letture amArgine: Histoire des madeleines, un inedito di Stefanie Golisch

Stefanie Golisch tratta la poesia con rispetto e con cura, a volte col cinismo placido di chi sa bene osservare. Questo genera lavori perfetti nel loro centrare il nocciolo della questione per cui sono nate, anche l’inedito qui sotto conferma le non comuni capacità di questa Poeta. Con poche parole e un verso, Stefanie demolisce in pieno il concetto di democrazia avanzata (troppo avanti, o rimanenza di magazzino?) e di economia liberale e liberista. Quel “Loro conoscono già tutti i nostri passi”, è l’epitaffio, l’epigrafe definitiva sulla lapide di un mondo già oltre il post moderno. Un mondo in cui il lavoro non ha più nessun valore e/o dignità, in cui il voto rappresenta un diritto riconosciuto, ma depotenziato per far sì che il corpo elettorale non possa determinare di cambiare le cose. Dove l’opinione è un diritto altrettanto riconosciuto, ma ognuna rimane tale e imprigionata nella cacofonia di centinaia di milioni di opinioni inascoltate e rese inutili. Sappiamo tutti che il mondo è dominato dal danaro e dalla finanza speculativa, lo gridiamo, lo definiamo nuovo nazi fascismo, ma nei fatti non cambia nulla. Milioni e milioni di individui frammentati in altrettanto milioni di “io” che non sanno comunicare tra loro; tutti uguali, omogenei e inutili. A cosa serve avere un lavoro se poi con quel lavoro non ci si può mantenere? Loro conoscono già tutto i nostri passi. “Loro”, non sono più le belle carogne dei padroni delle ferriere di una volta, nemmeno si sa chi siano in realtà, ma decidono per noi.

Longtemps, je me suis couché de bonne heure.
Marcel Proust, Alla recherche du temps perdu

Di che cosa si ricordano le madeleines
offerte da Lidl in occasione della
settimana francese? Che gusto di tempi
remoti evocano quando si sciolgono in
bocca del cliente senza qualità? Il secolo
è di guerra e pace. Un lui ama una lei
secondo le leggi dell’imperfezione. Sul
bordo del pozzo profondo un rospo attende

pazientemente. Loro conoscono già tutti i
nostri passi

Stefanie Golisch, germanista, scrittrice, traduttrice. Vive e lavora dal 1988 in Italia. Ultime pubblicazioni: Terrence Des Pres: Il sopravvivente. Anatomia della vita nei campi di morte (a cura di Adelmina Albini e Stefanie Golisch) Mimesis edizioni, Milano, 2013. Ferite. Storie di Berlino, Edizioni Ensemble, Roma, 2014. Fly and Fall. Culicidae Press, Ames, 2014. Filippo Tommaso Marinetti: Wie man die Frauen verführt (a cura di Stefanie Golisch) Berlin, 2015 (Matthes und Seitz) Anstelle des Mondes, Pop Verlag, Ludwigshafen, 2015. Postkarten aus Italien, Edition FZA, Wien, 2016. All of us can fly, Musca Press, Ames, 2018. Filippo Tommaso Marinetti: Die Manifeste (a cura di Stefanie Golisch), Berlin 2018 (Matthes und Seitz).

8 pensieri su “letture amArgine: Histoire des madeleines, un inedito di Stefanie Golisch

      • Stefanie, come ho avuto spesso modo di sottolineare, oltre alla immensa capacità di saper fare poesia di cui dispone per natura (ricordiamolo ogni tanto che il talento non si compra al supermercato, per rimanere in tema, o, peggio, si può inventare o acquisire con le scuole), ha dalla sua la grande ‘fortuna’, tra molte virgolette, di non subire la genetica soprattutto italiana in ambito letterario, ossia quel retaggio che grava anche involontariamente sulle spalle di noi nati in un Paese, che ha una fortissima tradizione classica in tutte le arti, che emerge prepotente anche senza chiamarla e che risulta eterno termine di paragone in ogni salsa (ad es. oggi c’è ancora chi è convinto che chi non sa scrivere sonetti non sia un poeta). Ogni volta che leggo Stefanie il respiro internazionale della sua poesia e il passo con i tempi mi confortano; mi piace il saper far trapelare poesia anche da quello che a prima vista poetico non è e, ancora, mi piace molto la capacità che ha di far emergere la naturale evoluzione a cui anche la Poesia va incontro (insomma, nel 2018 non si dovrebbe più scrivere come nell’Ottocento, per fare un esempio, e per non cadere nell’epigonismo e, soprattutto, perché si dovrebbe sempre essere figli dei propri tempi e, in qualche modo, essere capaci di ‘raccontarli’ questi tempi in cui si vive e si abita) .
        Insomma, dovremmo imparare, tutti, a uscire dagli stereotipi e dalla voglia di sembrare poeti a tutti i costi.

  1. Grazie ancora a Flavio e a Angela. Io penso questo: La mancanza di interesse pubblico per la poesie ci da anche la massima libertà: di fare quello che vogliamo ( o dobbiamo…) al di fuori delle regole di mercato. L’arte – se non vincolata da interessi economici – è libera e quindi cogliamo questa libertà e rispondiamo altrettanto liberi…

  2. grazie Flavio… apprezzo molto questa poesia e questo sentire il mondo, questa prigione di solitudini che non sanno di essere prigione e non sanno più parlarsi… grazie a Stefanie Golisch

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