Domeniche amArgine: cento anni dopo, la finta pace e Sympathy For The Devil

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Dopo aver ucciso 16 milioni di persone e averne invalidate altri 20, la Prima guerra mondiale liquida i tre imperi e le aristocrazie che strutturavano l’Europa. Alle popolazioni sottoposte a questa “tabula rasa”, sospinte dalla collera o dalla speranza, nuovi profeti hanno promesso la costruzione di una società più giusta, che avrebbe fatto parte del loro avvenire. Mentre Woodrow Wilson annuncia al mondo l’instaurazione della pace e della prosperità attraverso la democrazia ed il libero mercato, nello stesso tempo Lenin promette ai proletari una società egualitaria, liberata dal bisogno e dallo sfruttamento. Mussolini sta progettando di rispondere alla crisi dello stato moderno forgiando una nazione unita e forte, una nazione di produttori e di soldati, mentre Hitler sta invece pensando a fondare un potente ed invincibile Reich dei Tedeschi, assicurandogli il suo spazio vitale (lebensraum). Nel corso dei decenni seguenti, quattro ideologie rivali, la democrazia liberale, il comunismo, il fascismo ed il nazionalsocialismo (queste ultime due sempre più conniventi), si daranno da fare per mobilitare le masse. Tutte e quattro portano in sé la convinzione e la certezza di poter rifondare la società su delle nuove basi che consideravano provate dalla ragione e dalla storia.

I discepoli di Wilson che avevano dei sostenitori anche in Europa, devono molto rapidamente rinunciare ad estendere la loro utopia. Dopo aver imposto la democrazia parlamentare in quasi tutta Europa, la stessa entra in crisi negli anni ‘30 di fronte alla creazione di poteri autoritari, che si riallacciavano più o meno con la tradizione politica anteriore al 1918. Alla fine degli anni ‘30 l’utopia della Società delle Nazioni è ormai morta. Il Reich hitleriano registra vittorie spettacolari all’interno ed all’estero, ma l’ebbrezza del successo provocherà anche la sua rovina. Avendo raggiunto il suo apogeo fra il 1940 ed il 1941, nonostante prodigi di tenacia che non fanno certo dimenticare tutti gli orribili eccessi di ferocia, lo stato hitleriano affonderà in seguito in una sconfitta assoluta che trascinerà con sé anche quella del fascismo.

Dopo il 1945, essendo state vinte le più dinamiche delle quattro ideologie attraverso la forza delle armi, le due restanti rimangono in competizione per circa mezzo secolo di guerra fredda, il cui esito è stato incerto per lungo tempo. Ma questa lotta è avvenuta senza una vera partecipazione delle popolazioni europee. Dissanguate, spossate, distrutte dagli sforzi titanici esercitati nelle due guerre mondiali, esse entrano in letargo, ad eccezione di minoranze sempre più deboli. L’onda possente delle passioni collettive è di nuovo caduta. I vecchi credenti si trasformano in nostalgici impotenti o in cinici apatici e rassegnati. E si scoprono la seduzione del ripiegamento sugli egoismi e le smorte ambizioni della sfera privata. E’ in tal modo che dopo il 1945, portata dalla vittoria americana, la democrazia liberale o sociale si installa in Europa, drogata spesso da metodi presi in “prestito” dal fascismo che sono appunto la personalizzazione del potere, il senso dello spettacolo, lo stile sportivo dei dirigenti, l’efficacia tecnocratica.

La lotta continua fra le due ideologie vittoriose della Seconda Guerra Mondiale si conclude nel 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, evento che precede l’implosione dell’URSS nel 1991. La vittoria assoluta della democrazia americana sul comunismo non è stata una vittoria scontata. Sessant’anni prima non era assolutamente certo che la democrazia americana avrebbe trionfato sul nazionalsocialismo e sul fascismo. Questo è stato il risultato della sua alleanza con l’URSS e l’effetto di una serie di concatenamenti imprevisti. Quella che è potuta sembrare a posteriori una necessità hegeliana non è stato altro che il frutto del caso. E tutto è oggi dimostrato dal fatto che l’iperpotenza americana e la sua ideologia messianica hanno incontrato rapidamente degli ostacoli che nessuno aveva previsto: sconfitte militari, risveglio di antiche civiltà, rancori islamici, affermazione di nuove potenze – a cominciare dalla più recente, quella della nuova Russia nazionale – ed infine le fragilità interne di una economia finanziaria fondata sull’artificio, senza parlare dei cambiamenti demografici interni. Ancora una volta, l’avvenire non è scritto da nessuna parte.

estratto dal sito:
http://www.storiain.net/storia/1918-la-grande-illusione/

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