Gioielli Rubati 22: Cipriano Gentilino – Mauro Contini – Erospea – maxcalasi – Rosario “sarino” Bocchino – Giuseppe La Mura – Lorenzo – Massimo Botturi.

questo numero e’ dedicato a tutti quanti sanno fare poesia su un cellulare, un margine di giornale, un biglietto ferroviario, un palmo della mano, un niente che poi si dimentica. Perché la poesia non ha bisogno d’altro: e all’affettuosa memoria di Costanza Pocechini

encantado

sogno il ragno rosso
baciare l’ape
nei fili esili,
la formica distratta
che porta molliche
ai passeri
arrossire pudica
per un pettirosso,
sogno vertigine
di pesci rossi
abbracciare
a palpebre umide
le mie anime folli
sempre evase,
e sogno ancora,
encantado.

Ⓒ Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2019/01/15/encantado/

*

UN APPUNTAMENTO DI MEMORIA

Nella strada che si celava
dietro i suoi tornanti,
nella meta diffusa nell’immaginazione
ti incontrai un giorno,
fu un appuntamento di memoria
e non lo sapevamo,
la luce che ambiva
alla coincidenza con lo sguardo
nel folto dell’oscuro interrotto
da venti sfuggiti alla bufera,

-viandanti affini non ci sono più,
né le loro ore resistenti al tempo,
le loro tracce nella dissolvenza
ai confini del rimpianto-

gli alberi che accoglievano
l’insinuarsi della pioggia,
tracce di gentilezza
nella deriva di una sera,
una voce antica che sussurrava
la discrezione degli angeli,
l’ansia di adesione ad una storia,
la scorciatoia più tortuosa del percorso
che si pensò maestro,
l’orizzonte in cui si negò alla vista
la devozione, dispersi gli allievi
nella dismisura della meraviglia,

“è unico il velo che ricopre
la gioia e la sua ombra”,

nel chiaroscuro dell’assenza
l’argomentare di un Dio
intrappolato nell’attesa,
la nostalgia che progredisce
in ogni fedeltà,
lo sguardo destinato
alla suggestione di un faro,
il desiderio che nella babele
si riveli un alfabeto di rinascita.

di MAURO CONTINI, qui:
https://www.facebook.com/mauro.contini1

*

15/01/2019.
………………………………………………………………….

in quell’angolo, isolati, di buon mattino

li vedi salvare il mondo. la bellezza è

senza intenzioni

di Erospea, qui:
https://erospea.wordpress.com/2019/01/15/15-01-2019/

*
che non ti ho detto neanche addio *

dove hai imparato a curare
le ferite col sale?
forse, qualcuno potrebbe
pure darti ragione
ma al posto del cuore
hai un microchip emozionale
sperare in una vita normale
un’ipocrisia a cui potersi aggrappare
le borse firmate
il té alle cinque
e il mignolo d’alzare
sai solo fingere di amare
però, ti riesce bene

(*) Amanda Lear – Baustelle

Autore maxcalasi, qui:
https://doppiodizero.wordpress.com/2019/01/01/che-non-ti-ho-detto-neanche-addio/

*

una lenta variazione di nuvole

mentre la pioggia stana anche gli ultimi
le auto sanno di mestiere
e i parcheggi di copertone

solo un cane chiede un passaggio al vento,
sui muri il cielo triste di un film
e la gente affollata di marciapiedi

stasera la strada è senza peso,
una lenta impressione di lampioni
che risolve la sera con due mattoni

i passi si contano densi
con la sigaretta che reclama perdono,
gli alberi spiegati
e un sogno inchiodato sui rami

più in là le bancarelle vendono souvenir
e un po’ di solitudine, azzardano un sorriso
come il mare appena dopo la marea

di fronte un numero racimola tutto il tempo del viale
e un altro giorno un tetto con le ali

/gli occhi sono una lenta variazione di nuvole

di sarino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2019/01/07/una-lenta-variazione-di-nuvole/

