Ascolta & Leggi: Quattro giorni insieme e Quattro poeti spagnoli

LA MARCIA – MARÍA VICTORIA ATENCIA

Eravamo gente abituata al dono della mansuetudine
e alla vaga memoria di un cammino verso un qualche luogo.
E nessuno diede l’ordine. –Chi avrebbe saputo il momento.-
Ma tutti, allo stesso tempo e in silenzio, lasciammo
il rifugio usuale, il fuoco acceso che alla fine si sarebbe spento,
gli utensili docili all’uso delle mani,
il cereale cresciuto, le parole a metà, l’acqua che traboccava.
Non ci fu alcun segnale. Ci alzammo in piedi.
Non ci voltammo indietro. Cominciammo la marcia.

Traduzione di Raffaella Marzano

*

CHIARORE SENZA RIPOSO – ANTONIO GAMONEDA

Vidi lavande sommerse in un lago di sangue e questa visione arse in me.
Oltre la pioggia vidi serpenti infermi, belli nelle loro ulcere trasparenti; frutti minacciati da spine e ombre e fiori eccitati dalla rugiada. Vidi un usignolo agonizzante e la sua gola piena di luce.
La realtà è il mio pensiero. Sto sognando l’esistenza ed è un giardino torturato. Ma morirò. Frattanto, passano davanti a me madri incanutite nella vertigine.
Il mio pensiero è anteriore all’eternità ma non c’è eternità. Ho consumato la mia gioventù davanti ad una tomba vuota; mi sono estenuato in domande che ancora battono in me come un cavallo che galoppi tristemente nella memoria.
Ancora mi aggiro in me stesso sebbene sappia che ormai cadrò nella freddezza
del mio stesso cuore.
Così è la vecchiaia: ore incomprensibili, chiarore senza riposo.

Traduzione di Raffaella Marzano

*

LA MATERIA NON PESA – PEDRO SALINAS

La materia non pesa.
Il tuo corpo ed il mio,
uniti, non sentono mai
schiavitù, sentono ali.
I baci che tu mi dài
sono sempre redenzioni:
tu baci verso l’alto,
e qualcosa di me porti a luce,
costretto prima
nel fondo oscuro.
Lo salvi, lo guardiamo
per vedere come ascende,
e vola, per l’impulso che gli dài,
verso il suo paradiso
dove ci aspetta.
No, non opprime la tua carne
e neppure la terra che calpesti
né il mio corpo che stringi.
Sento, quando mi abbracci,
che ho tenuto contro il petto
un lieve palpitare,
vicinissimo, di stella,
che viene da un’altra vita.
Il mondo materiale
nasce quando tu parti.
E sull’anima sento
quest’oppressione enorme
di ombre che hai lasciato,
di parole, senza labbra,
scritte su fogli di carta.
Restituito alla legge
del metallo, della roccia,
della carne. La tua forma
corporea,
il tuo dolce peso rosa,
è ciò che mi rendeva
il mondo più lieve.
Ma ciò che non sopporto
e che mi schiaccia,
chiamandomi alla terra,
senza te per difendermi,
è la distanza,
è il vuoto del tuo corpo.

Sì, tu mai, tu mai:
il tuo ricordo, è materia.

Traduzione di Emma Scoles

*

ADA SALAS

che ancora hanno sale le mani del suo padrone
Lope de Vega

Un uomo corre
dietro al suo cane. Corre
ma non lo insegue
corre
come al rallentatore
– un po’ come se
corresse all’indietro –
e chiama
insistentemente il suo cane
chiama
come se il nome del suo cane
fosse
caro cane fermati per pietà.
Chi vede la scena guarda
e si chiede
da cosa fugge quel cane
– o la domanda
era
da cosa fugge quell’uomo –
perché
il passo di quell’uomo non smette di rallentare
perché il suo amore non ne aumenta la falcata
perché
si ferma alla fi ne sul marciapiede
perché
non afferra più quel cane che gira tra la morte.

Traduzione di Raffaella Marzano

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