Gioielli Rubati 16/17: Gabriella Montanari – Paola Renzetti – Luca “Yok” Parenti – Emilio Capaccio – Mark Tulin – Francesco Marotta – Maria Allo – Marnie Walsh.

In questo consiste il pregio
e la bellezza dell’ordine, se non sbaglio:
che Fautore di una poesia annunciata
dica subito quello che bisogna dire subito,
rimandi molte cose e le tralasci per ora,
scelga questo, metta via quest altro. (Orazio, Ars Poetica)

Tornerò a rubar gioielli quando ne riavrò voglia, molto presto quindi.

SPINE DORSALI

Ho visto amici
profanare tombe a San Michele
spartirsi l’ultima lumaca nel piatto
scambiarsi alibi da fedifraghi.
Li ho uditi rinnegarsi trenta volte
per un tozzo di sottana in via di Ripetta.

Ne ho visti aggirarsi tra le vertebre,
perdere il cammino e trovare la mia mollica.
Quando la grandine minacciava la gemma
la loro pelle di flanella
suggeriva ai miei brividi l’abbandono.

Poi li ho persi, per una svista.
Per quella maledizione
che ci riempie la bocca di ma sì, sì, dopo.

Dopo, però, è solo la lisca.

di Gabriella Montanari, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/12/12/anatomie-comperate/

*

Prima dei tasti sul cuore

Si apre a fatica la pagina bianca
perché poeta è chi si danna
per far arrivare il suo verso al nulla.

Passanti estimatori distratti
non si fermeranno.

I martelletti del piano picchiano
al cuore prima dei tasti, il Suono

scava sentieri già frusti e lisi
dove la carne ha sanguinato
mostra una fibra ancora vivente.

di Paola Renzetti, qui:
https://primadeitastisulcuore.wordpress.com/category/poesie-di-paola/

*

gelo parabolico

quando muori
digrigni i denti
e non c’è nessuna luce,
al funerale
c’è gente opportunista
coi culi alti
dopo la cerimonia
vanno la bar a giocarsi
il salario
e tu
resti
solo
nella bara
al freddo, mani congelate
coi fiori appassiti
e un trucco leggero
sul volto
per coprire
i tratti della morte.
chi ti ama non ti rivedrà
più
tu non saprai
delle conquiste della scienza
della stazione spaziale su marte
della coltivazione idroponica
del me too
delle religioni in guerra
della grande europa
della macchina elettrica
della lotta al tumore
del gender libero
della felicita zero virgola
del neoliberismo
della coesistenza pacifica
poi il buio della bara
chiusa saldata
ed il lento liquefarsi
i batteri i vermi
alt
fermi tutti
è un sogno
con gli occhi aperti chiusi
forse non sei affatto morto
non rassegnarti
prima o poi scomparirai
senza un significato preciso
così come hai vissuto.

di Luca “Yok” Parenti
https://yoklux.wordpress.com/2018/12/18/gelo-parabolico/

*

Il Colatoio

In questo colatoio
se ci separiamo uno dopo l’altro finiamo nello scolo
ora che nelle case abbiamo anche il superfluo
ma è come se non avessimo nulla
ora che abbiamo il reality e il confessionale
ma non sappiamo cosa piangere
il futuro è un chiodo arduo tra le mani
il futuro non è un punto di destino
la gioia è triste
la bellezza un fatto increscioso di cronaca:
minorenni scalfite dai lupi
fiumi evacuati dai pesci
tribù che si diserbano nella sporcizia

In questo colatoio
si vive in una compulsa aggregazione
di malaria e all you can eat
non nasce più il ginkgo biloba
e i tempi sono frastagliati di perplessità
al largo del ghiacciaio Totten

In questo colatoio
a reggere il manico di vite labili e terrose
è una supplica malata di Parkinson
un ex tronista che rantola più roco
affacciato alla coscienza:
non ammazzatevi

di Emilio Capaccio, qui:
Emilio Capaccio: Il colatoio (inedito)

*

The crown of a yurt

Guardando oltre la corona
di una yurta,
Posso vedere il falco
girare sopra
e sentire l’energia
del lupo che ulula.

