Bologna Centrale 3 agosto 1980

Ma la strage non è avvenuta il Due Agosto alle 10 e 25?
– Sì, e fui fortunato, perché dovevo passare di là il Due Agosto, ma mi negarono le ferie.
– Cosa ricordi?
– La notizia data alla radio dopo una canzone di Bennato, ricordo un sentirmi perso.
– E del giorno dopo?
– La mattina del Tre Agosto la stazione aveva già ripreso a funzionare, dovevo andare a Trento col mio amico Pier Paolo, passammo zitti il varco tra le macerie del sottopassaggio. Ricordo un silenzio pesante, ricordo l’odore. E ancora oggi mi viene da piangere, perché quella “cosa” maledetta è rimasta irredenta.

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15 pensieri su “Bologna Centrale 3 agosto 1980

  1. (da FB)
    Antonio Maddaloni
    2 agosto alle ore 08:52

    BOLOGNA 2 AGOSTO 1980 – ORE 10.25
    Ogni bolognese, che fosse in età della ragione, si ricorda dove era e cosa faceva sabato 2 agosto 1980, alle ore 10.25. Io ero a lavorare.
    In quella calda giornata estiva, io ed Alfreda, la collega e amica della vita, eravamo rimaste a presidiare l’ufficio stampa del Comune di Bologna, eravamo giovani e spensierate nell’atmosfera leggera agostana, presto sarebbero cominciate anche le nostre ferie. Il Consiglio Comunale e la Giunta già in ferie, il Sindaco già partito, il capo ufficio stampa e di gabinetto aveva un’ultima riunione, poi sarebbe partito anche lui. Noi avremmo potuto riordinare e aggiornare tutto quanto era rimasto indietro nel corso dell’anno, senza l’assillo delle urgenze quotidiane, che un ufficio come quello comportava.
    Quando Alfreda. che era andata ad assistere all’ultima riunione, rientrò dicendomi che c’era stata un’esplosione alla stazione centrale. Non capii subito cosa era successo, poi cominciarono ad arrivare notizie, sempre più tragiche. Fra le quali che non era scoppiata nessuna caldaia del gas, ma tutti i telegiornali fino a sera continuarono a comunicare la notizia dello scoppio della caldaia. I telefoni cominciarono, e non smisero più di suonare, arrivarono giornalisti da tutte le parti del mondo.
    Non ricordo intervalli da quel momento fino alla giornata dei funerali in piazza Maggiore, anche se ricordo il silenzio irreale in autobus durante il tragitto casa e ufficio, passavano i giorni, ma non passava il dolore, lo smarrimento e l’annichilimento.
    Mi ricordo il compito ingrato di dover telefonare agli ospedali per la macabra conta di morti e feriti, mi ricordo il racconto dell’autobus pieno di poveri resti e corpi martoriati, del pianto degli infermieri e dei medici che li accoglievano. Mi ricordo i medici del vicino ospedale Traumatologico, correre a soccorrere alla stazione, così come tutti i medici presenti in città, come i comuni cittadini, per aiutare, per reagire, subito! Mi ricordo medici, infermieri, assistenti sociale, vigili urbani, vigili del fuoco, e tante altre categorie, rientrare spontaneamente dalle ferie e tornare al posto di lavoro. Anche il palazzo comunale, quasi deserto in quel mese, si ripopolò dei suoi lavoratori. E mi ricordo un giornalista del Corriere della Sera, che mentre mi chiedeva dati, smise di parlare fissandomi. Io non me ne accorgevo, ma parlavo, telefonavo, scrivevo e, piangevo silenziosamente.
    Mi ricordo i visi dei parenti, era quasi insopportabile guardarli, genitori che avevano riconosciuto giovani figli solo dalle scarpe, da semplici oggetti. Mi ricordo la ragazza seppellita con l’abito da sposa, che doveva indossare di lì a pochi giorni; la disperazione del suo fidanzato che non voleva lasciarla seppellire. Mi ricordo il signore tedesco uscito di notte in pigiama dall’ospedale, per andare a cercare nelle vie della città, a lui sconosciuta, la moglie ed il figlio adolescente, non li avrebbe mai più ritrovati.
    Mi ricordo la piccola Angela Fresu, 3 anni, la vittima più giovane della strage, con la mamma Maria, 24 anni, stavano andando in vacanza, erano di passaggio, volatilizzate dalla bomba. Angela oggi avrebbe 37 anni.
    Mi ricordo l’angoscia nella voce dei famigliari, che telefonavano perché non avevano notizie dei figli e lasciavano i nomi. ne ricordo uno in particolare, un signore di Napoli, che non sapeva esattamente in quale parte d’Italia stesse trascorrendo le vacanze il figlio. Mi ha richiamata il giorno dopo, per dirmi che il ragazzo aveva telefonato, stava bene: “ma quando torna l’ammazzo io”, mi diceva con una voce sollevata, di terrore superato. Abbiamo riso, ma subito pianto, di sollievo e di pena.
    Mi ricordo Berlinguer, seduto su una sedia, in una sala del Comune, io sono entrata dal lato opposto, l’ho visto e mi sono fermata a guardarlo, era assorto, il viso stanco, non ho avuto il coraggio di avvicinarmi, di parlargli.
    Mi ricordo i funerali, ai quali ho assistito dall’alto, dalle finestre della sala del Consiglio, non potevo allontanarmi dal lavoro. Mi ricordo il silenzio della folla immensa, che traboccava da Piazza maggiore, nelle vie e piazze adiacenti, mentre il Sindaco Zangheri pronunziava l’orazione funebre e il Presidente Pertini teneva la mano sul leggio.
    E’ passato quasi un mese prima che potessi trovare la forza per recarmi in stazione, ho guardato la ferita da lontano, dal ponte, non sono riuscita ad avvicinarmi di più. Non è passato neanche un mese invece dalla notte in cui ho incominciato ad avere un incubo ricorrente, che mi faceva svegliare urlando terrorizzata. Sarebbe durato circa 2 anni.
    Sono passati 35 anni, ancora non riesco a parlarne, comincio e subito mi si spezza la voce, non riesco a continuare. Sono riuscita con fatica a scrivere queste righe per la prima volta solo lo scorso anno.
    Oggi come ogni anno ero nella piazza della stazione, come migliaia di bolognesi, e di altri cittadini italiani e stranieri, per stringerci ancora una volta ai parenti delle vittime ed ai superstiti di quel vigliacco, atroce, crudele atto di guerra in tempo di pace. Per dire che non ci siamo dimenticati, per chiedere ancora una volta con pervicacia la verità, tutta, senza la quale non possiamo avere la speranza di vivere in un Paese normale, dove poteri occulti, funzionari scellerati ed organi dello Stato deviati non possono uccidere i loro stessi cittadini.

    Bologna, 2 agosto 2015

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