da versi tra amici
bicchieri lunghi di vino buono, e nulla morde
Ma consumata l’estrosa moltiplicazione
dei pesci e della cipria
quando si chiude il cerchio d’erba
dei baci sulle guance, le mani fra i capelli
Si frana verso i dormitori
attraversati dai fantasmi
dei mezzi pubblici e privati
dai cani al neon e dai loro pallidi padroni
E lei, riaccompagnandoti
si limita forse a ricopiare il passo?

di Luca Crastolla, qui:
https://www.facebook.com/Verso-in-parole-poesie-di-Luca-Crastolla-365954130570557/?__tn__=%2CdkCH-R-R&eid=ARDeffQwhNoCp_vR371kRcHw3KPFmhOQrLtrWX6El83iIXDMtVBYoG_dch6vLLKuxP1pMoENSOqyZQjL&hc_ref=ARSPR3DLRgmzCe-5mL_T_2cvnJ7MwJ3Rkv04C8wMDKoUdX96oNcmAjEPDzl1u3gP7dI&hc_location=group

*

IL DIO DEI PESCI

Quando suonano le campane della sera,
esci di casa e va fino giù, al lago,
a Torbole del Garda. E là vedrai
che anche i pesci si recano a pregare
il loro Dio, il Dio dei pesci. Pregano
in una piccola cala fuor di mano
tra Torbole e Tempesta il Dio dei pesci
che li tenga a una debita distanza
dal pericolo famelico degli ami
che gli squarciano la gola e le budella.

Ma non sono che dei poveri pesci,
che non contano né possono sperare
d’aver lo stesso Dio che hanno gli uomini,
il loro è un piccolo dio da niente,
e ci ha la d minuscola, mentre
il Dio di chi gli strappa le budella
è un Dio che la D ce l’ha maiuscola,
grandiosa. E’ inutile pregare,
meglio stare alla larga ed invitare
il loro piccolo dio senza pretese
che non gli salti in testa di abboccare.

di Italo Bonassi, qui:
https://italobonassi.wordpress.com/2019/05/08/la-banalita-del-sublime/

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Ennesimo appello per il voto?

Da molti anni il voto è protesta, sfiducia nelle istituzioni che, molti vorrebbero “cambiare” semplicemente votando: elargendo l’ennesima fiducia al “nuovo che avanza”. Cambiare cosa? Il declino di questo paese morale ed economico? Le persone che ci governano sempre peggio? Il voto non basta, serve impegno da parte di ognuno di noi per garantire quel “cambiamento in meglio” che tutti ci aspettiamo, durante campagne elettorali le cui promesse saranno archiviate come amnesie e impossibilità. I giovani chiedono lavoro… fossi in loro chiederei anche una giusta retribuzione e il ritorno della civiltà del lavoro. Tutti chiedono qualcosa che dall’alto certo non cadrà. “noi siamo da secoli calpesti, derisi/perché non siamo popolo, perché siam divisi…” recita una strofa del nostro Inno Nazionale, e sarà così fintanto che ci limiteremo al voto ogni cinque anni, o andremo al mare per protesta. I vari mussolini, berlusconi, renzi, salvini, cosidetti “uomini della provvidenza” non hanno cambiato l’Italia, l’hanno peggiorata e noi abbiamo accondisceso, peggiorando tutti quanti. Ogni volta.

frequenza ottantasette

hai paura?
il farmacista prende la pressione,
alta, da pneumatico

il cuore batte dentro il braccio
e fa un po’ senso,
passo in rassegna ogni paura
nell’adunata generale,
una ha la barba malfatta,
l’altra una piega sulla giubba,
la baionetta senza sicura,
i pensieri altrove

a ognuna manca qualcosa,
sembrano amori trascorsi
saltando sulla corrente
da un tronco all’altro,
tra maree poco distanti:
dovrei cambiarmi le mutande,
impegnarmi di più

frequenza ottantasette battiti,
sono vivo, me ne vado

ascolti amArgine: Don’t let it bring you down – Neil Young (1970)

C’era una volta e c’è anche oggi un grandissimo cantautore canadese, Neil Young. Mezzo menestrello, mezzo poeta, qualche volta rockstar, ha dato molto alla musica popolare degli ultimi 50 anni. Qui in una delle sue canzoni da After the gold rush, quello che è ancora il suo repertorio migliore.

