ascolti amArgine: poesia e musica, Federico “Diaframma” Fiumani

Ha rimpianti oggi, Fiumani?

Le cose probabilmente dovevano andare così. Vivo del mio mestiere che è la mia passione e ho sempre fatto quello che mi piaceva, non mi posso lamentare. Quando hai successo hai sulle spalle molte responsabilità, è una vita che forse all’inizio ti può anche eccitare ma poi diventa pesante. Non sempre la fama è una grande fortuna per un uomo. E io non sono assolutamente strutturato per questo.

“Sarebbe piaciuto anche a me il successo, che poi, per chi fa questo mestiere, è anche visto un po’ come un obbligo. Ma diciamo che mi sono accontentato di una presenza diversa, di stare nell’underground, dove comunque ci sto bene, suonando dal vivo in locali medio piccoli. Volente o nolente rappresento la possibilità di fare musica in modo indipendente in Italia”.

Quanto è complicato vivere in Italia di musica?

È difficilissimo. Soprattutto se si pensa che noi musicisti non abbiamo alcun tipo di sostegno o riconoscimento da parte delle istituzioni. In Italia abbiamo l’arte di arrangiarci, tutto è un po’ improvvisato. Mia madre, cresciuta con l’ideale del posto fisso, per anni continuava a chiedermi ‘ma quand’è che ti metti a lavorare?’. Ora è contenta delle mie scelte: mi ha anche detto che ho fatto bene a non darle retta considerando la precarietà che c’è adesso. Visti i tempi in cui viviamo, posso dire che è andata bene lo stesso. Essere un esempio del poter fare musica in Italia senza passare per case discografiche o grandi network, fedeli al do it yourself, per me è un vanto. Direi che non essere stato aiutato mi ha dato la misura della mia motivazione.

Dove’eri tu nel ’77?
Federico Fiumani

Coniglio Editore – 96 pagg., 10 euro

di Federico Linossi

Mi piacerebbe organizzare una festa invitando tutti i musicisti che, in questi anni, hanno suonato con i Diaframma naturalmente io non parteciperei!
Non so se Fiumani l’abbia detta davvero questa frase, oppure sia, invece, una delle tante leggende che lo circondano; certo è che si tratta di una perfetta allegoria della eccentricità e della coerenza che lo hanno accompagnato nei suoi, ormai, venticinque anni di carriera. Carriera all’insegna di una intenso ed appassionato lirismo: fuso alla musica negli album dei Diaframma, e “liberamente” sfociato nella realizzazione di alcune opere letterarie. Ma, se i dischi dei Diaframma sono stati, nel corso degli anni, un appuntamento costante, stesso non si può certo dire per i libri visto che Federico ha pubblicato esclusivamente “Neogrigio” (1983 e foriero del premio di “Migliore poeta underground”), “40 poesie” (1985) e “L’orologio biologico” (1991).
Ma ora, sotto l’egida della Coniglio Editore (titolare, tra l’altro di un catalogo molto variegato ed interessante), Fiumani firma finalmente un nuovo lavoro, riavviando, con “Dove eri tu nel ‘77” quel orologio letterario che davvero dispiaceva vedere fermo al 1991.
Ed ecco, allora, pagine pregne di intensità e di poesia: un suggestivo susseguirsi di ricordi, riflessioni e frammenti di vita ad allestire i contorni di una esistenza vissuta con sensibilità e passione (“vissuta fino in fondo”).
Il tutto a comporre un libro davvero piacevole che non manca di emozionare ed avvincere: come dimostra “Una mattina presto”, splendido scritto del qualche ci tengo a proporvi uno stralcio: “Una mattina presto, in una grande libreria deserta al piano di sopra cerco nelle enciclopedie rock se ci sono io….”
almeno di questa frase abbiamo paternità certa!

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9 pensieri su “ascolti amArgine: poesia e musica, Federico “Diaframma” Fiumani

  1. “Quanto è complicato vivere in Italia di musica?

    È difficilissimo. Soprattutto se si pensa che noi musicisti non abbiamo alcun tipo di sostegno o riconoscimento da parte delle istituzioni.

    Ecco,lo stesso vale per quelli che lavorano nell’ambito cinema e video.
    Impossibile far capire alle persone che fare video, produrre un prodotto audiovisivo è un lavoro.
    Non ce la possono fare…pensano che solo perché ora gli smartphone o le reflex hanno il tasto rec tutti possano definirsi “registi”.

    Io vivo con un uomo che fa questo di mestiere e non è per vantarmi, anzi, nella vita sa fare solo questo – purtroppo : stare dietro una macchina di ripresa, produrre un buon girato e montarlo addirittura con le musiche migliori.

    Per il resto è zero: disastro in casa, non sa fare un uovo sodo, non ha idea di come funzioni una lavatrice ed è già tanto se sa gonfiare le ruote dell’auto o si ricordi in che cassetto sono le mutande.

    Però il suo modo di girare, lo studio della luce…ha un unico talento che in Italia non serve.
    Ed è una battaglia continua coi clienti che vogliono risultati da Hollywood spendendo poche centinaia di euro.

    Non ce la si può fare, tant’è che stufo si è convinto a voler cercare un altro lavoro.
    Gli ho scritto il curriculum e mi vien da piangere perché ha un portfolio di lavori che all’ufficio di collocamento non sanno che farsene.
    è andato nelle varie emittenti televisive regionali è gli hanno detto che è “Overskill” e che è troppo bravo.

    Morirà è quasi sicuramente lo scopriranno i postumi.

      • si e oltre che amarlo son diventata la sua producer, in pratica “lavoro” per far “lavorare lui” ^_^ perché poi ovviamente in questo bellissimo mondo d’artisti “folgorati”, ogni tot anni bisogna fare l’upgrade dell’attrezzatura per stare al passo coi tempi. L’unica cosa che non svaluta mai sono le ottiche, ma il corpo macchina ogni tot anni va cambiato. è per uno che ama girare con macchine da cinema (canon cinema, red etc…) son soldoni… che a volte penso che con l’equivalente avremmo potuto girare il mondo ma lui mi risponde sempre “non ha senso girare il mondo se non puoi filmarlo”. ❤

  2. Un genio.
    Lo amo e amo Cristina Dona’.
    Nel 2000 andava tantissimo.
    Ero andato anche al concerto a Roma.
    Aveva un modo di scrivere e cantare molto particolare.
    Era il periodo dei Verdena, Marlene kuntz, Moltheni, tre allegri ragazzi morti, i Marta sui tubi ecc.
    Sinceramente speravo in un fituro piu’ roseo per tutti loro ma in Italia gli artisti sono come le farfalle. Non durano molto.

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