ascolti amArgine: Sunrise – Norah Jones (2004)

Sunrise è il primo singolo della cantante e pianista Norah Jones ad essere estratto dal suo secondo album Feels Like Home. Il singolo ha vinto il Grammy Award nel 2005 per la Miglior Interpretazione Vocale Femminile Pop.
La canzone è presente all’interno dei film “Il mio amico a quattro zampe” e ” Benvenuti al Sud”.

Alba,
Sembra mattino nei tuoi occhi
Ma gli orologi hanno tenuto ORE 9: 15
Non potrei resistere se ci provasse
Perché il pomeriggio è già arrivato e finito
E io dissi
oooo, oooo, oooo
A te

Sorpresa
Non riuscivo a trovarla nei tuoi occhi
Ma sono sicura che è dipinta su tutta la mia faccia
Sorpresa
Sorpresa

Mai qualcosa che potrei nascondere
Quando vedo che siamo passati attraverso un altro giorno
Allora dico
oooo, oooo, oooo
A te

E ora la notte
mi getterà di nuovo addosso la sua coperta
E se ho ragione
È l’unico modo per riportarmi indietro

A te

oooo, oooo, oooo

TESTO ORIGINALE

Sunrise, sunrise
Looks like mornin’ in your eyes
But the clock’s held 9:15 for hours
Sunrise, sunrise
Couldn’t tempt us if it tried
‘Cause the afternoon’s already come and gone
And I said
Hoo, ooh, ooh, ooh
Hoo, ooh, ooh, ooh
Hoo, ooh, ooh, ooh
To you
Surprise, surprise
Couldn’t find it in your eyes
But I’m sure it’s written all over my face
Surprise, surprise
Never something I could hide
When I see we made it through another day
And I said
Hoo, ooh, ooh, ooh
Hoo, ooh, ooh, ooh
Hoo, ooh, ooh, ooh
To you
Now the night
Will throw its cover down
On me again
Ooh, and if I’m right
It’s the only way
To bring me back
Hoo, ooh, ooh, ooh
Hoo, ooh, ooh, ooh
Hoo, ooh, ooh, ooh
To you
Hoo, ooh, yeah
Hoo, ooh, ooh, ooh
Hoo, ooh, ooh, ooh
To you

letture amArgine: frammenti di Ana Cristina Cesar (1952 – 1983)

Una perdente magnifica ed esemplare, Ana Cristina Cesar, poeta e traduttrice, nacque in Brasile nel 1952. È riconosciuta come uno dei principali poeti sperimentali (i cosidetti Marginali) nel corso degli anni Settanta del secolo scorso. Il suo lavoro principale, A Teus Pés, (At Your Feet), è un testo ibrido che presenta versi e prose. E’ saltata da una finestra nel 1983. Sconosciuta ai più in Italia, presento qui tre pezzi tradotti in inglese da Brenda e Helen Hillman, entrambe poeti e traduttrici americane. Le faticose traduzioni in italiano sono mie. Sono lieto di contribuire a far conoscere, questa singolare autrice brasiliana che si autodefiniva la donna più discreta del mondo: una che non ha segreti.

RIO Night

Dialog of the deaf, no: friendly in the cold. Sudden brakes
on the wrong side of the street. Sighing in the intersection. I introduce
you to the most discrete woman in the world: one who has no
secrets.

RIO Night

Dialogo di sordi, no: amichevole e al freddo. Freni improvvisi
dal lato sbagliato della strada. Sospirando all’incrocio. Ti presento
la donna più discreta del mondo: colei che non ha
segreti.

*

EXTERIOR. DAY. Exchanging my pure indiscretion for your dated story. My breaking in to your conjunction. SEA, BLUE, CAVERNS, CAMPS & THUNDERS. I lean against the walls of the little streetcar and cry. I catch a cab that travels various tunnels of the city. I corner the driver. I dribble my faith. The newspapers don’t call for war. Twist, son, twist, even far away in the distance of the one who loves and knows he’s a traitor. Drink a bitters in the old corner pub, but think of me between flashes of happiness. I love you strangely, slyly, with other scenes mixed with the flavor of your love.

ESTERNO. GIORNO. Scambiando pura indiscrezione con la tua vecchia storia. La mia irruzione nella tua congiunzione. MARE, BLU, CAVERNE, CAMPI E TUONO. Mi appoggio contro le pareti del piccolo tram e piango. Prendo un taxi che percorre vari tunnel della città. Metto in angolo l’autista. Dribblò la mia fede. I giornali non invocano la guerra. Torciti, figlio, tormentati, come chi ama e sa di essere un traditore. Bevi un amaro nel vecchio pub d’angolo, ma pensa a me tra sprazzi di felicità. Ti amo stranamente, astutamente, con altre scene mescolate con il sapore del tuo amore.

