Ascolta & Leggi: Jacques Brel – Isabelle; Tiziana Pizzo tre poesie.

Francamente mi piacerebbe sapere che fine abbia fatto Tiziana Pizzo a dieci anni di distanza dalle sue ultime poesie e a qualcuno in più dall’uscita del suo probabile unico libro “Del mio scriverti muto. Parole puttane”, EditoreLiberodiscrivere edizioni. Scriveva pezzi forti e, secondo me, la sua poesia a distanza di dieci/quindici anni sta invecchiando bene. Probabilmente appartiene al genere rarissimo di quegli autori che, quando non hanno più nulla da dire, capiscono quanto sia buono e opportuno mettersi da parte e dedicarsi alle cose migliori della vita. Ha scritto pezzi sporchi, imbrattati di vita, qua e là qualche crepa, ma ancora buoni da leggere. Di più non so. Buona lettura.

Il libro, a chi interessi, a me piacque molto, è ancora reperibile qui:
https://www.ibs.it/libri/autori/Tiziana%20Pizzo

Il perché di questo preambolo

lei, questa tizia,
era bionda,
abitava in una microcasa
/due stanze sovrapposte
e un’impraticabile scala a chiocciola
a riappacificarle/
e si diceva facesse
[la tizia]
i pompini migliori della città

lui, questo tizio,
era alto,
negava di abitare nella microcasa
/ma qualcuno giura di aver visto
il suo spazzolino da denti, lì/
e fingeva di non sapere
[il tizio]
che lei faceva
i pompini migliori della città

ignoro io stessa
il perchè di questo preambolo
= perfidia del pettegolezzo, forse =
ma quello che volevo raccontarvi
*ora*
è che la tizia (tramite il tizio)
una sera di tantitanti anni fa
mi invita a una cena
{dimenticavo,
oltre ai pompini si diceva
fosse divinamente capace
di una ’’norma’’ spettacolare}

io,
dell’ennesimo sentimental-crak
ancora stupidamente discinta,
vado-nonvado-vado-nonvado-vado

vado

eccomi ignominiosamente schizzata a forza tra
reti di calze
e spilli di tacco
e perle circumnaviganti eterei colli di femmine ciarliere
e polsi di rolex-incanto subalterni a sorrisi di corteccia di radica

io
con la t-shirt del torso nudo di jim morrison
le mie unghie senza smalto
e i piedi sconciamente nudi
in angolo di terrazza
a pormi quei due-tre quesiti
che mi tormentano
da quando sono nata
(ai quali, prepotentemente,
si aggiungeva un ovvio
#checcazzoccifaccioqui?#)

insomma, abbrevio,
stavo per andar via

del mio silenzio avevo appena contaminato
la maniglia della porta d’ingresso
(già con la mente al lungomare
da percorrere in sordina)

invece
sbrrrrrrang

mi arrivano in faccia
|| es/im-plodendo ||
trentadue parole a forma di naso
(si, di naso)
e virgole e asterischi
mi si impigliano tra le ciglia
e suffissi indecenti e profumati
mi leccano le labbra
e avverbi in guisa di prepotenza
a fottermi gli occhi

=strano ma vero=

lui

uno di quelli che, presumibilmente,
aveva già verificato di persona
le varie abilità della padrona di casa,

lui
che sorvolava altero
le reti gli spilli i colli e i polsi di cui sopra

lui
aveva deciso (bontàsua)
di dedicarmi le sue attenzioni
nude di zirconi e di idiozia

lui
inaspettatamente con me
ad architettare la fuga

lui deliziosamente
solo con me

oltre

[ah, però, una precisazione va fatta
io la norma non la so fare]

sorrido

*

femmina di poesia inferta

fluttuo come posso in tua
eclissi di lingua mi faccio sillaba
carnosa come se
in invadenza disarmonica
e a forza di bocca
potessi puntellare tutte
tutte le rughe del tuo viso amaro

o avessi modo – volendomi a farlo –
di riordinare uno ad uno
i paragrafi divelti della tua vita
che non so

azzero gli avanzi malsani
dei miei fantasmi di ieri
solo impugnando – nuda –
una manciata di sassi piccoli sassi
aguzzi da scaraventarti in gola
o sulle dita impudiche che
forse è meglio

e sarò femmina di
poesia inferta
o sbaglio bello bello in unghie
da mangiarsi domenica
mattina

*

Altro che sillabe rifratte

in tedio d’acqua trapassata
diserto l’enigma dei polsi
(tre volte miopi
e di molto scadente fattura)
rifiutando le fiabe/fobie
del tuo più che perpetuo non esserci

– nessun disincanto disponibile
dietro le ciglia e le dita –

l’appoggio qui, la lingua,
tra una scusa e l’altra
a decifrarti il labiale squisito
nel riverbero estremo
di ogni tua evidente finzione
o sul confine disatteso
del tuo collo in delizia

– non sbiadisce lo strazio
né sbraita –

altro che sillabe rifratte
e multipli di te
urgo di alchemica melodia
o – se possibile –
di estasi in frasi
da sbalordirmi i pugni sbarrati
e fottermi (ripeto, fottermi)
ogni singolo patetico
poro

ora, ho detto

ora

********************************

Annunci

5 pensieri su “Ascolta & Leggi: Jacques Brel – Isabelle; Tiziana Pizzo tre poesie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.