mettere ordine

quando riportarono il mio amico
dall’India, anni a distinguerci
a passarli insieme per riuscire
a perderci di vista,
dissero “dentro non c’è lui”,
magari sta da qualche parte,
se la ride, tutto in ordine:
ma mettere ordine costa,
ci vuole buona memoria
e classe nel colare a picco,
specie quando schifosissimi ratti
si incollano ai piedi
prima di mettersi al sicuro,
poi è fatica
immaginarsi invecchiare,
l’Alzheimer, quindici denti
e un raro abbraccio,
ogni volta l’ultimo,
specie quando il pavimento ondeggia,
il braccio sinistro
fa i cazzi suoi
e il petto rimane un’isola
che non c’è;
nessuna carta lo riporta più.
intanto fuori tirano su case,
fanno soldi macinando ossa,
come se non ci fosse domani,
infatti non c’è

ascolti amArgine: Steve Harley & Cockney Rebel – Make Me Smile (Come Up And See Me) – 1975

A mio parere Velvet Goldmine, del 1998, è uno dei più bei film musicali degli ultimi cinquant’anni, la storia del glam rock vissuta attraverso gli sguardi di chi ne era a margine. Questo bellissimo brano è musica dei titoli di coda, ma anche un ricordo dei miei anni adolescenti.

FAMMI RIDERE (VIENI A TROVARMI)

Hai fatto tutto
Hai infranto tutti i codici
E tirò ribelle sul pavimento
Hai rovinato il gioco
Non importa ciò che dici
Per il solo metallo, che noia
Occhi blu, occhi blu
Come puoi dire così tante bugie?
Vieni a trovarmi, fammi sorridere
Farò quello che vuoi, scorrazzando
Non è rimasto niente
Tutto è andato e scappa
Forse rimarrai per un po ‘
È solo una prova
Un gioco per noi da giocare
Vincere o perdere, è difficile sorridere
Resistere, resistere
Dovrai nasconderti da te stesso
Vieni e guardami per farmi sorridere
Farò quello che vuoi, scorrazzando
Non c’è più
Hai preso tutto
Dalla mia fede in Madre Terra
Puoi ignorare la mia fede in tutto?
“Perché so cos’è la fede”
E per quello che vale
Via, via
E non dire forse ci proverai
Per venire a trovarmi, fammi sorridere
Farò quello che vuoi,
semplicemente correndo all’impazzata.

TESTO ORIGINALE

You’ve done it all
You’ve broken every code
And pulled the rebel to the floor
You’ve spoilt the game
No matter what you say
For only metal, what a bore
Blue eyes, blue eyes
How can you tell so many lies?
Come up and see me, make me smile
I’ll do what you want, running wild
There’s nothing left
All is gone and run away
Maybe you’ll tarry for a while
It’s just a test
A game for us to play
Win or lose, it’s hard to smile
Resist, resist
It’s from yourself you’ll have to hide
Come up and see me to make me smile
I’ll do what you want, running wild
There ain’t no more
You’ve taken everything
From my belief in Mother Earth
Can you ignore my faith in everything?
‘Cos I know what faith is
And what it’s worth
Away, away
And don’t say maybe you’ll try
To come up and see me, make me smile
I’ll do what you want, just running wild

Poesia Indipendente (my personal poisoning)

guardami la bella mise da poeta dentro e addosso,
sopra la maglietta verrà fuori una cravatta Lupo Alberto,
appeso per la coda dice: sono steso!

Felice strapazzato poeta, bisognoso di latte paterno
sempre pronto ad abbracciare altri poeti, e poetesse
in ogni porto o da diporto, rassicuranti
nelle loro acute cecità, figli dei tempi dell’immancabile
sete di notorietà senza danaro, ammutoliti emozionati
quando entreranno finalmente per la porta principale

all’atto pratico non è vera gloria, vera croce sì,
l’orizzonte gabbianesco rossocuore alle spalle
con lo schermo di cristalli liquefatti in agguato
pronto all’abuso: amboni senza fede per
tante belle gretegarbo, distruttive lacrimelle
sulle spalle gigantesche dei defunti, che poi un po’
lo siamo tutti

ditele che l’amo, ma si strozza un po’ di voce in gola,
ricopierò biografie per farmene una mia. Odino sepolto
dentro un campo d’erba dove nemmeno le bisce cantano.
I poeti non contano, tutti stretti nel convenevole
basta loro il proprio io dove stare belli larghi e comodi
a osservar l’inquieto oceano, senza farsene schizzare

domeniche amArgine: inediti di Stefanie Golisch e Alberto Rizzi con Gianmaria Testa