*

independent youth

For the first time I broke the golden rule and i flew away and didn’t even
measure the consequences. Why do we refuse to be prophetic? And
what dialect is this for a small evening audience? I flew up and now, heart, in a car on fire through the air, with no grace, crossing the state of São Paulo, at dawn, for you, and furious: and now, against the traffic.

gioventù indipendente

Per la prima volta ho infranto la regola d’oro e sono volata via e non ne ho nemmeno valutate le conseguenze.
Perché rifiutiamo di essere profetici? E
che gergo è questo per un piccolo pubblico serale? Ho volato su e ora, cuore, in una macchina rovente attraverso l’aria, senza grazia, attraversando lo stato di San Paolo, all’alba, per te, e furiosa: e ora, contro il traffico.

Una esauriente antologia di suoi brani, magistralmente curata da Massimiliano Damaggio con traduzioni di Luca Elli, è consultabile e scaricabile, a cura della Biblioteca Perigeion (tutti i diritti riservati), a questo link:

Fai clic per accedere a ana-cristina-cesar_una-lettera-damore_30_settembre_20151.pdf

ascolti amArgine: Vincent – Don Mc Lean (1971)

Nei miei ricordi di adolescente di terza media c’è un vecchio sceneggiato Rai dal titolo “Lungo il fiume e sull’acqua”, la bellissima attrice Laura Belli, e soprattutto il brano che accompagnava titoli di testa e di coda di ogni puntata. Era Vincent di Don Mc Lean, uscito nel 1971 divenne un successo nella Hit Parade di Lelio Luttazzi esattamente due anni dopo. In Italia le cose arrivavano con molto ritardo, oppure ce ne accorgevamo con anni di ritardo grazie ai due canali Rai. Le radio FM erano ancora lontane a venire. Però potessi tornare ad avere 14 anni… Mi sembra quasi inutile aggiungere che il brano è stato scritto per Vincent Van Gogh.

Notte stellata
Dipingi la tua tavolozza blu e grigio
Guarda fuori in un giorno d’estate
Con gli occhi che conoscono
L’Oscurità nella mia anima.
Ombre sulle colline
Disegna gli alberi e i narcisi
Cattura la brezza e i brividi invernali
A colori sulla terra di lino innevata.
E ora capisco cosa hai provato a dirmi
Come hai sofferto per la tua salute mentale
Come hai provato a liberarli.

Non avrebbero ascoltato
Non sapevano come
Forse ascolteranno ora.
Notte stellata
Galleggiano stelle che brillano vivacemente
Le nuvole vorticose nella foschia viola riflettono dentro
Gli occhi di Vincent del blu della Cina.

Colori che cambiano tonalità
Campi del mattino di grano ambrato
Volti stagionati foderati di dolore
Sono cullati da quelli dell’artista
Mano amorevole
E ora capisco cosa hai provato a dirmi
Come hai sofferto per la tua salute mentale
Come hai provato a liberarti.

Forse ascolteranno ora.
Perché non potevano amarti
Ma il tuo amore era ancora vero
E quando nessuna speranza fu lasciata in vista
Di quella notte stellata
Hai preso la tua vita
Come fanno spesso gli amanti;
Ma avrei potuto dirtelo
Vincent
Questo mondo non è mai stato
Inteso per uno
Bello come te.

Notte stellata
I ritratti erano appesi in corridoi vuoti
Teste senza telaio su muri senza nome
Con gli occhi
Che guardi il mondo e non posso dimenticare.
Come lo sconosciuto che hai incontrato
Gli uomini cenciosi in abiti logori
La spina d’argento della rosa insanguinata
Menti schiacciate e rotte
Sulla neve vergine.

E ora penso di sapere cosa hai provato a dirmi
Come hai sofferto per la tua salute mentale
Come hai provato a liberarti.
Non avrebbero ascoltato
Loro non sono
(Sei ancora in lista)
Forse non lo faranno mai.

