ascolti amArgine: Le Sud (1975) Nino Ferrer

Agostino Ferrari, in arte Nino Ferrer, scrisse questa canzone nel 1973 in inglese (interpretandola ‎insieme alla cantante e modella americana Radiah ‎Frye) ma il brano trovò un successo strabiliante solo due anni dopo, nella versione in francese. ‎Con i proventi di “Le Sud” Ferrer si ritirò a vivere in una tenuta nei pressi di ‎Montcuq nella Francia meridionale. “La Taillade”, nella bellissima valle del Quercy Blanc, quello era il ‎suo Sud, un paradiso fortemente voluto per sfuggire alle ipocrisie del mondo alle quali ‎‎Ferrer, artista furbo, lucido e ribelle, aveva sempre dichiarato ‎guerra. ‎In quel suo Sud, 20 anni dopo, Ferrer si tolse la vita sparandosi con un fucile da caccia.‎
Una canzone a parer mio molto attuale, dedicata ai tanti Sud del mondo, bellissimi e martoriati ‎da guerre e predazioni: dalla sanguinosa conquista del ‎Meridione d’Italia; alla ‎‎“conquista che non scoprì ‎l’America”, per dirla con Eduardo Galeano; dalla ‎‎colonizzazione predatoria e violenta dell’Africa, ‎all’apartheid e alla ‎‎riduzione in schiavitù dei popoli ‎africani; dalla guerra ‎‎nel sud-est asiatico, alle tante “primavere arabe” fomentate e soffocate nel sangue e nel petrolio, alle attuali migrazioni disperate. ‎

C’è un posto che racchiude in sé la Louisiana
E l’Italia
In mezzo agli alberi c’è una casa bianca
Fuori città
Con panni al vento, con edera e gerani‎
Felicità

Si direbbe il Sud
La vita è leggera
Il bel tempo dura
Milioni di anni
E non finisce più‎

Ci sono tanti bambini e tanti cani
Quanti ce n’è!‎
Ci sono gatti, fringuelli e tartarughe
Chissà perché?!?‎

Si direbbe il Sud
La vita è leggera
Il bel tempo dura
Milioni di anni in più
E non finisce più‎

Un giorno o l’altro ritornerà la guerra
O prima o poi‎
Non la vogliamo ma non facciamo niente
Peggio per noi

Peggio per il Sud
La vita era bella
E sarebbe durata milioni d’anni in più‎
E non ci sarà più‎

Versione francese di Nino Ferrer
LE SUD

C’est un endroit qui ressemble à la Louisiane
A l’Italie
Il y a du linge étendu sur la terrasse
Et c’est joli

On dirait le Sud
Le temps dure longtemps
Et la vie sûrement
Plus d’un million d’années
Et toujours en été.

Y’a plein d’enfants qui se roulent sur la pelouse
Y’a plein de chiens
Y’a même un chat, une tortue, des poissons rouges
Il ne manque rien

On dirait le Sud
Le temps dure longtemps
Et la vie sûrement
Plus d’un million d’années
Et toujours en été.

Un jour ou l’autre il faudra qu’il y ait la guerre
On le sait bien
On n’aime pas ça, mais on ne sait pas quoi faire
C’est le destin

Tant pis pour le Sud
C’était pourtant bien
On aurait pu vivre
Plus d’un million d’années
Et toujours en été.‎

Consumati dal destino

Vista l’età, crescere diventa sempre verde
fra tante chiese coperte da nuove costruzioni.
Uscendo da Angelucci tra una parata di cicale,
il senso dello spazio diventa distanza,
allegria lontana dove qualcun altro ride.

Molto tempo si è fermato a Sampieri
tra spiaggia e mare: non era Sampieri
non era tempo. Immobile, remissivo
chissà dov’è andato quel romanzo rosa.
Sarà un fuoco spettacolare, nessun treno.
Dunque, come leggere nuovi racconti?

Basterà una radio accesa a rendere poesia,
no, ad assuefare per qualche minuto sì.
Tutto sommato, il cielo è un portacenere pieno
dove, consumati dal destino,
vorremmo scuotere altra cenere.

ascolti amArgine: Leonard Cohen – Famous Blue Raincoat (1971)

Estratta da Songs of love and hate, il terzo disco di Leonard Cohen, pubblicato nel 1971, racconta la storia di un triangolo amoroso tra il narratore, una donna di nome Jane e un altro uomo, definito “mio fratello, il mio assassino”.

