Ascolta & Leggi: Francesco De Gregori una canzone; Mauro Contini, poesie e una lettera dell’autore.

Un autore conosciuto in rete, cui va tutta la mia stima.Sardegna, terra di poeti.

TUTTO L’AMORE PREVISTO (18 01 2015)

Mi chiedo dove sia finito
tutto l’amore previsto,
in quale enigma si annidi
la pienezza dell’esistere e la sua misura,
l’anima irreversibile del tempo,
si toccano la terra del disincanto
e quella delle promesse ancora inedite,
ti ricerco ancora,
al limite scosceso
d’un difficile ricordare,
oltre il nodo di finitudine
che incarcera il corpo
e tacita lo spirito.
Nei pensieri giaccio a contemplare
il luogo sfumato della dimenticanza,
il desiderio accanto al fallimento,
sto accanto alle mie anime
che promisero il paradiso,
rivedo il vento che insegnava
l’impeto e la calma,
s’alzava a minaccioso turbine
fino a giungere ad una tregua
troppo estesa per essere accettata.
A tentoni, pronto all’inverso dei passi,
osservo la memoria che mi invita
al rispetto e alla rapina
furto di una gioia aperta
al rapido declinare
dell’eterno mutamento.
Ti ricordo, ti ritrovo sulla strada
che conduce al chiaroscuro dei giorni,
al cuore immedicabile
del tempo senza fine.

*

POTRESTI NON ESISTERE (24 04 2014)

Potresti non esistere,
mi trovo a ripensare la memoria,
ti ricordi quegli anni
lontani dall’assenza,
sostenevi di comprendere
l’intermittenza del cuore,
il mutevole vagare dello spirito,
ne ridevi leggera,
aspettavi l’avvenire
come fosse un banale spicchio
del quadrante temporale,
misura certa
di un’epoca promessa,
ti volgevi al passato
nelle pause, nei battiti del tempo
la tua anima
aveva innumerevoli ragioni
di rifugio nel mistero,
la tua voce
studiava un alfabeto
di possibili sorprese,
allungavi le mani nel roseto,
ti scansavano le spine.
Potresti non esistere,
mi trovo a ripensare,
ti concedi ora
al pane quotidiano dell’assenza,
all’incerta ironia
delle rivelazioni.
Le pause mi dicevi,
hanno un cuore limitato,
un battito effimero e fugace,
lieve trascini il tuo nome
fuori dal tempo,
qualcosa che ho da dirti
s’ostina nell’ombra emarginata.

*
SEI ANCORA QUI (28 02 2016)

” Pensami “, mi dicesti,
o fu l’eco estrema
di un’illusione,
“rivisita i sentieri
dell’antico ricordare”,
confusa dagli eventi
ti nascondi oltre i graffi,
desiderosa di una fuga.
Rimbalza nella mente,
su rivela al cuore
il giusto del pensiero,
nelle stanze del riserbo
scostato il velo
che prometteva protezione,
il palpito d’ansia
sovrapposto al battito,
tu aggrappata
alla grazia incolume,
sopravvissuta al tacere,
attratta dalla persuasione
tra le pause
di un incerto divenire.
” Sei ancora qui “,
è la mia voce fatta appello,
” non cercare la strada alterna
al sentimento,
non rassegnare le dimissioni
dall’apparenza, dalla visione “.
” Se si potesse rinnovare
l’appuntamento col destino,
se tu dovessi accogliermi
alla fine dell’attesa,
incrociare la tua strada,
rileggere l’approdo,
se esistesse un comprendere
fuori dalla battaglia del pensiero “.
Sei tu che parli,
tu sei le mie parole,
tu, di luce colma,
cogli la notte di sorpresa,
attendi ancora
un tempo memorabile,
una rilettura dell’esistenza,
tu che non sai
tutta la stanchezza,
ma cogli il celato
nell’autentico dell’ora,
le stagioni dell’esistere
tra desiderio e abbandono.

*

DICONO CHE TU SIA (12 10 2018)

Dicono che tu sia,
dicono la tua assenza,
dicono che nell’assenza tu sia,
nel deserto le tue tracce
dissimulate dal vento,
riemerse nella memoria di un sentire
disposto all’immaginazione,
nella non appariscenza
l’incertezza del tuo esistere,
è tua la tenerezza che sorprende
gli occhi occupati dalla noia,
giunge da ansiose lontananze
il silenzio sopravvissuto alla profezia,
i luoghi che sono stati,
gli attraversamenti in cui dubitammo,
-ospitata nell’epoca della sparizione
la tua anima in cerca d’un asilo,
confusa la tua eco nell’ora
catturata dalla dismisura-
si divide dal tuo pensiero
l’illusione di una fede,
“ricordi come nelle pause
si occultasse l’attenzione,
sfuggisse la voce alle parole,
era attesa, sembrava amore”.

