Gioielli Rubati 9: Chiara Adezati – Anna Leone – Paolo Beretta – Yelling Rosa (Finlandia) – Lance Sheridan (Usa) – Alessandra Solina – Francesco Marotta – Emilio Piccolo (grazie a L.M. Corsanico).

QUESTA PUNTATA E’ DEDICATA A FRANCESCO MAROTTA, CHE RINGRAZIO DI ESISTERE

CLOU

Quando la nostra sarà lingua morta,
saranno in meno a conoscerci meno.
Incontro decisivo inevitabile
non è il caso d’affrettare arcaicizzando,
tantomeno frenare in neologismi.
.
Solo una riflessione sul futuro,
azzardo. Facile come un muro,
scrivere. Se si sa, sì. Frasi fatte,
collegamenti attendibili, punto
quasi scontato. Sequenza granito
.
salvo l’associazione di una pietra
ollare quando meno te l’aspetti,
un muschio in una crepa. Salta all’occhio,
favorisce l’instabile sorpresa,
che com’è noto, è ciò che ricerchiamo.
.
Così la nuova musica è un accento,
una variante in infinito mare.
A proposito alcuni han sostituito
a orologio del campanile l’occhio.
Già alto e dominante vedrà meglio.

di Chiara Adezati, qui:
https://chiaraadezatiblog.wordpress.com/poesia/

*
CERTE DOMENICHE

Un vento alla ringhiera,
un cane guaisce la sua pena o forse un presagio lo dispera.
La tua voce tintinna ai vestiboli,
fa come, di festa, i campanili accesi a voli leggeri .
Quasi oggi non fosse d`autunno questa pretesa di gelo.
Tu mi ricordi: domenica è casa,
sulla tovaglia faremo famiglia e un disordine,
non di intemperie,
di bicchieri spaiati all`ebbrezza.
Poi, poco più in là,
due cuscini accostati,
daranno i nostri volti alle mani.

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2018/10/28/certe-domeniche/

*

Next

Voglio una parola sola, anche una sola lettera.
Per me, per sapere che ti manco.
Per non immaginarlo soltanto, di mancarti.
Voglio mancarti il sabato e la domenica.
Quando vivi la vita vera e non c’è tempo per le parole.
Che poi, se anche fosse, sarebbe una sveltina.
Mi piacciono le sveltine che ci facciamo in settimana, quelle fatte di ciao come stai.
Mi piacciono, certo. Sono coccole per dirci che ci siamo.
Ma non mi bastano più.
Oggi vorrei che mi scrivessi Guerra e Pace, solo per il numero di pagine.
Non me lo scrivi, no?
Va bene, fa lo stesso. Va bene la sveltina.
Vengo io da te, in vespa naturalmente.
Arrivo, ti citofono e tu scendi.
Solo pochi versi, li scrivo io.
Tu li leggi mi sorridi e mi dici che son matta.
Non saranno ermetici, saranno versi chiarissimi.
Nessuna metafora. Nessuna similitudine.
Nessun ossimoro. Nessun enjambement.
Nessuna rima.
No endecasillabi, no settenari.
Nemmeno monosillabi.
Un verso unico.
Un trionfo.
La ‘next poetry’.
Lo scrivo grande per riempire il foglio.
Centrato.
Te lo declamo ad alta voce, te lo grido.
Perché so che potrebbe piacerti la mia voce e so che ti piaccio quando bado al sodo.

S C O P A M I

Ti è piaciuto?
Ammettilo, per scrivere certe cose trai ispirazione dalle tue ex, vero?
Ecco io sono ‘next’.
E adesso scopiamo.

di Paolo Beretta, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2018/10/26/next/

*

Sopra le teste degli scienziati

Va sopra le teste degli scienziati
che la linea retta tornerà
al punto di partenza e troppa luce
nei buchi neri fa un’esplosione.
È troppo per loro parlare della
vasta natura della creazione
e la stanno minimizzando
in un punto.

© Yelling Rosa, qui:
https://yellingrosa.wordpress.com/2018/09/28/the-taste-of-death/

*

Il cacciatore
28
ottobre
Da sotto lo scricchiolio del fango secco di uno stivale da cacciatore
si protende il gelo bianco; chiama
una cava, fa partire un fagiano in un campo
alare più agile
al fencerow sfolgorante in un campo coltivato,
insegue uno spaniel, un astuto courser.