Sono le quattro del mattino, è la fine di dicembre
Ti sto scrivendo solo per sapere se stai meglio
New York è fredda, ma mi piace dove vivo
C’è musica in Clinton Street per tutta la sera
Ho sentito che stai costruendo la tua piccola casa in fondo al deserto
Tu stai vivendo per niente ora, spero che tu tenga qualche specie di nota

Sì, Jane è entrata con una ciocca dei tuoi capelli
Ha detto che l’hai data a lei
Quella notte che hai deciso di dire la verità
Sei mai stato sincero?

Ah, l’ultima volta che ti abbiamo visto sembravi così vecchio
Il tuo famoso impermeabile blu era strappato sulla spalla
Sei andato alla stazione per aspettare un treno qualsiasi
E sei tornato a casa senza Lili Marlene
E hai offerto alla mia donna solo una scheggia della tua vita
E quando lei è tornata non era più la moglie di nessuno

Bene, io ti vedo lì con la rosa tra i denti
Un altro esile ladro zingaro
Bene, io vedo il risveglio di Jane

ti manda i suoi saluti.

E cosa posso dirti fratello mio, mio assassino
Cosa potrei mai dirti?
Non so se mi manchi, non so se ti perdono
Sono lieto che tu abbia preso il mio posto
Se mai verrai qui, per Jane o per me (sappi che)
il tuo nemico sta dormendo, e la sua donna è libera

Si, e grazie, per le ansie che hai tolto dai suoi occhi
Pensavo che fossero lì per sempre e quindi io non ci ho neanche mai provato

Sì, Jane è entrata con una ciocca dei tuoi capelli
Ha detto che l’hai data a lei
Quella notte che hai deciso di dire la verità.

Cordialmente, L. Cohen

It’s four in the morning, the end of December
I’m writing you now just to see if you’re better
New York is cold, but I like where I’m living
There’s music on Clinton Street all through the evening.
I hear that you’re building your little house deep in the desert
You’re living for nothing now, I hope you’re keeping some kind of record.

She said that you gave it to her
That night that you planned to go clear
Did you ever go clear?

Ah, the last time we saw you you looked so much older
Your famous blue raincoat was torn at the shoulder
You’d been to the station to meet every train
And you came home without Lili Marlene
And you treated my woman to a flake of your life
And when she came back she was nobody’s wife.

Well I see you there with the rose in your teeth
One more thin gypsy thief
Well I see Jane’s awake

She sends her regards.

And what can I tell you my brother, my killer
What can I possibly say?
I guess that I miss you, I guess I forgive you
I’m glad you stood in my way.
If you ever come by here, for Jane or for me
Your enemy is sleeping, and his woman is free.

Yes, and thanks, for the trouble you took from her eyes
I thought it was there for good so I never tried.

And Jane came by with a lock of your hair
She said that you gave it to her
That night that you planned to go clear.

Sincerely, L. Cohen

Sincerely, L. Cohen

cinema all’aperto

Romantica, selvatica, sale del tuo mare,
dovevi fare la poetessa,
ricordi gli orrori nei cinema all’aperto?

Molti sono stati rasi al suolo
per ricavare parcheggi, botteghe:
la libertà non torna specie se fa caldo

l’anima tende ai quaranta grammi,
il pensiero quadra in tessere,
la piacevolezza invade, il traffico
si lascia osservare dall’alto

ci si giocano licenze
perdendo acquistando per poche lire,
si fuma in compagnia di volgari zanzare,
poi tutta quella ghiaia

avrei preferito i bei mesi di maggio,
quelli di un tempo e non per i rosari

ma berti ogni giorno
riempie chilometri di filo spinato.
il tuo grembo svestito diventa mare aperto

seni di grazia sensibili a ogni freschezza
da scrivere a pelle, emozionarsi
e più avanti bere altri poeti:

pazzi, malati, brutti,
maleodoranti, pezzenti, bugiardi,
loro: quando non mentono,
fanno cose immense

ascolti amArgine: Charles Trenet – La mer (1946)

A chi gli domandava il segreto del suo costante buonumore, Trenet rispondeva: “Non vedo mai le cose come realmente sono”.

Il mare

Il mare
che lungo golfi chiari vediamo danzare
ha riflessi d’argento,
il mare,
riflessi cangianti
sotto la pioggia.

Il mare
al cielo estivo confonde
i suoi cavalloni bianchi
con i più puri angeli.
Il mare, mandriano d’azzurro
infinito.

Guardate
nelle paludi
quelle alte canne bagnate,
guardate
quegli uccelli bianchi
e quelle case arrugginite:

il mare
li ha cullati
lungo golfi chiari.
E con una canzone d’amore
il mare
ha cullato il mio cuore per tutta la vita.

La mer

La mer
qu’on voit danser le long des golfes clairs
a des reflets d’argent,
la mer,
des reflets changeants
sous la pluie.

