Ascolta & Leggi: Nosferatu, musica dei Popol Vuh, Versi di Klaus Kinski

Attraverso alcuni post di Yoki su Fb, ho scoperto che Klaus Kinski, oltre a essere stato un rinomato attore fin dal tempo degli spaghetti western, ha dato un po’ di penna e voce alla Poesia. Lo ricordiamo assieme alla colonna sonora di uno di quei tanti film in cui sfoderò interpretazioni memorabili.

COSÌ IL RIPETERSI DEI GIORNI

Ancora ripidi pendii coperti di bianco
racchiudono come vasi allungati il dolore –
sale tutto intorno la profonda melodia dei flauti,
risplendono leggeri i pesanti piedi
e intona strofe finali la stretta gola.

Distesa sugli occhi dei grandi uccelli
la retina espande alla cieca il loro dilatarsi,
lunga l’attesa degli occhi precipitati,
velati come dalla partenza dei lunghi pellegrinaggi –
sfida la propria debolezza l’ombra,
si perde nel temporale priva della vista.

Ecco una rossa raggiante corona irrompere nella stanza,
festeggia alle tempie la febbre d’energia –
prese dal sole le ragazze diventano donne
e il loro grembo innominato risuona –
scotta il seno di vergine, che sempre m’accoglie.

*

MANI DI PUTTANE

Mi mostrarono il fuoco le mani delle puttane.
Accesero la mia bocca tra le loro gambe
come una miccia tra pietre focaie –
sputano fuoco bianco le mani delle puttane.

Mi allattarono col sangue le mani delle puttane.

Voi conoscete solo cuori pieni di sperma
e poggia sul mio dolore il vostro culo –
immerse nel sangue sono così calde le mani delle puttane.

Mi mandarono un bacio le mani delle puttane.
Per le loro notti mi strofinarono a fondo –
di sicuro per voi io sono l’essere più schifoso –
sferzarono il mio bacio le mani delle puttane.

Ora io sono libero! i delitti mi rincorrono!
gli assassini fantasticano la mia faccia!
la follia getta con rabbia il suo peso
nel mio ventre, allevia la sofferenza!!

*

SENI DI LILLÀ

Il rosso sudore dei seni di lillà mi rende feroce!
sono gonfi di fosforo i cuori delle tredicenni!
ruggiscono luce e mi leccano ferite dolorose,
come pioggia lavano il vecchiume che m’affligge!!
io sballo alla grande, brucio balzando
sopra ad una pazzesca distesa di rami!
e vola fin nella mia bocca la scapola di lei:
io canto ————————————

s’impennano febbricitanti come serpi i raggi di sole,
leccano la calda schiuma sanguigna attorno alla visione,
triturano papavero nel mio cervello!
i neri seni di lillà mi rendono così feroce!!!

*

L’ANIMALE

Io mi piego animale alla tua bocca,
tornato sotto l’arco dei tuoi lombi rigati –
eccitanti i frutti alle tue mani maculate –
mi dissetano e mi fanno guarire.
Lenti cespugliosi fiocchi di capelli ricoprono
di neve stupide strofe ammaestrate dal dolore,
e come ubriaco di nuda furia il sangue nero
ribolle avvolgendoti come una pelliccia,
sfavillano attorno alle pallide mura i grappoli –
ecco grandinare la cascata dei tuoi denti,
il sale fluire nel mio torace spalancato –
rosso livido è il tuo bacio e mugghia di piacere
e beve e gorgoglia come da una bottiglia –
io sotto di te giaccio e cenere divoro.

*

LA MORTE MI ECCITA

Quando battevo le strade nella vita passata
io mi sentivo libero come una troia –
così gonfio era il verde pavone del cielo,
soffrire per la nuova terra era scontato.
La crosta vaiolosa soffocò ogni riflessione –
i cieli d’ottone crollarono con tutti i loro segreti –
il dolore della resurrezione era avvenuto senza di noi
e per noi invocava a gran voce colpe sconosciute –
riposavano fredde nell’urna le torride estati ——-

io guardai sulle nostre mani e piansi –
nella sabbia diventavano esangui le orme –
e se non ebbi neanche il vile coraggio di farla finita,
fu a causa dei giovani ventri su cui rimavano poesie –

io pur d’avere una fetida luce arraffai l’ultima menzogna –
tuttavia nelle ultime finestre già s’allenava la putrefazione –
noi senza crederci parlammo di guarigione
e quanto ingorde le risate, al vacillare di Cristo ——–

