Ascolta & Leggi: Tre poesie di Umberto Bellintani – Mood For a Day (Yes)

Per un bambino che non conosce più i passeri

Urlavan lungi dei cani (o eran gufi?).
Urlavan lungi dei cani e c’eran gufi;
e come assassini i morti si muovevano rasenti i muri del cimitero
quando il ragazzino si trovò
solo solo nella notte.

E allora egli aveva un urlo strozzato nella gola,
ché un fruscio d’erbe lo soffocava come un serpente
e la luna veramente era cupa tra le fronde degli alberi.
Come assassini i morti si muovevano rasenti i muri e i fianchi degli argini,

e fu allora che il bambino perse l’uso della parola,
e perse la vista comune delle viole e dei giocattoli
e il senso naturale delle cose.

Così ora tentenna il capo e nei suoi occhi è una nuvola,
ma pare un angelo divino contemplante
profonde luci assorte in se stesso.

Povera madre che lo sorvegli lungo i sentieri del tuo orto
e ora lacrimi al suo riso ebete sugli asparagi,
io non so dirti s’è sfortuna a lui toccata
o s’è migliore la sua sorte, più benigna
che al fanciullo intento a suddividere
in bianchi e neri i dadi del suo gioco.
*

Dolce chiude l’ora di sera

Forse non esiste Dio. Forse
solo il rapporto
fra noi esiste e gli alberi
annosi o appena d’anni
uno e le erbe
e i coccodrilli e il buon tepore
della sera. Non v’è
che poi la morte ed altro ancora
innanzi ad essa da soffrire. Ma poi tutto
per lei si placa; e in noi s’alterna
timore d’essa e quieta attesa
del suo riposo:
così
oggi è da porre questo giorno fra non quelli
di sofferenza e sgomento: dolce chiude
l’ora di sera col risorgere di una
ampia stellata. Dunque
forse soltanto un dolcissimo rapporto
fra noi e il tutto fa ponte e il tempo passa
lento e veloce.
*

Poiché veramente sono fratello

Poiché veramente sono fratello
del topo nella bocca della gatta
che svelta se ne corre via
e sopportare non posso il ragazzo
scemo che inchioda al tronco
dell’acero la lucertola

ecco che uccido il ragazzo
con il cuore e gli tronco le mani,
poi rendo la testa della gatta
in poltiglia con colpi di pietra

ed è davvero perché sono fratello del fossato
della latta arrugginita e dei ciottoli
della strada e di ogni essere che vive o non vive
ecco che amo e odio follemente il mondo.

**********

Nel 1954 Eugenio Montale scrisse: “Bellintani, che vive in campagna, è un raffinato uomo di popolo, uno di quei poeti che sembrano essere saltati dalla Bibbia e da Omero ai più astrusi lirici stranieri conosciuti solo attraverso le traduzioni… spesso la poesia si rifugia in uomini come lui, non professionisti, senza le carte in regola.”
per saperne di più:
https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Bellintani

Gli Yes, proponendo un sofisticato rock sinfonico e romantico che fa largo uso di strumenti elettronici innovativi come il sintetizzatore, il moog ed il mellotron, simboleggiano lo stile progressive e definiscono insieme ad altre formazioni, tra le quali King Crimson, Genesis e Gentle Giant, i canoni stessi del progressive rock.
per saperne di più:
https://it.wikipedia.org/wiki/Yes

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20 pensieri su “Ascolta & Leggi: Tre poesie di Umberto Bellintani – Mood For a Day (Yes)

  1. Questa proposta mi sorprende e mi colpisce, Flavio. Berto è uno dei miei riferimenti fondamentali. Ho avuto la fortuna di conoscerlo negli ultimi anni della sua vita. Non dico altro. Troppa emozione.
    Grazie

  2. Ond’io canti dolcezza e amore,
    e il cardo fiorito;
    e te rincorra, nuvola vaghissima del cielo margherita,
    anche per me nel campo ara
    il vecchio padre.

               O tu,
    nuvola del cielo bianchissimo fiore,
    deponi un seme del buono della vita
    in quel suo occhio bruciato dal sudore.

    Da Forse un viso tra mille (Vallecchi, Firenze 1954)

  3. La più bella poesia di Bellintani, dove la sua biografia di contadino venuto in contatto con la cultura cittadina si traveste dolorosamente di libertà, e che rende obiettiva, per un attimo, la sua condizione potenziale di Esenin rurale, è quella dove appare il padre aratore.

    C’è un paesaggio d’aria, e la patetica scoperta che il “buono della vita” può essere per tutti e che il figlio, cui il lavoro paterno rende possibile la corsa e il canto, può chiedere che di quella felicità sia partecipe il padre.

    (Franco Fortini, SAGGI ITALIANI ora in SAGGI ED EPIGRAMMI, Meridiani Mondadori, 2003)

  4. Il testo recitato è tratto da Al vento della vita. Carteggio Bellintani-Parronchi (1947-1992), L.S. Olschki Editore, volume 10 della collana Biblioteca Mantovana, Firenze 2011. Epistolario composto da 381 lettere, scambiate fra i due poeti dal 19 agosto 1947 al 29 settembre 1992.

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