auguri e baci

Il rituale declino
muove passi ogni giorno.

Stemperano le bambole
in soggetti differenti ma
con la stessa identità.
Indossano calze
da farle assomigliare
alle belle di un tempo.

Bagnanti fuori stagione,
molto prima, molto dopo,
godono luoghi disertati
dalla gente perbene.
Illusi per l’apparente esclusiva
valicano giornate
senza pensiero.
Fosse la prima, l’ultima:
fino all’esclamazione stupita
dal riaffiorare
di una madreperla.

Qui da noi oggi
non è consentito dire
si sta da cani!
Le leggi sono molto migliorate.

Quest’epoca sgraziata lascerà
tamponi e assorbenti usati,
cartoni della pizza o poco meno.
Produzioni indigeribili
realizzate a basso costo
tagliando le risorse umane.
(per isolare il freno
agire dal vestibolo)

ascolti amArgine: Garota de Ipanema – Astrud Gilberto e Stan Getz (1962)

«Lei fu ed è per noi l’esempio di un bocciolo carioca; una ragazza con l’abbronzatura dorata, misto di un fiore e una sirena, piena di splendore e grazia, ma con lo sguardo anche triste, che si porta con sé, sulla strada verso il mare, il sentimento della giovinezza che passa, della bellezza che non è solo nostra – dono della vita nel suo incessante meraviglioso e melanconico fluire e rifluire.» (Vinícius de Moraes, Revelação: a verdadeira Garota de Ipanema, 1965)

Garota de Ipanema (La Ragazza di Ipanema, The Girl From Ipanema nella versione in inglese) è una canzone composta da Vinícius de Moraes e Antônio Carlos Jobim ed è probabilmente, con Samba de Uma Nota Só, il brano di bossa nova più noto e più eseguito al mondo.

LA RAGAZZA DI IPANEMA

Guarda che bellezza
Che abbondanza di grazia
È lei la ragazza che viene e va
Un dolce oscillre sulla strada verso il mare
Ragazza del corpo dorato del sole di Ipanema
Il tuo swing è più di una poesia
È la cosa più bella che abbia mai visto

Oh, perché sono così solo?
Oh, perché è tutto così triste?
Oh la bellezza che esiste
La bellezza che non è solo mia
E passa anche sola

Ah, se lei lo sapesse
Che quando passa
Il mondo intero si riempie di grazie
E diventa più bello per amore
A causa dell’amore…

TESTO ORIGINALE

Olha que coisa mais linda
Mais cheia de graça
É ela a menina que vem e que passa
Num doce balanço a caminho do mar
Moça do corpo dourado do sol de Ipanema
O seu balançado é mais que um poema
É a coisa mais linda que eu já vi passar

Ah, por que estou tão sozinho?
Ah, por que tudo é tão triste?
Ah, a beleza que existe
A beleza que não é só minha
E também passa sozinha

Ah, se ela soubesse
Que, quando ela passa
O mundo inteirinho se enche de graça
E fica mais lindo por causa do amor
Por causa do amor
Por causa do amor…

Come si sa

Come si sa,
ogni poesia è indescrivibile, ma
interamente viva nell’abbraccio
della commozione altrettanto indicibile,
partorita in lontananza, che non è
quella di un bacio.

Anna Achmatova, bellissima puttana
ingiallita, serpeggia felice fresca di lettura
non ubbidisce al frastuono e ama,
mette da parte, sa
che il metro non misura distanze.
Si scopre, piangendo felice.

Come si sa,
ogni nube, la più arcigna di pioggia,
ha il sole sopra a baciarle la schiena.
Le distanze uniscono,
malgrado giornate di vento
tutto è assolutamente vero.

ascolti amArgine: Us and Them – Pink Floyd (1973)

Us and Them è la settima traccia dell’ottavo album in studio dei Pink Floyd, The Dark Side of the Moon, pubblicato nel 1973.
Il testo, interamente composto da Roger Waters su musiche di Rick Wright, è essenzialmente una critica alle guerre, in particolare a quelle nei paesi poveri, c’è un cenno alla povertà diffusa anche nei paesi occidentali, il che rende il brano molto attuale.