*

UNA NUOVA TENEREZZA (16 09 2017)

Si ferma il tempo
nel suo perpetuo generarsi
dentro la finzione del molteplice,
abbandono alla parabola d’eventi
disposta al declinare
dell’essere intravisto
nella maturità concessa,
mentre ti conduce il raggio
emerso oltre le fronde
tra strade di paese,
vicoli nascosti alla visione,
tra gli steli di ringhiere
indecise alla clausura
in città immerse
nelle proprie solitudini,
trasparenze ostinate
in volti disadorni,
stratagemmi di memoria
a difesa di ore antiche,
mentre l’ombra si sporge
oltre gli incroci che inducono
ad una via tra le altre preferita,
accoglie il segreto della lentezza
il battito disperso tra le case
diffuse a comporre l’uniforme,
a cercare l’armonia nel risaputo,
il silenzio tra i viali
che tratteggiano i confini,
i luoghi in cui termina
la fuga del sentimento simile
alla fede a folgori sopravvissuta,
alla sembianza che non giudica,
alle incongruenze pronte
a scardinare il cuore,
e tu, che ancora trattieni
in enigmi sparsi nelle epoche
la comune dirittura
che fuse in una le esistenze,
regolò le tracce d’anima
al passo della non onnipotenza,
nei rifugi dell’appartenenza
il respiro accolto,quello infranto,
prima che s’insinui
negli angoli riposti il vento,
prima che sia rapito
nel sortilegio di mancanza
il vagabondare dello spirito,
nell’era preservata per la gioia
convinto il destino
ad una nuova tenerezza.
**************

Caro Flavio,
ti invio di seguito una breve selezione di mie poesie, come capirai dalle date di stesura sono distribuite tutte nell’arco degli ultimi cinque anni, sono sempre stato un appassionato lettore, l’amore per la poesia ha avuto il primo sigillo formale in seconda elementare, quando il maestro ci lesse e ci fece imparare a memoria la poesia “La mia vita non è stata una scala di cristallo”, di Langston Hughes, rimasi profondamente colpito dall’intensità di quei versi, che aprivano uno squarcio nel mondo protettivo medio borghese in cui ero nato e cresciuto.
Ho avuto un’infanzia e una giovinezza felici, ma, da allora, tutte le tappe della mia vita sono state accompagnate dalla consapevolezza che qualsiasi realtà sia interpretabile mediante una lettura poetica, che costituisce l’altro versante dell’essere, non il meno importante.
Per mantenere me e la mia famiglia faccio l’assicuratore come lavoratore autonomo, ho lavorato per quasi venticinque anni in una delle agenzie più grandi d’Italia, e proprio a seguito dell’improvvisa e inaspettata chiusura dell’agenzia a inizio del 2014, ho istintivamente cominciato a scrivere, la scrittura è stata una preziosa alleata in un momento di difficoltà, quasi un’ancora di salvezza, ricordo che il primo pensiero in quei momenti di concitazione e inquietudine è stato per la poesia “Maceria e fonte”, di Mario Luzi, poeta che amo e con cui sento una speciale consonanza esistenziale.
Sono nato a Macomer, nel cuore della provincia di Nuoro, centro più importante del Marghine, nel cuore della Sardegna, territorio che, grazie alla sua centralità nell’isola, ha rappresentato un crocevia di esperienza e flussi di persone, una mescolanza che non può non non aver avuto influsso nella mia formazione.
Da quasi quarant’anni vivo a Cagliari, mia seconda patria, città bellissima, che mi ha accolto con benevolenza, ampiamente ricambiata.
Oggi continuo a lavorare nelle assicurazioni, e a scrivere, come ragione irrinunciabile di vita.
Ti ringrazio per la tua attenzione e per il tuo interesse,
ti abbraccio e ti saluto caramente, a presto,
Mauro

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19 pensieri su “Ascolta & Leggi: Francesco De Gregori una canzone; Mauro Contini, poesie e una lettera dell’autore.

  1. confesso che questa lettura mi ha avvicinato di più alla poesia di Mauro Contini, che leggo spesso su fb, sarà l’ambiente più raccolto, la musica in sottofondo… scopro una poesia più intima…

  2. Splendide poesie, così intense e convincenti che De Gregori lo ascolto a parte. raramente si leggono poesie d’amore così delicate e profonde, pacate e insieme appassionate. Versi fluidi, narrativi , a tratti quasi dialogici, che scorrono come un fiume lento, un’acqua che si raccoglie e continua ad andare malgrado ricordi dolenti, amarezze, assenze. Veramente toccanti, mi ci sento anch’io, complimenti davvero Mauro! E grazie al vecio Flavio che continua a diffondre, setacciando la rete, la poesi vera. Un abbraccio!

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