La mer
au ciel d’été confond
ses blancs moutons
avec les anges si purs,
la mer bergère d’azur
infinie.

Voyez,
près des étangs,
ces grands roseaux mouillés.
Voyez,
ces oiseaux blancs
et ces maisons rouillées.

La mer
les a bercés
le long des golfes clairs
et d’une chanson d’amour,
la mer
a bercé mon cœur pour la vie.

letture amArgine: quattro poesie di Nanni Cagnone da Il Popolo delle Cose (Jaca Book 1999)

… e chi sono io per introdurre uno dei migliori poeti italiani viventi? Mi limito a proporlo per la gioia della lettura

Intero, arrendevole illusione
che numerate le parti
e fare in tempo — un abito
cucito intorno al corpo, ma
un disavanzo, cruna d’ago
per cui passa il maltempo.
Allora si avvicina, fermando
la distanza, quel rincrescere
di sguardi, o venire incontro
senza fidamento, che
– nel muoversi dell’uno
dentro i molti – più dispera.

La riconosco: la notte
è l’ultima stesura dell’illeggibile.
Vedo che mi segue,
come fanno fedeli difetti
nelle opere, momenti di luce
nell’ora del pianto, e figli
aggrappati come figli
dove madri discoste
si possono prendere. Acque
a cui prescritto è correre,
leggendo queste pietre
– acque trapiantate a marzo
nelle valli –, dicono cose
disperate nella lingua
ripetute, e dolce nelle vie
tenersi al buio —
essendo in pochi, separarsi
prima che vecchio e nuovo
si assomiglino e le ruote
facciano ritorno, prima che
pungolati e stanchi, molta
polvere, e tutto si allontani
come prima è nato.

Grande superficie,
paziente, delle madri
che si toccano, le madri
che si vedono, finché la via
è simile a conchiglia.
Poi un motivo, qualunque
pendio, e ciò che deve
scorre via dal mare.

Quel che vogliono i legami
– immedesimare –
è l’importanza del tempo,
il suo favore —
o c’è altra luce intorno?
Venerato nascosto,
prezioso sigillo,
e gettato sulla via
chi deve andare,
con una cosa nuova
per la bocca, prima
che a raggiungerla
s’impari, prima che
il nodo senza nomi
sia disfatto, e acquisito
il suo tormento:
una sola corona, nella
fedele disposizione
delle cose non presenti
né assenti — delle cose
che dietro respirano
ondeggiano avanti.


per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Nanni_Cagnone

http://www.nannicagnone.eu/

senza parole

avviamoci a dormire,
ci salvi l’irreprensibilità dei sogni
muti e bianco e nero
senza parole, altrove è lo stesso:
qualsiasi romanzo è un artificio,
la civiltà non ci ha resi migliori,
ogni giorno mandato dal calendario
ci svela squallidi, famelici,
quando sarebbe necessario invece
migliorare lo stato di veglia,
sentire le radici,
la pianta svelare l’utilità
in ogni sepoltura, ma ci salvino
i nostri morti,
appollaiati sulle spalle
a sorridere di errori ripetuti:
la storia è questa, non insegna
a dividere equamente per ognuno
acque lucide, pescose
non si vuotino le culle,
rimangano uomini e donne
tutti gli uomini, tutte le donne
a splendere, cantino
ogni giorno, la pietra resistente
su cui poggiare il capo, dove
finalmente dormire

letture amArgine: ABC DEL PASSEUR, tre inediti di Anna Maria Curci

(Nota dell’autrice) Trasportare senso, liberarlo da una schiavitù babilonese che appare permanente, trasbordarlo oltre le cortine del fumo soporifero e mendace, spacciato per “sentimento popolare”, è attività che pone chi la esercita in una condizione di passeur, di chi organizza trasporti di clandestini oltre confine. Chi corre consapevolmente questo rischio può trovare in precedenti ‘passatori’ conforto, esempio, esercizio di disincanto. Procedendo in ordine alfabetico, con un mio personale ABC, comincio con tre autori: Rose Ausländer, Gottfried Benn, Heinz Czechowski. Traghettando le loro poesie nella striscia di terra nel quale l’italiano è riconosciuto come lingua materna, sono nate alcune composizioni.
Anna Maria Curci

A
Traducendo Rose Ausländer

Una chiusa che sbarra
e i cordiali saluti
lanciati come sfida
all’offerta di aiuto
Keine Delikatessen
si diceva in poesia
E se il ghiaccio ci morde
tu Rose io straniera
ricerco la tua strada
tendo l’orecchio al canto

B
Imperdonabile inattuale
(leggendo Cristina Campo su Gottfried Benn)

Imperdonabile inattuale resti
neghi a chi archivio ti vuole dolente
e lorde liquida cambiali unte
gabelle d’aria fritta campionario
di impenitenti solite sconcezze:
nichilista, utopista, apripista,
autodafé alimenta per i gonzi
ghiotti solo d’altrui gozzoviglie.