Questo post è dedicato ai WIT MATRIX, al loro concerto di maggio mi sono molto divertito e ho ricordato i miei Pink Floyd.
http://www.witmatrix.com/Home.html

NOI E LORO

Noi, e loro
dopotutto siamo solo gente comune
Io, e te
solo Dio sa che non è questo che avremmo scelto di fare
“Avanti” fu l’urlo alle spalle
mentre la prima fila moriva
Il generale era seduto e le linee sulla mappa
si muovevano di qua e di là
Nero e blu
e chissà cosa è cosa e chi è chi
su e giù
e alla fine è solo un girotondo
Non hai sentito? è un gioco di parole
L’uomo col manifesto urlò
“Ascolta figliolo – disse l’uomo col fucile – c’è ancora posto per te là dentro”

Privati di tutto
che si può fare? ma ce n’è un sacco così
chi ha, chi no
e chi negherà che è per questo che si combatte

Fuori da qui, è un giorno pieno
e sognando gli spiccioli per un tè e una fetta di dolce
il vecchio morì.

TESTO ORIGINALE

Us, and them
and after all we’re only ordinary men

Me, and you
God only knows it’s not what we would choose to do
“Forward” he cried from the rear
and the front rank died
The general sat, and the lines on the map
moved from side to side
Black and Blue
and who knows which is which and who is who
Up, and down
but in the end it’s only round and round

Haven’t you heard it’s a battle of words
the poster bearer cried
Listen son, said the man with the gun
There’s room for you inside

Down and out
It can’t be helped but there’s a lot of it about
with, without
And who’ll deny it’s what the fighting’s all about
Out of the way, it’a busy day
and I’ve got things on my mind
for want of the price of tea and a slice
the old man died

allora incuriosisci

indugi imitando l’aria
da giorno di bonaccia,
specie l’estate tardiva
quando bagna il seno alle donne,
e la pelle non vorrebbe più
staccarsi

allora incuriosisci,
se qualcuno bussa alla porta,
scuotono i battenti
quasi volessero andar giù,
abbandonarsi a chi vuole entrare,
eppure la porta resta chiusa

dietro, un oceano di fantasie
il diletto non lieto, l’attesa,
sentirsi nelle braccia
senza volerle ancora tendere:
intuiscono il desiderio,
ma l’aria non muove

ascolti amArgine: Alison – Elvis Costello (1977)

Un verso del ritornello di questa canzone da il titolo all’album targato 77 di Elvis Costello & The Attractions “My aim is true”. Uscita anche come singolo non ebbe successo di vendite, mentre la cover del 1978 di Linda Ronstadt vendette due milioni di copie. A tal proposito l’ineffabile Elvis/Aloysius dichiarò che la cover non gli piaceva (non è politicamente corretto dire “che faceva cagare”), ma non gli aveva fatto schifo incassare i diritti d’autore, che donò all’African National Congress dopo aver suonato a Sun City in Sud Africa.

ALISON

Oh, è così piacevole vederti dopo così tanto tempo.
E dal tuo aspetto, capisco
Che non sei colpita.
Ma ti ho sentita lasciare quel mio amico
Togliti il ​​vestito da festa.
Non ho intenzione di diventare troppo sentimentale
Come quegli altri valentini appiccicosi,
Perché non so se hai amato qualcuno.
So solo che non è mia abitudine.

Alison, so che questo mondo ti sta uccidendo.
Oh, Alison, le mie intenzioni sono serie.

Beh, vedo che hai un marito ora.
Hai lasciato le tue belle dita distese
Nella torta nuziale?
Lo tenevi stretto mano nella mano.
Scommetto che ha preso tutto quello che poteva prendere.
A volte vorrei poterti impedire di parlare
Quando sento le sciocchezze che dici.
Penso che qualcuno possa metterti meglio in luce.
Perché non posso sopportare di vederti in questo modo.
Alison, so che questo mondo ti sta uccidendo.

Oh, Alison, le mie intenzioni sono serie.

TESTO ORIGINALE

Oh it’s so funny to be seeing you after so long, girl.
And with the way you look I understand
That you are not impressed.
But I heard you let that little friend of mine
Take off your party dress.
I’m not going to get too sentimental
Like those other sticky valentines,
Cause I don’t know if you’ve been loving somebody.
I only know it isn’t mine.

Alison, I know this world is killing you.
Oh, Alison, my aim is true.