Riesco a vedere i miei sogni oscuri
in lontananza diventano chiari.
Posso sentire la presenza dello spirito
aleggiare accanto a me.

Mentre guardo fuori la corona di una yurta,
so di far parte di tutte le cose
che sono in natura.
So di non essere solo,
non importa dove vado
o chi sono stato.

Sento il piacevole rullo di tamburi
circondarmi,
l’azzurro del cielo Navajo,
i venti sussurranti dei miei antenati
che mi guidano dolcemente.

Guardando fuori la corona di una yurta,
Posso sentire la mia vita cambiare e fluire.
Posso vedere il mio corpo invecchiare con grazia
la mia pelle scura rugosa
e la bellezza dell’antica saggezza.

di Mark Tulin, qui:
Poem: The Crown of a Yurt

*

MATERNITA’

Essere nel tempo
l’azzardo che incrina
gli specchi del visibile.
Respirando un’identica notte
tra silenzio e stupore.
Chiamando a raccolta parole e distanze.

Io sono natura
che insieme a te si lacera
quando cadi come un’ombra
tagliata di netto
dalla luce smeraldina di una fonte.

Io sono la fonte
che ripete da millenni
il canto che dal fango
risuona nell’alveo del tuo nome segreto.

*

In me riposano
generazioni di uomini trasparenti.
Le loro parole limpide
si intrecciano
come steli rampicanti
sulle cui scale di note
io cresco inviolata
tra sponde sonore
e colate di notti.

Per diffondere nell’aria
nel racconto interminabile
dei secoli
il profumo che il loro chiarore
cova nel mio ventre.

Tratto da: La pietra del liutaio di Francesco Marotta, qui
https://rebstein.wordpress.com/2018/12/15/maternita/

*

A UN PASSO DELLA LUCE

Fin dentro le corteccia di silenzio
gocciola la notte.
Dalla scogliera pulsa la luce d’ inverno
in questo cielo di sempre
ma per il resto è violenza
anche questo
non custodire il dolore
che nasce da una terra in ginocchio.
Di questo è il vento a tacere.
Eppure dinanzi all’orizzonte senza liturgie
resiste ancora sul fondale
quanto più il mare si allontana
un luogo dove l’attesa prima di spegnersi
affiora a un passo della luce.

©Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2018/12/16/a-un-passo-della-luce/

*

Bessie Dreaming Bear
Rosebud, So. Dak., 1960

we all went to town one day
went to a store
bought you new shoes
red high heels

ain’t seen you since.

Bessie Dreaming Bear
Rosebud, So. Dak., 1960

un giorno siamo andati tutti insieme in città
in un negozio
ti abbiamo comprato delle scarpe nuove
rosse con i tacchi alti

da allora non ti abbiamo più visto.

di Marnie walsh, traduzione di Stefanie Golisch, qui:
https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2018/12/18/marnie-walsh-usa-1916-1996/

****************

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15 pensieri su “Gioielli Rubati 16/17: Gabriella Montanari – Paola Renzetti – Luca “Yok” Parenti – Emilio Capaccio – Mark Tulin – Francesco Marotta – Maria Allo – Marnie Walsh.

  1. Grazie di cuore, Flavio.
    Come luce dannatamente strana/ qualcosa ci accomuna./ Sotto le radici degli alberi/ fino a ferirci di bellezza antica/ in cerchi larghi sullo stesso moto/qualcosa trabocca più in alto/ mentre un fuoco invisibile e tenace/ richiede quel silenzio/ che il nostro tempo ha perduto./ Ecco l’acqua riporta alle sue foci/ una forza pari allo sguardo mai tradotto/ che nel vedere tutti ci contiene.
    Colgo l’occasione per augurarti ogni bene e serenità con le persone che ami.
    Buon Natale
    Maria

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