Gioielli Rubati 11: Mark Strand (dal mondo di Zoryana) – Mariangela Ruggiu – Brigida1969 – Antonio Sagredo – Tríccia Araújo – Rosario “sarino” Bocchino – Nanita – Leopoldo Attolico.

QUESTO POST E’ DEDICATO AL MIO PAPA’, IL LEGGENDARIO LEOPOLDO ATTOLICO

Cos’era …

Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; la sua azzurrezza, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori da se stesso, fuori da qualsiasi idea
di sé descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto in un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in sé, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo tenero, piccolo vuoto che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e così sempre,
e sempre perché, e solo perché, essendo stato, era…

Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai più chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne andò, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lasciò sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.

di Mark Strand (dal mondo di Zoryana), qui:
https://ilmondodizoryana.wordpress.com/2018/11/04/cosera/

*

lo sento come arriva piano, il dubbio
e diventa maiuscolo

e le poesie minuscole, come polvere sedimentano
sul tempo, come ali di farfalle nel vento dell’inverno
senza colore, opache trasparenze senza volo

stai con me, apri la mano e scriverò altri versi
pesanti come pietre, oscuri come la grotta del sonno
antichi come la sapienza della Madre

scriverò del seme del grano e delle sue radici
del latte verde che diventa oro e candore di neve

scriverò delle cuciture che chiudono le ferite
e delle parole che fermano il sangue

quando ero bambina un angelo con occhi di cenere
me le ha scritte addosso, le dico sottovoce
e piano un brusio si leva di voci sorelle, un coro

di Mariangela Ruggiu, qui
http://marcoarmandoribani.blogspot.com/2018/04/mariangela-ruggiu-6-poesie.html

*

IL CANTO DEI SICANI

Il tonno, nel mare del suo sangue, tinge il piccolo peschereccio che toglierà la fame del villaggio.

Fratelli in mare piangono; fratelli sulla terraferma sorridono e preparano la brace.

La voce, canto antico, dice del ritorno e intanto, sangue tinge il cielo e il mare di preghiera delle
donne.

E il vecchio tesse ricordi di fiocina. La sua barca è ora sale e sole, sulla riva.

di b.l. (Brigida1969) qui:
https://haimaiprovatoapettinareilvento.wordpress.com/2018/01/03/il-canto-dei-sicani/

*

10°

Disincanto è una parola notturna e diabolica,
come il Verbo è incarnato e tradito dal sangue!

Noi conosciamo i mattini dopo la caduta di tutti gli dei
e le dee! – degli anticristi e antidei!
È loquace la nuova luce liberata dai libri e dai profeti!
L’alfabeto miniato è muffito: non c’è più una mano umana
che con mente divina c’inganna!

Tutti i profeti sono invecchiati: asessuati molluschi che con musi
asinini cinguettano di nuove dottrine, di sante alleanze,
che con dita d’avorio carezzano esangui l’untuosa calvizie
dei membri – studiosi bovini del sesso eretico e dei sacri testi,
sugli altari il farro e il sale dei carnefici di tutti gli amori!
Gelosi dell’orrenda voluttà della pena, del disamore amato…

Ma oblio e memoria non sono le ultime parole!
Perché siete contro natura!
Perché – più di voi, poveri topi! – il Poeta
conosce e disconosce gli dei
e finge, perché sa, che è un aborto benedetto
la risata – dei Dèmoni!

Co… co… come una co… co… colommmbaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

Vermicino, 3 ottobre 2005

Di Antonio Sagredo (Canti del Moncayo), qui:
http://www.poliscritture.it/2018/11/07/canti-del-moncayo/

*

Cosa rimane di me?

Non canteremo provvisoriamente l’amore,
che si è rifugiato sotto il sotterraneo.
Canteremo la paura, che sterilizza gli abbracci …
[Carlos Drummond de Andrade]

E alla fine, con questo dolore che sento
che non posso ancora nominare, il
tuo abbraccio si unirebbe a me nei pezzi.
Una frase sarebbe sufficiente … una tua frase
per farmi sentire di nuovo vivo.

