Gioielli Rubati 12: Vicente Vives – Giovanni Luca Asmundo – Bruno Lugano – Kurt Adler (trad. Anna Maria Curci) – Cipriano Gentilino – Luca “Yoki” Parenti – Marilena Monti – Iole Toini.

QUESTO POST E’ DEDICATO ALLA MEMORIA DEL POETA BRUNO LUGANO

NON CREDO PIU’ NEGLI UCCELLI

Fa ancora male
la bocca di chiamarti senza sosta.
Sei diventata quell’odore
quello che non scompare dal mio naso.
Eravamo amici
come sono il bambino e il giocattolo,
amici di bolle,
di tragiche bolle di polvere
che esplodono come uomini.
Non ho mai voluto scoprire
di cosa hanno saputo le tue notti di assenze?
Non mi sono preoccupato di quale colore
Era il limbo dei tuoi occhi tristi,
né il modo delicato di spazzolare le foglie
cosa hai scritto

Non voglio più ripeterti
l’assurdità che l’oblio è fatto senza di te,
né il dolore che provo quando lecco
le ferite che ancora vorrebbero guarire.
Il peggio non è la morte di tutte le poesie
in questo giorno di luna sorda e muta,
ma la sconfitta dei poeti.
Non nasceranno mai per piangere.
Affondo l’oscurità dell’inno del gufo
nelle foreste più secche delle tue labbra.
Mi sto abituando a volare
proprio come una piuma d’uccello vuota.
Non credo più negli uccelli.

di Vicente Vives, qui:
https://poesiainstante.wordpress.com/

*
Dedicato alla città, a chi resiste, a chi edifica

Si addumano le luci
perfino nelle cripte
germogliano le piazze
persone che si fanno luminarie
città sei tutto porto
aperto a ogni futuro
coesistono miseria e fioritura
città che sai resistere
ben oltre ogni maceria
città che sai inventarti
profumo quotidiano
città che sai danzare
fermento del presente
ci insegnerai la vita
Fenice irrefrenabile.

di Giovanni Luca Asmundo, qui:
https://peripli.wordpress.com/2018/10/31/170-palermo-giardino-e-tutto-porto-una-prosa-e-una-poesia/

*

birthdays

20/02/2014 09.40

Una mattina ancora di notte settantatre anni fa
Mia madre si alzò dal suo letto di una casa di Viareggio
Dove si trovava perché suo padre l’aveva sbattuta fuori casa
Perché era in attesa del figlio che ora stava andando a partorire
Stava andando da sola a piedi nella notte all’ospedale di Viareggio
Nella fretta perché io volevo uscire fuori a occupare tutto il mondo
Perse anche una scarpa e appena giunse all’ospedale io uscii come il coniglio spellato
Era una donna sola al mondo che ora aveva qualcuno a cui pensare
Di sua proprietà aveva una bella vasta bontà da popolana senza popolo
La sua era una bontà fatta in casa come il pane e i vestiti di una volta
Non aveva nascondigli in cuore perché quando si vive in otto in poche stanze
Avere un nascondiglio vuol dire coltivare un delitto
E poi era espansiva amichevole complice di qualsiasi chiacchiera appassionata
Questo è il ricordo e il patrimonio che mi ha lasciato
Mio padre non l’ho mai visto in vita.
Ne ho mai desiderato di conoscerlo
Mi interessava sapere se c’era qualcosa di lui in me per materializzami meglio
Poi mia made è vissuta come un cucciolo di innocenza da un innocenza all’altra
Così indifesa che l’avrebbe abbracciata anche un criminale in fuga
Tutto quello che io penso e cerco di essere lei lo era semplicemente
Aveva sempre una bontà da scambiare con qualcuno
Ma la scambiava per donarla meglio e più semplicemente
Ho vissuto poco e naturalmente male con lei ma non per colpa sua
La guardavo e speravo di scoprire di non essere suo figlio
Lei era tutta li nella sua innocenza che supplicava con innocenza
Io tutto arroccato nelle mie torri strappate al nemico non potevo amarla
Da lei ho preso le lacrime più meravigliose che siano apparse sulla terra
Una lavanderia per sofferenze nate con le lacrime già negli occhi
Oggi mi soddisfa pregare ogni mattino ed ogni sera per lei
Sono legato a lei dal pianto libero che non ha bisogno di grandi ragioni
E dall’allegria libera che non ha bisogno di nessuna ragione
Ci incontriamo a volte nel sonno come due fantasmi sereni
Ci basta trovarci nelle stesse stanze senza bisogno di baci o di abbracci
Siamo solo ombre nel sogno coi nostri corpi leggeri come il sorriso
Con la tenerezza sempre mal riuscita che trova il modo compiersi senza farsi vedere