NON LASCIARTI BUTTAR GIU’

Vecchio seduto da questa parte della strada
con i camion che passano indifferenti
Una Luna triste affonda sotto il peso dell’oppressione
e i palazzi straziano il cielo
Un vento freddo flagella il vicolo all’alba
e il giornale del mattino vola via
Uomo morto che giaci sul ciglio della strada
con la luce del giorno negli occhi

Non lasciarti buttar giù,
sono solo castelli in fiamme.
Trova qualcuno che sta cambiando direzione
e ti ricrederai

Cieco che corri nella luce della notte
con una risposta in mano
Vieni quaggiù al fiume della vista
e potrai davvero capire!
Luci rosse lampeggiano attraverso la finestra nella pioggia
Riesci a sentire il lamento delle sirene?
Un bastone bianco giace in un tombino del vicolo

Se stai tornando a casa da solo,
non lasciare che tutto questo ti butti giù,
sono solo castelli in fiamme.
Trova qualcuno che sta cambiando direzione
e ti ricrederai

TESTO ORIGINALE

Old man lying by the side of the road
With the lorries rolling by
Blue moon sinking from the weight of the load
And the buildings scrape the sky
Cold wind ripping down the allay at dawn
And the morning paper flies
Dead man lying by the side of the road
With the daylight in his eyes

Don’t let it bring you down
It’s only castles burning
Find someone who’s turning
And you will come around

Blind man running through the light of the night
With an answer in his hand
Come on down to the river of sight
And you can really understand
Red lights flashing through the window in the rain
Can you hear the sirens moan?
White cane lying in a gutter in the lane
If you’re walking home alone

Don’t let it bring you down
It’s only castles burning
Find someone who’s turning
And you will come around

Don’t let it bring you down
It’s only castles burning
Just find someone who’s turning
And you will come around

Teorie da giorno di pioggia

sembra non bastare,
confonde vetri opalescenti
idee
qualche sentimento affonda
gatto di piombo

ricorre il desiderio,
gambe annodate all’umore tiepido
della domenica pomeriggio,
ogni più ardita teoria
è manifesto pronto a scivolare

dai treni, alle strade
alla quiete deposta e sconosciuta
di un cimitero in campagna
con le luci accese
suo malgrado

e non è ben chiaro
quanto immensa sia la bottiglia
dimenticata a testa in giù,
un giorno sarò pioggia. anch’io

Ricordo di Herbert Pagani

LEZIONI DI PITTURA

Quando lascio Parigi, capital-spazzatura
Quando fuggo dalle pubblicità che mi assalgono a colori
Quando lascio il suo grigio nel retrovisore
Per cantare da qualche parte fra Loira e Moselle
Riscopro il tuo volto fra le rondini
E ritorno pittore e mi scordo il cantante.

Hai dei cieli che danno lezioni di pittura
Hai i cieli dei quadri della rivoluzione
Le tue nubi sputate da enormi cannoni
Si disputano l’alto, e passando in macchina
Mi sembrano navi assetate d’azzurri
E fioccano così basse, che mi sfiorano la fronte

Le tue capanne hanno tutta l’aria di venir fuori da una bibbia
Curata da un qualche Mosè normanno
E i tuoi prati sono di un verde così commestibile
Che si vorrebbe essere cavallo per brucarli un po’

Hai i cieli di Vlaminck, ma di un blu che si muove
Hai i campi di Van Gogh, ma con in più gli odori
Hai Monet per le acque, i riflessi, i vapori
E queste giungle fiorite nelle stazioni dei paesi
Sono talmente Rousseau [il doganiere], che quasi è un peccato
Che manchi un leone che sorride fra i fiori.

Che mi guidino dal cielo o li abbia alle calcagne
Che sian d’oro o di bronzo, di bruma o di sangue
Il tuo sole mi rivela, a questa o quell’ora
Primavere giapponesi, autunni spumosi
Estati violette, come da manuale
Novembri di pioggia, inverni di diamante. […]

Però io che prendo le tue lezioni di pittura
Io che canto la tua terra proprio ai tuoi figli
Io che a forza d’amore ho perduto l’accento
E ti cucio in francese quartine su misura
Come molti amanti ho anch’io una ferita
Che conservo segreta, ma continua a sanguinare.

Ma mi hai visto? Ho il ricciolo berbero
Ma mi hai ascoltato? Ho la voce di un muratore
È nell’olio d’oliva che cuocio le canzoni
E parlo gesticolando e adoro la mamma
Ed ho tanti pogrom nel mio cuore millenario
Che talvolta esito davanti al prosciutto.

Cominci a capire perché mi addolora
Vedere il disprezzo che hanno a volte i tuoi figli
Per i neri, gli arabi, gli ebrei, gli zingari
Che non hanno il talento di passare per poeti…

È in nome del tuo cielo dalle strazianti pitture
È in nome del concerto che dirigono i tuoi venti
È in nome della mia fortuna e di tutto il tormento
Che ti pongo ora la mia domanda, la mia ferita:
È vero che ti disturba la nostra natura
A meno che non sia espressa su un palco in canzone?

