Uso di sorrisi tristi

Rispetto le memorie irregolari
dei tramvieri morti di lavoro:
rispetto anche quelli della Quattro
squagliati ai primi colpi di calore.

Siamo fiori secchi
nei cimiteri e sugli altari,
dimenticati dopo la partenza
dell’ultimo parroco.

Rispetto vittime e indovini,
chi ripiana ogni dislivello
amando senza istituzione,
questo mare dimenticato dalle carte,
i suoi cani di pietra,
l’uso di sorrisi tristi.

Quando tutto sarà finito,
perciò chiaro,
rimarremo nudi, fumi, cippi
a distanze regolari.

Il vero amore non usa cortesie,
rispetto sì,
quel suo profumo
resta nell’aria.

ascolti amArgine: Tequila Sunrise – Eagles (1973)

Alzi la mano quell’ultracinquantenne che non li ha mai amati. Scritta da Don Henley e Glenn Frey, Tequila Sunrise fu il primo singolo estratto da Desperado, secondo album degli Eagles. L’atmosfera pigra, messicana, disincantata, la rendono una delle più belle canzoni americane dei primi anni ’70.

TEQUILA SUNRISE

E’ un’altra alba di tequila
che si mescola lenta nel cielo,
ho detto addio

lei era solo una mano persa
che lavorava sui sogni che aveva pianificato.
I giorni passano

ogni notte quando il sole scende
è solo un altro ragazzo in città,
e lei è fuori che corre in giro

lei non era solo un’altra donna
ma amico, non ho potuto impedirlo
è passato così tanto tempo

ed è soltanto una sensazione di vuoto,
quando si arriva agli amici per compromesso,
che non finisce mai.

Farsi un altro cicchetto di coraggio,
mi chiedo come mai le parole giuste non arrivino.
Riesci solo a intontirti.

è un’altra alba di tequila
e questo vecchio mondo appare sempre uguale.
Un altro monoscopio.

TESTO ORIGINALE

It’s another tequila sunrise
Starin’ slowly ‘cross the sky
I said goodbye

He was just a hired hand
Workin’ on the dreams he planned to try
The days go by

Ev’ry night when the sun goes down
He ‘s just another lonely boy in town
And she’s out runnin’ round

She wasn’t just another woman
And I couldn’t keep from comin’ on
It’s been so long

Oh and it’s a hollow feelin’
When it comes down to dealin’ friends
It never ends

Take another shot of courage
And wonder why the right words never come
You just get numb

And it’s another tequila sunrise
This old world still looks the same
Another frame.

oltre è la meta

spogliatoi chiusi,
gli armadietti senza nome dentro;
rondini sparite all’insaputa di tutti:
una meridiana indica al sole la via
ringraziando il cielo

nel dopo svolta
trovano riparo sotto l’unico portone
di cui sono svanite le chiavi,
un abbozzo di pioggia
conferma il loro quieto viversi

tempo vissuto non morde più,
rimorde, abbraccia le ali,
vorrebbe costituirsi
dov’è profumo indispensabile
di donna fuori luogo

oltre è la meta,
le stelle fanno notte
un bacio parla, insondabile,
torre, valle, picco
scende senza allontanarsi

ascolti amArgine: Bongo Bong (Manu Chao) 1998

Bongo Bong è il primo singolo da solista di Manu Chao estratto dal suo primo album, Clandestino. È sicuramente uno dei suoi più grandi successi e delle sue canzoni più conosciute. Si tratta di un remake del brano che scrisse per i Mano Negra, “King of Bongo”. Nell’album fa parte di un medley con “Je Ne T’Aime Plus”. La musica è stata anche riutilizzata per altri pezzi come “Mr. Bobby”,inserita come lato B di questo singolo, prima di essere registrata anche nel secondo album del cantante. Di un buon suino non si butta via niente.