Ma lei non verrà. È la speranza
che mi ha lasciato in un angolo, in silenzio.
Ho solo la notte senza sogni, il vuoto
e la paura di continuare a vivere senza amore.

di Tríccia Araújo, qui in lingua originale:
https://poesiaimpublicavel.wordpress.com/2018/10/28/o-que-sobrou/

*

negli occhi sulla strada

alle otto di sera gli autobus
vanno a caccia di qualche turno lasciato,
ci sono quelli con numeri sbagliati,
quelli con le indicazioni consumate
dalle troppe fermate

quelli che intorno alle foglie interrotte
esitano per la goffa velocità della luce
come una cartolina da incollare,
col fiato dei vetri perfettamente incluso
tra tutti quei poveri cristi
senza significato

proprio come la vita che affiora,
di corsa, fredda e per niente vera
e che alla fine giunge ritagliando un giorno
lungo le rive, di sbieco a qualche sorriso
di muri intrappolati
e con tutta l’ostinata tristezza della notte
che scivola come un ramo sorpassato

mentre quell’inutile giacenza di passi
scorre lentamente rincorrendo marciapiedi
e nessuna salvezza
si ferma negli occhi sulla strada

di Rosario Bocchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2018/11/06/negli-occhi-sulla-strada/

*

A ME RESTAVA LA PIOGGIA

a me non restava niente:
un libro un anello un bracciale
un lenzuolo profumato di te
non una lettera un capello
una dedica neppure un perché.
forse una musica non scritta
per la mia memoria sfilacciata
la danza delle tue dita sui tasti
bianchissimi della mia vita.
a me restava la pioggia
come un sortilegio lontano
e la mia mano nella tua mano
che non si arrende all’evidenza
e piano ancora stringe il pugno
come ci fosse un calore
qualcosa che nasce e respira
ma se si apre, guarda, è una piuma
un piccolo passero che muore

di Nanita, qui:
A me restava la pioggia

*

CAPIAMOCI IN SILENZIO –

Sono gesti antichi assoluti apodittici
abitano l’umorale e le sue sortite
mimandone valenze colorate dissacratorie allusive
(ed anche un pochino assassine).
Al top del fai da te tra Spirito e Ragione
il piede della mente li spinge in gol quasi senza volerlo
e quando scuotono la rete hanno l’effetto stordente
del punto segnato in contropiede

Son manufatti d’emblée , con l’urgenza di un fax
e affatto démodé , anzi sempre à la page
per via di quei riflessi detti condizionati
che scattano ogni volta infallibili per magica koiné
come nuovi nati , perché fino a prova contraria
un’Araba Fenice li ha sempre sponsorizzati
con il sapiente abbaglio
della punta d’estasi tellurica dei classici

Son fumantini mercuriali ed apolidi
la loro cifra sconquassa ma solo in punta di piedi
se li incontri on the road li riconosci subito
sono i fleurs noir della giungla meccanica

Sono le corna degli automobilisti

in ” Si fa per dire “, Tutte le poesie , 1964-2016
Marco Saya Editore , 2018 di Leopoldo Attolico, qui:
https://www.facebook.com/leopoldo.attolico1?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDo-2wAbg4gcsqZKZ3mblOQLSaom7SCuN8_hpbBVNANszcyqhAskQ7td-lfeU-R_KORju2HqIKTmh3v&hc_ref=ARQTZGlXH9XUS03VNqDCQnofu52ver0YGY7-0flY7_gMeep8qNdjhdK2Yg5ycAcZL_c&fref=nf

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6 pensieri su “Gioielli Rubati 11: Mark Strand (dal mondo di Zoryana) – Mariangela Ruggiu – Brigida1969 – Antonio Sagredo – Tríccia Araújo – Rosario “sarino” Bocchino – Nanita – Leopoldo Attolico.

  1. proposta interessante, che scava, da ottimo lettore attento e critico quale sei, Flavio, nella poesia gratuitamente offerta in rete, bypassando il banale e il commercialmente utile. Complimenti agli Autori. Un abbraccio a Leo con sorriso a 55 denti.
    (anche, se a commentare su amArgine avverto ormai un senso tra il terrore di una certa errata visione di donne e poesia e il dolore da morsi di Fuffi…)

  2. …di versi inversi leggo ed inversa, io, mi ci ritrovo.
    Melodia assonante, tutta, come le pietre che legate ad un filo si sfiorano col vento e suonano. Ogni filo, una voce; ogni pietra, una parola…
    Grazie Flavio. Grazie di cuore.

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