Ascolta & Leggi: Atom – The Great Gig in The Sky / Almerighi – Deserto Rosso

Giorno 21886

Fottiti deserto rosso,
non abbiamo più comunisti a pagarli oro
su Marte vita non c’è, specie
dopo le Ventuno,
dove siano tutti è meglio chiedere
alle luci accese
ai fornitori di telefonia:
siamo così, universi dispersi,
tutti diversi tutti uguali,
chi si crede unico batta la fronte
contro finestre chiuse
più dure di chiunque.
Lasciate le accuse nell’apposita
cassetta; giuro però nel Trentanove
in Polonia non c’ero,
nemmeno ho fornito i sacchetti
ai Killing Fields, sono stanco,
Marte non è poi così lontano,
alza i tappeti, soffia via
il pantano di polvere rossa là sotto
non si sa, maledizione
come abbia potuto entrare.
Fatti sentire domani, 21887,
tra urla e vomito incontrollabili:
sì, nemmeno un bacio, dormi, dormi,
sei qui per sognare,
questione di principio.

Gioielli Rubati 16/17: Gabriella Montanari – Paola Renzetti – Luca “Yok” Parenti – Emilio Capaccio – Mark Tulin – Francesco Marotta – Maria Allo – Marnie Walsh.

In questo consiste il pregio
e la bellezza dell’ordine, se non sbaglio:
che Fautore di una poesia annunciata
dica subito quello che bisogna dire subito,
rimandi molte cose e le tralasci per ora,
scelga questo, metta via quest altro. (Orazio, Ars Poetica)

Tornerò a rubar gioielli quando ne riavrò voglia, molto presto quindi.

SPINE DORSALI

Ho visto amici
profanare tombe a San Michele
spartirsi l’ultima lumaca nel piatto
scambiarsi alibi da fedifraghi.
Li ho uditi rinnegarsi trenta volte
per un tozzo di sottana in via di Ripetta.

Ne ho visti aggirarsi tra le vertebre,
perdere il cammino e trovare la mia mollica.
Quando la grandine minacciava la gemma
la loro pelle di flanella
suggeriva ai miei brividi l’abbandono.

Poi li ho persi, per una svista.
Per quella maledizione
che ci riempie la bocca di ma sì, sì, dopo.

Dopo, però, è solo la lisca.

di Gabriella Montanari, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/12/12/anatomie-comperate/

*

Prima dei tasti sul cuore

Si apre a fatica la pagina bianca
perché poeta è chi si danna
per far arrivare il suo verso al nulla.

Passanti estimatori distratti
non si fermeranno.

I martelletti del piano picchiano
al cuore prima dei tasti, il Suono

scava sentieri già frusti e lisi
dove la carne ha sanguinato
mostra una fibra ancora vivente.

di Paola Renzetti, qui:
https://primadeitastisulcuore.wordpress.com/category/poesie-di-paola/

*

gelo parabolico

quando muori
digrigni i denti
e non c’è nessuna luce,
al funerale
c’è gente opportunista
coi culi alti
dopo la cerimonia
vanno la bar a giocarsi
il salario
e tu
resti
solo
nella bara
al freddo, mani congelate
coi fiori appassiti
e un trucco leggero
sul volto
per coprire
i tratti della morte.
chi ti ama non ti rivedrà
più
tu non saprai
delle conquiste della scienza
della stazione spaziale su marte
della coltivazione idroponica
del me too
delle religioni in guerra
della grande europa
della macchina elettrica
della lotta al tumore
del gender libero
della felicita zero virgola
del neoliberismo
della coesistenza pacifica
poi il buio della bara
chiusa saldata
ed il lento liquefarsi
i batteri i vermi
alt
fermi tutti
è un sogno
con gli occhi aperti chiusi
forse non sei affatto morto
non rassegnarti
prima o poi scomparirai
senza un significato preciso
così come hai vissuto.

di Luca “Yok” Parenti
https://yoklux.wordpress.com/2018/12/18/gelo-parabolico/

*

Il Colatoio

In questo colatoio
se ci separiamo uno dopo l’altro finiamo nello scolo
ora che nelle case abbiamo anche il superfluo
ma è come se non avessimo nulla
ora che abbiamo il reality e il confessionale
ma non sappiamo cosa piangere
il futuro è un chiodo arduo tra le mani
il futuro non è un punto di destino
la gioia è triste
la bellezza un fatto increscioso di cronaca:
minorenni scalfite dai lupi
fiumi evacuati dai pesci
tribù che si diserbano nella sporcizia