Oggi verrebbe definito artista multimediale, è stato cantautore, disc-jockey, poeta, scrittore, scultore, pittore, e attore.

Di famiglia ebraica tripolina, ha trascorso parte degli anni giovanili, dopo l’espulsione degli ebrei dalla Libia nel 1952, in Italia, in Germania e in Francia.
Ricordato come una delle voci dell’emittente radiofonica Radio Monte Carlo – insieme a Barbara Marchand, Gigi Salvadori, Ettore Andenna, Luisella Berrino e Roberto Arnaldi – come cantante ha inciso brani di facile presa e popolarità come Cin cin con gli occhiali, Canta (che ti passa la paura), L’amicizia e Ahi… le Hawaii, cantata anche nel film Amore mio aiutami, diretto nel 1969 da Alberto Sordi.
Degne di menzione sono anche Non ti amo più (1962) (Alberto Testa, Herbert Pagani, Christophe), Lombardia (1965), versione italiana de Le plat pays di Jacques Brel e La bonne franquette del 1974, ripresa successivamente da Fiorello insieme al fratello Beppe ed a lungo jingle musicale dei «Club Méditerranée».
La sua migliore produzione in italiano è considerata tuttavia Albergo a ore (del 1970), brano che ebbe problemi con la censura e che era l’adattamento dalla versione in lingua francese Les amants d’un jour (portata in Francia al successo da Édith Piaf); la versione italiana è stata proposta anche da Gino Paoli, da Ornella Vanoni, nel 1972 da Milva, nell’album La filanda e altre storie e da Marcella Bella, nel suo album d’esordio Tu non hai la più pallida idea dell’amore.
Prima in francese e poi in altre lingue, fu molto apprezzato il suo testo poetico “Plaidoyer pour ma terre (qu’est ce que le sionisme)” (“Arringa per la mia Terra”), in difesa delle ragioni del sionismo e dell’essere ebreo.
È morto a Palm Beach, Florida a causa di una forma di leucemia all’età di quarantaquattro anni.
Pagani è sepolto nel cimitero di Tel Aviv Kyriat Shaul.

la poesia

sono tua moglie, le tue doglie,
il serpente piumato dell’età d’oro

mi accanisco sui tuoi resti
per restare sul mio piacere

salto improvvisa sul tavolo
a unghie spianate rovescio l’architettura

a volte spalanco le cosce
ma la visione è limitata, sono ovvia

non mi lasciare
non ho altri che te

eppure non c’è odio migliore
nel sentimento di ogni giorno

quando il portacenere è colmo
e turba il più accanito dei fumatori

non ho pubblico, ho privato
non smetto l’impossibile. mai

Ascolta & Leggi: Claudio Lolli & Nanni Balestrini, dagli anni di piombo agli anni di merda

PER CHI ABBIA VOGLIA DI LEGGERLA, HO TROVATO QUESTA PICCOLA ANTOLOGIA, IN RETE. GRATIS.
Autoantologia_della_signorina_Richmond

PICCOLO APPELLO AL PUBBLICO DELLA CULTURA OVVERO POESIA SUGLI ANNI DI PIOMBO E GLI ANNI DI MERDA

Eccoci qua ancora una volta
di fronte al pubblico della cultura
che seduto di fronte a noi benevolmente
come sempre si aspetta poesia e verità

scherzo naturalmente so benissimo che
il pubblico della cultura è smaliziato
è un furbone di tre cotte e matricolato
non c’è nessuno che gliela dà a bere

ne sa una più del diavolo
sa che la letteratura è menzognera
che tutte le vacche sono nere
che 2 + 2 non fa quasi mai quattro

che la società dello spettacolo ci ha disintegrati
mica è fesso è bastato che dicessi il titolo
e ha capito al volo immantinente
che dalla mia bocca sarebbe uscito

un suono antico e familiare come
l’urlo dei manipoli e il rombo dei cavalli
cioè vogliamo tutto e quella roba lì
eco lontana di un passato dimenticato e sepolto

le cui tracce sono state accuratamente
contraffatte cancellate dissolte da un esercito
di mercenari giornalisti storicisti televisisti
lautamente remunerati per riscrivere la storia

di un paese minacciato da un’orda sanguinaria
che voleva bruciare le banche e le chiese
mangiare i bambini e sputare sui vecchietti
e sui sacri partiti nati dalla resistenza

che voleva non lavarsi e non lavorare mai
farla finita con i valori le regole le ideologie
come stigmatizza il severo giorgiobocca
e anche appendere i padroni per le palle

e tutte le possibili nefandezze sovversive ma
spiegano le cronache falsificate d’italia
le forze dell’ordine e della civiltà
hanno infine prevalso e i biechi eversori