Well I see you’ve got a husband now.
Did he leave your pretty fingers lying
In the wedding cake?
You used to hold him right in your hand.
I’ll bet he took all he could take.
Sometimes I wish that I could stop you from talking
When I hear the silly things that you say.
I think somebody better put out the big light,
Cause I can’t stand to see you this way.
Alison, I know this world is killing you.

Oh, Alison, my aim is true.
My aim is true.

musica galiziana

Forme di voluttuoso fair play
nella musica galiziana da lasciare attoniti;
note centellinate in forma di baci al cuore
in ampiezza di sole diramata
a lunghi pomeriggi domenicali,
l’unico pensiero rivolto all’amore per sempre.

Non credo possa esser letta,
tale e tanta miopia verso esterni
inodori, finanze e graduatorie,
dentro l’Europa pronta a strangolare
identità e regioni, vuote e rinsecchite finché
rimarrà bloccata al suo danaro.

Non rassegniamoci all’esilio,
musica, profumi, il senso avvolgente di gelo
prima del calore dei musei:
rimangono ad aspettare
sussulti di bellezza e dignità
pronti a salvarci, marcisca ogni nausea.

Un bacio agli appetiti migliori.
In Galizia suonatori ignari seguitano
carezze a domeniche silenziose e gatte,
quando si vorrebbe fare l’amore
con tutto il mondo
e nessuna in particolare.

ascolti amArgine: The Musical Box – Genesis (1971)

Negli anni dell’adolescenza li ho amati incondizionatamente. Il brano migliore nella formazione migliore. Tratto da Nursery Crime del 1971.

LA SCATOLA MUSICALE

Suonami Old King Cole
Che io possa unirmi a te
Tutti i tuoi cuori ora sembrano così lontani
Sembra avere poca importanza

E l’infermiera ti dirà panzane
Di un regno oltre i cieli
Ma io sono perso in questo mezzo mondo
Sembra avere poca importanza

Suonami la mia canzone
Eccola di nuovo
Suonami la mia canzone

Eccola di nuovo
Solo un po
Ancora un po ‘di tempo
Tempo rimasto per vivere la mia vita

Old King Cole era un’anima allegra
E una vecchia anima allegra era lui
Così ha chiamato per la sua pipa
E ha chiamato per la sua ciotola
E ha chiamato i suoi tre violinisti

Ma l’orologio, ticchetta
Sulla mensola del camino
E voglio, e sento, e so, e tocco
Le mura

È una signora, ha tempo
Spazzola i capelli e fammi conoscere la tua faccia
È una signora, è mia
Oh, spazzola i capelli e fammi conoscere la tua carne

Sto aspettando qui da così tanto tempo
E tutto questo tempo che mi ha superato
Non sembra avere importanza ora
Stai lì con la tua espressione fissa
Lanciato il dubbio su tutto ciò che ho da dire
Perché non mi tocchi, toccami
Perché non mi tocchi, toccami
Toccami adesso, ora, ora, ora, ora

TESTO ORIGINALE

Play me Old King Cole
That I may join with you
All your hearts now seem so far from me
It hardly seems to matter now

And the nurse will tell you lies
Of a kingdom beyond the skies
But I am lost within this half-world
It hardly seems to matter now

Play me my song
Here it comes again
Play me my song

Here it comes again
Just a little bit
Just a little bit more time
Time left to live out my life

Play me my song
Here it comes again
Play me my song
Here it comes again

Old King Cole was a merry old soul
And a merry old soul was he
So he called for his pipe
And he called for his bowl
And he called for his fiddlers three

But the clock, tick-tock
On the mantlepiece
And I want, and I feel, and I know, and I touch
The walls

She’s a lady, she’s got time
Brush back your hair and let me get to know your face
She’s a lady, she is mine
Oh, brush back your hair and let me get to know your flesh

I’ve been waiting here for so long
And all this time that passed me by
It doesn’t seem to matter now
You stand there with your fixed expression
Casting doubt on all I have to say
Why don’t you touch me, touch me
Why don’t you touch me, touch me
Touch me now, now, now, now, now
Now, now, now, now, now
Now, now, now, now, now
Now, now, now, now
Now, now, now, now

Ogni domenica pomeriggio

La pelle sapeva di gelati,
appalti manovrati:
da quel delirio
non scaturirono
segnali d’attesa.