In questo colatoio
si vive in una compulsa aggregazione
di malaria e all you can eat
non nasce più il ginkgo biloba
e i tempi sono frastagliati di perplessità
al largo del ghiacciaio Totten

In questo colatoio
a reggere il manico di vite labili e terrose
è una supplica malata di Parkinson
un ex tronista che rantola più roco
affacciato alla coscienza:
non ammazzatevi

di Emilio Capaccio, qui:
Emilio Capaccio: Il colatoio (inedito)

*

The crown of a yurt

Guardando oltre la corona
di una yurta,
Posso vedere il falco
girare sopra
e sentire l’energia
del lupo che ulula.

Riesco a vedere i miei sogni oscuri
in lontananza diventano chiari.
Posso sentire la presenza dello spirito
aleggiare accanto a me.

Mentre guardo fuori la corona di una yurta,
so di far parte di tutte le cose
che sono in natura.
So di non essere solo,
non importa dove vado
o chi sono stato.

Sento il piacevole rullo di tamburi
circondarmi,
l’azzurro del cielo Navajo,
i venti sussurranti dei miei antenati
che mi guidano dolcemente.

Guardando fuori la corona di una yurta,
Posso sentire la mia vita cambiare e fluire.
Posso vedere il mio corpo invecchiare con grazia
la mia pelle scura rugosa
e la bellezza dell’antica saggezza.

di Mark Tulin, qui:
Poem: The Crown of a Yurt

*

MATERNITA’

Essere nel tempo
l’azzardo che incrina
gli specchi del visibile.
Respirando un’identica notte
tra silenzio e stupore.
Chiamando a raccolta parole e distanze.

Io sono natura
che insieme a te si lacera
quando cadi come un’ombra
tagliata di netto
dalla luce smeraldina di una fonte.

Io sono la fonte
che ripete da millenni
il canto che dal fango
risuona nell’alveo del tuo nome segreto.

*

In me riposano
generazioni di uomini trasparenti.
Le loro parole limpide
si intrecciano
come steli rampicanti
sulle cui scale di note
io cresco inviolata
tra sponde sonore
e colate di notti.

Per diffondere nell’aria
nel racconto interminabile
dei secoli
il profumo che il loro chiarore
cova nel mio ventre.

Tratto da: La pietra del liutaio di Francesco Marotta, qui
https://rebstein.wordpress.com/2018/12/15/maternita/

*

A UN PASSO DELLA LUCE

Fin dentro le corteccia di silenzio
gocciola la notte.
Dalla scogliera pulsa la luce d’ inverno
in questo cielo di sempre
ma per il resto è violenza
anche questo
non custodire il dolore
che nasce da una terra in ginocchio.
Di questo è il vento a tacere.
Eppure dinanzi all’orizzonte senza liturgie
resiste ancora sul fondale
quanto più il mare si allontana
un luogo dove l’attesa prima di spegnersi
affiora a un passo della luce.

©Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2018/12/16/a-un-passo-della-luce/

*

Bessie Dreaming Bear
Rosebud, So. Dak., 1960

we all went to town one day
went to a store
bought you new shoes
red high heels

ain’t seen you since.

Bessie Dreaming Bear
Rosebud, So. Dak., 1960

un giorno siamo andati tutti insieme in città
in un negozio
ti abbiamo comprato delle scarpe nuove
rosse con i tacchi alti

da allora non ti abbiamo più visto.

di Marnie walsh, traduzione di Stefanie Golisch, qui:
https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2018/12/18/marnie-walsh-usa-1916-1996/

****************

Libri amArgine: Le Prime di Carolina Almerighi (e-book scaricabile gratis)

Mi stupì quando le lessi, mi stupì ancor più quando le lesse in pubblico a fine ottobre. Non finirà mai di stupirmi.

