Ascolta & Leggi: Poesie tradotte di Raffaello Baldini e la Moldava di Bedřich Smetana.

1938

La maestra di Sant’Ermete
delle volte, il pomeriggio,
si chiude in camera e accende una Giubek.
Non fuma.
Sdraiata sul letto
la guarda consumarsi.
Le piace l’odore.
Delle volte le viene da piangere.

*

TOM

Quanto abbiamo giocato con Tom,
quel che mi sono divertito,
ma intelligente, era il cane di mio zio,
piú intelligente di lui.

Raffaello Baldini
Intercity
Einaudi, 2003

*

Metti

Metti che venga la fine del mondo, domani,
dopodomani, e moriamo tutti, metti che la terra
s’infradici, si sbricioli,
che si riduca un polverone, che si perda nell’aria,
e la luna lo stesso, si spegne il sole,
le stelle, viene un buio,
non c’è piú niente, e in tutto quel buio il tempo
andrà ancora avanti? da solo?
e dove andrà?

Raffaello Baldini
La Nàiva Furistír Ciacri
Einaudi, 2000

*

Viaggiare

Ma viaggia tu, io sto bene dove sono,
che vengono da fuori, qui, poi c’è Sogliano,
Verucchio, Perticara, che non ci sono mai stato
a Perticara, neanche tu? ma allora
cosa vai a cercare in giro, che io, solo il letto
forestiero, il cuscino, che se non ho il mio,
poi tutto, vai via col sole, arrivi che piove,
non conosci nessuno, devi sempre chiedere,
e le gambe quando è notte,
vedere il mondo?
che dopo sei più coglione di prima,
mi ricordo Curio, con quel viaggio a Londra,
una cagnara, poi è tornato, e il giorno dopo
giocavamo a boccette, che pareva
fosse stato a San Vito, e adesso dice che va in Kenia,
ci vuole una bella voglia, e tu dove vai?
a Montecarlo e a Nizza? hai capito,
e tutta la Costa Azzurra, quanto stai fuori,
dieci giorni? ma cosa vuoi che provi, lo so già,
sta’ buono, fare la valigia,
portarsela dietro, che io la domenica in piazza
mi dà fastidio il giornale, e poi il mangiare,
mi diceva Curio, tutta roba fritta,
una puzza, l’agnello con la marmellata,
gli spaghetti che ci bevono dietro il caffelatte,
e io che sono un viziato, no, neanche a parlarne,
sto a casa mia, meglio di qui?

che poi viaggio anch’io, arrivo da Carghín,
vado al gioco delle bocce,
che non gioca più nessuno, è tutto pieno di foglie,
ma a me piacciono anche i posti dove non succede niente,
dentro si sente suonare un flipper,
i passerotti che erano scappati via ritornano,
c’è quel manifesto sempre penzoloni
al muro di Canzola, «Viva… », viva che?
e lui ride, cosa ridi? che d’estate
quando vedo quei disgraziati, la Rocca, l’Arco
la Pieve, tutti sudati, io lì avrei voglia
di fermarli, venite con me, ai Cappuccini,
il giro delle mura, piano, in mezzo all’erba,
e ogni tanto una sosta, c’è una salitella,
basta allungare una mano, delle susine
più dolci del miele, i frati non le raccolgono,
poi, verso Savignano, il viale,
dei cipressi, un odore, e in fondo niente,
si esce nell’erba spagna, che di lí
delle volte, già che ci sono, per i campi
calo giù nel Marecchia,
uno slargo, vai dove ti pare, e tutti quei sassi,
ma ce n’è che hanno dei colori,
rilucono, sott’acqua, queste sono le città!
o sono balengo? e piú in là due bambine
con un gran mazzo di fiori gialli, ridono, corrono,
a piedi nudi, sui sassi, ma come fanno?

Raffaello Baldini
La Nàiva Furistír Ciacri
Einaudi, 2000

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La Moldava è un poema sinfonico del 1874 composto da Bedřich Smetana facente parte del ciclo sinfonico Má vlast (“La mia patria”) insieme ad alre cinque composizioni. Venne composto negli anni della malattia del compositore. Il poema sinfonico è diviso in sette parti: le sorgenti, che sono una di acqua fredda e una di acqua calda che vanno a incrociarsi; la caccia agli animali; le danze allegre degli uomini al matrimonio; la danza delle ninfe al chiaro di luna (che è la parte più fantasiosa della sinfonia); le rapide di san Giovanni; il castello di Vyšehrad accompagnato dall’inno nazionale; infine, l’ingresso nella città di Praga. La Moldava è inserita nella colonna sonora del film The Tree of Life di Terence Malick in alcune tra le più suggestive scene.

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Raffaello Baldini (Santarcangelo di Romagna, 1924 – Milano, 2005) ha pubblicato diversi libri di poesie (il primo E’ solitèri, Galeati, 1976) poi raccolti in La nàiva di Furistír. Ciacri, Einaudi, 2000; Ad nòta, Mondadori, 1995, e l’ultimo Intercity, Einaudi, 2003. Ha scritto anche monologhi teatrali: Carta canta. Zitti tutti! In fondo a destra, Einaudi, 1998, e, uscito postumo, La fondazione, Einaudi, 2008.

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17 pensieri su “Ascolta & Leggi: Poesie tradotte di Raffaello Baldini e la Moldava di Bedřich Smetana.

  1. meravigliosa Moldava… grazie per l’assaggio della poesia di Baldini, quel “Viaggiare” in particolare mi ha ricordato lo stile poetico di Italo Bonassi. Ciao Flavio! buon pomeriggio 🙂
    ( con la Moldava ancora in cuffia)

      • Ho trovato “Viaggiare” in:
        Raffaello Baldini
        Piccola antologia in lingua italiana
        A cura di Ermanno Cavazzoni e Daniele Benati
        Compagnia Extra

        “La poesia è scritta nel dialetto tipico di Santarcangelo di Romagna, dove Baldini è nato, e apre questa antologia di 23 poesie, corredata da un omaggio e un’intervista che Daniele Benati fa allo stesso Baldini.
        Un poeta che spesso viene lasciato ai margini del panorama poetico del Novecento, specie per la delicata questione del dialetto. «Ci sono cose che accadono solo in dialetto romagnolo», ha detto una volta Baldini, e bisogna credergli. Le poesie sono tradotte dal poeta stesso, ma è l’urgenza di scrivere che trova attracco nel porto sicuro di un’altra lingua, la stessa nella quale il nocciolo di un frutto diventa «l’anma», l’anima.”

      • ah, pensavo di no, ho ordinato il libro. presto mi leggerò tutto; “anma” anima si dice così anche dalle parti di Faenza; su una cosa però insisto Baldini è stato uno dei più grandi poeti italiani del 900

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