BONGO BONG

Mamma era regina del mambo
Papa era re del Congo
Nel profondo della giungla
Ho iniziato a sbattere il mio primo bongo

Ad ogni scimmia piace essere
Al posto mio
Perché io sono il re del Bongo, piccola
Sono il re del bongo bong

Sono andato nella grande città
Dove c’è molto sound
Dalla giungla alla città
Alla ricerca di una corona più grande

Così suono il mio boogie
Per la gente della grande città
Ma non impazziscono
Quando sbaglio il mio boogie

Sono il “re del bongo, re del bongo”
Ascoltami quando vengo, piccola
Re del bongo, re del bongo bong

A nessuno piace essere al mio posto
Sono un re senza corona
Ciondolo in una grande città
Ma io sono il re del bongo, piccola
Sono il re del bongo bong

Ascoltami

TESTO ORIGINALE

Mama was queen of the mambo
Papa was king of the Congo
Deep down in the jungle
I started bangin’ my first bongo

Every monkey like to be
In my place instead of me
‘Cause I’m the king of bongo, baby
I’m the king of bongo bong

I went to the big town
Where there is a lot of sound
From the jungle to the city
Looking for a bigger crown

So I play my boogie
For the people of big city
But they don’t go crazy
When I’m bangin’ in my boogie

I’m the “king of the bongo, king of the bongo bong”
Hear me when I come, baby
King of the bongo, king of the bongo bong

Nobody like to be in my place instead of me
‘Cause nobody go crazy when I’m bangin’ on my boogie

I’m a king without a crown
Hanging loose in a big town
But I’m the king of bongo, baby
I’m the king of bongo bong

Hear me

dei migliori anni

I nostri professori,
lasciati indietro dalla vita,
sapevano di cartelle di cuoio,
cappotti rivoltati e reazione,
si ostinavano
a spandere seme buono
sulla pubblica strada.

Noi, viandanti mai infiniti,
la cui massima trasgressione
fu sfiorare il seno
a una compagna di fila
in fiore, l’abbiamo pestato,
guardando svagati i passeri
divorare il resto.

Soltanto ora
osserviamo in profondità
il senso d’assenza,
unico dono dei migliori anni.

Gioielli Rubati 3: (Felice Serino – Mario Benedetti – Cipriano Gentilino – Ha Jin – Vicente Vives – Angela Greco)

Geografia di graffi

dirò di quella volta
che l’ondata mi strappò
come una gigantesca mano
dallo scoglio

pensavo fosse finita
mentr’ero sballottato
come una cosa

poi mi guardai
la geografia di graffi

e mi toccai
inebetito

di Felice Serino, qui
https://sestosensopoesia.wordpress.com/2018/09/16/geografia-di-graffi/

*

IL PASSO DEL TEMPO

Quando eravamo piccoli
i vecchi erano quelli sulla trentina
una pozza era un oceano
la morte praticamente
non esisteva

diventati ragazzi
i vecchi erano persone sui quaranta
uno stagno era un oceano
la morte solamente
una parola

quando poi ci siamo sposati
gli anziani erano quelli sui cinquanta
un lago era un oceano
la morte era la morte
degli altri

ormai avanti negli anni
sappiamo qual è la verità
l’oceano è finalmente l’oceano
ma la morte comincia e essere
la nostra

di Mario Benedetti

(Tratto da: Viento del exilio, Editorial Sudamericana, 1981)

qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/09/15/il-passo-del-tempo/#more-91252

*

VOLVER

Torno dov’ero
tra voi
composti nelle file
delle foto tessera ingiallite
per confidenze sparse
nel soliloquio
di illusi frammenti
coi fiori dell’apparire,

i muri di casa trasudano ragnatele
e gli infissi gonfi di salsedine
non trattengono più intimità,

il solito non muore
consumatevi sereni
io ritorno dov’ero
la valigia ha fondo ancora.