Spalla-gobba una moglie, dice, sollevata
da una polvere mangiata in passato
e piatti secchi di cibo con vecchi capelli
morti al sole, ha il fustagno;
sollevando una padella di ghisa scurita di nero
su una stufa a gas, lei grida per un fiammifero.

Per il suo aspetto da banchetto, una scarsissima coltura di acri cede:
ogni dito congelato si nasconde freddo
in un guanto da calzino, bianco bianco annodato;
Di solito si diffondeva l’alcol di grano,
trasportato a una bocca baffuta, che si
apriva come una ferita pericolosa.

L’inverno gira bene nel bosco,
canta canzoni per adattarsi all’umore depresso
in cui si trova; quanto felice
possa essere la donna del suo adam
quando tutte le sue parole evocano
salti nel buon libro e in una preghiera.

Pensavano che la morte valesse la pena,
le gole della loro vita inghiottirono
gigli, poveri e spogli in corpi senza vita;
sepolti sotto i tetti delle erbe, le
tempeste che si riversano come il destino,
non si muovono; la pioggia fa un fiore

Copyright © 28/10/18 lance sheridan®, qui:
The hunter

*

SULTAN OF THE SEA

Il rumore di quella sirena
all’alba,
al crepuscolo,
quando la nebbia impalpabile
sospendeva il ponte ai sogni,
in quei momenti sentiva la sua
mancanza come una fitta
che toglie il respiro.
La sua Instanbul,
la sua barca,
il suo blu,
la sua vita.
Tutto perduto.
Si confondeva tra la sua gente,
tra gli odori e i colori familiari
in un altro Paese.
Ma lei non c’era.
Era rimasta là
sul ponte
un’oscura figura tra i suoi sogni.

di Alessandra Solina, qui:
https://alessandrasolina.wordpress.com/2018/09/17/sultan-of-the-sea/

*

occhi gonfi d’acqua
sul tracciato che dalle labbra
conduce a selve
spoglie di visione,
alle chiome sfiorite
della stagione dietro di sé
perduta –

la mano sogna
e come fiaccola s’illumina
alla parola ricordo che respira,
si trasforma in voci
tenaci d’onda
trapassando spine pietrificate,
rovine aperte al gelo
che dilegua per immutabile
legge del risveglio,
poi si spegne: –

un volo di tenebre e rime
recate in dono
al dio che dall’abisso
porge la carta, l’inchiostro,
il segno, il solco
della nuvola che spazza
il dolore nell’incanto –
a gloria futura
di un prolungato nulla,
di un prossimo, lento declinare
sullo stelo

di Francesco Marotta, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/10/30/nelle-rapide-in-secca-dellautunno/

*

ULISSE

Io non sono mai partito da Itaca né ad Itaca sono mai tornato.
Non ho visto Priamo piangere sul corpo del figlio, né odorato
il profumo del legno con cui erano fatte le assi del cavallo
da cui sbucarono a notte i guerrieri che avrebbero distrutto
una città e fondato l’impero di una civiltà. Non ho rubato le armi
di Aiace né mai ho convinto Circe o Calipso a donarmi
per amore il corpo o la giovinezza, l’estasi o l’oblio.
A casa non ho mai avuto Penelope ad attendermi né Telemaco
ha mai cercato il padre che non sono mai stato. Sono arrivato qui per caso,
qui dove non fioriscono gli ulivi e le mandorle non hanno il sapore
dell’estate e della sete. Ho visto molto, ho visto troppo, o troppo
poco. Quanto basta per capire che in quel poco di spazio
che c’è tra un pianeta e le stelle c’è posto per tutto,
e che ogni giorno è felice se vuoi che lo sia,
e pieno di dolore, se non sai farne a meno.
Ora sogno di varcare un giorno le colonne d’Ercole
e d’incontrare, su una montagna bruna che esce dal mare,
un uomo che abbia il mio volto, le mie mani, i miei occhi
e mi dica: eri tu che io aspettavo, eri tu.
Non incontrerò mai quell’uomo, lo so,
ma a notte, mentre una donna che somiglia a Penelope
mi carezza con una tenerezza che Penelope non ha mai avuto,
sento che quell’uomo, nel buio, mi guarda
e mi parla di un‘isola lontana, dove non sono mai stato,
dove non andrò mai perché è tempo ormai
di essere felice, qui, in questa via chiassosa di Manhattan
dove guardando un fast food intuisci
che il tempo è un’invenzione degli dei
che hanno invidia per gli uomini che muoiono.