Dicevi, con occhi stupiti
della tua terra antica, lieve,
delle iene pronte a divorarla
col favore delle leggi;
dei monarchi e delle loro troie,
cui è sconosciuta la vergogna.
Raccontavi.
La voce gattonava
tra un’incoerenza e l’altra.

Dove andranno quei torrenti
precipitati dall’Altopiano,
certi fogli fragili, precari
dimenticati sul tavolo
non lontano dal cuore?

Ogni domenica pomeriggio,
a partire dalle Diciassette,
bisogna appuntarsi l’obbligo
della settimana entrante,
il sole a consumare rosmarino
e panni appesi,
la dolcezza delle donne
in dote al passato prossimo
a sfinire.

Qualche ombra scava
il cratere deciso della sera,
il Corso già vuoto
per un infinito restauro:
occhi passanti svelano
i primi freddi.

Gioielli Rubati 7: Mario Benedetti – Maria Allo – Paolo Beretta – Angela Greco – Maurizio Manzo – Vicente Vives – Loredana Semantica – Chiara Marinoni.

Questionario non tradizionale

Cosa pensa del freddo?
cosa ha influenzato di più la sua opera letteraria? la lotta
di classe? garcía márquez? qualche bicchiere di rum?
il colesterolo? il gruppo di chicago?
il reale meraviglioso? i capezzoli bruni?
lo strutturalismo?
il filetto ai ferri? dio? gli antiossidanti?
qual è il suo odio preferito?
soffre di insonnia durante la siesta?
cosa pensa del pancreas?
lei è celibe sposato divorziato vedovo
omosessuale impotente? (per favore sottolinei la o le
parole corrispondenti al suo stato attuale)
qualche bambino l’ha spinta qualche volta a considerare
seriamente le motivazioni di erode?
qual è il suo dolore preferito?
ha desiderato qualche volta la donna del suo prossimo?
e come è andata?
da quale galassia si sente più distante?
qualche volta ha scritto poesie con inchiostro viola?
per quale ragione o ragioni non si è suicidato?
sbadiglia quando rivede le sue bozze?
o solo quando rilegge le pagine stampate?
o per caso non sbadiglia affatto?
cosa pensa del dittongo in generale?
o di qualche dittongo in particolare?
qual è il suo passatempo preferito? la cucina?
la rabdomanzia? il tiro al bersaglio? per caso il violino?
potrebbe citare nella sua ultima opera qualche caso
di analepsi interna eterodiegetica?
curabile o incurabile?
le piace bere whisky all’ora della messa serale?
crede che la demenza potrebbe essere un fattore
di alienazione?
è un sostenitore o un nemico della dieresi?
e per finire: cosa crede di non essere?
da dove non viene? e dove non va?

di Mario Benedetti (1981) qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/10/10/questionario-non-tradizionale/#more-91639

*

TRA NOI E LE COSE

D’un tratto le cose esplodono sonore.
Rilucono gli alberi dopo le raffiche di pioggia
come palpebre spalancate
percorrono il mare nei bagliori in lontananza
mentre I Cantos di Pound rintoccano
di bellezza “Ciò che sai amare rimane/
il resto è scoria”.
Radure sdipanano memorie
radicate nelle arterie e nelle giunture
di chi cerca di capire Faulkner, Durrell,
Kafka, Conrad, Nabokov, Fitzgerald
con uno sguardo che non dorme mai.
Tra noi e le cose un dialogo sommesso
lascia dietro una traccia
come pietre roventi bisbigliano
nella terra e nell’aria
fluttuando verso il durevole .

© Maria Allo, qui
https://nugae11.wordpress.com/2018/10/12/tra-noi-e-le-cose/

*

INVITO A CENA

ho letto i miei versi
ai vostri organi stanchi
e i vostri occhi
liquidi
mi hanno commosso.

sorridevo
riaccompagnandovi a casa.
siamo stati bene
poi ancora un ultimo sorso
e abbiam parlato alla morte.

di Paolo Beretta, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2018/10/14/invito-a-cena/

*

«La poesia deve avere in sé qualcosa
che è barbaro, immenso e selvaggio.»
(Denis Diderot)