ASCOLTA E LEGGI

Un momento di passaggio
______________________di certo
un periodo nel quale ogni cosa si mischia
e non ci da molta possibilità di riflettere
le cose sono quel che sembrano
con un autunno non ancora inverno
e un inverno rimasto autunno
Poi ti accorgi
di quanto il tempo sia relativo
______________________________nella bocca spalancata del vecchio
che altro non fa che respirare
altro non gli resta
che contare il tempo dentro se stesso
Come tutti noi
__________________________del resto
che il tempo ci tessiamo attorno
come il più ovvio dei sudari

ALBERTO RIZZI

PER SAPERNE DI PIU’ SULL’AUTORE VISITA IL SITO
http://www.seautos.it/

*

The Ballade of the Sad Café

Tra un gratta e vinci e l’altro ci stanno giusto
un caffè ristretto e una sigaretta. Cazzo, mio
figlio mi ha rotto le palle, è uguale a suo padre,
stronzi tutti e due. Vieni da me questa sera bella
bionda, dice il padrone del bar, e lei risponde:
neanche morta. Davanti alla porta d’ingresso
un corvo mangiucchia un piccione morto in
questo pomeriggio d’autunno che non canta.
La vita fa schifo, dice la donna dalle mani ruvide
e dal rossetto sbavato prima di andarsene senza
salutare. Il bar sulla provinciale Monza-Saronno
si chiama Jolly, il mese ottobre, lei non si sa

STEFANIE GOLISCH

Nata nel 1961 a Detmold
Studi tedeschi e dottorato ad Hannover;
Pubblicazioni di libri e pubblicazioni letterari e letterari, monografie su Uwe Johnson e Ingeborg Bachmann.
Narrazioni, saggi e traduzioni in antologie e riviste letterarie.
2002 Würth Literature Prize

Vive, legge e scrive dal 1987 in Italia.

Gioielli Rubati 12: Vicente Vives – Giovanni Luca Asmundo – Bruno Lugano – Kurt Adler (trad. Anna Maria Curci) – Cipriano Gentilino – Luca “Yoki” Parenti – Marilena Monti – Iole Toini.

QUESTO POST E’ DEDICATO ALLA MEMORIA DEL POETA BRUNO LUGANO

NON CREDO PIU’ NEGLI UCCELLI

Fa ancora male
la bocca di chiamarti senza sosta.
Sei diventata quell’odore
quello che non scompare dal mio naso.
Eravamo amici
come sono il bambino e il giocattolo,
amici di bolle,
di tragiche bolle di polvere
che esplodono come uomini.
Non ho mai voluto scoprire
di cosa hanno saputo le tue notti di assenze?
Non mi sono preoccupato di quale colore
Era il limbo dei tuoi occhi tristi,
né il modo delicato di spazzolare le foglie
cosa hai scritto

Non voglio più ripeterti
l’assurdità che l’oblio è fatto senza di te,
né il dolore che provo quando lecco
le ferite che ancora vorrebbero guarire.
Il peggio non è la morte di tutte le poesie
in questo giorno di luna sorda e muta,
ma la sconfitta dei poeti.
Non nasceranno mai per piangere.
Affondo l’oscurità dell’inno del gufo
nelle foreste più secche delle tue labbra.
Mi sto abituando a volare
proprio come una piuma d’uccello vuota.
Non credo più negli uccelli.

di Vicente Vives, qui:
https://poesiainstante.wordpress.com/

*
Dedicato alla città, a chi resiste, a chi edifica

Si addumano le luci
perfino nelle cripte
germogliano le piazze
persone che si fanno luminarie
città sei tutto porto
aperto a ogni futuro
coesistono miseria e fioritura
città che sai resistere
ben oltre ogni maceria
città che sai inventarti
profumo quotidiano
città che sai danzare
fermento del presente
ci insegnerai la vita
Fenice irrefrenabile.

di Giovanni Luca Asmundo, qui:
https://peripli.wordpress.com/2018/10/31/170-palermo-giardino-e-tutto-porto-una-prosa-e-una-poesia/

