letture amArgine: Melamangiai di Daniela Matronola con una nota dell’autrice – RP Libri 2018

Del poeta deve restare solo la voce, la voce che urla sommessamente nella poesia. Il corpo del poeta, la sua identità anagrafica, la sua figura mitologica, l’idolatria del poeta, sono tutte negazioni della poesia, impedimenti non solo al passaggio limpido del testo al lettore o all’ascoltatore ma della stessa limpidezza del suo dettato, che è compito del poeta trovare. L’interferenza dell’io è fatale. Io me la pongo come problema. Personale e anche universale, perché vorrei che la poesia si potesse sottrarla a un tragico destino pubblicitario, in cui i versi diventano slogan, frasi buone da esibire nei salotti, o trovare nei foglietti che avvolgono i Baci Perugina. La persona del poeta è plausibile solo come voce, ecco: lotto col corpo.
Il libro è nato perché a un certo punto avevo un bel po’ di materiale poetico e ho capito che potevo organizzarlo in raccolta. Il titolo invece ha doppia pista di nascita e significato. Per cominciare, il materiale finito in questo libro è stato scritto a mano in un quaderno la cui copertina è stata realizzata lavorando le bucce di mela (ApPeel), e poi il rimando a questo dettaglio concreto mi ha fatto riaffiorare nella memoria una cantilena che ripeteva sempre mio padre, Melamangiai: peccai o non peccai?, che era anche un giochino di parole. Racconto più compiutamente tutto il giro di coincidenze tra titolo e libro e scrittura nella Nota d’Autore che i lettori trovano in fondo. La raccolta nel suo insieme prova a fare due cose, mi pare: indicare una condizione e tracciare la relazione tra l’io e l’umano, cioè tra individuo e genere, nei punti di condivisione di questa condizione. Dopotutto quella cantilena, in modo disarmato e ingenuo, allude alla condizione umana, però centrandone subito il nodo, la base, seppure col tono della favola, o dell’allusione biblica: ripetendola mi pare di risentire la voce di mio padre.
Ecco, ho deciso di pubblicare questo libro perché non è solo un assemblaggio di testi: circola dentro a questo mosaico di testo una voce che comunica un pensiero, ho sentito la voce -non mia, una voce neutra- dire ciò che va detto. (Daniela Matronola)

Il libro è reperibile su tutte le principali piattaforme di vendita libri online

Rosalba ci propose un gioco del pensiero,
Dite qual è il vostro rapporto col Tempo.
Ci chiedeva una parola sulla vita e
sulla morte, avremmo dovuto intuirlo.
Ci chiedeva di scorgere il nesso tra
una domanda innocua e le sue mani,
inermi, rosse e gonfie, o col suo viso
rubizzo sotto il bistro, lo spesso strato.
Eravamo nella nostra età spavalda.
E io ero nella mia epoca brava.
Non spietata, anzi attenta, anche umana.
Eppure risultavamo sempre inclementi.
Dissi la mia, Basta farlo scorrere.
Bisogna lasciarlo passare, il tempo.
Ecco, tu sei una persona razionale.
Ecco, brava: l’avevo annientata.
Lo seppi poi. Dopo. A giugno
il suo tempo era già trascorso.
Rosalba era scomparsa, morta.
Le mani rosse e gonfie, il viso
livido, maschera di bambola,
porcellana liscia lucida di belletto,
era semeiotica autentica, indiretta,
da leucociti matti rinominati blasti

*

A volte mi fermo a pensarci.
Mi ritrovo a rifletterci senza preavviso.
Mi chiedo se tutto questo lasciare indietro
sia una regola aurea da sopravvissuti o se
sia il cinismo solo un coperchio di metallo
Se davvero nella memoria non resti nulla,
non una traccia, nessuna scaglia o briciola
nemmeno una mollica di tutto quel pane, o
almeno un po’ di volume di tutto quel lievito.
Cosa resta sotto la noncuranza?
Cosa si riaccende quando si torna?
Ma tu conosci ancora il mio nome?
Sai dove sono? E chi sei tu adesso?
Come si forma, e come si trattiene, il ricordo?
C’è un errore concettuale o siamo spariti a noi stessi?
In quale punto della Terra restiamo nel mondo?
E ancora, dove tendiamo a trovarci?
C’e, di mezzo, folle

