Gioielli Rubati 14: Riccardo Mattii (Sin Apsi) – Aglaja Veteranyi – Mario Benedetti – Brigida Liparoti – Sotirios Pastakas – Lance Sheridan – Bianca Bi – Daniela Cerrato.

Riccardo è stato una persona bella, sincera, ironica e urticante oltre tutto. Ricordo scontri epici con Lui, ma mai oltre il limite: e pur non avendo una lira, volle partecipare al crowdfunding di Caleranno i Vandali, la sua morte è stata una vera perdita. La sua presenza mi fa capire, una volta in più, quanto sia importante vivere la vita nel migliore dei modi, senza pentirsi di un solo istante vissuto, ma anche l’irrequietezza confusa e contusa, giusto per tentare l’ossimoro col silenzio. Pensando che, malgrado tutte le merde pestate ogni giorno, il mondo è bello perché ci sono e ci sono state persone belle come Lui. Ripartiamo da qui, nonostante la voce sia ancora poca e qualche dolore di troppo persista.

Alla cara memoria di Riccardo Mattii, gli amici non ti dimenticano.

Allo stato terminale di te stesso
i pensieri sono grosse formiche nere
che richiamate dal crepuscolo
procedono seguendo una linea irregolare.
Allo stato terminale di te stesso
comprendi che uno solo è il tempo,una sola la morte,
poche le ossessioni,poche le notti d’amore,
poche le poesie,
poche le strade che portano fuori da te stesso.
Allo stato terminale di te stesso
attendi la nuova miseria
del prossimo istante.

di Riccardo Mattii, qui
https://www.facebook.com/SIN4p

*

La fuga

La bambina mette la bambola nella valigia.
La madre mette la bambina nella valigia
Il padre mette madre e casa nella valigia

Il paese straniero mette il padre con valigia nella valigia.
Rispedisce tutto indietro

Si nascondono nel bosco:

1 bambola
1 bambina
1 madre
1 padre
1 casa
2 valigie
1 fuga

(traduzione di Anna Maria Curci)

di Aglaja Veteranyi, qui:
https://ws081amcu.wordpress.com/2018/02/03/aglaja-veteranyi-la-fuga/

*

TEORIA DEGLI INSIEMI

Ogni corpo ha
la sua armonia e
la sua disarmonia

in alcuni casi
la somma delle armonie
può essere quasi
stucchevole

in altri
l’insieme
delle disarmonie
produce qualcosa di superiore
alla bellezza

di Mario Benedetti tratto da: Viento del exilio, 1981, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/11/24/teoria-degli-insiemi/

*

PAGAIE

passa il velluto umido
carezza sui seni
e poi, fino in giù
.
sei,

nel mio velluto ti ho passato
nella sofferenza del momento
e maturandoti, ho maturato
.
forti le gambe nel prenderti
e lasciarti
senza lasciarti andare
.
sostenermi su di te ed affondare
nel mio fondo
duro quanto basta
.
se vuoi dirmelo non farlo
ora
le parole sono lingua e denti
.
è animale che annusa,
questa pelle è
match di pugni di abiti scivolati
.
nei reni l’atto sacro
scandisce un orologio
anni di attimi in dissolvenza
.
pagaie appaiate di un kayak
fendono schiume
per raggiungere placide acque

di Brigida Liparoti, qui:
https://haimaiprovatoapettinareilvento.wordpress.com/2014/11/10/pagaie/

*

UN POSTO NELLA STORIA

Jack Daniel’s da via Benakis, dentici
da via Themistokleus, entrambe parallele
di via Trikupis, tutte e tre perpendicolari
a via dell’Accademia: è degno forse di sconcerto
che in queste quattro strade entri tutta la nostra vita?
Ogni cosa che vola o nuota o striscia
nel quartiere di Exarchia rivendica il suo posto
al sole: inventa la sua epopea quotidiana,
sfida la propria odissea, perché
ognuno di noi accompagna l’anima
di un adolescente che gli batte nel petto.
Qui intorno, ogni azione anonima
con molta reverenza si appella alla storia
ed in ogni istante attende di essere definitivamente assolta.
Dov’era ieri o l’altro ieri quando la polizia
ha ucciso un quindicenne?

di Sotirios Pastakas, qui:
http://www.labottegadelbarbieri.org/sotirios-pastakas/

*

SONO IN PIEDI

Preferirei rimanere coi piedi per terra.
Non sono una siepe con le mie radici che corrono
nel terreno, risucchiando acqua di pozzo artesiano
con derivati ​​minerali e resti del cimitero
in modo da poter brillare ogni primavera come una foglia verde;
Nemmeno io sono l’incarnazione di un giardino arato
attirando la mia giusta parte di larve e cornacchie,
sapendo che presto dovrò fermarmi.
Rispetto a me, una siepe è immortale,
e una testa d’ortaggio è più corta ma più meritevole,
insisto per avere una lunga vita e il portamento dell’altro.

