mettere ordine

quando riportarono il mio amico
dall’India, anni a distinguerci
a passarli insieme per riuscire
a perderci di vista,
dissero “dentro non c’è lui”,
magari sta da qualche parte,
se la ride, tutto in ordine:
ma mettere ordine costa,
ci vuole buona memoria
e classe nel colare a picco,
specie quando schifosissimi ratti
si incollano ai piedi
prima di mettersi al sicuro,
poi è fatica
immaginarsi invecchiare,
l’Alzheimer, quindici denti
e un raro abbraccio,
ogni volta l’ultimo,
specie quando il pavimento ondeggia,
il braccio sinistro
fa i cazzi suoi
e il petto rimane un’isola
che non c’è;
nessuna carta lo riporta più.
intanto fuori tirano su case,
fanno soldi macinando ossa,
come se non ci fosse domani,
infatti non c’è

20 pensieri su “mettere ordine

  1. L’Alzheimer è la malattia dell’isolamento perenne. Ci sei ma in realtà ”non ci sei”. E’ terribile stare accanto ad un malato e non poter fare nulla per lui se non esserci comunque con il tuo affetto. So cosa vuol dire. La mamma di una mia amica vive questa malattia da tempo. Ho scritto una poesia anch’io a riguardo, volevo lasciartela ma avrei rovinato la bellezza della tua. La pubblicherò da me. Per ora ti lascio i miei complimenti. La tua poesia è di notevole impatto. Ciao Flavio. Isabella

  2. se il tempo fosse quello degli orologi forse potremmo rassegnarci, ma c’è il tempo dell’amicizia che non è mai tempo passato, e c’è la poesia che si leva dal tempo, e restano vive queste sensazioni di presenza e di mancanza, inconciliabili, eppure …

    • ti ringrazio Marco, il brano in effetti nasce da un ricordo improvvisamente esploso qualche sera fa, ripensando a un amico di vecchissima data morto oltre 35 anni fa. Ilario era il Franti (un Franti buono in realtà) della nostra classe alle scuole elementari, siamo stati amici, ci siamo poi persi di vista causa compagnie diverse (la sua era pessima), alla fine io sono finito dietro una scrivania per una vita, lui è morto a 23 anni, rispedito dall’India dentro una cassa sigillata, per molti mesi la sua Topolino continuò a rimanere parcheggiata sotto casa dei suoi genitori e ogni volta che passavo di là provavo una stretta

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