il folle e l’ape

Com’è tra noi ogni giorno.

Un’ape infreddolita si posa
sulla ringhiera del terrazzo.
Il folle buono attraversa la strada
con una focaccia in mano.
Il suo dialetto stinto torna indietro,
buttato senza voglia di farsi capire
verso il volo operaio dell’ape.

Alla fine ci sono sempre
l’ebreo da incolpare, lavori
da terminare prima di sera,
l’ira da soffocare entro il tramonto,
ma le giornate si accorciano,
cuore mio senza cucina luminosa
e un fienile dove far l’amore.

Intanto il folle se ne va,
rasentando i Cappuccini
trova un mozzicone, lo accende.
L’ape ha incontrato una rosa tardiva,
l’occasione per tornare presto
all’alveare, preparata all’inverno
che la sta portando via.

9 pensieri su “il folle e l’ape

  1. Stavo pensando che non riesco a leggere in giro , qui, su questo social poesie che mi prendano. Poi arriva la tua poesia a sedare appena un desiderio, a risollevare le pareti flaccide del mio stomaco. Ho visto tutto, ogni immagine e quel fienile. Bellissima. Patrizia Stefanelli

  2. qualcuno ha detto che nella sua breve vita, l’alpe, è l’animale più felice del mondo. Chissà se lo sarà anche il folle, o l’innamorato, o l’operaio che muore alla sera? Ma in un mondo che corre sempre per dare la colpa a qualcuno, e assolvere senza ritegno appena sorge il sole, probabilmente, è proprio il rifugio di ognuno a darci l’illusione della salvezza.
    Bravo Flavio, molto bella !

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