C
Traducendo Sic transit gloria mundi di Czechowski

Lo struggimento mi lascio alle spalle,
percorro la mia strada nella storia.
La lama che mi pende sulla testa
non separa colpevoli e innocenti,
l’alba del giorno una sollevazione
contro speranze dalla voce querula.
Tutto è già stato detto? Non lo so.
Più degli omissis temo le omissioni,
le sommosse mancate contro l’inanità.
Anna Maria Curci

ascolti amArgine: Comfortably Numb – Pink Floyd (1979)

Un brano e un disco (il doppio The Wall) che non hanno bisogno di presentazioni. Solo due piccoli aneddoti. Terminai il servizio militare il 5 dicembre 1979, due giorni dopo passai per Faenza e vidi il disco in vetrina, entrai e me lo comprai. Era la prima copia arrivata, ce l’ho ancora. Il secondo, a maggio di quest’anno ho assistito a un concerto dei Wit Matrix, una tribute band veneta dei Pink Floyd. La loro cover di Comfortably Numb, con proiezione del video ufficiale che vedrete qui sotto, è stata così bella che una lacrimuccia nostalgica è venuta giù: eh… a gennaio saranno sessanta.

Piacevolmente Insensibile

Ehi,
c’è qualcuno là dentro?
Fai un cenno se riesci a sentirmi.
C’è nessuno in casa?

Coraggio,
lo so che ti senti triste.
Posso alleviare il tuo dolore
e rimetterti di nuovo in piedi.

Rilassati.
Prima di tutto ho bisogno di sapere
senza troppi dettagli
dove ti fa male.

Il dolore è sparito, stai guarendo
Il fumo di una nave lontana all’orizzonte
stai risalendo onda dopo onda.
Le tue labbra si muovono,
ma io non riesco a sentire quello che stai dicendo.
Da bambino ho avuto la febbre,
le mie mani erano gonfie come palloni.
Adesso avverto di nuovo quella senzazione,
non riesco a spiegartelo,
non riusciresti a capire.
Questo non sono io.
Sto diventando piacevolmente insensibile.

Va bene,
solo una punturina,
e non piangerai più.
Ma può darsi che avrai un po’ di nausea,
Ce la fai a stare in piedi?
Penso che stia funzionando, bene.
Questo ti terrà in piedi per tutto lo spettacolo.
Dai, è ora di andare.

Il dolore è sparito, si sta allontanando.
Il fumo di una nave lontana all’orizzonte
Stai risalendo onda dopo onda.
Le tue labbra si muovono,
ma io non riesco a sentire quello che stai dicendo.
Da bambino
colsi con la coda dell’occhio
un rapido movimento.
Mi girai a guardare, ma era sparito,
non riescii a capire cosa fosse,
adesso il bambino è cresciuto,
il sogno è finito.
e io sono diventato
piacevolmente insensibile.

TESTO ORIGINALE

Hello,
Is there anybody in there?
Just nod if you can hear me
Is there anyone at home?

Come on now
I hear you’re feeling down
I can ease your pain
And get you on your feet again

Relax
I’ll need some information first
Just the basic facts
Can you show me where it hurts

There is no pain, you are receding
A distant ship smoke on the horizon
You are coming through in waves
Your lips move but
I can’t hear what you’re saying
When I was a child I had a fever
My hands felt just like two balloons
Now I’ve got that feeling once again
I can’t explain,
you would not understand
This is now how I am
I have become comfortably numb

O.K.
Just a little pin prick
There’ll be no more aaaaaaaah!
But you may feel a little sick
Can you stand up?
I do belive it’s working, good
That’ll keep you going through the show
Come on it’s time to go.

There is no pain you are receding
A distant ship smoke on the horizon
You are only coming through in waves
Your lips move
but I can’t hear what you’re saying
When I was a child
I caught a fleeting glimpse
Out of the corner of my eye
I turned to look but it was gone
I cannot put my finger on it now
The child is grown
The dream is gone
And I have become
Comfortably numb.

Ora sai

Sia tua la pazienza del rapace
sempre pronta a piombare inattesa
sugli appetiti sventati della preda.

Oro e argento ti brillano gli sguardi,
pazienza che tradisce impazienza,
ora sei donna, ora sai.

Belle le tua mani in forma delle mie,
sia tua la forza di reggere l’urto
e ricrescere ogni volta.