Ogni domenica pomeriggio

La pelle sapeva di gelati,
appalti manovrati:
da quel delirio
non scaturirono
segnali d’attesa.

Dicevi, con occhi stupiti
della tua terra antica, lieve,
delle iene pronte a divorarla
col favore delle leggi;
dei monarchi e delle loro troie,
cui è sconosciuta la vergogna.
Raccontavi.
La voce gattonava
tra un’incoerenza e l’altra.

Dove andranno quei torrenti
precipitati dall’Altopiano,
certi fogli fragili, precari
dimenticati sul tavolo
non lontano dal cuore?

Ogni domenica pomeriggio,
a partire dalle Diciassette,
bisogna appuntarsi l’obbligo
della settimana entrante,
il sole a consumare rosmarino
e panni appesi,
la dolcezza delle donne
in dote al passato prossimo
a sfinire.

Qualche ombra scava
il cratere deciso della sera,
il Corso già vuoto
per un infinito restauro:
occhi passanti svelano
i primi freddi.

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14 pensieri su “Ogni domenica pomeriggio

  1. “Dicevi, con occhi stupiti
    della tua terra antica, lieve,
    delle iene pronte a divorarla
    col favore delle leggi”

    mi permetto di leggere il mio Salento in questi versi, ma anche la bella Lucania e l’amata Calabria…e la martirizzata Terra dei fuochi, la maltrattata Partenope, la violentata Venezia ed ogni lembo del nostro vero patrimonio di cui non conosciamo il valore…
    Grazie, Flavio, per l’impegno civile della tua poesia e per la tua capacità di saper riportare l’attenzione su certi temi…

  2. è il casino che sta fuori, quello quotidiano e inarrestabile, quello silenziosamente perverso che ci divora dentro, che ci logora, poco alla volta, fino a ritrovarci poi, all’improvviso, tutto il mondo diverso, quando ormai è troppo tardi (!!!!!)

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