*

Quando parti

Lasciami un pò di vuoti

Lasciami qualche assenza

Lasciami le labbra bagnate di mare

di Giuseppe La Mura, qui:
https://giuseppelamura.wordpress.com/2019/01/18/7431/

*

Fratelli nella notte

Fili invisibili
dorati
vincoli
di anime nel dormiveglia
della grande notte.
Assetate,
come cuccioli ciechi
avvinti
al profumo delle mammelle
di una Segreta Madre.
Naufraghi dispersi
nelle tenebre
di un mare indomito.
Uniti
da un miraggio d’Amore:
tenue e potente speranza.
In attesa,
con cuore d’infanzia,
dei primi raggi del giorno.

di Lorenzo, dal blog di Roberto Nicolini, qui:
Fratelli nella notte

*

L’IMPERFEZIONE TUTTA TERRENA DELL’AMANTE

Mi è caro il meccanismo delle lancette azzurre.
Quel timido rumore nel misurare il tempo
senza mai farne un ché di artificio, una proiezione
sul muro ancora memore di mosche e di stagioni.
Mi è caro il sovrapporre di seta alle tue gambe
l’orgoglio maltrattato con cui ti rechi in bagno
per educare il corpo a non fare scherzi; e il sonno
posato alla bilancia di ferro con le mele.
Il sonno che fatichi a trovare e allora meni
come una volpe nella campagna, rossa e furba.
Le mani ora occupate a far altro, e non è gioia
non è la spartizione del corpo nel venire.
Ma il disegnare al buio di carta una balena
il ventre di una madre d’oceano, ed in esso
vagare infine senza dimora, figlia solo
del tutto che si beffa di storia, di confini
del limite qui imposto al respiro. Amo questo
e il latte che hai versato toccandomi la vita
l’imperfezione tutta terrena dell’amante;
la somiglianza al fitto di un parco che hai negli occhi
quanto tenerli ben chiusi non è cosa.
La smisurata donna che mostri a farti nuda
di verità e qualcosa nel pugno
fiori, biglie
un lascito di infanzia felice, un giorno al mare.

di Massimo Botturi, qui:
https://massimobotturi.wordpress.com/2018/12/23/limperfezione-tutta-terrena-dellamante/

***************************************************************************************

Il gatto che ritto si dorme (con Adriano, Umberto, Luciano e Charles)

Il gatto che ritto si dorme (ripubblicato poi con il titolo di Voci dell’arcano):

Il gatto che ritto si dorme
al sommo del palo in questa quiete
dell’aria al pomeriggio di fuoco,
e la rana che grida terrore
dove il fosso s’incurva,

sono voci dell’arcano, e la cetonia
stremata sul sentiero e l’acqua
infesta di torpore e morte;
voci dell’arcano
che dilagan talvolta allora
che tutto s’addensa nel cuore,

preme e non sai
se di vita diversa un esser vivo
un irrequieto immortale
o d’altri mondi a noi cala la voce.
Altro non sai che tu vivi
di questo senso profondo della vita
che ti snerva e che puoi
affascinato dare il fianco alla morte.

(Umberto Bellintani, Paria, Edizioni della Meridiana, Milano 1955, p. 13)

*

ALTRO GATTO

Figura tutte le lettere
dell’alfabeto latino
del cirillico anche e ahimè del runico
quando si allunga si dimena e stira
nero su fondo bianco
il mio gatto ecumenico.

Luciano Erba (1922-2010)

*

I MIEI GATTI

Lo so. Lo so.
Sono limitati, hanno diverse
esigenze e
preoccupazioni

ma io li guardo e apprendo.
Mi piace il poco che sanno
che in fin dei conti
è molto.

Si lamentano ma
non si angustiano,
avanzano con sorprendente dignità.
dormono con una tale semplicità
che agli umani sfugge.

I loro occhi sono
più belli dei nostri
e possono dormire per venti ore
al giorno
senza esitazione o
rimorso.

Quando mi sento
abbattuto
devo solo guardare
i miei gatti
e mi torna il coraggio.

Studio queste
creature.

Sono i miei
maestri.