Di Emilio Piccolo, grazie a Luigi Maria Corsanico, qui:
Emilio Piccolo – Ulisse

*************

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16 thoughts on “Gioielli Rubati 9: Chiara Adezati – Anna Leone – Paolo Beretta – Yelling Rosa (Finlandia) – Lance Sheridan (Usa) – Alessandra Solina – Francesco Marotta – Emilio Piccolo (grazie a L.M. Corsanico).

  1. Pingback: My poem, ‘The hunter’, on “Gioielli Rubati” Poetry Column… « Lance Sheridan

  2. ULISES

    Nunca he dejado Ithaca o Ithaca nunca regresó.
    No vi a Priam llorar sobre el cuerpo de su hijo, ni él olía
    el aroma de la madera con la que se hacían las hachas del caballo,
    de la cual emergían los guerreros que destruyeron
    una ciudad y fundaron el imperio de una civilización en la noche . No he robado
    las armas de Ajax, ni he persuadido a Circe o Calypso para que me den
    mi cuerpo o mi juventud, el éxtasis o el olvido por amor.
    En casa, nunca tuve a Penélope esperándome, ni Telémaco
    ha buscado al padre que nunca he visto. Llegué aquí por casualidad,
    donde los olivos y las almendras no tienen el sabor del
    verano y la sed. Vi mucho, vi demasiado, o demasiado
    poco. Lo suficiente para comprender que en ese pequeño espacio
    entre un planeta y las estrellas hay espacio para todo,
    y que cada día es feliz si lo desea
    y lleno de dolor, si no puede prescindir de él. .
    Ahora sueño con cruzar las columnas de Hércules un día
    y encontrarme en una montaña oscura que sale del mar,
    un hombre que tiene mi cara, mis manos, mis ojos
    y me dice: eras tú a quien esperaba. fuiste tu
    Nunca conoceré a ese hombre, lo sé,
    pero en la noche, mientras una mujer que se parece a Penélope
    me acaricia con una ternura que nunca ha tenido,
    siento que en la oscuridad, el hombre
    me mira y me cuenta sobre una isla lejana, donde nunca he estado,
    donde nunca iré porque es hora
    de ser feliz aquí, en esta calle ruidosa de Manhattan
    donde, al mirar una comida rápida, te das cuenta de
    que el tiempo es un invento de dioses
    que tienen envidia por los hombres que mueren.

    Suena bien…maravillosamente bien en cualquier idioma. Qué gran poema. Un fuerte abrazo, Almerighi.

  3. Conosco la tua onestà intellettuale ,mi fido di te ,quindi il mio essere qui ,tra autori che sanno fare poesia ,credo fermamente abbia a che fare unicamente con la poesia stessa e di questo ti ringrazio, Flavio ,a dispetto di chi arriccerà il naso,perché abituato /a a ben altro .Complimenti agli altri autori alcuni già li seguo e continuerò a farlo .

    • I pezzi che ripropongo in questa rubrica vengono scelti sulla base dell’impatto che mi provocano durante la lettura, niente altro e indipendentemente da chi lo ha composto o proposto. In questo la rete web, fortunatamente, ò ancora piuttosto democratica

      • buongiorno a voi :)) ma, scusate, il buon ‘vecchio’ Dante non ci ha insegnato nulla??? Non ci curiam di loro…di nessuno, anche perché ci sarà sempre chi aprirà la bocca solo per dare fiato al nulla!! Buona domenica :))

      • A conferma di quanto ho scritto a commento .Fin troppo facile dedurre che il testo campeggi ,perché c’è un legame che va oltre la scrittura .Fosse per me , vorrei non essere assimilabile a nessuno in primis ,perché in questo ambito sono nessuno e poi ,perché non voglio dare adito a facili equazioni .Ma come dici sempre ,la poesia abita un paese libero ; tuoi gli intenti ,tua la spinta insindacabile .Dunque ,grazie . Credo di aver risposto anche ad Angela che saluto 🙂

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