Testo originale

Starry
Starry night
Paint your palette blue and grey
Look out on a summer’s day
With eyes that know the
Darkness in my soul.
Shadows on the hills
Sketch the trees and the daffodils
Catch the breeze and the winter chills
In colors on the snowy linen land.
And now I understand what you tried to say to me
How you suffered for your sanity
How you tried to set them free.
They would not listen
They did not know how
Perhaps they’ll listen now.
Starry
Starry night
Flaming flo’rs that brightly blaze
Swirling clouds in violet haze reflect in
Vincent’s eyes of China blue.
Colors changing hue
Morning fields of amber grain
Weathered faces lined in pain
Are soothed beneath the artist’s
Loving hand.
And now I understand what you tried to say to me
How you suffered for your sanity
How you tried to set them free.
Perhaps they’ll listen now.
For they could not love you
But still your love was true
And when no hope was left in sight on that starry
Starry night.
You took your life
As lovers often do;
But I could have told you
Vincent
This world was never
Meant for one
As beautiful as you.
Starry
Starry night
Portraits hung in empty halls
Frameless heads on nameless walls
With eyes
That watch the world and can’t forget.
Like the stranger that you’ve met
The ragged men in ragged clothes
The silver thorn of bloody rose
Lie crushed and broken
On the virgin snow.
And now I think I know what you tried to say to me
How you suffered for your sanity
How you tried to set them free.
They would not listen
They’re not
List’ning still
Perhaps they never will.

Una brezza

Sposta una parola, mettine un’altra.
Asciuga, finché tutto fila adorabile
come un bimbo quando non piange.

Intanto qualcuno sotto chiacchiera,
protesta,
la sequenza si vena di ottimo pessimismo
fa breccia, qualcuno dirà
vorrei averla scritta io

la porta finestra vibra, è una brezza,
il gatto vorrebbe entrare;
qualcuno sotto continua a parlottare
in massima libertà
non lascia dormire,
sia maledetto per l’eternità!

Le parole girano, la mano fa male,
tutti giri soddisfacenti:
e la rabbia è sopita.

Meglio dell’amore, uno sciacquio
rimette tutto in ordine:
chiudo, vado a dormire.

ascolti amArgine: Riders on the storm – The Doors (1971)

Questo è un autentico canto del cigno, un andarsene alla grande. L’ultimo album in studio con Morrison ancora in vita è L.A. Woman che è sicuramente da considerarsi l’album più blues dell’intera produzione, oltre che il testamento spirituale della band. Le registrazioni iniziano verso la fine del 1970 e si protraggono fino al completamento dell’album avvenuto in aprile del 1971; Riders on the storm è uno dei due singoli tratti dall’album. A questo punto Jim Morrison, avendo portato a termine il suo impegno con la casa discografica Elektra si sentì libero da qualsiasi vincolo contrattuale, e decise con la sua compagna Pamela Courson di partire prima per un viaggio in Marocco e in seguiti di stabilirsi a Parigi, dove morirà pochi mesi dopo.

Cavalieri nella tempesta

Cavalieri nella tempesta
E’ in questa casa che siamo nati
E’ in questo mondo che ci si è gettati
Come cani senza un osso,
Attori dati a prestito
A cavallo della tempesta

C’è un assassino per la strada
Il cervello gli si torce come un rospo
Prendetevi una lunga vacanza
Lasciate che i vostri ragazzi giochino
Se dai un passaggio a quest’uomo
La tua dolce famiglia morirà
C’è un assassino per la strada.

Ragazza, devi amare il tuo uomo
Prendilo per mano
Fallo ragionare
E’ da te che dipende il mondo
La nostra vita non avrà mai fine
Il tuo uomo lo devi amare.

Cavalieri nella tempesta
E’ in questa casa che siamo nati
E’ in questo mondo che ci s’è gettati
Come cani senza un osso,
Attori dati a prestito
A cavallo della tempesta.

TESTO ORIGINALE

Riders on the storm
Riders on the storm
Into this house we’re born
Into this world we’re thrown
Like a dog without a bone, an actor out on loan
Riders on the storm
There’s a killer on the road
His brain is squirming like a toad
Take a long holiday
Let your children play
If you give this man a ride, sweet family will die
Killer on the road, yeah

Girl, you gotta love your man
Girl, you gotta love your man
Take him by the hand
Make him understand
The world on you depends, our life will never end
Gotta love your man, yeah

Riders on the storm
Riders on the storm
Into this house we’re born
Into this world we’re thrown
Like a dog without a bone, an actor out on loan
Riders on the storm

Riders on the storm
Riders on the storm
Riders on the storm

gente di nessuno

eccoli, unni tronfi di omogeneizzati,
si vantano di aver respinto l’invasore
nemmeno fosse la Linea del Piave,
confine estremo di una patria defunta

le loro parole, piaghe:
eroi dell’accodamento, italiani, francesi
grandi pianificatori dello smaltimento
di vittime da dimenticare, vuoti a perdere

nessuno sospetta durante lo shopping,
nessuno sa nomi, cognomi, facce,
gente senza terra,
gente di nessuno

ascolti amArgine: Ray Lamontagne – Airwaves (2014)

Supernova, uscito nel 2014, è l’album del cantautore Ray Lamontagne che amo di più. Airwaves, seconda bellissima traccia dell’album è stata inclusa nella colonna sonora del film The Gambler. Rusty James mi sembra sia un richiamo esplicito al film Rusty il Selvaggio e ancor prima al romanzo di Susan Hinton da cui è tratto.