Tornano i Libri amArgine, dopo un po’ di tempo, l’e book è scaricabile gratuitamente qui:

Libri amArgine 6 Carolina Almerighi

Continuo a pensare

Continuo a pensare.
Flusso di pensieri,
Emozioni trasudano
attimi bianchi.
Questo fumo denso si disperde
come ricordi passati che conservo dentro.
Mi muovo, in silenzio,
passo svelto, spalle dritte.
Tortuoso il sentiero che porta a casa, lego i capelli, preparo la borsa.
Esco.

imperativo imperfetto

Casomai, sul Delta forse,
avremmo trovato in tanta palude
una bella casetta di legno,
distillato acquacalda illegale,
ogni giorno ci scalderà. pensavo
l’imperativo imperfetto
del verbo Amare muore
della stessa fiamma

allontanate tutte le zanzare,
ci saremmo amati dove per sempre,
quando avevi la metà
dei tuoi anni anche meno.
Imitando ritorni e partenze
della risacca, lontano dal mare
e con molta vertigine,
specie durante le piogge

questa notte, Signora,
debbo averti torto un capello
a tal punto che,
nei giorni a venire,
attenderò chiuso in casa, tornare
l’onda violenta,
in compagnia del coltello
conficcato sul dorso

letture amArgine: Giorgio Montanari da Finzioni di Poesia (Bertoni Editore 2018)

I poeti vogliono celebrarsi, parlare di loro stessi ma solo a pochi intimi. Credono di arrivare quando il super critico, il cattedratico di potere, il blogger con un po’ di audience, dopo tanto bussare invano, si accorgono delle loro nocche sfatte. Questo non è darsi in ascolto, quindi in pasto, è voler evitare a ogni costo quel “tanto non capirebbero” da utilizzare come alibi. Fintanto che i poeti non spacchetteranno davvero la propria poesia e quella altrui a un pubblico di non addetti ai lavori, continueranno a celebrare nelle loro chiese vuote.
Perciò spacchettiamola la poesia di Giorgio Montanari. Sono testi comprensibili, pensieri più che altro, possono piacere e non piacere. Ogni lettore che capiti su questa pagina, può farsene un’idea.
Personalmente questa poesia mi convince solo a tratti. La diffondo perché vale la pena che altri la leggano e magari mi dicano “Ti sei sbagliato”, la rete dovrebbe, potrebbe, ancora essere democratica. E il sottoscritto non è depositario di alcun dogma.

Te lo immagini, se i panettieri volessero vendere e dare a mangiare il loro pane soltanto ad altri panettieri? Sarebbero grassi da far schifo e il resto dell’umanità morto di fame. Ognuno si viva l’ars poetica come meglio crede, è così almeno fin dai tempi di Orazio, ma non in mio nome.

(cliccando sull’immagine la vedrete ingrandita con foto e note bio sull’autore)

Il libro Finzioni di poesia è reperibile qui:

http://www.giorgiomontanari.it/poesia/

Flusso Istintivo

Scongiuro la morte millantando di avere ancora vita breve. Lo
ripeto perché, se esiste la pena del contrappasso, so di avere
vissuto un’esistenza serena; immagino dunque che questa mia
enorme fortuna possa mio malgrado essere bilanciata da
situazioni infelici – forse solo una, talmente clamorosa da
pesare quanto cento altre.
Improvvise quanto rare “ispirazioni” portano a fissare la mia
“arte” in qualche forma nota ai più: musica, fotografia, pittura,
poesia.
Riprogetto la mia anima affinché possa esprimersi di colpo
come meglio preferisce, esplodendo l’input che solo talvolta il
cervello percepisce, e risputa sotto forma di idea. Ora, ad
esempio, sto scrivendo. Senza educazione letteraria questa
pagina è solo carta straccia degna del macero. Ma è mia.
Questo pensiero, se non fosse immortalato dalla penna blu,
sarebbe destinato all’oblio. Conscio di essere fatuo come un
bacio. Ma un bacio è eterno se viene offerto a chi lo desidera.
Resettare il mio ego: il fuco che corteggia l’ape regina; un
bianco puro in attesa di sporcarsi; il tempo scorre nella stanza
vuota; il fumo di una candela spenta, la cui cera sta per
raffreddarsi; la fiamma è svanita, senza un aiuto, non ha
potuto prevalere sull’ossigeno che prima la alimentava.
Un’altra notte breve, e poi domani nella mischia – solo, in
trincea, in attesa che la guerra finisca. La guerra del XXI
secolo.

*

Giornalismo

Una bolla mi conduce
verso una passione piena di Grazia.
Benedetti e Amati furono quei tentativi
da quando tutto nacque per caso.

L’abbonamento a una rivista che nessuno leggerà.

Un dono che ricambia un favore.
Continuare a giocare sperando
che agli altri piaccia.
Con i miei ritmi.

*

Fingendo La Poesia

Ti ho autorizzato
a sbirciare
fra gli scritti di una vita.