“oh Dio, aiutami” – noi rubiamo e scappiamo!
“oh Dio, lasciami” – noi ti odiamo e vogliamo amore!
siamo pungolati da così tanti inferni!
bastiamo noi soli a comprare l’indulgenza!
sta ritornando l’estate – così tanto io ho patito –
fuggevole come i pesci è il bianco guizzante del tuo volto!

io non so niente di quello che i cuori ruminano –
io so solo che da qui al sole c’è il mio angelo!
urla chiara come una luce la morte che mi eccita! ———————-
mai nessuna bocca provò gioia così grande per un bacio!

*

ADDIO

Mi levo del tutto verso l’alto – eretto – come fanno gli alberi,
quando sanno che è giunta l’ora di morire ——-

io devo andarmene via da qui!!

******************************

Schauspieler Klaus Kinski, aufgenommen im Jahr 1980.

KLAUS KINSKI (1926-1991) nacque a Sopot, allora compresa nella città-stato della Città Libera di Danzica da padre di origine polacca e da madre tedesca. La sua carriera comincia all’inizio del secondo dopoguerra, quando nel 1955 ottiene un ruolo minore nella pellicola All’est si muore del regista László Benedek. Inizia così una carriera come caratterista, interpretando soprattutto personaggi luciferini e violenti e partecipando a diverse pellicole internazionali, incluso un cameo ne Il dottor Živago (1965) di David Lean.
Nel 1965 partecipa, seppur sempre con un ruolo di contorno, a uno dei classici di Sergio Leone, Per qualche dollaro in più, in cui interpreta lo scagnozzo gobbo nella cricca di “El Indio”. Negli anni successivi l’attore continua a lavorare in Italia, partecipando a numerosi spaghetti western, in cui interpreta generalmente il ruolo del cattivo. Tra le interpretazioni più significative di questo periodo, quelle di co-protagonista nel ruolo de “El Santo” in Quién sabe? di Damiano Damiani, del cacciatore di taglie Tigrero ne Il grande silenzio di Sergio Corbucci ed il ruolo di protagonista in E Dio disse a Caino… di Antonio Margheriti.
Dagli anni settanta comincia la collaborazione con il regista tedesco (ed ex coinquilino negli anni giovanili) Werner Herzog, che lo sceglie come protagonista di cinque dei suoi film e che gli donerà finalmente fama internazionale: Aguirre, furore di Dio (1972), Woyzeck (1979), Nosferatu, il principe della notte (1979), Fitzcarraldo (1982) e Cobra Verde (1987). Sono nella storia del cinema le discussioni, anche violente, che Kinski provocava frequentemente col regista sul set, che tuttavia non hanno impedito il continuare di questo sodalizio, basato su un’alta considerazione reciproca e sul desiderio di sperimentazione espressiva, fino alla morte dell’attore.
Attore istrionico e da alcuni considerato fin troppo esasperato nelle sue manifestazioni sceniche, donava comunque sempre ai suoi personaggi un alto tasso di imprevedibilità. Rimangono nella storia del cinema almeno due delle sue interpretazioni: quella di Aguirre, il folle conquistador che, spinto dalla sua sete di ricchezza alla ricerca della fantomatica città di El Dorado, troverà la morte in preda alla follia più oscura, e quella di Nosferatu nel rifacimento del capolavoro del 1922, Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens) di Friedrich Wilhelm Murnau.
Ha lasciato come regista una sola opera: Kinski Paganini (1989). Herzog, dopo la morte di Kinski, produsse un lungo documentario dal titolo Kinski, il mio nemico più caro (1999), nel quale raccontò il loro sodalizio e la figura del suo amico usando moltissimi spezzoni di riprese fatte sui diversi set cinematografici ed interviste con attori che recitarono con Kinski a teatro.
L’attore tedesco morì di infarto a Lagunitas. Le sue ceneri furono sparse nell’Oceano Pacifico.

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