Ⓒ Cipriano Gentilino

qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2018/09/15/volver/

*

Loro arrivano

Qualche volta mentre cammini,
tornando a casa o uscendo per incontrare un amico,
loro arrivano. Spuntano fuori da dietro colonne ed alberi
e si avvicinano come un branco a caccia di una pecora.
Tu sai che è inutile nasconderti o scappare,
quindi ti fermi, ti accendi una sigaretta e attendi il loro arrivo.

Qualche volta quando ti trovi in un ristorante,
mentre mangi il primo in attesa del secondo,
loro arrivano. Una mano sicura si appoggia sulla tua spalla.
La conosci questa mano,
non c’è bisogno di girarti per vedere il viso.
Gli altri ospiti, spaventati, cercano di fuggire,
il mento della cameriera trema mentre parla,
ma tu, come se nulla fosse, attendi il conto.
Dopo aver pagato andrai via insieme a loro.

Qualche volta quando apri la porta dell’ufficio,
e, mentre pensi all’articolo che stai scrivendo e
alla recensione che devi leggere, ti prepari un tè.
Ecco, che loro arrivano. Saltano fuori da dietro la porta
come degli spiriti che accolgono un bambino nel loro rifugio.
Ma tu, vedendo tazze e carta per terra, non vuoi entrare.
Ti chiedi come potrai mandare un messaggio a casa.

Qualche volta quando, dopo una dura giornata di lavoro,
sei stanco morto e non vedi l’ora di andare a dormire,
dopo la doccia e un bicchierino,
loro arrivano. Cambiano il colore del tuo sogno:
ti fanno male le ferite sul corpo,
piangi sul destino degli altri.
Solo ora osi difenderti con le tue mani
Ma uno schianto e un male improvviso
ti riportano al silenzio e all’insonnia.

Ecco, che loro arrivano.

di Ha Jin
Traduzione di Stefanie Golisch
qui:
https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2018/09/14/they-come-di-ha-jin-china1956/

*

Irraggiungibile

Con l’infinita pace del tuo silenzio
Presumo che tu e io ci sentiamo come i miei,
per essere quell’abitudine, quella mania,
che in me è rinato e davanti a me è presente.

Prigioniero della tua voce ti venerò
inginocchiato a sud della tua ostinazione
e anche il mio nord, elegia magica
Sono con te, mi giudico e mi condanno.

Sogno di averti tra le mie braccia,
angelica come una brava ragazza,
delirio di un desiderio irrimediabile.

Mortale nella purezza dei tuoi colpi
Mi arrendo e mi asservisco alla frase
benedetto per raggiungerti irraggiungibile .

di Vicente Vives
qui
https://poesiainstante.wordpress.com/2018/09/05/inalcanzable/

*

Oltre il bianco

Voglio avere ogni giorno l’età esatta
corrispondente a giorno mese anno
senza altro sforzo, senza aggiungere
null’altro e nemmeno senza togliere
persone fatti ricordi in quest’ordine.
Voglio abbracciare i tuoi occhi verdi,
le tue mani creatrici e anche la pietra
senza altro sforzo, senza aggiungere
null’altro, nemmeno una parola di meno
rispetto al tuo silenzio e alla mia logorrea.

Continuo a chiedere scusa per questo cuore,
affaccendato a vivere, stanco di ragionare.
Adesso che metterò da parte anche i segni
sei sicuro che riuscirai a comprendermi?
Appartengo ad una clessidra che fatica
granello dopo granello, perché non si perda
il rimpiantissimo momento fuggente. E, tu?
Il prezzo dei loculi e tutto il bianco del cimitero
nuovo, non corrispondono al rispetto dovuto;
diventammo civili con il culto dei morti, ma oggi?

