Gioielli Rubati 19: Luigi Di Ruscio – Daniela Cerrato – Salvatore Leone – Amilga Quasino – Paolo Beretta – Gino Scartaghiande – Anna Leone – Pino Corbo.

RACCOLGONO LA NEVE

Raccolgono la neve
con le mani coperte di sangue guasto
la mettono sulla bocca
per tutti i gelati
che quest’estate non hanno avuto
montano su pezzi di legno
e scivolano per tutti i sogni che non hanno fatto
e sarà giorno di festa anche per loro
fuori dalle case
con le vesti bucate
le scarpe sfondate
mentre la neve fascia di gelo le case
in questa vostra terra
dove dio ci ha fatti bastardi

di Luigi Di Ruscio (da Non Possiamo Abituarci a Morire, 1953) qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/01/01/raccolgono-la-neve/

*

FOTOGRAFAI UNO SCONOSCIUTO

M’incuriosì nel suo completo bianco integrale,
dalla barca altri guardavano le rive del lago
lui osservava l’orizzonte dei suoi pensieri
vestito di neve asciutta sotto il sole di luglio.
In terre d’oriente il bianco è voce di lutto
e anche le sue scarpe piangevano una perdita,
osservavo la sua tristezza decorosa e profonda
immaginando un nome, un’età, una storia dal volto.
Gli idiomi sono distanti ma il dolore accomuna,
è lingua universale, comunica a chi è in ascolto,
in silenzio le tristezze si scambiano impressioni
coglierle è sintomatico di chi percepisce l’oltre.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/01/01/fotografai-uno-sconosciuto/

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Nella freddura ionica 2

C’è un paese dove i pazzi
occhi verdi come gatti
nelle strade a pietra nera
e l’odore di lenzuola immacolate
e nocciole zuccherate addolciscono fogne
che ti trascinano al mare
vecchie discese
con risate e sottane
e la campana a rintocco di morto.
E non m’insultare,
è terra di saluti e pizzicotti
che ti crescono,
vetrate a orecchio di coniglio
in terrazze martoriate dal sole.
C’è un paese che giocavo pirata
nei ritorni di muffa e oleandro
il verde manicomio abbandonato
o in acque gelide
tre meduse mi hanno baciato.
C’è un paese che non si dice a nessuno
dove ho truccato bambole e soldati
e mia madre è senza giovinezze
tra ventagli di antiche tragedie
e gli stucchi bianchi alle facce
di paese che nessuno dovrebbe
andarci o crepare
nelle ultime cene apparecchiate
di rosso e screanzati.

di Salvatore Leone, qui:
https://ssalvatoreleone.wordpress.com/2018/12/22/4676/

*

Amore e Psiche

Amore è dietro
e Psiche è davanti
(l’ha cinta)
insieme davanti allo schermo
dove compare sul divanetto
un barboncino bianco
con l’occhi neri neri.

Psiche è contenta
e curiosa attende le prossime Azione!
Vede il profilo di Amore
i suoi biondi capelli raccolti in coda
la cura nel respiro sulla sua guancia.

È sempre contenta anche se non sa lui chi è
quanti anni ha
pensa un giovane
un po’ più giovane
un bel po’ più giovane.
È Amore
e Psiche è bambina.

Nel secondo tempo:
È ancora forte l’amore di Amore
e Psiche lo sente / lo sente nel cuore
ma ancora non vede il suo volto lì dietro
e sente le spalle sue cinte / il tepore
la nuca e poi il collo / il lobo d’orecchio / le labbra protende al calore
e incontra la bocca che parla di Amore di quanto ell’è bella
la copre e divora.

di Amilga Quasino, qui:
https://amilgaquasino.wordpress.com/2018/08/14/25468572/

*

CERTEZZE

poche sono le vere certezze
il distributore automatico di sigarette
ad esempio, è una di quelle.
o il supermercato
gli scaffali pieni di roba
la gente che ti ronza intorno.
lo è un piatto caldo da tua madre
– santa donna.
il traffico
le donne attraenti
il desiderio
il baccano
la solitudine.

poi può accadere che tu e lei vi amiate
che decidiate di metter su casa
cucina, letto, scrivania
tende alle finestre
e libri sugli scaffali.
finché un giorno, però
– non saprai mai perché
andrà tutto a puttane.
allora, puoi star certo
riprenderai a fumare
a detestare il chiasso e la folla
tornerai a bere birra
e a pisciare in piedi.

di Paolo Beretta, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2018/12/23/certezze/

*

Ho distrutto. Sperando
d’incontrare un corpo
che m’appartenesse.
È da tutto l’inverno
che non mi masturbo:
condensare dal fantasma
che siamo una mano propria
è il più folle degli amori.
Ma ciò dico: stanno carezze
nella saliva inerte del sole
dove, senza volerlo,
è possibile un ascolto.

di Gino Scartaghiande, da Sonetti d’amore per King Kong, qui:
http://www.niederngasse.it/rubriche/recensioni/gino-scartaghiande-da-sonetti-d%E2%80%99amore-king-kong

*

I POETI

Nel muto carnevale notturno
si cambiano le vesti, si dipingono visi;
qualcosa di vero lasciano,
forse una lacrima
o l’inimitabile solitudine.

Il buio si illumina di ariose stelle,
splendori fragili e lontani.

Sulla via dell’alba una brezza
sparge parole.

Hanno occhi appiccicosi di sogni,
al mattino, sono stanchi di poesia i poeti.

Soli se ne vanno, col passo incerto,
crescendo di cruda verità,
man mano.

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2019/01/03/i-poeti/

*

La logica delle falene

I fari accecano,
attraggono nella scia luminosa –
è nella logica delle falene
confondere la luce con la notte.

di Pino Corbo, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/01/03/la-logica-delle-falene/

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19 thoughts on “Gioielli Rubati 19: Luigi Di Ruscio – Daniela Cerrato – Salvatore Leone – Amilga Quasino – Paolo Beretta – Gino Scartaghiande – Anna Leone – Pino Corbo.

  1. Pingback: Gioielli Rubati 19: Luigi Di Ruscio – Daniela Cerrato – Salvatore Leone – Amilga Quasino – Paolo Beretta – Gino Scartaghiande – Anna Leone – Pino Corbo. — almerighi | CONSERVIAMO LA POESIA

  2. Ho amato da subito la poesia di Di Ruscio, forse per empatia verso il dolore degli ultimi. Ho scorto poesia in tutte le proposte. La logica delle falene di Pino Corbo è traslato di grande impatto per la sua brevità. Di Salvatore Leone conosco la sua bravura e la sua scrittura, per certi versi, dolente. Gino Scartaghiande è una piacevole rivelazione e lo stesso vale per Amilga Quasino. Paolo è Daniela li seguo validi autori anche loro. A tutti il mio apprezzamento e saluto. A te il mio ringraziamento. Grazie!

  3. Vorrei rubare molto tempo, che mi manca, per gustare questi tuoi suggerimenti. E’ ottima idea far conoscere a chi, come me, passa, troppo distratta, fra pagine sconosciute. In effetti sono vere perle da sfogliare come cipolle (termine poco elegante, ma rende l’idea di chi cerca dentro ogni parola, intuisce altri significati) e danno l’opportunità di conoscere ottime penne, purtroppo offuscate dall’abbondanza di falsari. Abbiamo gusti affini, così solleciti l’appetito per altre scoperte! Grazie per queste proposte.

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