Questa notte, nel chiarore infinitesimale della luce del vicino,
la siepe è andata a dormire
Eppure, rimango in piedi su questa scala di legno che sputa moccio e un colpo di tosse
ho un aspetto piuttosto penoso, ma nessuno sembra accorgersene.
Tra i brividi, sogno un bel letto caldo,
qui fuori, al freddo, dormire è piuttosto difficile,
assomiglio più che altro a un grande procione con occhiaie;
i miei processi mentali si stanno affievolendo.
Non è naturale per me essere in piedi su una scala alle tre meno un quarto del pomeriggio.
Ho persino preso l’abitudine di iniziare una conversazione con un gufo celeste.
Quindi, per l’amor del cielo, qualcuno venga a darmi un lazo!

Copyright © 21/07/18 Lance Sheridan® , qui:
I am vertical

*

SAI DI PIETRA E DI PAPAVERO

ci svegliavamo tra gli strazi dei maiali
i vecchi ci mandavano a chiamare
per macchiare le lenzuola
di tutti i papaveri pazienti, arresi
alla pietra
e tu ora sai di pietra e di papavero.
mi sussurri cantilene e grilli
mi carezzi e pungi
con rossi melograni e fichi d’india e neri
drappeggi di austere vedovanze.
l’anima m’hai seminato fra i sassi
tuoi dagli occhi fissi
e le mura maldicenti
e la litania degli alberi
sterili,
tu sai di pietra e di papavero.
cacciavamo il sole via dalle persiane
ci mischiavamo alle rane con le carni secche
tra i campi rubavamo i calli
ai contadini
giocavamo a palla con le buste
e si era nudi, nudi eravamo e tutto intorno
sbucciate le cose
come lingue di porco mozzate.
sai di pietra e di papavero, denso papavero pulsante
tu mi chiami, terra crollata
radice storpia,
mi urli e mi spalanchi.

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2018/11/21/sai-di-pietra-e-di-papavero/

*

Montmartre nell’inizio novecento

Parigi in fantasmagorica notte
sentori d’amore e follie
groviglio di buio che s’accende
per i boulevards d’insegne e bugie,
delusioni affogate nella verde fata
stroboscopiche illusioni lungo la strada
ricca di musiche e bordelli di lusso,
il novecento dei primi vagiti
è libertà sprigionata addosso
curiosità appagata a vario prezzo.
per ogni tasca c’è un amore comprato
qualcuno s’è innamorato, accasato
giurando fedeltà e amore eterno,
altri hanno continuato il loro inferno
mentre la Senna scorreva ogni giorno
tra il calpestìo delle orme creative
di Pablo, Amedeo, Renoir e Utrillo,
pennelli di classe del noto quartiere
tra due secoli cuore pulsante del bello.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2018/11/25/montmartre-nellinizio-novecento/

************************

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20 pensieri su “Gioielli Rubati 14: Riccardo Mattii (Sin Apsi) – Aglaja Veteranyi – Mario Benedetti – Brigida Liparoti – Sotirios Pastakas – Lance Sheridan – Bianca Bi – Daniela Cerrato.

  1. la perdita di un riferimento che sia più o meno amico colma di vuoto il cuore e ci vuole sempre molto tempo per assimilare che anche le persone più care sono mortali.Un saluto a Riccardo di cui ho letto con tristezza il testo toccante che accomuna un po’ tutti nella sorte. Grazie Flavio per tutto ciò che fai per accomunarci; in fondo siamo diversi nello stile ma usiamo tutti la nostra voce per tracciare la nostra breve esistenza.
    Daniela

  2. ***

    If porcelain, then only the kind
    You won’t mourn under the shoe of a bearer or the track of a tank,
    If an armchair, then not too comfortable so that
    You won’t be sorry to get up and leave;
    If clothes, then only as much as you can carry in a suitcase,
    If books, then only those you can carry in your memory,
    If plans, then only those you can forget
    at the time of your next move
    to a different street, continent, historic phase
    or world

    Who told you that you are allowed to accustom yourself?
    Who told you that anything can last forever?
    Hasn’t anybody ever told you that you will never
    feel at home
    in the world?

    (di Stanisław Barańczak, traduzione di Dominika00 da qui: http://forum.mlingua.pl/showthread.php?t=44607 )

    Una poesia che mi è venuta in mente mentre leggevo “La fuga”. Magari prende un’altra direzione, però ambedue i testi basano la loro forza su una apparente leggerezza che cela delle storie orrende…

  3. Pingback: I am vertical- reblogged… « Lance Sheridan

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