Charles Bukowski (1920 – 1994)

Ascolta & Leggi: Grateful Dead & Luigi Di Ruscio

per un inverno intero una vespa
fu il nostro unico animale domestico
per nutrirla bastò
una goccia di acqua e zucchero alla
settimana
con la primavera sparì per sempre
per abbeverarsi in uno zuccherificio
infinito
ed oggi per passare dalla zona d’ombra
alla luce è bastato un passo solo

*
Un professore universitario mi manda le sue poesie, non erano male e gli scrissi che la poesia è roba di disgraziati, come disse Montale in una sua intervista, basta un pezzetto di carta e una matita per scrivere dei versi, è meglio che uno la propria intelligenza in qualcosa di più utile a se stesso e alla società. Sono stato proprio io a scoraggiare un giovane poeta proprio io che avevo scritto questo: “Non disperate, mettetevi a scrivere le poesie, ne ricaverete rilassatezza, felicità gestuale, leggerezza nei contatti con il prossimo vostro, sentirete la presenza degli Dei in prossimità della tua ombra, gioia lavorativa, aumento vertiginoso nella creatività in tutti i campi, sviluppo della personalità. Leggermente folle correrai verso tutte le sciagure, ti crederai inseguito da bande antiblasfemiche armate di mazze ferrate, sfuggirai ai pericoli con rapidissime fughe, potrai metterti a volare come niente fosse, diminuzione vertiginosa della rigidità muscolare e anche mentale, diminuzione dei mali di testa, sarai in preda a dolcissimi spasimi sessuali. Iscrivere poesie a occhi chiusi, sgranare frasi una dietro l’altra con la massima velocità sino al punto che la battitura segue perfettamente il ritmo delle pensate anche quelle più stravaganti, velocità massima nel concatenare libere associazioni, scrivere con la schiena bene appoggiata alla spalliera della sedia, tenere la testa non troppo reclinata sulla tastiera, da oggi tutte le ore sono le nostre mi disse un poeta, fa’ rimbalzare tutto sulla tastiera. Piove, nevica, suona il telefono alla porta tu inchiodato davanti alla tastiera della macchina da scrivere.

*
con la fine degli umani i grattacieli
si copriranno improvvisamente di licheni
spumosi
gli asfalti inizieranno fioriture
che richiameranno gli insetti più luminosi
nessun gatto
rischierà di venire castrato

*
Ecco di nuovo il caporeparto che mi si presenta davanti e vorrebbe che faccio gli straordinari sabato e domenica e come potevo dirgli che non potevo fare gli straordinari perché dovevo iscrivere le poesie della mia italianitudine e se tutto questo casino non lo scrivo io non ci sarà al mondo un altro testa di cazzo a scriverle tutte e cominciavo ad enumerare tutti i miei mali, renella, mal di schiena, prostata arroventata. Aristotele nella sua morale ha scritto che agli schiavi la menzogna possiamo anche dirla io invece vi consiglio di non dire mai la verità ai vostri sovrapposti qualsiasi essi siano anche di tipo religioso, cercate di dire la verità solo ai vostri simili, fate vivere il nemico in un mondo inesistente, nella perenne incertezza, fateli vivere nella menzogna, dovete ingannarli. Sulle mie trafilatrici tutto è in perfetto ordine, il caporeparto controlla continuamente le spazzole, tutto è eseguito con intelligenza, velocità e precisione, normalmente aumentando la velocità diminuisce la precisione, ciò non avviene per quello che riguarda il sottoscritto che aumentando la velocità aumenta anche la precisione. Il tutto funziona tanto bene che il caporeparto si sente provocato, non me la sento proprio di sbarbarmi tutti i giorni per farmi bello a quest’imbecille che mi scruta. Ogni tanto emetto un urlo quasi per far vedere a tutti che sono vivo, che esisto anche io. Quando lavoro non voglio essere guardato, se vengo troppo scrutato fermo subito le macchine e vado subito davanti allo scrutatore e gli domando se ha da dirmi qualcosa? No io niente, guardavo solo. Va a guardare dall’altra parte, sbamba! I compagni che lavorano con me sanno tutto, vedono la poesia del sottoscritto vivente davanti a loro, anche le commesse la vedono e sorridono al passaggio della poesia nostra, la poesia è un atteggiamento speciale verso l’esistere e si rivelerebbe anche se non avessi mai scritto niente, è un modo nuovo di essere, quasi un nuovo avvenimento biologico. Siamo finalmente venuti.

