in Grappa

Due anni fa scalai il Monte Grappa
nell’ipotesi non fosse stato possibile
risalirlo attorno ai costoni tormentati
di ricordi vecchi cent’anni almeno.

Mi incantarono le malghe, il morlacco,
il bastardo, gli abitanti del posto
travestiti da militi austro ungheresi.
Prima gli italiani, ma non ci sono più.

Una pioggia piacevole e incombente
ricordava ogni tanto di bagnare
boschi e prati, dove un sole in ombra
riusciva a far pace con l’oscurità.

In tanto silenzio ricordo poche parole.
Le trincee vuote, come zebre,
non riuscivano a dormire sole.

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20 pensieri su “in Grappa

    • In effetti postazioni e trincee italiane erano distanti pochi metri da quelle austriache, ci sono stato dentro, dei buchi, mi chiedo come degli esseri umani potessero vivere e morire in quel modo

  1. Versi tersi del crudo
    Montegrappa,
    smuovono un cuneo
    sepolto nelle ossa.
    Le mani nel vapore
    del sangue a raggiera
    sopra l’eremo in croce,
    albe e tramonti a cuspide.
    Il respiro tradisce una distonia.

    Luigina
    Flavio, la tua poesia mi ha toccato profondamente, fatto scaturire le immagini che ti ho postato qui sopra. Sei grande, grazie!

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