sono stati tutti quanti incatenati o sparati
così imparano a contestarci proclamarono
i banditi dell’arco costituzionale vittoriosi
e così beneamati salvatori della patria in pericolo

poterono dedicarsi indisturbati a saccheggiarla
il più straordinario saccheggio di tutti i tempi
e dall’emergenza sbocciò il nuovo rinascimento yuppie
i magnifici anni 80 incensati da tutti gli alberoni

gli anni di merda insinuano i maldicenti gli anni
della restaurazione dell’opportunismo del cinismo
con tanti soldi cocaina fotomodelle per chi ci sta
eroina o muccioli per chi proprio non ci sta

e tv spazzatura per rinconglionirci tutti quanti
gli anni culturalmente più vuoti e squallidi del secolo
in cui nugoli di intellettuali collaborazionisti
ben lottizzati e benissimo pagati ci rifilavano

le meraviglie dell’effimero e del postmoderno
una letteraturina da telefonini bianchi
le voci bianche del pensiero flebile
e la storia che pluf finisce proprio adesso

come ben ricorda il nostro bel pubblico della cultura
voi lì che queste cose le sapevate tutte ovviamente
e le sopportavate sì ma con indignazione malrepressa
scuotendo spesso la testina e sospirando forte

e ci soffrivate un po’ anzi tantissimo in silenzio
nel silenzio dei vostri cuori e delle vostre menti
ma diciamolo pure ora che si può dirlo forte
anche voi non vedevate l’ora che le cose cambiassero

magari perfino speravate con indomito coraggio
che tutto questo puttanaio finisse prima o poi
anche se non potevate fare niente per
non importa lo auspicavate fermamente e spesso

ma adesso il problema non è vedere quanto avete
le mani pulite non è che dovete alzarle se
avete goduto con sgarbi o pippobaudo
se berlusconi è stato il vostro modello di vita

se vi siete pentiti del 63 o del 68
se avete pensato che il capitalismo è una figata
che la poesia è la parola innamorata
che la rivoluzione cambia il mondo solo in peggio

e altre insostenibili leggerezze del vostro essere
questo non è l’anno del terrore nessuno pensa
di tagliarvi la testa o la mano per queste inezie
son cazzi vostri giù le mani e niente paura

perché adesso c’è ben altro da fare
adesso che la gran cuccagna è terminata
perché non c’è più niente da saccheggiare
adesso che bisogna ricominciare tutto da capo

adesso che anche la parole sono saccheggiate
e noi che ci occupiamo della loro manutenzione
dobbiamo tentate di ridare un senso alle parole
ci appelliamo a voi comparse e pubblico

voi per cui facciamo in fondo tutto questo
adesso come altre volte in tempi bui
in cui discorrere di alberi è quasi un delitto
ascoltateci ancora una volta con indulgenza

Signorina Richmond, orfana.

Nessuno la fila,
nessuno ha voglia di pensare,
uscire, farsi sentire,
chi glielo fa fare?

Nessuno.
L’ardire appartiene soltanto
ai preti
che non parlano da preti.

Lei sta nuda, giorni interi
dentro il suo appartamento
a prendere freddo,
nessuno la chiama,
perché nessuno ha voglia di partire.

Qualcuno vorrebbe fuggire, forse.
Altri si lasciano ipertendere:
tutti arrabbiati neri,
nessuno fuori casa.

E’ cosi, senza purtroppo,
la Signorina Richmond
ha perduto il padre.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/20/nanni-balestrini-e-morto-e-noi-vogliamo-tutto/5193795/

Ascolta & Leggi: When The Poets Dreamed of Angels di David Sylvian e un inedito di Riccardo “Sin” Mattii

Sin mi ha fatto incazzare fin dal nostro primo incontro virtuale, ma poi col tempo è sbocciato un affetto che è andato oltre la sua prematura scomparsa. Alla sua cara memoria.

Gli Arcipreti cantavano con voce di bue.*
Innalzavano un sonnolento inno al SignOre
in un latino ondeggiante,tenorile, a lettere nere.

Il loro canto era un paradosso
in quel cielo straniante
dove non pareva regnare altro
che lo specchio UsToRio del sole.

Un merlo guizzo’ da un Cipresso
sull’impugnatura stagionata di sudore
della vanga abbandonata nel quieto cHaos
della terra smossa.

Mentre i TIR cambiavano marcia
ad un kilometro di distanza,
un frettoloso,inopportuno scampanio,
un suono sfuggito, che s’interruppe all’improvviso
cosi’ come era iniziato

pensai

babbo mai piu’ mi parlerai ed io non chiedo
ma ti prometto che quando riusciro’ ad accettare il futuro
tutto questo fara’ parte di una poesia.

(per gentile concessione della sorella, Beatrice Mattii)