*
essendo il tutto scaturito
dal ventre d’Iddio
alla fine dei tempi
il tutto ritornerà nel suo ventre
niente andrà perduto
tutto sarà gioiosamente salvato

*
la speranza andava mostrata subito
inutile tenerla nascosta per paura
che venisse derubata
sostenerla con versi blasfemi o sferici
e alla fine delle composizioni
come sbattendo il coperchio
di una cassa da morto
per chiudere tutto (le poesie sono tratte dalla raccolta “L’Iddio Ridente”, Ed. Zona, 2008)

******************

per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Di_Ruscio

https://it.wikipedia.org/wiki/Grateful_Dead

ascolti amArgine: Castle Spell – The Sunflowers e la classifica di Neobar a cura di Malos Mannaja

Una delle band e uno dei brani scelti da Malos Mannaja di Neobar per il 2018. L’intera classifica è qui:
Top 15 best albums of 2018 by musicazzotto nellorecchio

INCANTO DEL CASTELLO

Nel sotterraneo
Continuano a urlare
Ed echeggia
L’incanto del castello

Sentire muoversi
Uno sfarfallio di ombre:
Non riesci a vederlo?
L’incanto del castello

Il sangue diventa più denso
Riempiti i polmoni e
Scivolerai dentro
Il castello incantato

Spegni le luci
Nascondi la tua faccia e
Dovrai strisciare
Nell’incanto del castello

La venuta del Maestro
Avvolgi la lingua
Ti bisbiglierà
L’incanto del castello

Affondare l’anima nella
bara di plastica
I bambini stanno strillando
L’incanto del castello

Non vedrai mai l’alba
In un secondo te ne andrai
Ascoltalo sospirando
Senti respirare
Annusalo bruciando
L’incanto del castello

Spostalo da vicino
Respira lentamente
Uccidilo freddamente
L’incanto del castello

Sentilo crescere nella testa
Si fermerà quando sarai morto

TESTO ORIGINALE

In the dungeon
They keep screaming
And it echoes
CASTLE SPELL

Shadows flicker
Feel him moving
Can’t you see it?
CASTLE SPELL

Blood gets thicker
Fill your lungs and
You shall crawl in
CASTLE SPELL

Flip the lights out
Hide your face and
You shall crawl in
CASTLE SPELL

Master’s coming
Wrap your tongue in
You shall whisper
CASTLE SPELL

Sink your soul in
Plastic coffin
Kids are squealing
CASTLE SPELL

You shall never see the dawn
In a second you’ll be gone

Hear it sighing
Feel it breathing
Smell it burning
CASTLE SPELL

Move it closely
Breath in slowly
Kill it coldly
CASTLE SPELL

Feel it growing in your head
It will stop when you are dead

Neve in Val Padana

Oggi neve in Val Padana, rimesto
appetiti da provetto cantautore.
L’effimero ha una certa durata,
dalla mano di Dio e giù per terra.
La neve è un pannicello caldo
se raffrontata all’uomo.
Nevica, o gli Ebrei stanno urlando?
Gli Omosessuali, i Dissidenti,
i Vagabondi, gli Arresi, gli Zingari,
i Matti, i Preti, invece?
Dirai tu.
Urlano insieme, polveri nell’aria,
ognuna dal suo triangolino.
Ricordo ancora il dolore a dachau.
Dopo il Carmelo un tedesco mi intimò
rauche nicht! Ero vicino al crematorio
di fronte alla baracca X.
Lo mandai, in perfetto italiano,
a cagare. Lui e tutti i suoi padri.
Se ne andò inseguito dalle Vittime.
Sono nell’aria, gridano tutte:
ognuna al proprio dio assente.

Ascolta & Leggi: una poesia di Kurt Tucholsky una canzone di kuTso

Guerra alla guerra di Kurt Tucholsky
(trad. Riccardo Venturi)

Siete stati quattro anni nelle trincee.
Tanto, tanto tempo!
Gelando fra i pidocchi, e avete,
a casa, una moglie e due bambini.
Via, via!

