Ascolta & Leggi: Juri Camisasca, Il carmelo di Echt – JIŘÍ ORTEN, poesie.

Ringrazio la Prof.ssa Alfonsina Caterino per la segnalazione di questo poeta dimenticato.

La ragazza nuda

Si tiene al tavolo, il tavolo è nelle vesti
ha vecchi versi nel ventre del cassetto
e fermo sta sulle sue gambe.
Di che sorridete?
Pure avendo al di là delle sue parolette,
di dentini-parole d’un bianco così puro,
una linguetta rosa, raro fugace momento,
anche Dio lei possiede!

Ah lo so quel sorriso! Pudore. E una grande
sconfitta, di cui saccheggia la vita i frutti,
ecco i frutti rotondi e maturi.
Fanciulla con la mano sui teneri piccoli seni,
con ciuffetti di brezza tra le ascelle
e sul grembo, che non significa sempre
quello a cui vi seduce e che non ha,
trema nella trepida nudità.

Presto buio sarà, tagliente come una lama,
e lei teme e non vede
che la terra che sta e non crolla,
piú di tutte le cose la ama.
E finestra e tavole e letto invidiano la terra
dove in ginocchio lei posarsi dovrà.

Presto buio sarà, e polvere sulle mie sillabe,
polvere sui miei fianchi, polvere greve, densa,
che dovunque s’attacca, polvere che bacia
i petali del fiore, del fiore che non si piega.
Meraviglioso fiore! Ma perché
ai suoi steli laggiù così sottile?

E di che sorridete
al di là di parolette canterine,
là dove Dio possedete?
Si tiene al tavolo, il tavolo è nelle vesti
e dal cassetto su lui una vertigine piomba,
ma alla fine sta fermo sulle sue gambe.

*

La cosa chiamata poesia

La cosa chiamata poesia
quella vorresti fare?
In solitudine singhiozzare
e tanto volere bene

Senti? È il suo ticchettio
cosí disperato giocare
La cosa chiamata poesia
quella vorresti fare?

Forse lo sai che spesso
la parola è troppo sciocca
ma Dio ti chiude la bocca
e altro non ti può dare

La cosa chiamata poesia
quella vorresti fare?

*

Di chi sono?

Io sono dei piovaschi e delle siepi
e delle erbe chinate dalla pioggia
e della chiara canzone che non gorgheggia,
del desiderio che sta chiuso in lei.
Di chi sono?
Io sono di ogni piccola cosa smussata
che mai spigoli ha conosciuto,
dei piccoli animali che reclinano la testa,
sono della nuvola quando è straziata.
Di chi sono?
Io sono del timore che mi ha tenuto
con le sue trasparenti dita,
del coniglietto che in un giardino in penombra
esercita il suo fiuto.
Di chi sono?
Io sono dell’inverno ostile ai frutti
e della morte, se il tempo lo chieda,
io sono dell’amore, di cui sbaglio la porta,
al posto di una mela ai vermi lasciato in preda.

****************************
Jiří Orten (vero nome era Jiří Ohrenstein) (Kutná Hora, 30 agosto 1919 – Praga, 1º settembre 1941) è stato un poeta ceco. Della sua produzione poetica pubblicò le raccolte Čìtanka jaro, Crestomazia primavera del 1939; Cesta k mrazu, Viaggio verso il gelo del 1940; Ohnice, Malerba del 1941; rimasero invece inedite altre due raccolte: Zcestì Disvio e Elegie pubblicate solo nel 1947 nel volume Opere curato da V. Černý. Nonostante al centro della sua opera stia la poesia, si cimentò anche nella prosa e nel teatro, scrisse recensioni e saggi letterari. Da segnalare la prosa Eta, Eta, žlutì ptàci: Eta, eta, uccelli gialli, in seguito rielaborata nel romanzo Malà vìra, Piccola fede pubblicato nel 1966. Si conservano anche tre quaderni di circa 1500 pagine manoscritte ai quali dava nome a seconda della copertina (Libro azzurro, Libro zigrinato, Libro rosso). Questi diari furono pubblicati nel 1958, e hanno gettato nuova luce sulla poesia di Orten, poiché mettono a nudo la stretta connessione della sua creazione poetica con la sua vicenda personale, il suo bisogno esasperato di estrinsecare quotidianamente la sua angoscia esistenziale, ma soprattutto perché svelano la complessità del suo mondo interiore e della sua immaginazione poetica.

Juri Camisasca, pseudonimo di Roberto Camisasca (Melegnano, 9 agosto 1951), è un cantautore italiano.

5 pensieri su “Ascolta & Leggi: Juri Camisasca, Il carmelo di Echt – JIŘÍ ORTEN, poesie.

  1. Grazie a te, Flavio Almerighi, di questa condivisione. Al poeta, JIRI’ ORTEN, mi lega un sentimento privilegiato, la cui intensità, a volte mi induce a credere che i poeti morti da giovani, sono immuni dal vedere le loro opere usurate dall’azione del tempo. A rileggere i loro testi, infatti, come nel caso di Orten, dopo decenni, si ha l’ossigenata sensazione che essi conservino una misteriosa e magica forza, tendente, senza indugio, ad oltrepassare la scellerata volontà umana di inabissarsi in ideologie che devastano le silenziose ricerche d’un senso dell’esistenza, inducendo nel lettore, l’intatto bisogno di libertà e l’urgenza di conquistarla.

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