*

birthdays

20/02/2014 09.40

Una mattina ancora di notte settantatre anni fa
Mia madre si alzò dal suo letto di una casa di Viareggio
Dove si trovava perché suo padre l’aveva sbattuta fuori casa
Perché era in attesa del figlio che ora stava andando a partorire
Stava andando da sola a piedi nella notte all’ospedale di Viareggio
Nella fretta perché io volevo uscire fuori a occupare tutto il mondo
Perse anche una scarpa e appena giunse all’ospedale io uscii come il coniglio spellato
Era una donna sola al mondo che ora aveva qualcuno a cui pensare
Di sua proprietà aveva una bella vasta bontà da popolana senza popolo
La sua era una bontà fatta in casa come il pane e i vestiti di una volta
Non aveva nascondigli in cuore perché quando si vive in otto in poche stanze
Avere un nascondiglio vuol dire coltivare un delitto
E poi era espansiva amichevole complice di qualsiasi chiacchiera appassionata
Questo è il ricordo e il patrimonio che mi ha lasciato
Mio padre non l’ho mai visto in vita.
Ne ho mai desiderato di conoscerlo
Mi interessava sapere se c’era qualcosa di lui in me per materializzami meglio
Poi mia made è vissuta come un cucciolo di innocenza da un innocenza all’altra
Così indifesa che l’avrebbe abbracciata anche un criminale in fuga
Tutto quello che io penso e cerco di essere lei lo era semplicemente
Aveva sempre una bontà da scambiare con qualcuno
Ma la scambiava per donarla meglio e più semplicemente
Ho vissuto poco e naturalmente male con lei ma non per colpa sua
La guardavo e speravo di scoprire di non essere suo figlio
Lei era tutta li nella sua innocenza che supplicava con innocenza
Io tutto arroccato nelle mie torri strappate al nemico non potevo amarla
Da lei ho preso le lacrime più meravigliose che siano apparse sulla terra
Una lavanderia per sofferenze nate con le lacrime già negli occhi
Oggi mi soddisfa pregare ogni mattino ed ogni sera per lei
Sono legato a lei dal pianto libero che non ha bisogno di grandi ragioni
E dall’allegria libera che non ha bisogno di nessuna ragione
Ci incontriamo a volte nel sonno come due fantasmi sereni
Ci basta trovarci nelle stesse stanze senza bisogno di baci o di abbracci
Siamo solo ombre nel sogno coi nostri corpi leggeri come il sorriso
Con la tenerezza sempre mal riuscita che trova il modo compiersi senza farsi vedere

di Lugano Bruno, qui:
http://www.brunolugano.art/poems/view/86

*

CONTEMPLARE

Su per i monti in alto stiamo in agguato
E vediamo Germania a sinistra e Francia a destra;
e dappertutto è terra grande silenziosa
con selve soffici e villaggi oscurati.
Sprofondati in trincea siamo come animali
che interrano il bottino. Le bocche nerazzurre
dell’artiglieria spalancano lo sguardo spento e fisso.
È tanto ignara la parvenza di ogni cosa,
che solo il suono tondo e cupo all’altro capo
ci fa pensare amaramente che siamo distruttori.
Alto si leva un sentimento
di quell’amore al canto silenzioso,
al mattino di festa e a Sebastian Bach.
Un attimo! Ed è già tutto grigio.
Cinque uomini si affannano invasati attorno a un cannone.
Io penso sorridendo all’entusiasmo
dei giornali del mattino, che non più leggiamo.

di Kurd Adler (traduzione di Anna Maria Curci) qui:
https://ws081amcu.wordpress.com/2018/07/06/kurd-adler-contemplare/

*
codice binario

siamo geroglifici
sul quaderno a righe
storte dall’umido
caduto alle palpebre
sul grembo incerto
senza madrasse,
candore tra tepori
di tagliole evanescenti
a caccia chiusa,
geroglifici ritagliati
senza sesso

di Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2018/11/08/codice-binario/

*

la notte non sempre
dorme
anzi è una macchina
che sbuffa e mugghia
un motore che digerisce
come un frullatore
organi e pensieri
mietitrebbia efferato
macello di maiale che strilla.
avrei voluto spegnermi
e non andare alla deriva
come una foglia d’autunno
nel canale di scolo.
avrei una tonnellata
di caramello fra le ascelle
distanza proletaria
tra la pompa del sangue
e una fetta di materia grigia che sragiona.