E nessuno che vi dica la verità.
Nessuno che osi ribellarsi.
Mese dopo mese, anno dopo anno…

E quando una volta uno era in licenza
vedeva, in patria, tutte quelle pance grasse
mangiare a strippapelle, ballare
e ostentare lusso, i trafficanti d’armi.
E l’orda dei pennivendoli pantedeschi strepita:
„Guerra! Guerra!
Grande vittoria!
Vittoria in Albania e vittoria nelle Fiandre!”
Tanto morivano gli altri, gli altri, gli altri…

Vedevano cadere i compagni.
Di quasi tutti era la sorte:
Ferite, penare come bestie e morte.
Una piccola macchia rossa sporca,
lo si portava via e lo si sotterrava.
Chi sarà il prossimo?

E il grido di milioni di persone saliva alle stelle.
Gli uomini non impareranno mai?
Esiste qualcosa per cui ne valga la pena?
E chi è quello che troneggia lassù
infarcito di decorazioni dalla testa ai piedi,
e che comanda sempre: Uccidere! Ammazzare! –
Sangue, ossa stritolate e merda…
Poi all’improvviso si disse che la nave faceva acqua.
Il capitano ha fatto i saluti
e poi se l’è filata a nuoto alla chetichella.
E i grigioverdi non seppero più che fare.
Per chi è stato tutto questo? Per la patria?

Fratelli! Fratelli! Serrate le fila!
Fratelli! Non deve accadere mai più!
Ci danno la pace dell’annientamento,
e lo stesso destino è deciso
per i nostri figli e per i vostri nipoti.
E ancora dovranno innaffiare di rosso sangue
i fossati dei campi e l’erba verde?

Fratelli! Dite qualcosa ai ragazzi!
Non deve, non può andare ancora così.
Lo abbiamo visto tutti, tutti quanti
dove porta una simile follia.

Ardeva il fuoco che vi incenerisce.
Spegnetelo! Gli imperialisti,
quelli che nidificano lassù in cima,
ci mandano ancora nazionalisti.
E ancora una volta, dopo vent’anni
eccoli tornare con nuovi cannoni.
Non sarebbe pace,
sarebbe una pazzia.
La vecchia danza sul vecchio vulcano.
Non uccidere!, ha detto uno.
E l’umanità lo ha sentito, l’umanità piange.
Non vorrà mai essere altrimenti?
Guerra alla guerra!
E pace sulla terra.

Essere completato

Ogni segna ore è resoconto,
musica ferma, ore in affitto
fino al fondo della civiltà,
la speranza è una sporca rima:
l’estate arriverà.
Tutto in cambio, niente cambia,
siamo incorreggibili padano veneti
intolleranti fino alle ossa:
che quei negri là ci portano via
il sacro mestiere di rondini,
l’Essere completato finito da tempo,
senza donne perché
non abbiamo mezzo di capirle.
Ci mandavano in montagna
a respirare aria buona;
partigiani paranoici da irrobustire
con ferite d’amore e cicatrene.
La stagione rock finisce qua,
Clint sembra tagliato col flessibile,
la speranza cercata in chiesa
è musica ambient da cimiteri.
Gli estremi onori avranno luogo
in aeroporti deserti, inagibili,
la classe politica meritatissima
fino all’ultimo: ignorante,
trasformista, figlia di padre ignoto.

Caro Flavio

Il consuntivo dice basta,
affrettiamoci a riguadagnare il cielo,
sempre lo stesso coi suoi oroscopi
sulla superficie del nulla
per due sovrane a rigo.

C’è chi parlò di effemeridi,
vagabondi, libri allerta.
Come mai mi trovassi sul suo tappeto
con lei addosso, mi chiedo ancora.
Continuo a non rispondermi.

Mi addormentai,
quando, sveglio di soprassalto,
vidi che era sera, maledissi
il tempo gettato in sonno.

Farò il pensionato da grande,
ho tenuto in serbo questo conforto
tutta la vita. Caro Flavio,
smetti di guardare il culo alle signore
e impara a far di conto.

Il terreno è fangoso,
ieri notte ha piovuto di nuovo.
Però che bello
fumare col vento in poppa,
il destino tende la mano e scrocca
un’altra sigaretta.

Per me, oggi fanno Sessanta ed entro ufficialmente nella vecchiaia. Ho due volte trent’anni, tre volte vent’anni ed è tutto dentro una persona sola. Meglio quattro volte quindici anni, sei volte dieci, dodici volte cinque.