Dove stai andando Rusty James?
Per rimbombare per miglia e cambiare
Cosa stai facendo Patty Sue?
Lei dice “che stai pensando?”

Sto venendo con te

Crollata East L.A.
Ci dirigiamo a Santa Fe
Amico, certo, sembra carino, disse lei
Mi sento così bene a tirarmi fuori dalla città

Attraverso le onde radio
Non riesci a sentire la caduta?
È nelle onde radio
Non riesci a sentirmi gridare?

(Aiutami, aiutami, salta e urla)

Seduto su Landis Hill
A fissare Beverly Hills
Tutti si muovono così in fretta
Ti fa sentire come se fossi già parte del passato

Dove stai andando Rusty James?
Quindi rimbomba su miglia e cambiamenti
Cosa stai facendo Betty Sue?
Lei dice “che stai pensando?”

Sto venendo con te

(Aiutami, aiutami, salta e urla)

“Airwaves”

Where’re you going Rusty James?
To rumble on miles and change
What you doing Patty Sue?
She says “whatcha thinking?”

I’m coming with you
I’m coming with you

Rolling out of east L.A.
Making our way to Santa Fe
Man, sure do look pretty, she said
Feels so good to get myself out of the city

Through the airwaves
Can’t you feel the fall out?
It’s in the airwaves
Can’t you hear me calling out?

(Help me, help me, jump and shout)
(Help me, help me, jump and shout)
(Help me, help me, jump and shout)
(Help me, help me, jump and shout)

Sitting on Landis Hill
Staring out at Beverly Hills
Everybody moving so fast
Makes you feel like you’re already part of the past

Through the airwaves
Can’t you feel the fall out?
It’s in the airwaves
Can’t you hear me calling out?

(Help me, help me, jump and shout)
(Help me, help me, jump and shout)
(Help me, help me, jump and shout)

Where’re you going Rusty James?
So rumble on miles and change
What you doing Betty Sue?
She says “whatcha thinking?”

I’m coming with you
I’m coming with you
I’m coming with you

(Help me, help me, jump and shout)

eterna domenica

Al mare, l’ora più ampia,
il sole dappertutto
la pace è trasgressione ovunque:
eterna domenica senza santità
basta avere soldi,
tutto quanto non serve
è per terra ai predatori.

Vorremmo fosse caffè
il vociare inatteso e di altri
l’insufficienza di pensiero.
Tutti diventano contorno,
amori di passaggio, anatomia.
Tutti sono già dimenticati
ancor prima dello struscio.

Latita la ricerca in ognuno,
servirebbe appendersi
una taglia al collo, ma fa caldo.
Ovunque muoiono cicale,
quando invece converrebbe
stordirsi al loro canto
caraibico e svanito per sempre.

Lettera dalla Terra Bruciata

La Germania, la Curlandia, l’Abissinia, ogni terra ha i suoi poeti e li custodisce gelosamente, perché ognuno sa quanto sia importante la loro esistenza. Quelle nazioni che bruciano i loro poeti si negano a priori il futuro, poco dopo smettono di far figli e verso sera chiudono anche i propri porti. La pioggia, poi, non è la stessa: ogni giorno ha la propria tempesta, questo i poeti lo sanno. In questo paese le poesie, per essere lette e destare attenzione, debbono avere le dimensioni di un francobollo, per adeguarsi all’atrofia di lettori e alle loro sempre più limitate capacità di lettura. I poeti non sognano più, fanno gli imprenditori, i relatori, i leccaculo, tutto fuorché poeti. Gestiscono i loro sudati quartini di potere con la stessa ferocia dei grandi felini nella savana. Non importa più creare, quanto invece importa contare. E per contare ci si spoglia di ogni dignità, nella speranza di ogni comune mortale di essere immortale. A questo siamo ridotti. L’odore acre di plastica bruciata, la diossina che sprigiona, rendono l’aria irrespirabile a chiunque. Cosa resterà di questi irresponsabili tra qualche decennio? Soltanto l’oblio che già li avvolge. Il prezzemolo è dappertutto, lo si da per scontato, si trova facilmente in corposi mazzetti, se sparisce eccone altro, ecco la rucola. In poesia più che mai vale la Legge di Gresham, “moneta cattiva scaccia quella buona”: questo gli editorucoli attuali lo hanno ben compreso, e alcuni di loro ci fanno molto bene la giornata. La poesia non salva il mondo, il mondo non salva la poesia: chi l’abbraccia e se la porta a letto è il vero cortocircuito.