di Luca “Yoki” Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2018/11/15/11201/

*

GRANI

Sgranava mia nonna
melagrane
nei pomeriggi che guardavano lievi
più l’estate trascorsa
che il freddo da venire.
Sgranava rubini vivi
e storie
racconti lontanissimi nel tempo
tanto veri da non sembrare veri.
Nei riflessi, in quei giorni,
tra le vermiglie dita
era il rosario intenso
della sua fede:
della fede nostra
nella vita.

di Marilena Monti, qui:
https://marilenamonti.wordpress.com/2018/11/13/grani/

*

A scuola dalle more, portando i prati
alla bocca e loro a dirmi senti?
e poi finire.

Per un momento, eppure,
sono stata il sempre.

*

Per l’altra – di più – la mai
numerata l’innumerevole
vista la bella invisibile
che fa le cose diverse – aperte e chiuse,
dove si spinge e non si spinge
il desiderio dentro le canne
dopo lo sparo e dopo
che l’urlo ha scoperto il passaggio.
Per l’altra – senza terra – proprio qui
densa e battente
non qui densa e battente
che fiore e non fiore
che alba e nel buio
quando non passando passa
smisurata la dolcezza
intanto che muore sboccia
la mente accatastata
la rigogliosa pira
ostinata crepa che spoglia la rosa
e arretra e resta rotta.

Così imperfetta
e poca e minuta e tutta di meraviglia piena.

di Iole Toini, qui
http://poesia.argonline.it/scuola-dalle-more-poesie-inedite-iole-toini/

******************

ascolti amArgine: Atmosphere – Joy Division

La più bella canzone d’amore mai scritta. È stata pubblicata come singolo per la prima volta il 18 marzo 1980 esclusivamente in Francia, a tiratura limitata di 1578 copie, con il titolo Licht und Blindheit. In seguito alla morte del cantante Ian Curtis nel maggio 1980, il brano è stato ripubblicato come singolo “a doppio lato a” assieme a She’s Lost Control. Atmosphere era il lato A nella versione britannica mentre il lato B nella versione statunitense. She’s Lost Control è presente in una versione diversa da quella originale nell’album Unknown Pleasures. Quando il singolo venne ripubblicato nel 1988 fu girato anche il videoclip qui sotto. Fu diretto da Anton Corbijn (che più tardi girerà il film biografico su Ian Curtis Control). Il video è incluso come contenuto extra in alcune edizioni del DVD del film.

Atmosfera

Cammina in silenzio,
Non andartene, in silenzio
Bada al pericolo,
Pericoli sempre,
Conversazione senza fine,
Ricostruzione esistenziale,
Non andartene.

Cammina in silenzio,
Non allontanarti, in silenzio.
La tua confusione,
Le mie illusioni,
Indossate come una maschera d’odio di sé,
Sfida e poi muore,
Non andartene.

Per la gente come te è facile,
Messo a nudo,
Al settimo cielo,
A caccia vicino al fiume,
Per le strade,
Via da ogni angolo troppo in fretta,
Pensaci con la dovuta attenzione.
Non andartene, in silenzio
Non andartene. . .

TESTO ORIGINALE

Walk in silence
Don’t walk away, in silence
See the danger
Always danger

Endless talking
Life rebuilding
Don’t walk away
Walk in silence

Don’t turn away, in silence
Your confusion
My illusion
Worn like a mask of self-hate

Confronts and then dies
Don’t walk away
People like you find it easy
Naked to see

Walking on air
Hunting by the rivers, through the streets, every corner
Abandoned too soon
Set down with due care
Don’t walk away in silence
Don’t walk away

per vivere

e stanotte dormirò
senza paura del buio,
pensando di avere piedi puliti,
di piacerti
essere qualcosa non così
stanco,
senza nascondere
quei pomeriggi in cui nacqui,
le temperature basse,
piovosi
come quegli estranei
che si sfiorano, e qualcuno
lascia una traccia di
solitudine, ognuna
diversa dall’altra, che la
malinconia
ha un passo diverso, meno ancheggiante
con tutti quei violini suonati
all’unisono
da un’orchestra invisibile,
eppure il mondo
dentro te, con te,
diventa necessario
per vivere