Ti direi «abbracciami», ma non ti corrisponde
e hai sempre troppe domande in agguato.
Un altro anno sta passando e «se proprio devo
innamorarmi di qualcuno» sicuramente sarà di te.
Scrivimi, quando arrivi a destinazione.
Scrivimi la destinazione.
Scrivimi.

di Angela Greco
qui
https://www.alfonsograziano.com/

***

Libri amArgine: Il Colore del Silenzio di Chiara Marinoni (e book omaggio da scaricare gratuitamente)

Sto scrivendo due righe
ho un chiasso dentro… ma
il foglio rimane bianco (Chiara Marinoni)

Facciamo il punto della situazione. Editori veri ce ne sono sempre meno. Gli autori esordienti, a meno che non abbiano dietro dei mammasantissima o siano fenomeni folkloristici, non interessano e nessuno li vuole, a meno che non abbiano una 1000/1500 euro da allungare allo pseudo editore di turno. Io ho deciso di divulgare autori del tutto inediti nella più completa gratuità. La collana nasce per questo, rigorosamente gratuita, tutti i diritti e il copyright dell’opera appartengono all’autore. Con Chiara arriviamo al Quarto e book della serie.

Conosco virtualmente Chiara Marinoni dai tempi di Splinder e fin da allora, tra parentesi qualche volta ci siamo anche persi un po’ di vista, sono state svariate decine, forse centinaia, di vicendevoli letture. Ho visto la poesia di Chiara crescere con umiltà, da lei non mi aspetto la poesia dei libri, da lei mi aspetto che continui a emozionarmi semplicemente con la suggestione della Poesia del Silenzio che sa fare così bene.

Potete scaricare l’e book qui sotto:

Libri amArgine 4 Chiara Marinoni

Il colore del silenzio

Che strano vedere i silenzi
affacciarsi ai balconi
nemmeno fossero fiori
mentre la solitudine stride
dove ogni colore
alberga tra i petali
e il cipresso fa ombra
dentro le feritoie del vento
seminando granelli
di domani ai più pazienti.
Comprendo l’ingenuità
del mio tracciare
un’intensità breve
dove tutto, fino in fondo
appare nei sogni
anche il colore del silenzio.

*

Salutami sempre

Salutami con affetto, salutami sempre
quando chiudo gli occhi e
quando guardo il tuo viso.
Salutami nelle sere
anche se la luna scende
anche se il cielo è grigio: la nebbia
è oscura e la pupilla svanisce.
Ricordati di salutarmi prima del temporale
e quando l’acqua si perde
oltre la collina delle mie valli.
Salutami ovunque i tuoi occhi si poseranno
anche tra le onde del destino
anche se di sferzate ne è il promotore.
Salutami anche se non ti guardo
mentre colgo quel fiore
o mentre salgo le scale, oppure
mentre ho paura quando dipingo.
Salutami qui tra le pieghe del mio vestito
se poco sai di me, salutami.
Salutami perché conosci ogni spigolo
ogni barlume del mio incedere.
Lo so è tardi ma c’è ancora tempo
per salutarmi quando i miei occhi
non vedono o il mio è un assordante
involucro di nulla
so con certezza che sei importante
e saperti qui oltre il capo del mio sapere
oltre il fluido del mio sogno
mi dà speranza e quando guardi
anche solo un momento di questo
mio esserci, silenziosamente
invisibilmente, ulteriormente il mio essere donna
siamo parte dello stesso silenzio.

*
Il blog di Chiara Marinoni

https://chiaramarinoni.wordpress.com/

***
Libri già disponibili e scaricabili gratuitamente:

1. Quaderno di Giovanni Sagrini
https://almerighi.wordpress.com/2018/05/25/libri-amargine-quaderno-di-sagrini-giovanni-e-book-scaricabile-omaggio/

2. Liriche fuori di testa di Irene Rapelli
https://almerighi.wordpress.com/2018/08/28/libri-amargine-liriche-fuori-di-testa-di-irene-rapelli-e-book-scaricabile-omaggio/

3. La Musica e la Fica di Luca Parenti
https://almerighi.wordpress.com/2018/09/01/libri-amargine-la-musica-e-la-fica-di-luca-yoklux-parenti-e-book-omaggio-scaricabile-gratis/