Il gatto che ritto si dorme (con Adriano, Umberto, Luciano e Charles)

Il gatto che ritto si dorme (ripubblicato poi con il titolo di Voci dell’arcano):

Il gatto che ritto si dorme
al sommo del palo in questa quiete
dell’aria al pomeriggio di fuoco,
e la rana che grida terrore
dove il fosso s’incurva,

sono voci dell’arcano, e la cetonia
stremata sul sentiero e l’acqua
infesta di torpore e morte;
voci dell’arcano
che dilagan talvolta allora
che tutto s’addensa nel cuore,

preme e non sai
se di vita diversa un esser vivo
un irrequieto immortale
o d’altri mondi a noi cala la voce.
Altro non sai che tu vivi
di questo senso profondo della vita
che ti snerva e che puoi
affascinato dare il fianco alla morte.

(Umberto Bellintani, Paria, Edizioni della Meridiana, Milano 1955, p. 13)

*

ALTRO GATTO

Figura tutte le lettere
dell’alfabeto latino
del cirillico anche e ahimè del runico
quando si allunga si dimena e stira
nero su fondo bianco
il mio gatto ecumenico.

Luciano Erba (1922-2010)

*

I MIEI GATTI

Lo so. Lo so.
Sono limitati, hanno diverse
esigenze e
preoccupazioni

ma io li guardo e apprendo.
Mi piace il poco che sanno
che in fin dei conti
è molto.

Si lamentano ma
non si angustiano,
avanzano con sorprendente dignità.
dormono con una tale semplicità
che agli umani sfugge.

I loro occhi sono
più belli dei nostri
e possono dormire per venti ore
al giorno
senza esitazione o
rimorso.

Quando mi sento
abbattuto
devo solo guardare
i miei gatti
e mi torna il coraggio.

Studio queste
creature.

Sono i miei
maestri.

Charles Bukowski (1920 – 1994)

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14 pensieri su “Il gatto che ritto si dorme (con Adriano, Umberto, Luciano e Charles)

  1. Che meraviglia. Quella di Bukowski è bellissima. Scusami ma qui debbo aggiungere un link e una mia misera poesia. Chiedo venia. Isabella

    https://isabellascotti.wordpress.com/2014/01/24/ciao-tachi-caro-amico//

    E questa a lui dedicata

    Un gatto di nome Tachi
    corre verso di me…
    Ha due grandi
    occhi verdi,
    il pelo grigio- biondo
    e quasi un sorriso
    tra i baffi.
    Corre verso di me
    e mi dà
    un piccolo morso
    sulla gamba
    scappando subito dopo
    il birbantello…
    E’ il suo modo
    di dimostrarmi affetto.

  2. restando in tema:

    Il nome dei gatti – Thomas Stearns Eliot

    Mettere un nome ai gatti è un’impresa difficile,
    Non un gioco dei tanti che fate nei giorni di festa;
    Potreste dapprima anche pensare che io sia matto da legare
    Quando vi dico che un gatto deve avere TRE NOMI DIVERSI.
    Prima di tutto, c’è il nome che la famiglia usa ogni giorno,
    Come Pietro, Augusto, Alonzo o Giacomo,
    Come Vittorio o Gionata, Giorgio o Bill Baley –
    Tutti nomi sensati da usare ogni giorno.
    Ma se pensate che vi suonino meglio ci sono nomi più fantasiosi,
    Alcuni per i signori, altri per le dame:
    Come Platone, Admeto, Elettra o Demetrio –
    Sempre nomi sensati da usare ogni giorno.
    Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome che sia particolare,
    Caratteristico, insomma, e molto più dignitoso,
    Come potrebbe altrimenti tenere la coda diritta,
    O mettere in mostra i baffi, o sentirsi orgoglioso?
    Nomi di questo tipo posso inventarne mille,
    Come Munkustrap, Quaxo o Coricopat,
    Come Bombalurina o Jellylorum –
    Nomi che non appartengono mai a più di un gatto alla volta.
    Ma oltre a questi c’è ancora un nome che manca,
    Nome che non potrete mai indovinare;
    Nome che nessuna ricerca umana potrà mai scovare –
    Ma il GATTO LO SA, anche se mai vorrà confidarlo.
    Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
    La ragione, io vi dico, è sempre la stessa:
    La sua mente è perduta in estatica contemplazione
    Del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
    Del suo ineffabile effabile
    Effineffabile
    Profondo e inscrutabile unico Nome.

  3. Particolari poesie, quelle che hai scelto… quella inserita da Daniela in commento è… magica.
    L’unica poesia scritta da me, per un gatto… è l’epitaffio per la gatta… morta d’autunno, richiesto da mia madre.

    Lucy

    Assaltando le mosche nel prato
    ora tenta di ghermir le stelle,
    dai solchi d’un tetto arrampicato
    le dodici primavere belle,
    scimmia adorata, bimba fulminata,
    gomitolo nero presso vie
    d’edera nell’amore sviolinata
    a mo’ di pineta le cui scie
    paiono laghi tristi al chiar di luna
    precocemente colti, poi tolti
    al sole che non bacia la fortuna
    ma le foglie secche nei folti
    di boschi sognati, il desiderio
    in occhi semiaddormentati,
    sulla vita il sì rapido imperio
    di fiori in pancia rameggiati.

  4. Pingback: Lucy | ilcielostellatodentrodime.blog

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