Gioielli Rubati 21: Nadia Alberici – Giovanna Sicari – Italo Bonassi – the50yearoldpoet – Gjoko Zdraveski – Vicente Vives – Luca “Yok” Parenti – Loredana Semantica.

SCARPE SPAIATE

Alberi davanti alla finestra
Madison Ave 96
portata qui, proprio qui
mi chiedo
mi chiedo io che …
refrattaria eppure
Il portinaio cappotto lungo e cappello
tettoia verde all’ingresso
come nei film
e una punta d’imbarazzo
l’assenza del me che sono
invisibile fenditura
nella mia piazza i comizi le bandiere
l’Unità
Di rosso qui i fanali prima dell’alba
api operaie immagino
faticoso stare a galla qui
mi chiedo io che … il lusso
tradisco? Scivolo attraverso
non è di me
che ti devo dire papà?
Ho le scarpe spaiate.

(3-1-19) di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2019/01/09/scarpe-spaiate/

*

(Gesù proteggimi dalla distrazione)

Gesù proteggimi dalla distrazione
dagli occhi ormai tracciati col piccone
dai corpi picconati
dai corpi scavati nella roccia
e la figura cade gonfia nella materia grezza.
Proteggimi dal nero metallico
dei rami e delle trame
proteggimi, come oggi
che la Tiburtina non ha macchie
e risplende di rari colori
questa è la tua periferia
questa è la periferia degli umani.

di Giovanna Sicari, qui:
https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/12/19/due-limpide-voci-femminili-della-poesia-italiana-contemporanea-giovanna-sicari-e-gabriela-fantato/

*

LA SEDIA ANNA

Ho appoggiato la testa allo schienale
di una sedia, e t’ho pensata,
immagine dell’Assenza. Sai che gioia,
abbracciato seduto sulla sedia
ti chiamavo per nome, e non sapevo
ch’era il nome della sedia che chiamavo.
Eri come una cosa fatta in legno,
con quattro gambe dritte e uno schienale,
eri la luce che riverberava
dalla finestra, erano le stelle,
era la luna o Dio solo sa che cosa
sopra la sedia, e anche tu eri bianca
come la luce, e pallida sedevi
e ti cercavo dove tu iniziavi,
ma ti trovavo dove tu finivi.
Eri di carne, ed ora sei di legno.

Questa sera ci sta con me una sedia,
ma è come fosse Anna. Sì, è una sedia,
ma è come se parlasse e mi dicesse
che anche una sedia può chiamarsi Anna,
Anna, posta in mezzo alla mia camera,
s’una morbida parquet, ed io, seduto
sopra di lei, abbracciato, e a dirle: Oh Anna…

Sì, c’è una sedia in ogni desiderio.
C’è un desiderio in cerca di una sedia.

di Italo Bonassi, qui:
https://italobonassi.wordpress.com/2019/01/10/la-sedia-anna/

*

ALCOOL A BUON PREZZO (mia libera traduzione)

Un frigo vuoto ti guarda,
non è rimasta birra per consolarti.

Il letto ti sta chiamando
ma non puoi sentire,
ne hai bisogno ancora
per alleviare la paura.

Una bottiglia di whisky
attira la tua attenzione,
forse questo può offriti sollievo.

L’apri, ne versi una misura,
offri un brindisi
alla vita di cui non fai tesoro.

Hai perso il conto
delle possibilità che hai sprecato
insieme a tutto l’alcool a buon prezzo
che hai assaggiato.

Hai paura di pensare
cosa può portare il domani,
non sei nemmeno sicuro
se è estate o primavera.

La vita ti ha superato
in un batter d’occhio
e tu sei stato lasciato solo
qui, a morire.

di the50yearoldpoet, qui:
Cheap Alcohol

*

è tranquillo anche quando non ci sei

stamattina una gazza
è arrivata in volo sul grande terrazzo
e si è posata accanto al vaso di gerani
rimasti sin dalla mia nonna

non ho dormito di nuovo

vorrei che mi insegnassi
come si entra nel sogno di qualcuno
e come vi si sta lì seduti e svegli

laggiù è già estate

terzo giro per l’acquisitore ambulante di cose vecchie
la sua lingua è fittizia
non ci capisco nulla

la mia barba e le mie dita odorano
di garofano marocchino

la mia anima di tè nero e miele di acacia

tu sogna serene le colline
le città e le vite passate

è tranquillo anche quando non ci sei

di Gjoko Zdraveski, qui:
Gjoko Zdraveski, Inediti

*

Rinascita (Alumbramiento)

Accendi la luce, colma i tuoi abissi,
illumina il giaciglio delle tue paure
e sento che spuntano tra le mie dita
le carezze timide dei bambini.

