Delizie amArgine: Neuromelò di Massimo Sannelli e The Koln Concert di Keith Jarrett

E’ venuto che questo ascolto e questa lettura sono passati di persone, ora da qualche altra parte e con altro senso della predazione.

Neuromelò, Collana Lotta di Classico, scaricabile integralmente qui:
https://lottadiclassico.files.wordpress.com/2018/09/nrml.pdf

arsi, piansi, cantai. e venni alla finzione: era
totale: il corpo magro, non magro, malato,
sano, piú malato, piú sano. la finzione finí. iniziò la fame
tardi, con il sesso, e con il sesso la fame,
tardi. E quando arsi, cantai. Cantai questo

perfettissimo vuoto senza ore, dove non
è finzione, né biondo di capelli, né
occhi azzurri e magrezza di corpo, larghezza di fianchi, niente.

*

comunico la fine della poca
umanità. E ora è muta: chi non ha figli vede solo gloria,

e sul monte Cordona i daini, femmina
e maschio, e sul monte Cordona i gigli
rossi e muti – e adora l’assalto agli occhi, muto,
l’eccesso dell’eccesso muto
del Dio vivo sul prato largo, ma muto, e basta.

*

noi siamo uniti: la sorella è sui piedi, è alta, scatta
le foto e ride: tu mi tieni, tu? mi tieni?
Dove ti tengo: nelle fasce, nel sonno, nei vestiti?
E tu sopporti? Ci sono
appartamenti chiusi bene: le persone vivono
dentro, ma non vivono. E tu sopporti. Ce n’è
il desiderio.

La serva delle serve fa l’attrice (poi no). Il servo dell’attrice non è piú
virtuoso.

Lei dice «io ti schiaccio», lei uccide
con la sua lingua: lei beve il seme. Ora si grida
forte: se grida, non è piú sorella. Chi corre, corre presto: esce
di casa, presto, e non è piú fratello.

*

è un ramo di corallo o un amore cortese:
non abbaglia e non ringhia, e non fa il male
mai. è Patty Waters nell’orecchio interno.
Ed ecco la caduta, il pavimento
lucido e le luci nella casa

di me qui. Ora sentite una cosa bella: voglio chi
voglio, prendo chi prendo, lascio chi lascio, rubo
a chi rubo. In questo stato una mimica
diversa nasce: imiterà le onde e l’aria fredda, e
un libro nasce come nasce l’alito.

*

e lei si consolò tra medicine, perché non ha
la pace ed è molto alta; e lei si esaltò nelle essenze, e lui in molto
alcool, poi scambiarono i ruoli; e lei, un’altra,
si spiaggiò in una casa, la prima delle quattro o cinque
case di dama; si spiaggiò sull’arena: da lí
trionfa dentro facebook o al telefono, si ricrea, ci azzanna tutti.

*

Questi non sono rifiuti: il nome grazioso è «il Dio dona». Qui sono
i panni, molti, e la pelle del leopardo esiste ancora: è rotta
e utile, è densa e doppia.

C’è un crollo di inverno tardo, è il due
marzo: la città lo soffre, e noi. Allora non si piange,
si aspetta un poco e lo schermo ci porta
il sangue vivo, qui: le foto sono buone e sono alte. Sfilano altre
passioni, in basso: si voltano le spalle, si dice guai all’uomo.

*

il lavoro è come mi distruggo sul velluto
classico: ho XXV anni. devo essere polvere:
e se l’amore è dolce amore anche
a XXV anni anche l’amore è una dolcissima
droga. Perdutissimo Amore fece come il suo nome:
fui perduto. Persi i denti una notte e il mio decoro.
Scoprii il sangue greco e il sangue ebreo
confusi nella vita: fu bello. Venne la vera fame dopo la fame.
Venne molto lavoro poi.

Perdutissimo Amore nell’Europa Unita
del 1998 era in questa insania brevissima. Perdutissimo
Amore imparò a rinnegare Amore. Si decompone

da due decenni il corpo senza lorica, ora ombra.

*

neuromelò fu la prova dei nervi
per mesi 7 e ore dell’ottavo.

intanto decadeva il grande inverno, la miseria;

e la prova insisteva in me e fu il male, no? – intanto decidevo
che il palco è una cisterna, e una cisterna
è una capanna d’acqua, una capanna è il tesoro
e la caccia al tesoro è questo libro

tutto. E io decisi che 200 anni di passione hanno
questa dolcezza. Morí una volta la soavità: era il nanismo
antico, forse fu una dama poi – e si rivide soldato, poi
piú niente. A marzo decise da chi nascere di nuovo:
forse sorrise? (intanto decimavo le opere e le vipere
su tavole di eternit, su terrazzi di case). Poi viene
l’estate per forza: nell’estate è l’eliso? (no: Sole e sudore
tanto;
ma c’era una volta una bella
televisione locale

e l’ho abbracciata, l’ho presa). Compro tutto, vendo tutto

****

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19 pensieri su “Delizie amArgine: Neuromelò di Massimo Sannelli e The Koln Concert di Keith Jarrett

  1. La cosa più straordinaria di Jarrrett è che questo come tanti altri concerti è pura improvvisazione. Fra l’altro ricordo di aver letto che a Colonia ebbe diverse traversie organizzative, inclusi problemi col pianoforte, che non lasciavano presagire un simile esito espressivo. Mi ha sempre colpito la limpidezza del dettato, sgorgato, come diceva, dopo aver fatto di sè, emozioni e idee, tabula rasa. È questo, per me, una sorta di principio di principio di poetica che dovrebbe valere per ogni forma d’arte: dimenticare il passato, staccarsi dal sè per lasciar fiorite immagini e suono. La mente si arrampica su note o parole cercando il punto di innesco di nuova invenzione che, non appena si dona, è come il riversarsi di acqua di fonte su un prato che ne riceve limpida, come per la prima volta, l’energia vitale.

    Grazie Flavio per queste condvisioni, che mi sorprendono ogni volta per quanto abbiamo vissuto esperienze di ascolto e lettura tanto affini, pur non essendoci mai incontrati di persona.

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