Mi rincuora l’idea
di offrirti un’emozione.
Mi inquieta
avere esposto
a sconosciuti
pagine salvate negli anni,
figlie di pensieri fragili,
frutto di istanti di ispirazione.

Non è facile dipingere
per chi, a fatica, distingue i colori.
È molto arduo cantare
per chi non riconosce le note.

Da bambino
mi è stato insegnato che
i libri non si buttano mai via.
Se anche tu
avessi ricevuto questa indicazione
ti avrei donato l’eternità.

*

Acqua

Galleggiare.
Solcare da soli
distese increspate
d’azzurro e di vento.
La mente ed il cuore
che, a pelo d’acqua,
discordi oscillano.

Soffocare.
Vacilla l’immenso
oceano dei sensi:
sprofondano, alcuni,
travolti da onde;
emergono, altri,
tenaci acrobati.

Annegare.
Il corpo impazzito
arranca, non smette:
la forza del mare
annulla ogni mossa.
Urlare, d’istinto,
poi il sorso finale.

ascolti amArgine: Corporal Clegg – Pink Floyd (1968)

Il padre di Waters morì nello sbarco ad Anzio nel 1944. Roger lo ha cantato tutta la vita. Cinquant’anni fa poteva trattare l’argomento con sarcasmo giovanile, poi assunse toni più grevi. Dichiarò:
“Corporal Clegg tratta di mio padre e del suo sacrificio nella seconda guerra mondiale. È sarcastica l’idea della gamba di legno vista come vinta nella guerra, come un trofeo.”

Tra la cacofonia di voci verso la fine si sente un ufficiale che dice al suo uomo con una gamba sola: “Clegg! Volevo parlarvi riguardo a quella vostra gamba. Siete esentato dalle parate d’ora in poi!” e alcuni membri della band che ridono nel ritornello.

IL CAPORALE CLEGG trad. di Riccardo Venturi

Il caporale Clegg aveva una gamba di legno
l’aveva vinta in guerra, nel 1944
Il caporale Clegg aveva pure una medaglia
arancione, rossa e blu.
L’aveva trovata allo zoo.
Cara, cara, erano davvero tristi per me?
Cara, davvero rideranno di me?
Signora Clegg, devi essere fiera di lui.
Signora Clegg, un altro goccio di gin.
L’ombrello del caporale Clegg, sotto la pioggia
non è mai stato lo stesso
Nessuno è da biasimare
Il caporale Clegg ebbe la sua medaglia in sogno
da Sua Maestà la Regina
i suoi stivali erano pulitissimi.
Signora Clegg, devi essere fiera di lui
Signora Clegg, un altro goccio di gin.

TESTO ORIGINALE

Corporal Clegg had a wooden leg
He won it in the war, in 1944.
Corporal Clegg had a medal too
In orange, red, and blue
He found it in the zoo.
Dear, dear were they really sad for me?
Dear, dear will they really laugh at me?
Mrs. Clegg, you must be proud of him.
Mrs. Clegg, another drop of gin.
Corporal Clegg umbrella in the rain
He’s never been the same
No one is to blame
Corporal Clegg received his medal in a dream
From Her Majesty the queen
His boots were very clean.
Mrs. Clegg, you must be proud of him
Mrs. Clegg, another drop of gin.

Anche adesso

A Luca penso ogni giorno.
Anche adesso
di lui non ricordo una parola.
Sarà per via di quest’aria,
la peggiore al mondo,
rende pazzi.
L’acqua è tutta sporca, come me,
dici tu dei poeti morti
prima di pensare.
Siamo aborti.
Spaventati da tutto,
incapaci di ogni cosa, anche
di saper dire.
Pensandoci,
non c’è mai stato nemmeno un bacio.
Riscattaci ballando.

Ascolta & Leggi: Sogni e Sintomi (CSI) Grazie (Almerighi)

Grazie

L’animale in cottura
pensa di essere ancora vivo.
Mestamente l’anguilla
scampata al pranzo di oggi
non può benedire
gli dei della proroga,
una vaschetta trasparente
non concede privacy.

La lunga speculazione
sui fratelli Klement
conduce dal tavolo
al campo minato
del dire tra noi,
Leone si è stancato,
pensa di sparire per un po’,
casa e luci spente.

