Ascolta & Leggi: Primo giorno di primavera – Dik Dik (1969) / Gino Scartaghiande da Sonetti d’amore per King Kong (1977)

Mi sia perdonato l’azzardo di questa accoppiata, ma non ho saputo resistere, sarà la primavera.

“Coltiva questa frantumazione vetrosa
all’interno di te. Frantuma i milioni
di finestre divisorie, lascia che lo sfaldamento
prenda luogo dove entra l’esistenza.”

Gino Scartaghiande

Primo notiziario da ieri mattina

Quale la tua ora dove
dormi? Hai ricordi di spazi?
Quest’ora questo spazio
ti presagisce come suo signore.
Caro mostro ristretto
al più ampio. Incamminati
insieme verso l’anfora
che gli universi serrano
nel loro fondo blu.
A portare il miele
raccolto tra una stella e l’altra.
Io sarò per te la più
avventurosa prostituta.
In verità già ieri mattina
la mia casa sorrideva
d’universi bambini. Ma quale
la tua ora dove dormi? Hai
ricordi di spazi?

*

Sono fumose identità

Era ancora un’identità fumosa.
La pelle per esempio: scaglie
verdi, lucertole. Il genoma,
questa puttana perseverante
(sui marciapiedi di quale
cellula?)
Mai avrebbe smesso. Ma io
t’amo King Kong. Sconoscenza
altrettanto brutale del
pendolo galileiano.
Vieni con la narice dilatata.
Come un altro verbo in codice
tra il grattacielo e
l’elettrocardiogramma.
Ma io t’amo. Tu m’ami.
Mi baci, mi penetri,
penetro in te. Antimateria
ancora più violenta del corpo.
Come l’angelo coprofago
che rincorre la sintesi.

*

Il conto delle sere

Son contento che stai bene.
In quanto a me, mi rapisce
a tratti alterni. Ieri mattina
mi piacquero molto gli occhi
di un ragazzo. Non ti va più
di parlare, lo so. È strano almeno,
non ti sento. Siamo diventati
più reticenti entrambi.
Non mi urli più nell’animo, né io
alzo la voce contro di te.
Che cosa ancora, quale altra
intromissione dovremo accettare?
L’accetteremo?
Erano belli i nostri discorsi
di una volta. Io ti amo.
O mio Kong, mio re dell’isola
sperduta, mio occhio io ti amo.

*

L’immagine

Dovrai darmi un nome. Tutto ciò
qui fatto non mi interessa, continuerò
ad ucciderti, a scriverti e riscriverti.
L’immagine è l’universo delle nostre fughe,
è l’escrescenza terrestre con viali d’alberi,
uomini, formiche. Io devo cullarti ancora parola
a venire, devo santificare i tuoi cimiteri
e cercarti con più ardore, te menzogna, te
falsità. Io dovrò darti e darmi pace; ti
aspetto da un momento all’altro, non so
nemmeno se mi allontano o mi avvicino;
perché farmi paura perché non farmene.

*

I due tempi della poesia

Vedi le rose fiorire.
Rubale. Sali sui muri
e rubale.
Verso i nove anni
in un boschetto di
gelsomini masturbavi
ragazzi. Immagini
del sesso. Cronistoria
di un sarcofago
trasportato da Parigi
a Catania. Vincenzino
si masturba nella
tomba e tu cogli
rose, rosa casta diva
come la spina e il
petalo benvenuta sia
la materia dialettica.

*

Perché l’ultimo?

Che cosa rotta. Spezzata la creta.
Ne avremo cura un’altra volta,
badate a che il primo violino
non ci sfugga. Un soffio tra
la guancia e l’occipitale.
Tutti gli universi non possono
bastare. Questo è assiomatico.
Ricreare è la nostra condanna.
Ed è l’ultimo dei sonetti d’amore.

**********************************

per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Dik_Dik

Gino Scartaghiande è nato nel 1951 a Cava dei Tirreni (Salerno) ed ha studiato presso “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato due libri di poesia, Sonetti d’amore per King Kong (Cooperativa Scrittori, Roma 1977) e Bambù (questioni di provincia) (Rotundo, Roma 1988) Per i commenti critici si veda E. Pagliarani – “Periodo ipotetico” n° 10/11 – G. Sica “Avanti!” – 13/02/77 – A. Giuliani – “La Repubblica” – 23/04/77 – F. Cordelli – “Il poeta postumo” (Lerici, Roma 1978) A. Zanzotto, “Corriere della sera” 07/06/96 – S. Caltabellotta, dall’antologia “Ci sono fiori che fioriscono al buio” – Frassinelli 1977.

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14 pensieri su “Ascolta & Leggi: Primo giorno di primavera – Dik Dik (1969) / Gino Scartaghiande da Sonetti d’amore per King Kong (1977)

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