Il Cucchiaio di Legno (2006) da Coscienze di Mulini a Vento

Hai mai sentito parlare di brani
che ispirano poesie – e altro ancora,
di catene ben peggiori di quella alimentare
quando prestare alimenti è obbligo,
non più piacere?

Oppure di quegli epiloghi settimanali,
quando la luce amplifica talmente tanto
da rivelare ovunque tracce d’Io – vidi
un carretto fantasma sparire e l’orizzonte
esprimere benissimo le rotondità della terra

Avendola conosciuta si deve sospettare
della morte, eterna transazione a scacchi,
eppure al buio l’ascolto. Parla di anziane
che stanno come foglie, e non fa mai tempo
a conoscerle meglio, causa intenso turn over.

È così che abbiamo dormito stanotte,
con l’idea del rimpasto di noi stessi
e non per chi, senza coperta,
ha preso il volo in corridoi di sola andata
e su tutti, un cucchiaio di legno.

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20 pensieri su “Il Cucchiaio di Legno (2006) da Coscienze di Mulini a Vento

  1. Mi è piaciuta moltissimo.
    Avverto lo scarto dallo stile di allora (2006) all’ermetismo e al guizzo più ironico e ribelle, e amaro, di oggi. Forse (non posso giudicare).
    “vidi / un carretto fantasma sparire e l’orizzonte / esprimere benissimo le rotondità della terra”. E’ un piacevole, delicato, nitido (ri)scoprire…
    e anticipare…
    “Parla di anziane / che stanno come foglie, e non fa mai tempo / a conoscerle meglio, causa intenso turn over.”

    • ti ringrazio, le sale delle case di riposo con tutti questi anziani parcheggiati, mi hanno sempre dato l’idea di una sala d’attesa in cui si attende un treno o un autobus per andarsene

      • Condivido. E’ qualcosa di infinitamente triste. Ed è qualcosa che azzera e relativizza il tuo sguardo (l’orizzonte).
        Ora rileggo e assaporo ancora qualche volta i tuoi versi alla luce della tua chiave di lettura.
        Mi trovo ormai a confronto con l’essere anziani dei miei genitori e devo dire che questo incide parecchio sul mio modo di sentire la vita.

      • i miei genitori sono morti rispettivamente a 68 e 73 anni, notando la pessima qualità di una vita media prolungata da cure mediche a oltranza, francamente mi chiedo se le persone debbano vivere 15-20 anni in più perse nei loro escrementi e nelle loro demenze, francamente non so cosa sia più giusto

      • Infatti anche nel titolo ho seguito questa metafora. Il cucchiaio di legno nel rugby è il premio che si affibbia alla squadra che arriva ultima, la più sconfitta: e questa, secondo me, per la nostra civiltà è una sconfitta. E non voglio inoltrarmi in argomenti tipo letti di contenzione o sondini per l’alimentazione forzata. Dai parliamo di gnocca che è meglio.

      • Ti ringrazio moltissimo per la spiegazione.
        Il “cucchiaio” della mia lettura era – banalmente – quello della cucina della nonna su un quaderno di ricette aperto e infarinato.
        Seppur conoscessi l’usanza sportiva, non mi era venuto in mente, ma ora mi gusto anche l’ambivalenza…!
        A volte i commenti e le spiegazioni (piccoli inneschi e aiutini) dell’Autore sono davvero illuminanti. Grazie.

        [ma torniamo a parlar di gnocca, di vita pulsante… :-)]

  2. Abbiamo spostato la morte nelle stanze con soli al neon e cieli immobili ,protratto vita sui letti dei già trapassati ;tempo,il loro,mandato solo a memoria .Su tutto il monito di una ruota che gira e gira per tutti inesorabilmente . Io so il momento esatto che ci fa uguali ; è nel cambio del pannolone ;il cerchio è semichiuso e si ritorna bambini per sempre .

  3. Potessi scegliere ,vorrei morire nel pieno delle mie funzioni ,magari sul Water di casa mia ,perché è indicibile la pena di tornare bambini mentre si è vecchi di vita da non poter più spendere

  4. Ciao Flavio
    ti avevo scritto un commento lungo sul perché e percome poi ho ripensato a mia mamma che vorrei fosse ancora qui e le lacrime sono scese. Ho cancellato.
    Commoventemente dolorosa!
    Un abbraccio
    Chiara

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