La Germania, la Curlandia, l’Abissinia, ogni terra ha i suoi poeti e li custodisce gelosamente, perché ognuno sa quanto sia importante la loro esistenza. L’Italia no.

letture amArgine: la ricerca poetica di Irene Rapelli

Irene Rapelli scrive, lo fa cercando di lasciare uscire la musica che ha dentro, studiando, formandosi senza cercare protezioni o consorterie. Per sua stessa ammissione è nella fase della formazione, la sua ricerca stilistica specie sul sonetto mi sembra davvero a buon punto: il contenuto non diventa prigioniero della metrica. Penso sia questo il metodo migliore per crescere e imparare a saper dire e saper dare alla poesia, meglio autodidatta che partecipare a laboratori di scrittura dove tutti vengono appiattiti a scrivere allo stesso modo. Certo, il suo lavoro, è ancora un work in progress, una maturazione, ma merita di iniziare a trovare buoni lettori. Non voglio frappormi troppo, però una cosa mi sento di dirla con molta sincerità: continua così Irene!

Dimenticatoio

O notte, o lira degli usignoli,
dimmi: v’è l’ora sulla meridiana
il cui rintocco la morte consoli
e riavvolga i tempi e la vita strana?

O nave, o faro dei più storti voli,
parla: conosci la fatica vana,
il sangue e i versi degli uomini soli
e il gelo e la paura nella tana

e l’allerta al primo frusciar di serpi?
Quivi si brucia di fame in un campo
e votarsi non si sa a quali santi.

Conosci l’amore, che uccide tanti?
Quivi la quïete precede il lampo
e ossi non ci sono più fra gli sterpi.

*

L’ugola della luna

Inno blues – ora allegro, ora lento,
posa l’oro sulle foglie e s’infuria.
Il mio giardino tace nell’incuria,
la mia casa il giaciglio che non sento,

come naviglio d’una notte spuria
che vaghi – né le stelle, né il cimento
serale della quïete, né il vento
d’uno sbadiglio che dica « penuria ».

Io non so che diamine sia l’amore
del quale parla a vanvera la gente,
né riconosco il taglio di dolore

quando le spade dall’occhio lucente
pungono i ghiacciai che innervano il cuore
nel suo batter fra squame di serpente.

*

Viaggio di ritorno

I graffi sulla pelle
dicono di lotte, sotto le stelle
il pennino incide molle carne
senza saper che farne

e nel sangue di mondi
s’inargenta sopra profondi solchi
il manto delle mie ossa
spargendosi

in grani lucenti
per la celeste fossa.

*

L’uomo dietro il fanciullo

Su di lui dorme un lago di farfalle
e gocciola oro dentro il nero cuore
fiammato che volteggia sulle calle
iperteso a stratosfere d’amore,

poi scende d’improvviso dalla sedia
svitata per un gioco di rotelle
incastrate nella tragicommedia
cerebrale danzante fra le stelle,

calpestando orme tintinnanti esperte
di quest’azzurra musica alberata
in lotta con le cicatrici aperte
lui scherza con la propria fronte alata

– tirando radici, ai ciuffi acerbi
per ora aciduli limoni imberbi.

*

Irene Rapelli nasce in provincia di Torino nel 1987, lontana da tutto ciò che si possa definire arte, poesia, stimolo e nutrimento. Coltiva fin dalla tenera infanzia una passione letteraria che la spinge a osare, conscia dei propri limiti stringenti, sulle orme dei veri maestri, i grandi autori del passato e del presente. Inizia con il verso libero, ma s’interrompe all’inizio dell’adolescenza, per riprendere 15 anni più tardi, quando approfondisce da autodidatta la sua verve. A 27 anni s’iscrive a Giurisprudenza, iniziando a indagare il nesso causale che dalla verità fa discendere due branche specialistiche molto distanti e in apparenza slegate: la via della bellezza e la via del diritto. Scrivere questa breve nota biografica è per lei fonte di pena, in quanto si definisce una simpatica nullafacente con la testa fra le nuvole e forse ben oltre, fra vituperate stelle e in spaziosi dubbi amletici. Sogna di combinare qualcosa di buono nel mondo, cominciando dall’umiltà personale.