I critici sono foglie morte

“I poeti animali parlanti | sciagurano in bellezza versi | profumati – nessuno li legge, | nessuno li ascolta. Gridano | nel deserto la loro legge di gravità.” Dario Bellezza.

«Queste non saranno pagine di critica. I critici sono foglie morte che giacciono immobili mentre lassù, in alto, infuria l’uragano. Dire qualcosa mentre si è rapiti dall’uragano, ecco l’unico fatto che possa compensarmi di non essere io stesso l’uragano; e anche l’unico modo di scrivere criticamente di poeti» Emanuel Carnevali

In genere i critici sono poeti senza ali, in altri casi porci con le ali, ma sono argutissimi: catalogano i libri anche senza leggerli. Non hanno bisogno di aprirli; rischierebbero di farsi plagiare, e poi sanno già chi sono i bravi e onesti, e chi sono i mediocri e disonesti. Soltanto i critici possono essere allo stesso modo mediocri e disonesti e, a dire il vero, lo sono quasi sempre. Il critico deve limitarsi a indicare e dirigere il buon gusto, le buone letture, specie ai non addetti ai lavori: ma si sa, l’idiota guarda il dito e molto volentieri se lo lascia mettere in culo. I poeti critici, o i critici poeti, sono tutti da deportare alla Cayenna, specie se fondano movimenti letterari già vecchi, specie se fanno gli opinabili opinionisti TV, specie se trombano poetesse (o, a seconda delle tendenze, poetini/chierichetti) appena ne trovano una passabile. Bisogna esonerarsi dal frequentarli e nemmeno tollerarli.

14 pensieri su “I critici sono foglie morte

  1. Ciao Flavio
    premetto non sono critica per nulla ma
    ho notato che a volte tutto, è ad interpretazione: sia la giustizia (leggi), figuriamoci nella scrittura e ancora più nella poesia, comunque sia per me ” poesia” è emozione.
    Ai posteri l’ardua sentenza.
    Un abbraccio e buon sabato
    Chiara

  2. Quoto e sottoscrivo dall’inizio alla fine. E sono noiosissimi, fuori dal nostro tempo e sopra le righe, di sovente. E non sono nemmeno foglie, secondo me, perché c’è poesia in quelle morte. Sono microbi, forse, elementi parassitari del ciclo, che spargono critiche a mo’ d’infezione virale in tutto l’ecosistema, ch’è strutturato persino in modo da trarre “beneficio” da loro, nel paradosso che paradosso non è. Buona giornata,
    Irene
    :-*

  3. Non so che dire, non conosco l’ambiente, ma spero che qualcuno onesto ci sia…Qualcuno mi ha fatto una critica su richiesta dell’editore per il mio librino…certo critica benevola, ovviamente e ovviamente è un mercato…esistono dei critici più autorevoli di altri? sicuramente..onesti e disonesti? certo…basta saperli riconoscere…

    • Che ti posso dire, i meccanismi sono piuttosto malandati, però più che fuoco amico è meglio farlo girare il tuo libro, vista la portata ottima della tua scrittura, penso possa essere la miglior critica

  4. Quanta rabbia nell’articolo! Da appassionato di critica letteraria però non posso essere d’accordo, può valere se per critico intendi il Vincenzo Mollica di turno ma guarda oltre, mi sembra ci siano un bel po’ di luoghi comuni nel tuo testo.

      • Certamente: inizierei sicuramente da Walter Pedullà, che da più di quarantanni analizza la letteratura del 900 e contemporanea (ha recensito anche l’antologia di racconti italiani pubblicata qualche mese fa da Guanda), poi Andrea Cortellessa che per L’Orma ha curato l’antologia sui narratori degli anno 0 e concludo con Giulio Ferroni, che ha ripercorso più volte la nostra storia letteraria e che si sofferma volentieri sui lavori scritti negli ultimi anni.

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