La stesse morgane
riviste al cimitero di Forlì,
mi pare nel reparto
Nuovi Arrivi d’Anime,
le nubi espedienti. Poi
sull’aspro infinito,
terminato di piovere
ripassò un aereo.

Siamo tornati qui
sì tutto buono. Il conto
Grazie

Aquileia nel tempo degli Unni

Ninna, oggi sei in antenna?
Storie sì, ma provvisorie,
i dubbi invece, sintomi di progresso:
rovistare una trappola per topi
non fa bene alle dita.

Sai, potresti provare
una di quelle pettinature cotonate
molto in voga nei primi Ottanta;
coprivano bene il pensare,
specie a chi teneva in borsa
un cuore di amante.

Aquileia fu un assedio bellissimo,
venne un terremoto lo stesso giorno
della partenza degli Unni:
e vivaddio! Non ripartirono più,
trapassarono tutti i cristiani,
praticando il ben noto adagio.
Ai tuoi fedeli, signore
la vita non è tolta, ma stiracchiata.
Piero, ritrova tu il fervore.

Non cambiano nemmeno oggi
le circostanziate domande, le risposte;
se hai bisogno di un leguleio
troverai sterco in abiti costosi.
L’oceano è attraversabile
a nuoto con una mano sola,
l’erotismo cede confuso,
niente t’aspetta oltre.

ascolti amArgine: Emilia Paranoica – CCCP Fedeli Alla Linea.

Siamo stati la regione dell’Impero Americano più filo sovietica di tutte ai tempi della guerra fredda. Il Cardinal Biffi, utilizzando la metafora di Bologna, utilizzò due aggettivi “sazia e disperata”, oggi siamo rimasti un luogo sedotto, abbandonato, privo di ogni speranza, siamo tutti vecchi. La rinascita non sta più qui, con le percentuali pro quota di malattia per cancro più alte al mondo, il clima peggiore d’Europa, le fabbriche dismesse, l’ambiente a pezzi. Le sirene leghiste con percentuali oramai a due cifre la dicono lunga dello schifo che ci avvolge. Giovanni Lindo Ferretti (oggi conservatore ultracattolico) fondò con Massimo Zamboni il sedicente gruppo punk filosovietico CCCP Fedeli Alla Linea; questo pezzo è l’eredità più lucida di come eravamo e di cosa siamo diventati. Soluzione del problema oltre a questionarlo? Una sola, ritrovare dirittura morale e pensare meno ai soldi.

Posso essere uno stupido felice
Un prepolitico, un tossicomane
Un posto dove andare alla moda, quello che si dà nelle storie d’amore

EMILIA PARANOICA

Il freddo più pungente, accordi secchi e tesi
Segnalano il tuo ingresso nella mia memoria
Emilia paranoica

Il freddo più pungente, accordi secchi e tesi
Segnalano il tuo ingresso nella mia memoria
Consumami distruggimi è un po’ che non mi annoio
Oh oh oh oh
Aspetto un’emozione sempre più indefinibile, sempre più indefinibile
Teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi
Se tu, se tu ti proponessi di recitare te
Emilia paranoica, paranoica, paranoica

Brucia Tiro e Sidone, il Roipnol fa un casino
Il Roipnol fa un casino se mescolato all’alcol
Bombardieri su Beirut
Bombardieri su Beirut
Bombardieri su Beirut
Due tre quattro plegine
Due tre quattro plegine
Chiedi a settantasette se non sai come si fa
Chiedi a settantasette se non sai come si fa
E mi lia pa ra noica

Posso essere uno stupido felice
Un prepolitico, un tossicomane
Un posto dove andare alla moda, quello che si dà nelle storie d’amore
Quello che si dà perché si ha paura
Camminare leggero, soddisfatto di me
Camminare leggero, soddisfatto di me
Da Reggio a Parma, da Parma a Reggio
Da Modena a Carpi, da Carpi al Tuwat, da Carpi al Tuwat, da Carpi al Tuwat

Emilia di notti, dissolversi stupide sparire una ad una
Impotenti in un posto nuovo dell’ARCI
Emilia di notti agitate per riempire la vita
Emilia di notti tranquille in cui seduzione è dormire
Emilia di notti ricordo senza che torni la felicità
Emilia di notti d’attesa di non so più quale amor mio che non muore
E non sei tu, e non sei tu, e non sei tu

Emilia paranoica
Pa ra noi ca pa ra noi ca
Aspetto un’emozione sempre più indefinibile
Indefinibile
Indefinibile