di Lugano Bruno, qui:
http://www.brunolugano.art/poems/view/86

*

CONTEMPLARE

Su per i monti in alto stiamo in agguato
E vediamo Germania a sinistra e Francia a destra;
e dappertutto è terra grande silenziosa
con selve soffici e villaggi oscurati.
Sprofondati in trincea siamo come animali
che interrano il bottino. Le bocche nerazzurre
dell’artiglieria spalancano lo sguardo spento e fisso.
È tanto ignara la parvenza di ogni cosa,
che solo il suono tondo e cupo all’altro capo
ci fa pensare amaramente che siamo distruttori.
Alto si leva un sentimento
di quell’amore al canto silenzioso,
al mattino di festa e a Sebastian Bach.
Un attimo! Ed è già tutto grigio.
Cinque uomini si affannano invasati attorno a un cannone.
Io penso sorridendo all’entusiasmo
dei giornali del mattino, che non più leggiamo.

di Kurd Adler (traduzione di Anna Maria Curci) qui:
https://ws081amcu.wordpress.com/2018/07/06/kurd-adler-contemplare/

*
codice binario

siamo geroglifici
sul quaderno a righe
storte dall’umido
caduto alle palpebre
sul grembo incerto
senza madrasse,
candore tra tepori
di tagliole evanescenti
a caccia chiusa,
geroglifici ritagliati
senza sesso

di Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2018/11/08/codice-binario/

*

la notte non sempre
dorme
anzi è una macchina
che sbuffa e mugghia
un motore che digerisce
come un frullatore
organi e pensieri
mietitrebbia efferato
macello di maiale che strilla.
avrei voluto spegnermi
e non andare alla deriva
come una foglia d’autunno
nel canale di scolo.
avrei una tonnellata
di caramello fra le ascelle
distanza proletaria
tra la pompa del sangue
e una fetta di materia grigia che sragiona.

di Luca “Yoki” Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2018/11/15/11201/

*

GRANI

Sgranava mia nonna
melagrane
nei pomeriggi che guardavano lievi
più l’estate trascorsa
che il freddo da venire.
Sgranava rubini vivi
e storie
racconti lontanissimi nel tempo
tanto veri da non sembrare veri.
Nei riflessi, in quei giorni,
tra le vermiglie dita
era il rosario intenso
della sua fede:
della fede nostra
nella vita.

di Marilena Monti, qui:
https://marilenamonti.wordpress.com/2018/11/13/grani/

*

A scuola dalle more, portando i prati
alla bocca e loro a dirmi senti?
e poi finire.

Per un momento, eppure,
sono stata il sempre.

*

Per l’altra – di più – la mai
numerata l’innumerevole
vista la bella invisibile
che fa le cose diverse – aperte e chiuse,
dove si spinge e non si spinge
il desiderio dentro le canne
dopo lo sparo e dopo
che l’urlo ha scoperto il passaggio.
Per l’altra – senza terra – proprio qui
densa e battente
non qui densa e battente
che fiore e non fiore
che alba e nel buio
quando non passando passa
smisurata la dolcezza
intanto che muore sboccia
la mente accatastata
la rigogliosa pira
ostinata crepa che spoglia la rosa
e arretra e resta rotta.

Così imperfetta
e poca e minuta e tutta di meraviglia piena.

di Iole Toini, qui
http://poesia.argonline.it/scuola-dalle-more-poesie-inedite-iole-toini/

******************

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15 pensieri su “Gioielli Rubati 12: Vicente Vives – Giovanni Luca Asmundo – Bruno Lugano – Kurt Adler (trad. Anna Maria Curci) – Cipriano Gentilino – Luca “Yoki” Parenti – Marilena Monti – Iole Toini.

  1. c’è tutto quel che serve qui per renderti vita nel mattino e avere in testa un miscuglio di versi nella giornata e vedere le cose fuori di te come se fosse un’altra vita. Tu resti nel tuo grumo di poesie ed hai una vita separata….. meravigliose!

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