*

Volevo scomparire.
C’è sempre un prima cui
di necessità segue un dopo.
Il paragone, la cruda comparazione
a svelare nella differenza l’angoscia.
La condizione. La delusione
del tuo non essere capace abbastanza,
invisibile abbastanza, incalcolabile
almeno, è così avvilente.
Perché ingombri? Perché rubi aria?
Come osi esistere?
Anche la voce che emetti, che pure
articola il pensiero con acume,
con simpatia, in modo non scontato,
in modo illuminato, suona come una
articolazione di strida. Aver parlato
può farti desiderare d’esser stata zitta.
Tacere e non esserci. Ecco

*

L’apnea delle vacanze. Questo è.
La vacanza è come un’apnea.
Non parlo di soffocamento
Non di assenza di respiro
Per respirare, si respira meglio.
Di più. Più largo. Più a lungo.
Il respiro si fa profondo. Il ritmo è buono.
Giusto. Più vicino al soffio della natura.
Il mio respiro va col suo soffio.
Questo è la vacanza.
Prodigioso vuoto che rende l’operosità
(non cala mai, semmai aumenta)
più operosa, e fruttuosa. Operosità
a vuoto, e un po’ sottovuoto.
Dunque, produce di più, tutto ciò
che genera non era atteso.
Un’apnea, un vuoto, un’interruzione
ci si aspettava. Ciò che è più di niente
diventa molto. Diventa tutto. Questa poesia
per esempio era del tutto inattesa

***

Daniela Matronola (Cassino 1961), scrittore e critico, vive e lavora a Roma dal 1990.
Si è laureata in Inglese con la poetessa ermetica toscana Margherita Guidacci (tesi, in seguito pubblicata, in Letteratura Anglo-Americana, su Il mondo morale di Tennessee Williams in Garden District). Con alcune poesie inedite, inserite poi nell’antologia La sedia di paglia si è rotta (Fermenti), è stata tra i vincitori del Premio Dario Bellezza Edizione 1997.
Ha pubblicato: Cartolina da Parigi, opera fotopoetica con prosa finale (LineaGrafica /BlackHole, Roma 1999); come traduttrice per il testo Il dovere della felicità (Baldini &Castoldi, Milano 2000) di Filippo La Porta e Alessandro Carrera; Il Luogo Dell’Appun= tamento (Manni, 2002), Premio Alghero Donna 2003 per la poesia edita; Partite. Romanzo in Tre Movimenti (Manni, 2010), Premio La Città Delle Donne, Roma 2011; Il Lavoro rende liberi (racconto in 12 stazioni), e CinemAzioni (40 prose poetiche per altrettanti fotoritratti di Gian Paolo Zaccaria – La Camera Verde, Roma 2011), Melamangiai (RPLibri 2018).
Ha tradotto recensito e intervistato autori di lingua inglese e francese su diverse testate nazionali. Per qualche anno ha tenuto un suo blog e sito come SundanceKyd.
Scrive regolarmente su Leggendaria, e poi anche su Fuori Asse, Nuovi Argomenti, Achab, Maradagal.

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6 pensieri su “letture amArgine: Melamangiai di Daniela Matronola con una nota dell’autrice – RP Libri 2018

  1. Rilevo, da non addetto ai lavori, concentrandomi sul puro significato e sul ragionamento, un poetare chiaro e limpido, articolato in domande e scomposizioni della meccanica e della derivazione. Le appendici del pensiero si fanno domande, brancolano testando il vuoto. Un modo di comporre i versi cui associo una parola quasi blasfema, ma suscitata: antropologica, quasi scientifica – mi si passi il termine, ma anche escatologica. E in questo mi riconduco forse al nesso fra “io e umano”, fra “individuo e genere”.

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