Accendi la luce, non abbiamo tempo
e non possiamo essere chi non siamo stati.
Riesco a vederti a malapena e non capisco,
ti trovo tra la notte dei miei sogni.

Accendi la tua luce, ho bisogno
di tornare da te per poter rimanere,
continuare con te ogni mattina.

Accendi la luce, senza il tuo chiarore non vivo,
senza non esisto e sono nulla.
Apri alla luce e lascia che ti accenda.

di Vicente Vives, qui:
https://poesiainstante.wordpress.com/2019/01/12/alumbramiento/

*

ricorda di tirare la corda

tenta l`azzardo
affonda lento e profondo
scala la montagna
sperimenta la purezza del cielo
non invaghirti di fighette chic
(anche se la palestra crea sculture
anche dei cuori più aridi)
ricorda che ogni bella donna è sopravvalutata
che le donne brutte possono anche essere sciocche
che le poetesse al reading
fanno vedere le belle cosce e i seni colti
che i poeti saranno quasi tutti di sinistra
anche se votano o non votano
la parte detta avversa
avranno una tessera
per aprire
tutte le serrature
vorranno tutti la consacrazione
vendendo tante copie
e la targa del presidente demerito
imbalsamato sul comodino
avranno tutti una teoria
naturalmente errata
ricorda che poetesse e poeti
in fondo pensano solo a chiavare
(non necessariamente tra loro)
e vorrebbero tanto bestemmiare
abbracciare lieti la volgarità unica santità
crederanno nel libero mercato
e saranno pieni di parole
per volarsene in paradiso
ridendo e bevendo con gli dei
o con le sole nuvole piangenti
le scie chimiche, o il becchino disoccupato.

di Luca Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2019/01/15/ricorda-di-tirare-la-corda/

*

Resistenti irriverenti ma
prostrati restiamo
in questo stadio pavone
pendulo renitente recessivo
falso più che malvagio
al quale siamo ancorati
come il tendone al carrozzone
la gabbia al leone le maschere
di Brighella e Arlecchino
al Carnevale.

Vedo le serrande calare
sulle giare e salvagenti
i sacchi di carbone gli ortaggi
le pietanze appetitose
della tavola calda
chiude il supermercato
la cartoleria il salone da
parrucchiere il gioielliere.

Abbiate la compiacenza
di tacere l’arretramento
la risacca dello smarrimento
quanto meno di non scrivere
d’amore.

di Loredana Semantica, qui:
https://www.facebook.com/loredanasemantica?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARCm4LmJi-iUwKIHwky7EYb72E9z3_mDuHrheqt_RHEsQhQewBFs9wXX7V5clKe3yrm7aFb6G7dW00v7&hc_ref=ARRUlAxQy72OoIalSvwbfehgesRtZFYqRwG5zHfbELJNIjzYHoOQ6ai9R_z4kkmYnnw&fref=nf

*****************************************

Sciostakovic’

Mica è mai stato Natale in città.
Luci vampire, poco niente, poco più,
a far la guardia ai supermercati,
vere catene di oblazione e natività:
a Toledo sono appese sui muri maestri
figlie alle madri e, mio dio,
troppo scure le braccia, curve le schiene.
Ferme per un panino e una boccata d’aria
senza poter fare a meno
di doversi accostare ai marziani.
Talmente marziani da maledire i figli.
I cittadini implorano buoni servizi,
l’Amministrazione pensa, al contrario,
di far bene: Gesù proteggici,
c’è un nuovo superego in città!
Alla stazione un pianista evoca motivi
per cui varrebbe la pena rimanere ancora,
Sciostakovic’ è uno dei pochi,
ma avrà grossi problemi
con la fatturazione elettronica.
Chi non ne ha?

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