Piove da far crollare argini, nelle notti
scure di lampi viola, piove; alle spalle
tuona con straordinaria voce il cielo.
.
Si confondono acque e pensieri, dita
intrecciate alla coperta pregano il nome
tuo, spiando stelle nascoste nella piega
dell’insonnia. Ipotesi d’azzurro e del tuo volto
s’affacciano alle prime luci; l’aurora diserta
la chiamata e la Polinesia non è poi così
distante da questo atollo di meraviglia.
.
Sconfiniamo allora oltre chilometri di buio,
in un rettilineo dalla prospettiva precisa;
il salone delle feste con il pavimento a scacchi
e il grande specchio a moltiplicarci. Piove,
non ha voglia di smettere e nemmeno noi;
affaccendati tra vie traverse accadiamo
per caso, per erranza del fato, coincidenti
in un punto preciso dove non si tocca il fondo.
.
La finestra è uno scorcio della cappella Rothko,
mentre Klein sorride dalle sue profondità blu,
così simili alle tue parole da trovare il mare
anche qui. Ci incontreremo appena più in là
di queste ore, in un biglietto di sola andata, che
ritorna inesorabile, per questa voglia di correre
nella direzione esatta delle tue mani e della tua bocca.
.
Piove da abbattere difese, nei giorni colorati
da un incipiente autunno, piove; poco altro
da aggiungere a noi d’acqua e terre emersi.

di Angela Greco, inedito, qui:
https://angelagreco76.wordpress.com/2018/10/07/due-inediti-di-angela-greco/

*

Voliere

a che ora smette questo tempo
di intontire la massa di smembrare
la logica peggio di un’ogiva
un uovo sodo e tutta l’aria
compressa schizza via
butta giù i piccioni già
grigliati e bruciacchiati
a che ora smette questo tempo
che non ce la fa più a reggere
il brusio umano il malcontento
esploso e tutto questo buio
nelle teste e tutti questi desideri
di fare piazza pulita e nessuna
lepre pazza si vede più

di Maurizio Manzo, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/10/13/intenzioni-e-varianti/

*

IL RITUALE DELLE LACRIME

L’estate si è fermata
nella città murata e bianca
del mio risentimento.

Era tutto: il calore della fame,
la ricerca di Dio,
l’infinità della verità più assoluta,
gli uccelli di tanta innocenza perduta.

Ballando sui mandorli in fiore
dai suoi occhi e dalla sua pelle c’era una giungla,
un palazzo di oro bianco e oro puro,
e un sentiero stretto era la sua bocca.

Ha pregato di dimenticare il suo nome
come si dimentica la sete dei morti,
o pace nella guerra dei pazzi
e ho dimenticato il mio nome e ho dimenticato
come se non fossimo mai esistiti.

Le notti più buie sono tornate
nel sottile inverno delle assenze.
Domani pioverà e ci scioglieremo
iniziando il rituale delle lacrime.

di Vicente Vives (trad. Flavio Almerighi) qui:
https://poesiainstante.wordpress.com/2018/10/16/de-lo-que-fuimos-y-lo-que-somos/

*

Beato non far niente

Beato non far niente
l’ amo del tutto e frontalmente
al punto che spesso inerte lo contemplo
risolvendo che rispetto a tutti i possibili fare
di quel momento di quel preciso momento
che sto vivendo esso è di gran lunga superiore.

La stasi supina del cuore
è posizione magnifica per giacere nel buio
a volte penso di stare così per sempre
indefinitamente fino a scomparire nel piano
sottostante rosso di fragola brillante
altre intreccio pensieri
nei quali si confondono oggi e ieri
il lavoro i parenti il mondo
né il domani presenta particolare interesse
tale da muovere le membra all’azione
al guizzo d’argento al riscatto.

È una condizione perfetta per osservare il soffitto
il semilucido della parete le due o tre crepe
qualche puntino nero incerto
se essere macchia o insetto
insopportabile zanzara ad esempio
che disturba la quiete parossistica da inetto.

di Loredana Semantica qui:
https://lunacentrale.wordpress.com/2018/09/22/beato-non-far-niente/

*

L’infinito silenzio

Lontano, buio e vuoto
all’occhio, sembra nero
quell’impalpabile sottile
linea che oltre non va
il giorno; lontano almeno
oltre il pensiero
ma se passi vicino al silenzio
sentito, avvolto, imbevuto
tocchi con mano
l’infinito e sai
quanto è grande?
Un attimo nel silenzio!

di Chiara Marinoni qui:
https://chiaramarinoni.wordpress.com/2018/10/15/linfinito-silenzio/

******